Aldo Giannuli
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Aldo Giannuli

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Commenti (13)

  • benito

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    per quanto riguarda il prezzo del petrolio, la mia ipotesi e’ che per gli USA il prezzo basso del petrolio e’ il male minore, e quindi non contrastano la decisione saudita di mantenere il prezzo basso. Il basso prezzo del petrolio se da un lato manda in sofferenza le compagnie operanti nello shale (che peraltro sono piccole compagnie, le piu’ grandi si sono tenute alla larga dallo shale ), dall’altro frena il tramonto del dollaro come moneta mondiale per il commercio di commodities, fattore quest’ultimo essenziale di supremazia economico-politica. Infatti gli stati che vendono petrolio, ricavano meno dollari dalla vendita, ma il loro bilancio ce l’hanno nella moneta locale, per cui svalutando la loro moneta, nel momento in cui convertono i dollari in moneta locale recuperano almeno in parte le minori entrate.
    Questo e’ il modo migliore per convincere paesi come la Russia poco propensi ad accettare le imposizioni USA a mantenere lo standard dei petrol-dollari, anche se non si sa’ quanto potra’ durare.

  • andrea z.

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    Sappiamo che il sistema neoliberista si occupa del benessere di quel ristretto gruppo sociale, che rappresenta al massimo l’1% della popolazione, disinteressandosi della parte restante.
    Anche la crescita e lo scoppio continuo di bolle speculative, caratteristiche delle economie fondate sul capitalismo selvaggio, non rappresenta un danno per tutti: i detentori dei capitali gonfiano il valore dei titoli che hanno acquistato a prezzi stracciati dopo la bolla precedente e nel momento in cui ritengono che il prezzo abbia raggiunto il massimo, danno inizio alle vendite facendo scoppiare la nuova bolla, che impoverisce gli strati sociali sottostanti, ma salva i loro guadagni e permette di ricominciare il gioco.
    Keynes, già un secolo fa aveva scritto di questo pericolo, paragonando il capitalismo ad un cavallo selvaggio, che andava imbrigliato, per evitare che distruggesse la società.
    Non c’è dubbio che il prossimo futuro ci riserverà nuovi crolli finanziari; il momento dipenderà solo dalle decisioni dell’elite dominante, a meno che la politica, finalmente, non riprenda in mano il potere decisionale, come fece Roosevelt negli anni trenta, creando un sistema di norme che impedivano la speculazione a danno dei cittadini.

  • Curzio Rufo

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    Ottima analisi Professore. Lei sicuramente sarà più informato però sulla stampa estera e quella economica ( io a volte provo a guardarla on line, ma è un po’ difficile capirci qualcosa) là che dicono?!
    Anche perchè penso che gente come Krugman o Roubini, per citare quelli su cui Lei si è soffermato ( a titolo esemplificativo per il grande pubblico) non facciano/diano/facciano tradurre posizioni molto articolate su giornali come Repubblica o il Corriere, ma riservino la ciccia per la stampa qualificata e/o specialistica. Insomma, Lei che ha modo di capirci qualcosa, che si dice sulle testate più importanti autorevoli? e Lei concorda?

  • benito

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    “… Non c’è dubbio che il prossimo futuro ci riserverà nuovi crolli finanziari; il momento dipenderà solo dalle decisioni dell’elite dominante, a meno che la politica, finalmente, non riprenda in mano il potere decisionale, come fece Roosevelt negli anni trenta, creando un sistema di norme che impedivano la speculazione a danno dei cittadini.”

    Roosvelt doveva combattere la crisi e cercare di proteggere in qualche modo un po’ di benessere della popolazione, perche’ la paura delle classi dominanti era una deriva comunista. Dopo la caduta dell’URSS il capitalismo che prima si era dato un volto umano con la socialdemocrazia e le politiche keinesiane, ha gettato la maschera e si e’ rivelato per quello che e’: lo sfruttamento intensivo di tutto cio’ che serve per accumulare ricchezza nel piu’ breve tempo possibile senza nessuno scrupolo, in maniera non diversa da come fanno le varie mafie.

  • Lorenzo

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    “Roosvelt doveva combattere la crisi e cercare di proteggere in qualche modo un po’ di benessere della popolazione, perche’ la paura delle classi dominanti era una deriva comunista”

    Osservazione impeccabile ma parziale. La verità è che negli anni 30 le società occidentali erano ancora vitali, la gente (e una parte consistente delle élites) rimaneva ampiamente legata a valori tradizionali, benessere e tecnologia delle comunicazIoni non le avevano trasformate in un melting pot atomistico di consumatori ultraviziati e mediadipendenti interessati solo a fregarsi a vicenda concentrandosi sul breve periodo a discapito di tutto il resto.

    Peraltro non c’è bisogno di andare a cercare Roosvelt (il cui programma keynesiano riuscì solo parzialmente, tanto che gli USA superarono la depressione solo con la guerra), ben più rigorose e incisive furono le riforme messe in campo dal nostro Mussolini e soprattutto da Hitler.

    • benito

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      @ Lorenzo
      i regimi fascisti sono nati come modello anticomunista, e hanno per questo avuto ingenti finanziamenti dal capitale sia estero che domestico. Le politiche sociali che hanno adottato sono piu’ o meno le stesse adottate da altri paesi cosiddetti democratici-capitalisti. E’ una grossolana mistificazione far passare il fascismo come un’alternativa al capitalismo, infatti i regimi fascisti sudamericani sono stati tutti liberisti. Si potra’ dire che anche il bolscevismo ha ricevuto finanziamenti da stati capitalisti, e ha preso il potere grazie a questi, ma occorre anche sapere che nella guerra civile russa tra armata rossa (comunisti) e armata bianca (zaristi), non era ancora finita la prima guerra mondiale, che una coalizione formata da USA, Inghilterra e Francia (e pare anche alcuni reparti italiani) ando’ (invano perche’ si trovo’ contro la popolazione che non voleva il ritorno dello zar) in aiuto all’armata bianca. Ora ci sono gruppi di estrema destra che si dicono contrari al capitalismo, ma questa e’ una finzione per abboccare alla quale ci vuole una massiccia dose di ingenuita’.

      • Lorenzo

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        Ma che c’entra la natura socialista o antisocialista di fascismo e nazionalsocialismo colla politica di massicci investimenti pubblici colla quale i due regimi affrontarono e superarono la crisi del ’29?

  • Paolo Federicop

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    A benito
    Anche la destra è una galassia molto variegata. Al suo interno spinte anti-capitalistiche e anti-moderne sono sia concrete che ideali. Così come oggi constatiamo la grande ipocrisia della così detta sinistra moderata, di contro, pur riconoscendone i limiti e gli errori anche tragici, apprezziamo la lealtà e l’idealità di chi si è mantenuto all’estremo, allo stesso modo dovremmo essere capaci di discernere e apprezzare ciò che anche dall’estrema destra(che essendo creazione umana non può essere il male assoluto) si mantiene sul piano della lealtà e della idealità

    • benito

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      @ Paolo Federicop
      non dubito che la destra sia anch’essa variegata. Dubito sul fatto che possa andare contro gli interessi dei poteri forti perche’ il cavallo di battaglia della destra moderata e non, e’ sempre lo stesso: sviare il vero problema prendendosela con chi non c’entra o che c’entra fino ad un certo punto (es. stranieri, ebrei etc…) . Bisogna mettersi bene in testa che l’unica strada percorribile e’ la lotta di classe senza la quale la stragrande maggioranza dei cittadini finira’ prima o poi sul lastrico

  • Alessandro

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    Gli stati per sopravvivere e “andare avanti” al di fuori di periodi di estreme innovazioni (e non è questo il caso essendo la rivoluzione informatica totalmente non paragonabile alla prima e seconda rivoluzione industriale in termini di impatto sull’economia) possono ricorrere a 3 strumenti :
    1) indebitamento
    2) aumento fiscale
    3) svalutazione del debito (inflazione) .

    Per quanto riguarda l’indebitamento abbiamo posto un limite che non ci consente di andare oltre. Non ci possiamo più indebitare(non che sia una brutta cosa…). A livello fiscale mi pare che la pressione sia già altissima e non consente di andare oltre, pena una contrazione dei consumi che porterebbe al medesimo default semplicemente con una strada diversa.Sa diverso il discorso se stati schiavisti impongono ad altri una pressione fiscale esagerata,andando poi di fatto a depredare i beni di tale stato che vengono svenduti dalla comunità a quel punto impossibilitata a mantenerli,specialmente nel caso questo ipotetico paese avesse una ricchezza privata consistente,sia a livello mobiliare che immobiliare; a quel punto lo stato schiavista avrebbe un vantaggio,mantenendo il suo debito costante e inalterata la pressione fiscale,ma vivrebbe sulle spalle degli stati depredati e “schiavizzati”. Infine per quel che riguarda la svalutazione del debito (un default mascherato) non vi è più (fortunatamente) questa possibilità per via della natura dell’euro profondamente e volutamente avversa all’inflazione. Svalutare la moneta non è consentito. E quindi? Che si fa? Che ci si inventa? Inventare,appunto. Si spera in nuovi invenzioni che abbiano un impatto pari all’invenzione dell’elettricità,degli antibiotici,del motore a combustione interna o della macchina a vapore o anche solo dei primi computer. Facebook e Twitter sono giochetti per bambini e il mondo avrebbe bisogno di ben altro.

  • Carlo Ghiringhelli

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    Gentile professore Giannuli, io tendo ad interpretare la così detta crisi del 2008 come il preludio di un processo la cui genesi risale agli anni Seasanta. Mi spiego richiamando l’attenzione su alcuni fatti: se l’oro ha la funzione che il canarino ha nelle miniare, allora ciò che è successo al mercato dell’oro di Londra nel 1960 era il segnale che qualcosa nell’economia stava capitando, alludo all’origine della de-industrializzazione che partita dall’Inghilterra approda negli Stati Uniti e poi raggiunge l’Europa capitalistica tramite le crisi petrolifere e la stagflazione degli anni Settanta.
    Aggiungerei inoltre la decisione di Nixon -1971- della non-convertibilità del dollaro in oro al fine di rendere i cambi flessibili e la stretta di mano dello stesso Nixon con Mao -1972- le cui conseguenze si vedranno dopo la morte del capo cinese con i primi esperimenti di una nuova economia -1979/82-.
    Seguiranno in Occidente la deregulation, il taglio delle tasse per i ricchi (l’effetto cascata), le privatizzazioni, l’espansione finanziaria con le relative bolle, la rivoluzione informatica, l’ingresso della Cina nel WTO, e via elencando.
    Ora si sa che:
    i) La RELIGIONE da tempo non organizza più la società.
    .ii) L’ECONOMIA non dirige nulla poichè l’economia ha bisogno della libertà che solo lo Stato può garantire.
    III)La società è diretta dalla CULTURA che però è in una crisi epocale perchè l’autorità non è più credibile agli occhi dei giovani (si pensi alla famiglia, all’educazione, al diritto e alle istituzioni tutte).
    IV) Lo STATO è uscito dall’ambito della POLITICA che conosciamo in direzione di una zona incerta.
    V)Le BANCHE CENTRALI stampando su scala industriale la moneta ci hanno condotto in una terra incognita.
    VI) Il grande PROGETTO EUROPEO con l’euro è diventato un capestro che ci sta soffocando.
    Non dimentico le migrazioni su scala globale, il terrorismo, la lotta tra elites …
    Cordialità.

    • Aldo Giannuli

      Aldo Giannuli

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      a volte ho la sensazione che Lei tiri linee troppo dritte ma è innegabile che proponga una lettura dei fatti che ha molti aspetti di interesse. Alcuni punti (come la non convertibilità) sono noti da tempo nella loro funzione storica, altri forse vanno resi più elastici come la visita di Nixon al Pechino ma da tempo seguo una linea di ricerca che ha punti di contatto con la sua

  • Carlo Ghiringhelli

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    Caro professore, mi corre l’obbligo di esplicitare il non detto del mio richiamo alla stretta di mano tra Nixon e Mao -1972-.
    Il comunismo degenerato cinese ha accettato di diventare la manifattura’ del mondo globale con il finanziamento delle banche americane a due condizioni:
    I)il surplus della bilancia commerciale cinese va investito nei titoli di stato americani;
    II) il prezzo dell’oro deve rimanere basso manipolando il mercato con l’oro cartaceo -futures- al fine di valorizzare il dollaro attraverso la complicità delle banche centrali (si veda la politica delle autorità cinesi in materia di oro, a far tempo dal 1983, per cui la banca centrale della repubblica popolare avrebbe avuto il monopolio dell’oro dalla estrazione -è il primo produttore al mondo con la Russia- alla raffinazione e al commercio fini all’acquisto di riserve – il dato ufficiale è di 11000 tonnellate.
    Tante care cose.

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