Aldo Giannuli
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Commenti (10)

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    alberto_his

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    La situazione è certo intricata. Resta da capire se la stessa coalizione NATO+GCC(+Israele) che ha combinato il pasticcio possa risolvere la situazione o se non rischi di causare un danno ancora maggiore. Credo che l’obiettivo sia sempre e comunque spezzare l’asse sciita, e di questo a Damasco e Teheran ne hanno più che un sospetto. Ritengo che per ai manovratori USA la situazione possa anche andar bene così: un caos che non permette a nessuna potenza locale di assumere un ruolo guida e minacciare gli interessi di Israele e Arabia Saudita, oltre a creare problemi alla Cina per i rifornimenti energetici. Se ISIS vende petrolio, chi lo compra? Come lo trasportano? Ho letto che Turchia e Israele ne sono coinvolti, ti risulta Aldo?

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    leopoldo

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    la situazione come notano molti commentatori ha un effetto interessante che i prodotti energetici americani diventano molto commerciabili, inoltre il rischio attentati non incrina i rapporti di forza occidente/oriente ( caso mai favorisce il fanatismo xenofobo ). Direi che l’ISIS aumenta la confusione interna nel medio oriente, indebolisce le istituzioni post-coloniali, rende precarie le comunità coinvolte perché eliminarli?-: un po’ di giovani occidentali trovano qualcosa da fare, conoscono il mondo perché smettere di finanziarlo?

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    Aglieglie Bratsorf

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    Il problema per la “coalizione” messa in piedi da Brancaleobama è che in Iraq c’è già un mucchio di gente che sta combattendo l’Isil, in particolare le milizie sciite, con in testa quell’esercito del Mahdi di Moqtada Al Sadr, che fece vedere i sorci verdi all’esercito di occupazione USA/NATO (praticamente sconfiggendolo) nel 2005; c’è Hezbollah (uno degli eserciti più organizzati al mondo). Tutti questi sono coordinati da un generale iraniano che si chiama Qassem Soleimani, che è lì in Iraq, alla luce del sole. I nostri media, impegnati ad allarmare il mondo con video di decapitazioni-che-non-ci-sono, non se ne sono accorti (o gli autori delle veline non gliel’hanno detto), se no parlerebbero di “invasione iraniana”.
    La Russia, appena avvenute le “conquiste” del Califfo (che in realtà sono state un colpo di mano concordato con una parte sunnita dell’esercito irakeno e anche con una parte dei curdi), ha inviato venti Sukhoi da attacco al suolo.
    La Siria dà la caccia agli Isil anche al di là del confine in operazioni che comunque non lascino scoperti i fronti interni, prevalentemente aeree.
    Contro queste forze i mercenari del “califfato-che-non-c’è” nato dalla solita demoniaca copula USA – Saud con la benedizione di Israele (la circoncisione, nella fattispecie) riescono ad ottenere ben poco, solo di essere massacrati in scontri sui campo.
    Obomba, quindi, sta radunando una coalizione solo ed unicamente contro gli iraniani e i siriani: è questo che sta chiedendo, a porte chiuse, ai suoi vassalli, valvassori, valvassini, scendiletto, lacché e concubini. Ma questa più che una proposta è una questua.

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    Aglieglie Bratsorf

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    un’aggiunta
    su questa nuova guerra santa americana sono particolarmente significative ed espressive le dichiarazioni di Khamenei, che si sta sbilanciando un po’ più del solito e – oltre a denotare una certa noncuranza iraniana per i nuovi furori irakeni dell'”occidente” – dimostra di avere un inaspettato senso dell’ironia.

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    marco t

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    Buongiorno Prof. Giannuli,

    in generale concordo con l’analisi dell’articolo. Ho una perplessità su un passaggio: “armare e addestrare ciò che rimane dell’esercito iracheno, i peshmerga curdi e le tribù sunnite dell’ al Anbar”
    Non sono certo che le tribù sunnite irakene starebbero dalla parte del governo di Baghdad. Credo, per quel che ho potuto leggere, che proprio la condiscendenza di queste tribù – o almeno dei loro vertici – abbia determinato l’espansione del ISIS in Iraq. E penso che la risoluzione del problema risieda proprio in questo: se si separano gli interessi delle tribù arabo-sunnite da quella dell’ISIS, si otterrebbe di far sparire il califfato in pochi giorni e senza l’uso di bombardieri.

    Il problema è che a queste tribù, ora come ora, bisognerebbe concedere tanto. Ma proprio tanto. Ed esattamente ciò è il prezzo che nessuno, né USA né Iran né Baghdad, sono disposti a pagare.
    Saluti,
    Marco

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    giandavide

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    penso che , dopo le primavere arabe, gli americani – e non solo loro – abbiano capito che le guerre non si combattono più con gli eserciti di terra, divenuti un inutile e costoso orpello, ma con metodi indiretti e non convenzionali, che prevederebbero piuttosto dei “partigiani” da contrapporre ai terroristi. alla luce di ciò, e delle giuste considerazioni di aldo sulla strana compagine che dovrebbe contraporsi al’is, penso che l’unico risultato che voleva ottenere obama sia quello di fare schierare proprio quei paesi che fino a ieri finanziavano l’is, come ad esempio la problematica turchia il cui modello di modernizzazione sembra fallito, schiacciato dalla crisi economica. portare alla luce le grosse contraddizioni presenti tra gli “alleati” mediorientali è di per se un risultato.
    e dissento riguardo alle critiche dei repubblicani: sono loro ad avere destabilizzato l’area per decenni e ad avere costruito una compagine di alleati assurdi, e ora arrivano e si lamentano di obama? la maggiorparte dei problemi di quell’area deriva dalle fallimentari guerre con cui i repubblicani americani hanno cacato il cazzo all’umanità. quindi preferisco la “confusione” obamiana rispetto al vandalismo bushiano.

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    mezzo pensante

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    come ogni singola cosa pianificata dall’amministrazione Obama, anche questo scenario si risolverà in modo almeno parzialmente fallimentare.

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    cinico senese

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    Più kaos c’è, meglio è.

    E speriamo che i califfi non vengano a farsi saltare in metropolitana da noi, perchè io devo andare a lavorare.

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  • Piano Obama contro l’Isis: funzionerà? | Reologia Sociale

    |

    […] http://www.aldogiannuli.it/nuovotest/2014/09/piano-obama-contro-isis/ Condividi:TwitterFacebookGoogleMi piace:Mi piace Caricamento… Questo articolo è stato inserito il lunedì, 22 settembre 2014 alle 17:24 ed etichettato con isis, medio oriente, obama, reologia sociale, socialrheology, usa e pubblicato in medio oriente. Puoi seguire tutte le risposte a questa voce con il feed RSS 2.0. « Il contributo dei palestinesi alla lotta contro l’Isis nel Libano accerchiato […]

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