Aldo Giannuli
Aldo Giannuli

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Commenti (9)

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    mirko g. s.

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    Può scrivere quello che le pare è talmente un casino che non ci si capirebbe un piffero ugualmente professore. Mi sto quasi convertendo al proporzionale, spero Duverger non si rivolti nella fossa (puro però, senza soglie).

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    Brugial

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    E’ vero che ciò che conta è il testo sottoposto a Referendum (e non citerò lo spacchettamento visto che le nostre personali posizioni sul punto sono inconciliabili), ma quello che ancora si può fare, e mi pare che lo stiano considerando, è modificare la legge elettorale

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    Allora ditelo

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    Rendetevi conto dell’ipocrisia della propaganda fatta per legittimare un meschino artificio per aggirare i quorum connessi a varie deliberazioni tarati per leggi elettorali non disproporzionali (voto eguale, interpretando alla lettera).

    Ache pro fare leggi elettorali che aggirano la stragrande maggioranza dei quorum se poi li si innalzano tutti?

    In ogni caso anche l’innalzamento di uno solo dei quorum rispetto alle soglie originariamente previste risulta un modo per blindare implicitamente leggi elettorali disproporzionali senza stabilirlo esplicitamente in Costituzione.

    I padri costituenti avrebbero dovuto stabilire la garanzia costituzionale che nessuna legge elettorale avrebbe potuto artificiosamente aggirare i quorum previsti incidendo in modo rilevante sulla composizione delle Camere per soprarappresentare alcuni gruppi a sfavore di altri.

    È possibile inserire previsione costituzionale che garantisca che i quorum siano fissati relativamente alla disproporzionalità delle leggi elettorali, secondo modalità delegate a legge costituzionale, per vanificare sovra-rappresentazioni.

    Ciò non correggerebbe gli handicap artificiosi a scapito di alcune minoranze né eliminerebbe la perdita di voti dovuta a soglie di sbarramento esplicite ed implicite.

    Ma sarebbe certamente un approccio più permissivo del rapportare le percentuali a quelle effettive dell’elettorato totale invece che a quelle dei soli votanti.

    Se il voto non è obbligatorio, nonostante sia un dovere costituzionalmente previsto, non è detto che l’astensione debba alterare pesantemente la rappresentatività delle decisioni.

    L’obbligatorietà è stata aggirata nel 1993 tramite abrogazione in pendant con legge elettorale maggioritaria, quando i politologi hanno spesso osservato che le leggi maggioritarie causino incremento dell’astensione.

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    Gisella Bottoli

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    Sottolineo un aspetto: mentre dal 4° scrutinio si parla di maggioranza “dei tre quidi dell’ASSEMBLEA”, dal 7° scrutinio è sufficiente “la maggioranza dei tre quinti dei VOTANTI” .

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    Piero

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    Per terminare le polemiche circa la (in)comprensibilità della nuova Costituzione, forse il nostro Caro Leader ne proporrà una nuova versione, semplice semplice e comprensibile da tutti:
    art. 1) Qui comando io.
    art. 2) Qui comando SOLO io.
    art. 3) Per qualsiasi dubbio circa il dettato della Costituzione, vedere il testo degli art. 1 e 2.

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    bruno

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    Non è neanche nuovo il bizantinismo insito nella “riforma” che andrà confermata o meno. Come sempre, il legislatore italiano, lascia aperte fessure, finestre e persino porte a possibili, discutibili, opportunistiche interpretazioni. Il Presidente della Repubblica nel ns sistema Parlamentare, dovrebbe essere eletto a larghissima maggioranza, quando non possibile l’unanimità, per metterlo a riparo dei colpi di mano faziosi. Cossiga e Napolitano, per ragioni diverse, ma neanche tanto, dovevano essere inquisiti. Entrambi si sono comportati “anti” qualcuno o qualcosa, cosa che non competeva loro.

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    Giuseppe

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    Premetto che quelli ipotizzati mi sembrano scenari apocalittici piuttosto improbabili. Uno scontro partito di maggioranza/Presidente della Repubblica è sicuramente possibile (è già successo…), ma che si arrivi a reciproci atti gravi quale la messa in stato di accusa o lo scioglimento anticipato, esclusivamente come armi di scontro politico fra istituzioni, mi pare alquanto difficile. In ogni caso, sarà la Corte Costituzionale a dover giudicare il Presidente della Repubblica e non è affatto detto che (in una situazione di aperto conflitto quale quella che si ipotizza) quest’ultimo debba per forza dimettersi, dal momento che non c’è nessuna norma che lo obbliga e si tratta unicamente di una questione politico/istituzionale.

    Aggiungo alcune considerazioni.

    La nuova Camera avrà questo potere nei confronti del Presidente, il quale però ha il potere di sciogliere la Camera. Se mancasse il primo, non si correrebbe il rischio contrario di una Camera completamente ostaggio del Presidente che ne potrebbe disporre a piacimento?
    Inoltre, l’eventuale messa in stato d’accusa non impedisce lo scioglimento della Camera. Non mi sembra, infatti, che nessuna norma preveda un qualche limite in tal senso. Quindi l'”arma” più potente mi pare comunque in mano al Presidente.

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    Allora ditelo

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    Il PdR doveva rappresentare l’Unità nazionale e dunque il bacino per l’elezione di secondo livello è stato esteso oltre le Camere per includere le Istituzioni regionali nonostante il Senato fosse già «eletto a base regionale» .

    http://www.sapere.it/sapere/strumenti/studiafacile/diritto/Diritto-costituzionale/Gli-organi-dello-Stato/Il-presidente-della-Repubblica.html

    La composizione delle assemblee regionali non era stata forzatamente sincronizzata alle altre ed anzi, con la previsione di un Senato della durata di sei anni, era stato _impedito_ “consapevolmente” che le assemblee venissero rinnovate contemporaneamente.

    Un progetto che richiedeva rappresentati politici in grado di mediare e cooperare per la formazione di maggioranze ed aveva la funzione di contrappeso creando una certa inerzia conto l’alternanza per garantire continuità.

    Il che significava che per avere un potere decisionale esteso in più assemblee sarebbe stato necessario mantenere il consenso più a lungo di una singola scadenza elettorale.

    Ciò è quanto di più lontano dalla tendenza al monocolore odierna degli election day (tranne per scomodi referendum, lì non è “necessario” risparmiare 😛 )

    Il potere di scioglimento delle Camere è stato inizialmente esercitato per parificare la durata del mandato del senato a quella della camera prima di revisione costituzionale che parificasse le durate.

    Del potere di scioglimento esistono tre interpretazioni ma in ogni caso necessita di controfirma del Presidente del Consiglio (cfr. irresponsabilità presidenziale Art 89 Cost. e Lesa prerogativa della irresponsabilità del Presidente della Repubblica , Articolo 279 codice penale abrogato da L 24/2/2006 n. 85.)

    Giacché il Parlamento era inteso come GOVERNO, la stabilità delle legislature è sempre stata la priorità contro l’opportunismo di chi chiedeva elezioni anticipate.

    Il potere di scioglimento non era verosimilmente inteso come prerogativa delle maggioranze contingenti che avrebbero potuto esercitarlo in modo di avvantaggiarsene. (una delle “interpretazioni” di tale potere lo reputa a prerogativa del Presidente del Consiglio relegando il PdR a ruolo passivo come per le nomine a PdC dei leader di coalizione “inventati” nelle leggi elettorali a partire dal 1993)

    Circa la L 24/2/2006 n. 85 essa ha parzialmente abrogato il reato di attentato alla Costituzione limitandolo agli atti violenti.

    In questa legislatura si è avuta la “proposta” di una deroga all’art 138 e c’è da chiedersi cosa mai salvaguardi penalmente contro tali approcci “innovativi” qualora vengano messi in pratica senza spada ma con penna e calamaio.

    Circa lo stato d’accusa conto reato di attentato alla Costituzione, secondo alcune interpretazioni, esso non si limiterebbe al 283 del codice penale se applicato al Presidente della Repubblica ma i dettagli di tale accezione mi eludono.

    In ogni caso ho appreso con sorpresa che l’autodichia delle camere consenta di interferire in attività istruttorie contro il reato di attentato ad organi istituzionali.

    L’autodichia delle camere non sembra tuttavia possa rendere possibili deroghe ad eventuali imputazioni di violenza privata (A quando è dato capire per 379/1996 CC sui pianisti).

    Ma nei luoghi ove era prevista l’espressione del “metodo democratico” non certo si deve certo ricorrere al codice penale per scoraggiare comportamenti non idonei neanche all’interno delle associazioni di persone.

    Ma nel caso ciò avvenga la maggioranza parlamentare sindacherà sui comportamenti dei membri di maggioranza o della minoranza (oltre a quelli del Presidente della Repubblica)

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    Ercole

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    Giannuli ha ragione: le proposte di nuova legge elettorale e di revisione della costituzione sono dei ‘porcellum’ al quadrato. Il tutto proposto da un personaggio che non si è candidato a lider di coalizione o almeno a deputato. Questi sono i risultati delle distorsioni dei vari sistemi elettorali ‘maggioritari’ o con ‘premio di coalizione’ con i quali si vota dal 1994. Sarebbe bastato andare avanti con il proporzionale e uno sbarramento al 4% per migliorare la governabilità, e tagliando 2/3 di deputati e senatori per risparmiare: ora avremmo 200 deputati, 100 senatori, niente senatori ‘a vita’ e un governo molto più equilibrato 🙂

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