Aldo Giannuli
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Commenti (9)

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    andrea z.

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    La globalizzazione ha portato ad un enorme trasferimento di ricchezza dalla base al vertice della piramide sociale, come dimostrano i dati statistici.
    In questo articolo sono sintetizzati i risultati del rapporto Oxfam sulle diseguaglianze:

    http://finanzaemercati.org/2015/01/19/la-meta-della-ricchezza-mondiale-nelle-tasche-dell1-della-popolazione/

    Diciamo che la globalizzazione ha significato soprattutto deregolamentazione, assenza di controlli, supremazia di chi per ragioni economiche si trovava in una situazione di vantaggio e ha potuto approfittare meglio degli altri delle situazioni favoravoli create dalla liberalizzazione dei mercati e dei capitali e dalle privatizzazioni.
    Un grande aiuto a questa minoranza di privilegiati è venuto dal controllo dei media che ha permesso loro di presentare come inevitabili e necessarie riforme liberticide e economicamente dannose per il resto della popolazione.
    I politici e i sindacati si sono dimostrati facili da controllare e, grazie a loro, gli Stati sono finiti in una situazione di debito perenne, costretti a tassare e smantellare il settore pubblico per pagare gli interessi.
    La globalizzazione ha creato un mondo di strozzinaggio legalizzato, dominato da pochi centri finanziari, e ormai accettato come normale dalla maggior parte della popolazione.
    Che dire; i cravattari, come dicono a Roma, hanno fatto le cose per bene, non hanno tralasciato nessun particolare, hanno sfruttato ogni possibilità, hanno realizzato il loro piccolo paradiso sulla Terra.

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    Alberto Capece

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    Chissà poi da dove nasce questa idea che gli Usa sarebbero imbattibili in campo aperto. Sono stati sostanzialmente battuti in Corea in uno scontro tradizionale tra eserciti, sebbene quello cino coreano fosse enormemente inferiore per mezzi, sono stati battuti nell’ultima fase del Vietnam quando scese in campo apertamente l’esercito di Hanoi e lo scontro si fece semi asimmetrico, persino quando sono essi a usare la guerra asimmetrica rischiano di perdere come è accaduto in Siria. In realtà gli Usa sono assai più vulnerabili di quanto non si pensi o non si induca a pensare, il che vuol dire che ogni guerra contro una entità decisa e bene armata si risolverebbe in un conflitto nucleare.

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    Gaz

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    Bel pezzo, prof. .
    Si riallaccia agli ultimi articoli sul sindacato, sulla chiesa e sul nipote del Kaiser.
    Gli apparati statuali più recenti o senza autocoscienza sono più facili da liquefare.
    I predatori degli enti sperduti sono tali, perché per lungo tempo i controlli esterni sono stati blandi. In alcuni stati tra le funzioni della seconda camera c’è quella di controllo.

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    Giovanni Talpone

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    A mio parere, i vari modelli interpretativi sono tutti validi, ma su scale di tempo molto diverse. Fukuyama ha ragione sul lungo periodo (2-3 generazioni), perché i ricchi di tutti i Paesi (anche in Iran, Cina, Arabia Saudita, Indonesia…) tendono ad assumere il modello di vita occidentale, e queste cose lentamente penetrano verso il basso. Inoltre, per un islamico che guarda al Califfato, 1000 cercano di venire a lavorare in Occidente, e molte delle loro figlie rifiuteranno la subordinazione tradizionale. Solo che la classe dominante globale non teme crisi, guerre e distruzioni, ma le vede come elementi necessari alla trasformazione delle società e anche opportunità di vendere armi, giocare con le valute e le materie prime ecc. L’unico sfidante possibile al “modello Fukuyama” non è la proposta politica islamista, induista, neo-bolivarista, “cinese”, o russo-putiniana, ma un movimento che lo sfidi al suo livello di globalità e complessità (di cui le prime avanguardie sono gli ambientalisti seri, gli hacker democratici, e pochi altri).

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    Roberto B.

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    Ci salveranno gli alieni.
    L’essere umano riesce ad aggregarsi ed a cooperare davvero solo “contro” qualcun’altro, sia per offesa, sia in funzione difensiva.
    E’ per questo che nella fantascienza gli alieni sono sempre visti come brutti e malvagi (tranne rarissime eccezioni): un po’ in funzione narrativa, il cattivo fa sempre audience; un po’ perchè dentro di noi, nascosto in un angoletto buio, c’è un cavernicolo pronto a manifestarsi ogni qualvolta ha a che fare con il “diverso” e lo sconosciuto.
    Quindi, quando avremo davvero una Guerra dei Mondi, finalmente vedremo tutta l’umanità unita a difesa della Terra e, forse, in TV potremo ammirare il Neo Presidente del Mondo (un americano bianco con in testa il classico cappello texano), andare all’attacco della nave madre aliena, pilotando coraggiosamente la sua navetta spaziale alla testa della flotta terrestre.
    Poi ci sveglieremo e inizierà un’altra dura giornata di lavoro nelle miniere di spezia di Arrakis.

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    andrea

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    Per quanto riguarda l’Unione Europea, la cessione di sovranità degli Stati-nazione ha riguardato solo il bilancio, il debito e il deficit pubblico.
    Questa cessione di sovranità ha permesso di aggirare la resistenza dei movimenti dei lavoratori e dei parlamenti nazionali allo scopo di ridimensionare il welfare e di deregolamentare il mercato del lavoro.
    Inoltre le direttive UE hanno permesso di superare l’opposizione interna ai singoli Paesi alle liberalizzazioni e alle privatizzazioni.
    Però gli Stati nazionali hanno mantenuto il monopolio dell’uso della forza e la politica estera.
    Quindi l’indebolimento di alcuni aspetti della sovranità e il rafforzamento degli altri non sono stati casuali, ma hanno avuto lo scopo di rafforzare il dominio politico ed economico delle elites dominanti sul resto della popolazione.

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    Lorenzo

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    Una buona esposizione generale col difetto tipico degli accademici: quello di prendere sul serio le fonti dottrinarie. Sarebbe un po’ come indagare la natura del cristinesimo originario a partire dalle mattane della teologia medioevale. La verità è che “globalizzazione” è un modo politically correct per definire l’impero mondiale instaurato dagli Stati Uniti vincendo tre guerre mondiali di seguito (di cui due facendole combattere agli altri).

    La particolarità statunitense è quella di essere una plutocrazia e ciò ha fatto sì che anziché un impero tradizionale ne sia venuto fuori un impero di tipo cartaginese, fondato sul controllo economico e finanziario dei Paesi soggiogati. La costrizione ad inquadrarsi nei parametri imposti dall’impero del dollaro e delle multinazionali si chiama appunto “globalizzazione”.

    L’impero, un po’ per processi interni di decadenza sociale e razziale, un po’ per i progressi delle tecnologie informatiche, un po’ perché il boccone mondiale è troppo grosso anche per lui, ha percorso in via accelerata la tendenza a diluirsi nel proprio ambito di dominio, dimettendo la sua supremazia industriale e in parte anche tecnologica (con conseguente falcidia delle classi medie locali). E’ la stessa cosa che era capitata alla repubblica romana o che stava succedendo all’Unione sovietica nei suoi ultimi 20 anni di vita. Ed è quanto la Germania non vuole fare oggi a livello UE (col risultato di approfondire la crisi dell’unione).

    L’impero ha cooptato buona parte delle classi dirigenti dei Paesi sottoposti, attirate dalle opportunità di arraffamento inerenti allo smantellamento degli stati tradizionali. Ne è venuto fuori un impero liquido come il ‘politico’ schmittiano (ecco la radice della “complessità”), che aggrega le classi dirigenti e inebetisce quelle subordinate (tramite lo strumento mediatico, nuovo oppio dei popoli), onnipresente colle sue rapine ma anche coi suoi gadgets commerciali, capace di barcamenarsi fra livelli di controllo incrociati (mediatico, spionistico, corruttivo, militare…) e animato da un’unica chiara linea di politica estera: il controllo delle fonti energetiche mondiali.

    Proprio questa dialettica di onnipresenza e indebolimento del centro alimenta la formazione di nuclei di resistenza. Nell’impero liquido le guerre non si dichiarano più, la nuova guerra globale è già nata e sta prendendo forma e consistenza davanti ai nostri occhi.

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