Aldo Giannuli
Lamberto Aliberti

Lamberto Aliberti

Lamberto Aliberti, già Ceo della Maspa Italia, società leader nella system dynamics, è da sempre impegnato anche nel campo della formazione. Da alcuni anni coordina il gruppo Dext,Designing Models for Economics and Politics.

Commenti (16)

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    Herr Lampe

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    Domanda: è un errore ipotizzare che gli effeti della crisi siano al momento “congelati” dalle politiche monetarie generose delle Banche centrali?

    Grazie per l’attenzione, spero non mi risponderà con un altro piano cartesiano!

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    • lamberto aliberti

      lamberto aliberti

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      Certamente il loro effetto l’hanno avuto. Ma ora escluderei una crisi dei primattori. Piuttosto degli altri. Ne riparliamo la prossima puntata che tratta il lungo periodo?

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        Herr Lampe

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        Volentieri.

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    Paolo Selmi

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    Buongiorno, Prof. Aliberti!

    Grazie per questa ricca analisi, che è peraltro in piena linea con quanto stanno affermando in questi giorni a Davos. Meglio, con la PRIMA PARTE delle loro analisi. E qui noto un “conflitto fra analisti”. Un conflitto a livello di previsioni, per la precisione. La curva che continua nel breve periodo (questo quinquennio che parte da oggi) secondo le aspettative e le premesse così esaustivamente esposte, POTREBBE spezzarsi a un certo punto.

    Ora, c’è chi vorrebbe scongiurare questo ed è, ovviamente, in primis la Cina: la mano tesa di Xi all’Occidente riunito a Davos altro non significa che questo. La sua visione egemonica travestita da logica win-win, soft power e altre categorie tirate fuori per l’occorrenza, impone necessariamente un’armonizzazione globale delle contraddizioni interimperialistiche, una riduzione del conflitto, dei conflitti, in corso, una sintesi fra posizioni contrapposte dove il lupo non mangi mai il lupo, ma gli faccia capire qual è il suo posto nella gerarchia e la parte di torta che gli spetta, senza ulteriori rivendicazioni.
    In altre parole, alla critica marxiana al capitale è sostituita una visione “etica” dell’economia mondiale, dove l’avidità deve essere punita affinché trionfi il bene e regni la pace. Il re illuminato in grado di garantire questa nuova età dell’oro, Xi lo suggerisce fra le righe e non pecca così di presunzione (attenendosi così pienamente alla condotta indicata da Confucio prima e da Mencio poi per il vero wang, o re), in una comunità mondiale dove grandi e piccoli partecipano egualmente ai grandi benefici della globalizzazione.
    In altre parole, quello che Xi cerca di ottenere, per far si che le curve continuino a salire come da attese, è una “governance mondiale” del processo di produzione e riproduzione della merce, ivi compresa la sua finanziarizzazione e digitalizzazione. In questo senso, Xi è rimasto l’unico grande sponsor della cosiddetta “globalizzazione”.

    Più pessimista, invece, è il WEF. A p. 11 del report pubblicato alla vigilia di questa tre giorni (https://www.weforum.org/reports/the-global-risks-report-2017), troviamo un incipit degno di altri autori e altre sedi: “Despite unprecedented levels of peace and global prosperity [e questo conferma pienamente la sua analisi], in many countries a mood of economic malaise has contributed to anti-establishment, populist politics and a backlash against globalization. The weakness of the economic recovery following the global financial crisis is part of this story, but boosting growth alone would not remedy the deeper fractures in our political economy. More fundamental reforms to market capitalism may be needed to tackle, in particular, an apparent lack of solidarity between those at the top of national income and wealth distributions and those further down. ”
    Di seguito, passa in rassegna le cinque grandi linee di tendenza che determinano gli sviluppi mondiali.
    Top 5 Trends that Determine Global Developments
    1 Rising Income and wealth disparity
    2 Changing climate
    3 Increasing polarization of societies
    4 Rising cyber dependency
    5 Ageing population
    A p. 55, addirittura, prende in considerazione l’impatto di eventuali calamità naturali su territori ad alta densità di popolazione (guarda caso, la Cina, in particolare quella costiera!). Un po’ ottimisti, come il Goljadkin protagonista del Sosia di Dostoevskij, “che tutto si aggiusterà” (что всё идет хорошо), e un po’ “gufi” allo stesso tempo, di modo da poter dire “l’avevo detto”.

    Su fronte, invece, dichiaratamente opposto a quello di Xi, si muove invece Trump, con la sua minaccia di imposizione daziaria del 45% sulle merci in entrata dalla Cina, sulla sua VOLUTA ambiguità circa la politica dell’ “unica Cina”, sulla diversificazione degli orizzonti economici tramite doverosa pacificazione con la Russia, e tutto quanto ci siamo un po’ detti in questi ultimi mesi. Non è un caso se, pur avendone facoltà, a Davos ha preferito non partecipare e mandare ancora gli esponenti della ex-presidenza in uscita. Mossa che ha lasciato a Xi, come si suol dire, il ruolo da superstar in campo, ma gli ha lasciato anche il cosiddetto “cerino in mano”, e una governance, un win win, qualsiasi discorso, senza USA è impossibile.

    Una cosa è chiara, a questo punto: la globalizzazione, così come l’avevano intesa i falsi profeti del cosiddetto “pensiero unico”, è giunta a conclusione. Siamo in presenza di una forte linea di discontinuità, di un cambio di passo, di quello che l’economista russo Valentin Katasonov definisce, sempre a commento dei fatti di Davos, “post-capitalismo” o “neo-schiavismo” (Эту модель можно назвать посткапитализмом, или новым рабовладельческим строем. Дух посткапитализма уже веет над Давосом. http://www.fondsk.ru/news/2017/01/19/davos-2017-kak-simvol-zavershenija-epohi-globalizacii-43409.html)
    L’andamento di quelle curve, quindi, negli anni a venire, ho l’impressione che dipenderà molto da quale tra queste posizioni avrà il sopravvento, al netto di ulteriori conflitti, di collassi umanitari, e di altre catastrofi non del tutto prevedibili.

    Grazie ancora e
    Un caro saluto.

    Paolo

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    • lamberto aliberti

      lamberto aliberti

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      Ancora un sentito grazie per la sua analisi. E per i suggerimenti: la questione della discontinuità la vogliamo affrontare col modello. Ed è chiaro che la politica, coi populismi in primo piano e i fattori che Lei indica ci sarà. A parte la Cina, che sto sviluppando con un mio giovane allievo. Veramente Lei non è tentato?

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    Giovanni Talpone

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    Grazie per l’ennesimo interessantissimo contributo.
    Queste previsioni sarebbero ancora valide se Trump attuasse i suoi propositi politici, o se saltasse l’Euro, o se ci fosse una crisi politica in Cina?
    Che rapporto c’è fra il tasso di sviluppo economico e i tassi di interesse?
    A me può far vedere tutte i grafici che vuole, li adoro, anche se a volte non li capisco. Primo o poi farò delle domande in proposito.

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    • lamberto aliberti

      lamberto aliberti

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      Come dicevo prima, il mio programma prevede un’analisi delle tendenze, con un capitolo ancora. Un successivo, se il mio cortese ospite sarà d’accordo sui modelli di sviluppo. anticipo: l’unico originale è la Cina. Quindi vorrei introdurre i cosiddetti incidents: 1) politici, populismi e Trump, con conseguente crisi europea, ambientali, demografici, ecc. Ad una crisi poltica in Cina non avevo pensato, ma sulla Cina si lavoraerà a parte. mi dice solo cosa glielo fa pensare?

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    Roberto B.

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    Ho solo una domanda.
    Proprio a Davos, da molti richiamato in queste stesse pagine, è stato detto che oggi al mondo ci sono 8 soggetti che da soli assommano tanta ricchezza quanto la metà dell’intera popolazione mondiale, calcolata a circa 3.8 miliardi di persone.
    Solo 6-7 anni fa, questi soggetti erano circa 370.
    Se volessi cercare traccia di questa notiziola nei grafici, dove dovrei guardare?

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    • lamberto aliberti

      lamberto aliberti

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      La sua cortesia mi fa venir voglia di tornare ad occuparmi di ineguaglianze. Qui però mi occupo dei modelli di sviluppo. E ho paura di scoprire che le ineguaglianze favoriscono la crescita, alla faccia dell’etica.

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        Roberto B.

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        Si ma alla fine la famosa questione del pollo a testa è più viva che mai.
        Solo che oggi i numeri sono cambiati, e di parecchio direi: invece dei due polli che uno mangia e l’altro, rimasto a digiuno, viene comunque accreditato di aver mangiato, ora abbiamo un soggetto che se ne mangia 100 e l’altro che rimane ancora a digiuno.
        A parte i volatili, ci sarebbe anche da mettersi d’accordo su cosa si debba intendere per “ricchezza”, considerando quanta parte del denaro sia del tutto virtuale, conservato non nei caveau delle banche, ma nei loro archivi elettronici.
        E’ “ricchezza” anche quella dei derivati? O di quegli altri strumenti finanziari farlocchi che non hanno alcun aggancio con l’economia reale?
        A Lei, dott. Aliberti, dare un senso che renda comprensibili i numeri e la loro rappresentazione grafica.
        Non credo sia corretto fare paragoni e mettere assieme realtà assolutamente non paragonabili: se metto in relazione le condizioni di vita dell’indigeno della tribù sperduta nell’Amazzonia profonda con quelle del newyorchese, che operazione sto facendo ed a cosa mi servirà?

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    Riccardo M

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    Mi chiedo a cosa servano questi articoli, grafici ed estrapolazioni se non è neppure menzionata l’enorme disuguaglianza di ricchezza esistente oggi e la sua concentrazione in pochissime mani.

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    • lamberto aliberti

      lamberto aliberti

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      Di ineguaglianze io mi sono occupato parecchi anni fa e molto è uscito su questo sito. Metto in programma una volta esaurito il filone.

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    vinicio giuseppin

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    Anche questo articolo è assai esplicativo e le didascalie chiariscono i concetti degli assi cartesiani,Ma io penso che ci voglia anche qualche regressione proiettata nel tempo poichè la crescita non potrà ,per ragioni fisiologiche,fisiche ,oggettive e quindi matematiche ,essere costantemente una linea progressiva con interruzioni qua e là prima di riprendere una corsa verso l’alto o il basso del piano cartesiano.
    Ora ,dopo il discorso di Trump e se egli vi terrà fede anche al 50% ,la macroeconomia mondiale conoscerà degli intoppi prima di accentuare delle relazioni di macroaree regionali . Forse il libero scambio conoscerà un periodo più controllato e gli Stati dovranno fare i propri interessi con dei partner selezionati,possibilmente della stessa area geografica o di garnde affinità ideologica. Buh..

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    • lamberto aliberti

      lamberto aliberti

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      Non credo per niente, come Lei, che il mondo prosegua con traiettorie tendenziali. Ma ho intenzioni di ovviarvi, perché applico lo stesso modus operandi che uso per le strategie d’impresa: prima le tendenze, oltretutto ottenibili con semplici regressioni, successivamente quanto chiamiamo gli incidents, cioè misura dell’impatto di fattori riconoscibili – anche no, se si vuole. Un esempio: Trump e i populismi, nonché altro, richiamato prima. Vi applichiamo però un modello di tipo sistemico, assai più complesso. La fase è in programma da fine mese in poi. Spero che qualcosa possa essere ospitato su questo sito, comunque chi è interessato potrà leggerci sul nostro: http://www.dextproject. com e soprattutto potrà proporre ipotesi di incidents. Noi siamo disposti a simulare tutto.

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    Anita

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    Ho letto che il mondo è indebitato per 54 volte il suo pil reale. La Deutche Bank ha in pancia derivati marci per decine di volte il suo pil. Ma questa roba è aggiustabile —nel senso di eliminabile — e se non lo è che implicazioni può avere sull’economia reale mondiale ? La bolla della Lehman ha provocato un disastro in mezzo mondo….e mi è sembrato di capire che è poca roba rispetto alla “bomba” Deutche Bank che se esplodesse , mi par di capire, trascinerebbe l’Europa e il mondo nell’abisso, travolgendo l’economia reale. Hanno fondamento i miei timori, o sono tecnicamente bypassabili /risolvibili ?

    Alla fine dell’articolo lei dice:
    “…Ciò premesso, non è azzardato affermare che l’economia mondiale godrà di un quinquennio di discreta salute, sottolineo discreta, dunque non euforica, ma neanche depressa…”

    Io qua e là nell web ogni tanto — anzi sempre più in crescendo — sento opinioni non proprio rosee per il futuro , anche da parte di economisti qualificati.

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