Aldo Giannuli
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Commenti (13)

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    andrea z.

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    Avevo letto alcuni anni fa una teoria secondo la quale i movimenti fascisti si sviluppavano nel momento in cui l’elite industriale di un Paese si trovava a dover condividere il potere con il padronato agrario.
    I regimi fascisti fungevano da mediatori tra questi due spezzoni della classe dirigente e garantivano i loro interessi nei confronti delle classi inferiori.
    Con lo sviluppo economico, gli industriali erano destinati a prendere il sopravvento sugli agrari e il partito fascista nazionale perdeva in questo modo la sua ragion d’essere lasciando spazio ad uno sviluppo democratico della nazione.
    Volevo sapere cosa ne pensava.

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    que se vayan

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    Mi è capitato di leggere un libro edito nei prim anni ’60, di un autore tedesco (dell’Ovest) di idee pacifiste e social-comuniste. Si chiamava, credo “il falso miracolo tedesco” o qualcosa del genere.
    Era un documento di grandissimo interesse, scritto poco prima della costruzione del muro, con una spiccata simpatia per il governo dell’est, rispetto a quello dell’ovest m d parte di un autore pacifista e certamente indipendente dai pc della terza internazionale.
    Mi ricordo che uno degli aspetti più interessan della sua feroce critica al regime dell’ovest, fos incentrata proprio sul rapporto con la memoria del nazismo.
    A tal proposito alcuni esempi sono propedeutici , chiarire l sua tesi:
    1) Adenauer era stato funzionario del regime nazista, mentre Ulbricht nel ’33 lo aveva combattuto armi in pugno (nonostante tutti gl errori di possono ave commesso un dirigenti KPD e che hanno peraltro pagato con la vita).
    2) all’est il giorno della resa dei nazisti era festa nazionale, all’ovest no.
    3) Molto presto i politici dell’Ovest si fece fautori della campagna per il riarmo, in violazione degli accordi presi in questo senso (che stavano a cuore soprattutto ai sovietici).
    Insomma su questo la tesi del libro era che: mentre ad Est, per diverse ragioni, il regime si fondava proprio sulla distanza dall’epoca nazista, all’Ovesto convivesse, a fianco di un retorica ufficiale, il tentativo di giustificare la storia dell Germania (e non del nazismo), come storia di resistenza , bolscevismo (anche dunque c conseguenza catalogare i nazismo tra gli eccessi di quest ” causa). In questo modo l Germania aveva una ragione in più (ideologica) che s aggiungeva a quelle economiche e quelle geopolitiche, per assegnare alla Germania un ruolo preminente nel contrastare l’espansione comunista

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    david cardillo

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    Professor Giannuli, se è vero che descrivere il nazismo come semplice reazione al bolscevismo è tesi un po’ grossolana (mi permetta, a questo proposito, di fare pubblicità ad un libro definitivo sulla nascita del nazismo: “Le origini culturali del Terzo Reich”, dell’ebreo tedesco George Mosse), non ritiene che la rivoluzione di Ottobre abbia per lo meno trasformato quello che fino a quel momento era stato un elemento marginale della scena sociale e politica tedesca in un fenomeno di massa? Hitler era già di suo un isterico delirante, ma si può negare che sia stato il panico collettivo creato dall’instaurazione della Repubblica Bavarese dei Consigli, nel novembre del 1918, a farne un leader riconosciuto? Passare in rassegna ogni paese che ha conosciuto un proprio fascismo non sarebbe possibile nello spazio di un commento (e io sto faticando a resistere alla tentazione di scrivere qualcosa sull’Italia del biennio 1919-20), per cui, sintetizzo dicendo che se Nolte ha sbagliato nel proporre il nazismo ed il fascismo come mere conseguenze dell’avvento di Lenin in Russia, e lo sterminio degli ebrei come il risultato dello sterminio dei borghesi nei gulag (tesi che, a mio giudizio, Nolte ha volutamente portato alle estreme conseguenze più che altro per civetteria narcisistica), va preso come assodato il fatto che la rivoluzione bolscevica abbia agito da formidabile propellente, in quei paesi maggiormente stravolti a livello politico ed economico dalla prima guerra mondiale e nei quali più forte è stata l’agitazione comunista, come l’Italia e la Germania, per la diffusione a livello sociale e per l’aumento di adesioni e consensi, oltrechè di sostegni finanziari, a quei movimenti fascisti che, altrimenti, torno a ripetere che sarebbero stati marginali sulla scena pubblica dei rispettivi paesi. Gradirei, Professore, avere un suo punto di vista in merito, considerando che ho dovuto mutilare il commento che avrei voluto scrivere per non essere logorroico.

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    • Aldo S. Giannuli

      Aldo S. Giannuli

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      scriverò un pezzo ad hoc anche per rispondere a Marco Clementi

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    Allora ditelo

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    «Dictatorship does not evolve out of strong, coherent, decisive government; It Is the result of a reaction against a government which Is so weak that It cannot act effectively at home or abroad. Anarchy, disorder, impotence, paralysis,a and humiliation are the seed bed of dictatorship. Weak government has never been favorable to liberty. For a government which cannot govern must in nature of things give way to a government which can govern.» — Walter Lippmann

    La piccata risposta di Walter Lippmann all’ex presidente Hoover, che laconicamente invitava ad osservare che le sorti delle dittature erano precedute da un indebolimento del potere legislativo.

    La tesi (sostenuta anche da Montanelli) che un governo debole possa condurre alla dittatura sembra sopravvivere ai giorni nostri e si perpetua implicitamente nella propaganda volta alla dominanza dell’esecutivo che seppellisce la stabilità delle legislature enfatizzando la beve durata dei governi della Repubblica.

    Quasi settant’anni senza dittatura significherebbero che abbiamo avuto governi “forti ed intensi” ancorché di breve durata? 😛

    Ho una certa ritrosia ad accettare una tale nesso deterministico sulla base di affermazioni apodittiche e dunque mi chiedevo _quante_ siano le tesi correntemente espresse su tali questioni e se quella espressa già durante la seconda guerra mondiale sia la più accreditata tra gli studiosi. 😕

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    Ratschkowski

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    Buongiorno,

    “Nolte si spinge molto più in là di Furet nel teorizzare la continuità fra giacobinismo e bolscevismo, risalendo man mano agli anabattisti di Tommaso Muntzer, alle jacqueries, alle rivolte degli schiavi come Spartaco, persino ad alcune pagine della Bibbia”

    D’accordissimo.Aggiungerei, che il Nolte salta a piè pari la Comune, e la rivoluzione Pietroburghese del 1905: una discrezione, (o distrazione?) per me assai sospetta. Sul rapporto nazismo/comunismo viene in mente un piccolo aforisma di Nietzsche che mi è sempre parso definitivo :

    “Und diejenigen, die tanzend gesehen wurden, wurden von denen für verrückt gehalten, die Musik nicht hören konnten” (Quelli che ballavano erano visti come pazzi da chi non sentiva la musica).

    Buon proseguimento

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    Paolo Selmi

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    Buongiorno professore,
    Aggiungo anche il caso del Giappone, a sostegno dell’ipotesi che ritiene, in ultima analisi, tutt’altro che marginale, certamente, ma NON DECISIVO il ruolo dell’antibolscevismo nella legittimazione del potere nazifascista. Anche in questo caso, come in quello italico o tedesco, aiuta molto la nozione di “mito fondativo”: l’antica Roma e una vulgata risorgimentale nel primo caso, la superiorità germanica e della razza ariana nel secondo, un micidiale miscuglio di Shintoismo di Stato (kokka shinto) e panasiatismo (panajiashugi) antioccidentale nel caso nipponico. In tutti e tre i casi, il mito fondativo individuava una propria base di legittimazione BEN OLTRE l’Ottobre: altro non poteva essere. Ciò non toglie che poi, nel caso europeo “slavi, negri, ebrei, comunisti, zingari e froci” (come piace ancora accomunare ai groppuscoli ultras nostrani) fossero considerati la feccia dell’umanità da ripulire, così come cinesi e coreani dall’altra parte ricoprissero analoga funzione di untermenschen, senza però teorizzare in quest’ultimo caso la “necessità” di una soluzione finale, limitandosi a considerarla carne da macello, peraltro in buona compagnia degli imperialisti occidentali che avevano, fino a poco tempo prima, organizzato la tratta dei coolies (dall’iberico culíes, riferito agli indiani prima ancora della Guerra dell’Oppio, che “liberalizzò” la tratta dalla Cina, con prezzi antesignanamente “competitivi” rispetto allo schiavismo di provenienza africana: nel caso cubano, per esempio, dai 40 ai 295 pesos in meno per schiavo, Cfr. Fred Ho, Bill V. Mullen, Afro Asia: Revolutionary Political and Cultural Connections between African Americans and Asian Americans, Durham, Duke University Press, 2008, p. 42). Che poi a quelli che poi si sarebbero chiamati “Alleati”, così come al grande capitale, nazionale e non, facessero comodo i fascisti in chiave anticomunistica, finché il giocattolo non gli scappò di mano o, meglio, finché si resero conto che non solo non passavano a Stalingrado, ma che andando avanti così l’Armata Rossa sarebbe arrivata probabilmente a Lisbona, non a Berlino, è un dato di fatto. Ma sostenere un nesso causale fra i due argomenti, equivale a sostenere che Trump sia un burattino in mano di Putin: c’è anche chi lo fa, comunque, e con successo.
    Un caro saluto.
    Paolo Selmi

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    GherardoMaffei

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    In realtà la “vexata questio” riguarda non tanto lo storico Ernt Nolte e le sue tesi storiografiche, ma la cifra ufficiale sancita dal tribunale di Norimberga, relativa ai gassati nelle camere a gas. E’ una cifra tabù, una cifra dogma, che nessuno osi metterla in discussione, altrimenti leggi solerte approvate dai parlamenti occidentali, compresa finalmente anche l’Italia, mandano in galera i non credenti.Si può mettere in discussione tutto e tutti,ma guai a toccare tale nervo scoperto.E’ tale moderno dogma teologico-ideologico, assurto a culto di stato pseudo religioso obbligatorio fin dalle elementari, che è in discussione, non il preteso paragone bolscevismo- nazismo di Nolte. Poi voglio ricordare a “que sa vayan” che la DDR non sborsò mai un solo marco di riparazione allo stato di Israele.La classe dirigente della DDR di stretta osservanza moscovita in politica estera, in realtà adottò in politica interna una sorta di rinascita della migliore tradizione prussiana in chiave anti occidentale, che ricordava molto il “socialismo d’acciaio” di Spengler. Una vera e propria eresia dal punto di vista ideologico in chiave marxista. Primo esempio di uno stato revisionista?

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    Gaz

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    OFF TOPICS. In un piccolo Oceano, al largo di una piccola isola, con le sue catene montuose e i suoi vulcani, a bordo di una piccola portaelicotteri mezza portaerei si incontrano i tre piccoli compagnucci dove ognuno vuole rubare la merenda agli altri.
    Los amigettos messi insieme non ne hanno mai fatto una buona.
    Cosa c’è da aspettarsi da una venditrice monoplista di aringhe, da un tronfio colonialista ambiguo e da un fantasma ? Niente, se non al più la solita inconcludente perdita di tempo. Ma di più qui si sente il consueto olezzo di parfum di fregatiur.
    Los anglos fanno la Brexit, – sapete che qui ho pregato in latino-, ma la vogliono fare pagare a noi, perchè i freconi arbitrariamente hanno fatto l’uguaglianza Renziexit=Brexit. A queste brillanti conclusioni non sono arrivati neppure in Italia. Il di più lo ha fatto la stampa internazionale che di sicuro non ama l’Italia. I pennivendoli sapientoni vanno smascherati per quanto sono rapaci.
    La Brexit ha avuto rilevanza internazionale con profondi riflessi finanziari, mentre la Renziexit ha rilievo nella politica interna e istituzionale, al punto che Renzie si permette di fare la banderuola. Se la stampa internazionale angla confonde le idee e non comprende un fico secco delle dinamiche politiche italiane, vuol dire che sono in mala fede. Nella migliore delle ipotesi sono cialtroni. La Brexit al prezzo più altro non la dobbiamo pagare noi e di sicuro non rinuncio a votare contro le politiche di illo fiorentino, tanto poco astuto da mettersi nelle mani di quei due.

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    Makno

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    Gentile professore conckodo con lei sul utilizzo politico daparte di nolte della storia “parto da un mio convincimento e metto in filagli eventi per dimostrarlo”. Mavorrei portare allasua attenzione il Corriere dellaSera di venedi scoso nel quale oltreal coccodrillo di Romano per lo storico tedesco vi eratuttauna serie di articili e commenti ,dalla politica estera ( crisi di governo in spagnan elezioni in usa,referendum in italia, per finire conla partecipazione del iranalle olimpiadi) ove ilmessaggio erasempre il medesimo”guaiai vinti” ossia attenticwti subalterni dalpermettervi di alzarelavvoce,anche conlibere elezioni, perche’ dopo di noi -classi dominanti- il diluvio. In tale contesto siinseriva l’articilosuNilte ovviamenteacritico per non dire accondiscendente. Con stima e cordialita’ majno

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    Mariulin

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    In fin dei conti anche il socialismo – di cui il bolscevismo è semplicemente usato come sineddoche dalla propaganda reazionaria – sconta nel leninismo una delle sue tante mutevoli forme nella Storia.

    Ma il fatto che Nolte constati l’ovvio nel tracciare nella Storia l’ *Etica* socialista – quella che Nietzsche chiamava «l’etica degli schiavi» – ciò non toglie che nel concreto tempo della Storia l’unico movimento politico che abbia con cognizione lottato per la socializzazione del potere è stato quello che si eleva dal potentissimo paradigma analitico fondato sul pensiero marxiano.

    A questo il fascismo – diverso da tutte le precedenti esperienze autoritarie per il suo carattere *totalitarista* – si oppone, non solo nella retorica nazionale, ma anche nella *prassi* internazionale e delle sue relazioni geostrategiche.

    Convincente l’analisi del solito:

    https://orizzonte48.blogspot.com/2016/07/antifascismo-su-marte-e-liberismo.html

    che può essere introdotta da un famoso aforisma di Herbert Spencer: « Il liberalismo ha dovuto in passato difendersi dagli assolutismi. Nel futuro dovrà difendersi dai parlamenti »

    Il fascismo pone a conservare il *liberismo*, rivoluziona la *sovrastruttura* giuridca e politica borghese-liberale e quella coscienziale in modo totalitario, grazie anche alle nuove tecniche di propaganda.

    Il totalitarismo – che è l’essenza vera che distingue i “nazifascismi” da qualsiasi forma di dispotismo – è *naturale* conseguenza del liberalismo. Può essere considerata una necessità storica a cui dialetticamente – morto il marxismo ortodosso della tradizione bolscevica e luxemburghiana – non si oppone praticamente nulla.

    Invito gli storici a seguire con interesse Orizzonte48, perché propone strumenti di analisi centrati sull’analisi economica istituzionalista, radicalizzando ciò che un tempo era chiamato “materialismo storico”. (Analizzando con la macroeconomia post-keynesiana i rapporti di produzione considerati – insieme alla demografia – il primum agens del divenire storico).

    I risultati “spiazzano”, e – forse con un po’ di nostalgia – si viene catapultati ad almeno un secolo fa. Ma fa riflettere.

    Grazie e buona giornata.

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    Davidem

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    Professore, condivido moltissime delle sue critiche a Nolte ma se lo depuriamo dal suo antibolvescevismo viscerale potremmo forse riscrivere la sua tesi con gli occhi della sinistra e in una prospettiva per così dire “statistica” e non meccanicistica.

    La mia opinione è che il fascismo sia nato per molte ragioni ma si sia sviluppato come reazione alla PAURA del comunismo da parte delle classi dominanti e in tale misura sia stato supportato economicamente e creato come una sorta di Golem poi sfuggito di mano. Entro nel merito con qualche esempio non esaustivo ma ampiamento documentabile.

    1. Molti petrolieri finanziarono Hitler (nonché movimenti di russi Bianchi) allo scopo di riavere i pozzi nazionalizzati dalla Rivoluzione. Penso alla Royal Dutch Shell di Henry Deterding, per esempio. In america invece alcuni si spezzarono in una fazione che cercava accordi con Lenin e mirava al riconoscimento della Nuova Russia (come la Sinclair Oil e associati) e altri che vi si opponevano per concorrenza sulle materie prime.

    2. Molti industriali finanziarono Hitler e non mi riferisco solo all’industria pesante tedesca dei Krupp o dei Thyssen (o la Fiat con Mussolini) ma a gente come Ford, ad esempio: è interessante a tale proposito notare come l’antisemitismo fosse un denominatore comune e come emigrati russi ex ufficiali zaristi come Boris Brasol, alle dipendenze di Ford, sarebbero stati gli intermediari nel flusso di fondi al cugino in esilio dello Zar e al nascente partito nazionalsocialista. Altri russi bianchi, lituani e ucraini fondarono nell’immediatezza della Rivoluzione un gruppo chiamato Aufbau che costituì il nocciolo duro sia dei putchisti nel 1923 a Monaco, sia dell’ideologia stessa del futuro partito: tra loro gente come Alfred Rosemberg e altri.

    3. Senza credere che le società segrete riescano a manipolare il mondo è pur vero che almeno agli albori quel coacervo di Aristocratici e alto borghesi con hobby occultistici della Società Thule creò il partito nazionale dei lavoratori: Hitler venne mandato nel 1919 dall’esercito bavarese a infiltrare e spiare tale partito e poi finì per aderirvi e fondarne uno nuovo, mantenendo pur sempre l’appoggio di diversi generali, per quanto divisi tra indipendismo bavarese e putsch tentati a Berlino nel 1920. La germania è un caso esemplare da studiare: per attaccare le varie piccole rivoluzioni di Berlino e Monaco vennero usati i Frei Korps.

    4. Alcuni banchieri finanziarono e supportarono i movimenti fascisti, ad esempio nel controverso Corporation Coup organizzato contro Roosevelt da Morgan (e il colosso della chimica Dupont) stando alla denuncia del generale Butler che si rifiutò di guidarlo.
    Sempre nel caso della guerra civile russa finanziare gli zaristi permetteva di riavere il denaro prestato allo Zar e non riconosciuto come debito da Lenin.

    5. Le grandi corporation americane crearono un proto-fascismo di tipo privato pagando squadracce e compagnie private (alcune celebri anche nelle investigazioni come i Pinkerton) allo scopo di picchiare, infiltrare e intimidire gli scioperanti: questo precedette la nascita del fascismo europeo e se ne discosta, anche perché in fondo non portò agli stessi sviluppi, ma non è un caso che poi negli anni gruppi come la Legione Americana esaltasse e si identificasse nei fascisti italiani e tedeschi.

    Insomma, la chiudo qua ma una ampia e ulteriore documentazione è reperibile in testi come “Who financed Hitler” di Pool o “The russian roots of nazism” di Kellogg.
    Il punto non è credere che un manipolo di ricconi possa manipolare il mondo o ancor meno giustificare i nazisti solo perché Prescott Bush aiutò da avvocato un paio di compagnie a fare affari con la Germania nel momento sbagliato. Il punto è sottolinear che alcune forze cercano SEMPRE di tirare acqua al loro mulino: a volte falliscono come nel caso della guerra civile russa del 1918-1920 o con Roosevelt, altre volte contribuiscono attivamente a far crescere un mostro che poi certo si nutre di tante altre cose: paura, fanatismo e quanto altro. Oggi come ieri.

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    • Aldo S. Giannuli

      Aldo S. Giannuli

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      tornerò su Nolte

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