Aldo Giannuli
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Commenti (6)

  • ivo

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    “dalla presenza di una destra rozza, razzista, inespressiva nella sua violenza verbale quotidiana”

    non so perche’ ma questa frase mi ha fatto venire subito in mente Gasparri…

  • Giovanni Talpone

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    Sono abbastanza d’accordo con Franco Astengo tranne per il paragrafo che inizia con “Un nuovo soggetto della sinistra…” che non ho capito molto cosa significa.
    Aggiungo di mio che questo nuovo soggetto della sx dovrebbe affrontare un tema che è incomprensibile agli attuali dirigenti della sx e purtroppo anche a molti dei non molti militanti sopravissuti: la “militanza specialistica”.
    Oggi per intervenire su qualsiasi tema o problema (per esempio come RSU o RLS in azienda, ma anche sui territori sulle tematiche ambientali, etniche, urbanistiche, dei trasporti ecc.) è necessario molto lavoro di documentazione, di formazione, di autoformazione e di discussione con persone al di sopra di una soglia minima di competenza. I partiti della sx preferiscono il militante generico tradizionale (è più gestibile e “contabile”) e non incoraggiano certo questa possibile figura di militante. Il risultato è lo spostamento delle forze migliori verso associazioni come Lega Ambiente, Amnesty, Emergency ecc. che invece sono strutturalmente focalizzate su temi precisi e riescono a dare alla militanza un senso progettuale e anche di crescita personale, cosa che l’organizzazione “per chiaccheroni” dei partiti non può dare. Bisognerebbe partire da qualche esperienza esemplare, perchè gli attuali dirigenti sono strutturalmente incapaci di capire questo problema: oltre a provenire spesso dalla deleteria cultura anni ’70 del “siamo tutti nati imparati” (sembra incredibile, ma con questa motivazione il PDUP rifiutò sempre di creare una scuola quadri), tali dirigenti concepiscono lo specialista come una figura semmai al LORO servizio (qualora diventassero amministratori o responsabili di qualcosa), non come qualcuno che lavora quotidianamente con gruppi di militanti (anche remoti, grazie a internet) focalizzati su di un tema specifico. E che vogliono farlo in modo serio ed efficace.
    Questo modo disastroso di gestire le competenze, le energie e l’impegno dei militanti lo si riscontra facilmente guardando al tesseramento (si chiede per esempio la data di nascita e il sesso ma non cosa si vuole e cosa si è in grado di fare per l’organizzazione) e i siti (che sono poco più di agenzie di stampa e distributori di manifesti e volantini, e non certo laboratori, risorse informative, archivi, strumenti di formazione a distanza, facilitatori di collaborazioni reticolari, come pure potenzialmente e tecnicamente potrebbero essere. Unico controesempio che conosco, anche molto confuso e pasticciato, “Le fabbriche di Nichi”, create in occasione della campagna elettorale di Vendola in Puglia).

  • Angelo

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    Fai un discorso vecchio inconcludente antimoderno. Vecchio perchè andava bene negli anni 50; inconcludente perchè non proponi nulla di concreto nè idee nè emozioni; antimoderno perchè no tieni conto della globalizzazione della fine della guerra fredda della sconfitta della socialdemocrazia dei mass media delle nuove esigenze dell’individuo. Basta una espressione per evidenziare tutto ciò: usi “soggettività politica” che era dal film di “la classe operaia va in paradiso” che non ascoltavo più. Siete voi sinistra vintage insieme ai pentiti di ex sinsitra la vera palla al piede del cambiamento. Vendola è nella modernità.

  • Maurizio Melandri

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    Mah! Soggetto politico di massa? E su che basi? Non condivido quanto dice Astengo,perché per essere così di massa come dice Duverger dovremmo inglobare il PD che non definirei di sinistra, ma, casomai, liberista moderato. Mia opinione, ovviamente.
    Con il compagno Talpone mi piacerebbe discutere di cosa intende per formazione. Una scuola quadri non la vedo bene e d’altronde se si vuole leggere il “Capitale” un po’ di economia la si deve per forza masticare. Agiungerei che oggi si viaggia tutti a vista e trovare qualcuno che sappia insegnare agli altri cose corrette…lo vedo utopico.

  • Giovanni Talpone

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    Intervengo ancora perchè mi sembra che non essere stato chiaro utilizzando l’espressione non particolarmente affascinante di “militanza specialistica”.
    In un tempo molto breve siamo passati dalla difficoltà di informarci per mancanza di informazioni (e chi era adulto prima dell’era internet capisce benissimo cosa intendo) alla difficoltà di informarci per “eccesso” di informazioni. A mio parere, quello che ci mancano sono strutture credibili, efficaci e democraticamente controllabili che ci aiutino a fare delle scelte in aree in cui ciascuno di noi può non essere (e quasi sempre non è)uno specialista. Porto un esempio banale: il commercio equo e solidale (è solo un esempio, avrei potuto scegliere la banca etica, la banca del tempo, la fiom, emergency, il software libero…). E’ realmente utile per tutelare i diritti dei produttori? O è solo una sigla simpatica che copre una nicchia di mercato come qualsiasi altra? Ha commesso degli errori? Quali? Può essere migliorato? Come? La qualità dei suoi prodotti è di livello accettabile? Val la pena di sostenerlo? Eccetera. Ora, se giro in internet con queste domande in testa, effettivamente trovo delle risposte. Purtroppo le trovo TUTTE: sì, no, forse ieri, magari domani, però al contempo, pagina non accessibile, fatti i cazzi tuoi… e così via. Abbiamo sempre più bisogno di organizzazioni democratiche credibili che ci informino in modo sintetico ed efficace e a cui noi possiamo contribuire per le aree in cui possiamo portare competenze significative. Una di queste organizzazioni può essere un Partito Comunista che si attrezzi per muoversi e fare politica in modo efficace ANCHE nell’infosfera. (Che poi non sarebbe altro che la politica di egemonia culturale di Gramsci da proseguire in un nuovo contesto e con nuovi strumenti.) Il salto di qualità sarebbe riuscire a organizzare il “general intellect” dei militanti (una specie di wikipedia un po’ più strutturata, tanto per capirci) e non puntare soltanto sull’intervento estemporaneo dell’intellettuale di prestigio.
    Per concludere, porto qualche esempio delle competenze che il “militante specialistico” dovrebbe farsi per poter intervenire in modo credibile ed efficace in alcune aree:
    1) Amministrazioni locali: sapere leggere ed interpretare una direttiva europea, una legge nazionale o regionale, un bilancio comunale, un piano regolatore, una valutazione di impatto ambientale…
    2) Lavoro sindacale e politico in azienda: saper leggere ed interpretare lo Statuto dei Lavoratori, il Contratto Collettivo Nazionale di riferimento, la contrattazione di II livello, le principale sentenze giuslavoristiche, il bilancio aziendale, la certificazione ISO 9000 e il suo legame con l’organizzazione del lavoro, il ruolo dei Rappresentanti dei Lavoratori della Sicurezza…
    3) Poi ci sono le competenze trasversali: la capacità di organizzare un gruppo di studio, di redigere un verbale o una relazione, la conoscenza di almeno una lingua straniera per tenere i contatti internazionali (inclusa la conoscenza della microlingua politica e di settore), la capacità di utilizzare un foglio di calcolo per elaborare dati, la competenza di base per progettare un questionario e presentare i risultati, la capacità di leggere la struttura concettuale di un sito internet e di proporre miglioramenti, una preparazione di base di antropologia culturale per facilitare il dialogo interetnico…

    Naturalmente non si può fare e saper fare tutto, ma il partito dovrebbe essere ANCHE una scuola di queste competenze. E questa possibilità potrebbe essere una delle motivazioni per una nuova militanza politica.

  • Carlo

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    L’analisi di Astrengo è condivisibile, il suo programma d’azione meno, essendo -a mio avviso- impraticabile.
    Astrengo sa, e lo scrive, che il tessuto sociale è ormai in decomposizione e disinformato e instupidito dai media, paralizzato dalla paura, eppure pretende che possa comprendere (a patto che ci siano quadri in grado di spiegarglielo) un programma politico così raffinato, apprezzare i suoi punti qualificanti: rappresentanza proporzionale e rifiuto del personalismo.
    Insomma Astrengo pretende dagli sfruttati quella lucidità politica che riconosce essersi persa in trent’anni di arretramento di diritti e conquiste sociali. Ma se sarà possibile fare questo miracolo bisognerà chiamare a raccolta (o all’ ascolto)questa massa dispersa (che non è più nei partiti, nè nel sindacato), ma dove e come?
    Io non apprezzo particolarmente il Vendola-politico ma credo che possa funzionare da segnale di allarme, da richiamo per la riscossa, da bandiera agitata sulla ressa del campo di battaglia tra dispersi che si raggruppano di nuovo. Ho molte perplessità sulla possibilità che incarni un programma di riforme sociali profonde, ma “sulla carta” dice di volerlo fare. Inchiodiamolo alle sue idee e obblighiamolo a realizzarle.
    E proviamo a costruire attorno a lui un nuovo ressemblemet di sinistra ,egualitario, democratico, proporzionale, intransigente. Potrà Vendola essere peggiore di chi lo sostiene?

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