Aldo Giannuli
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Giuseppe Gagliano

Nel 2011 ha fondato il Network internazionale Cestudec (Centro studi strategici Carlo de Cristoforis) con sede a Como, con la finalità di studiare in una ottica realistica le dinamiche conflittuali delle relazioni internazionali ponendo l'enfasi sulla dimensione della intelligence e della geopolitica alla luce delle riflessioni di Christian Harbulot fondatore e direttore della Scuola di guerra economica (Ege). Gagliano ha pubblicato quattro saggi in francese sulla guerra economica e dieci saggi in italiano sulla geopolitica.

Commenti (3)

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    GABURRO silvano

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    E mettersi nei panni di chi viene ucciso non le fa cambiare idea? O lei è tranquillamente disposto a morire per una qualsiasi, giusta o sbagliata, motivazione economica, morale o storica? Che ne pensa dei mandati a morire dai mandanti che non muoiono?
    Lei ha figli ? E’ disposto a vederli morire per dinamiche sociali quali che siano?
    Il suo istinto vitale è forse diverso da quello di qualsiasi altro vivente per cui ipotizza di essere disposto al sacrificio?
    Normalmente sono le istituzioni che costringono “legalmente” i subordinati alla guerra ed alla morte; ovvero la classe che le possiede promuove per i suoi interessi le guerre e sempre con false motivazioni patriottiche o morali;
    gli individui normali , se non eterodiretti, mai vorrebbero la guerra.

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    Luca Pagano

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    Il pensiero pacifista e nonviolento certo pecca di eccessivo idealismo e forse non vede abbastanza che la violenza e la guerra sono stati anche produttivi di conquiste storiche. É pur vero che non si può giustificare un fatto (la violenza umana) basandosi sul semplice assunto che la storia è intrisa di violenza: se determinate pratiche sono sempre esistite (schiavitù, omicidi, eccetera), la loro esistenza non le giustifica sul piano morale né le rende giuste o accettabili. Criticare il pacifismo per riconoscere che la violenza fa parte della storia e dell’uomo rischia di cadere nell’eccesso opposto, non lasciando spazio a una riflessione sui limiti, le regole e le modalità attraverso cui la violenza e la guerra, quando si rendono inevitabili, possono o magari devono essere esercitate.
    Credo che l’enfasi maggiore, tra le varie proposte del pacifismo, vada posta sulla via istituzionale, di cui parlava anche Bobbio: un mondo con minore violenza si può costruire non tanto attraverso una riforma morale dell’essere umano, difficilissima e forse velleitaria, quanto grazie alla creazione di sistemi istituzionali in grado di garantire l’ordine attraverso il monopolio della forza, su una scala sempre più vasta. Per questo nel lungo periodo una forma, se non di governo mondiale, di ordine globale (forse sul modello della federazione di stati proposta da Kant, dotata però di una forza coercitiva e non puramente persuasiva come l’ONU), potrebbe essere la via per eliminare la guerra tra stati.

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    Shiva

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    Articolo radicalmente demenziale e delirante. Ad uno digiuno della materia specialistica, sempre che non lo sia anche l’autore, è impossibile capire qualcosa da questa brodaglia di nomi e citazioni buttate lì a caso senza alcun nesso apparente né un obiettivo cui tendano. Gronda inoltre di banalità inguaribili e conclude con un apologia, molto americana, della violenza.

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