Aldo Giannuli
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Commenti (4)

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    ilBuonPeppe

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    Vorrei fare solo una sottolineatura sull’impegno in politica dei magistrati. Penso che il nodo fondamentale su cui agire, come accennato, sia banalmente quello della divisione dei poteri: non ci possono essere porte girevoli che consentono qualsiasi acrobazia. Chi fa parte del legislativo o dell’esecutivo non può far parte del potere giudiziario. Ci devono essere barriere alte che non consentano giravolte e cambi di casacca repentini.
    Questo però ovviamente, ma non lo dice mai nessuno, riguarda anche i rapporti tra potere esecutivo e legislativo: non si può far parte di entrambi, altrimenti dov’è la divisione dei poteri?

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    menici60d15

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    Uno dei segni dell’inconsistenza e della sventatezza degli italiani come cittadini è l’aver lasciato la critica della magistratura ai delinquenti e ai corrotti. I cittadini dovrebbero vigilare, e prendere posizione, in modo da poter contare su una magistratura che sia organizzata e funzioni in maniera tale da dover essere giudicata il meno possibile:

    Il celibato dei magistrati
    http://menici60d15.wordpress.com/2011/04/01/il-celibato-dei-magistrati/

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    marchetti claudio

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    bg, ho letto e mi trovo perfettamente d’accordo, oggi al csm dove io sono umile dipendente dal 1995, dopo 4 anni antecedenti, al min di giustizia,si sta’ svolgendo un seminario ” la convenzione di palermo e la lotta alla crim organizzata “, ci sono tutti piu’ la sorella di Falcone, se ripenso agli ultimi fatti comprese le itercettazioni tra quirinale e mancino, mi viene molta tristezza!il 23/05/1992, io ero al concorso per ud giudiziari, dove era pres di commissione la dott Morvillo dopo poche ore ci fu’ il boato a Capaci!

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    leopoldo

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    Giovedì 19 Giugno, 2014
    CORRIERE DELLA SERA
    La mescolanza dei princìpi
    di PIERLUIGI BATTISTA

    La riforma della Pubblica amministrazione annunciata dal governo rischia di incagliarsi. Ne stanno rallentando l’ iter le proteste dei magistrati. I quali contestano con ardore l’abbassamento dell’età pensionabile che consentirebbe l’avvio del turnover nel pubblico impiego e l’immissione di forze giovani nei gangli dello Stato. Il governo ha già dichiarato che modulerà i tempi di attuazione del provvedimento per non lasciare traumaticamente sguarniti gli uffici giudiziari. Ma i magistrati insistono. E cercano di frenare, sinora con relativo successo. Bollano un normale avvicendamento come un attentato all’integrità della magistratura. Prefigurano conseguenze apocalittiche su un provvedimento di snellimento burocratico e generazionale. Resistono e ostacolano l’azione del governo. E nella trincea corporativa non esitano a scomodare princìpi sommi come «l’indipendenza» della magistratura: tutto questo solo per due anni di pensione anticipata.
    Ovviamente, come del resto è già stato fatto, si può criticare un provvedimento che capovolge la ratio di una riforma delle pensioni che posticipava l’età pensionabile anche per arginare le spese dello Stato. Così come non c’è niente di male che l’organo sindacale dei magistrati, l’Anm, si disponga a difesa delle tasche e delle condizioni di lavoro di chi ha il diritto alle tutele che ogni lavoratore deve avere dalla sua in uno Stato democratico. Ma i magistrati non sono lavoratori come tutti gli altri. Lo sanno anche loro. E per non prestare il fianco alle critiche di chi li accusa di attestarsi in una difesa meschina dei propri interessi, mettono in campo in modo magniloquente allarmi sulla democrazia in pericolo e sulla magistratura calpestata. Le cronache raccontano che anche nel 2002 e nel 2006 i magistrati gridarono all’«indipendenza» minacciata: ma in quei due casi il pericolo veniva dalla proposta di alzare l’età pensionabile, non già di abbassarla. L’«indipendenza» non c’entrava niente, allora come adesso. Ma una potente corporazione ha fatto ricorso ai sacri valori della convivenza democratica per difendere lo status quo . Anche qualche mese fa, quando il governo Renzi per finanziare alcuni sgravi fiscali ha esteso ai magistrati il rispetto del tetto di 240 mila euro di retribuzione annua, l’Associazione nazionale magistrati ha invocato una sentenza della Corte costituzionale in cui veniva dichiarata perentoriamente una connessione molto apprezzata dal «partito dei giudici»: «L’indipendenza degli organi giurisdizionali si realizza anche con l’apprezzamento di misure di garanzia circa lo status dei componenti concernenti, oltre alla progressione in carriera, anche il trattamento economico». La mescolanza indebita di princìpi altisonanti con questioni più prosaiche di trattamento sindacale non alimenta certo le simpatie dell’opinione pubblica per una categoria che con la sua coriacea difesa di corpo rischia di iscriversi nel fronte della conservazione che paralizza l’Italia e le riforme di cui ha bisogno. E una riforma della Pubblica amministrazione non può inabissarsi per due anni di pensione anticipata. Che con l’indipendenza della magistratura non c’entra niente.

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