Aldo Giannuli
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Commenti (4)

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    mirko g. s.

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    Articolo molto interessante che secondo me meriterebbe ulteriori approfondimenti. Buona giornata.

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    Giovanni Talpone

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    Sono contento che qualcuno più autorevole di me riprenda questo tema: quando ci provai io, una ventina di anni fa (all’inizio dell’esperienza di Rifondazione Comunista), incontrai solo muri. Comunque, trassi l’impressione che l’ostilità al non-statale (oltre che da ovvie ragioni di difesa della propria seggiola) nascesse da una lettura, ahimè forse non infondata, di Marx, per cui l’economia capitalistica è il regno dell’incertezza, dell’azzardo, del caos: il padrone è anche l’irresponsabile che, cercarndo nuovi modi per fare profitti, rischia ogni momento la bancarotta e il licenziamento degli operai ecc. ecc. Il mondo dello Stato è il mondo della certezza ope legis, per cui è la cosa più simile al paradiso economico socialista in cui tutto è perfettamente calcolato e pianificato da puri tecnici al servizio del benessere del popolo. In questa concezione non vi è posto per un'”imprenditoria pubblica e democratica”, perchè non si accetta l’idea che la sfera dell’economia non sia strutturalmente un sistema a informazione completa, e che per innovare, anche con le migliori intenzioni del mondo, bisogni accettare un margine di rischio. (In questo modo, questa generazione di militanti e di funzionari della Sinistra si è pensata come progressista se non rivoluzionaria, ma è stata in realtà grigiamente conservatrice dello stato di cose esistente).

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    Riccardo

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    Sottoscrivo anche le virgole, ed aggiungo che la sinistra italiana (ma anche gran parte di quella europea) non ha, ad oggi, le capacità per immaginare il superamento del paradigma statalista, in termini di cultura ed idee. Neppure nel M5S, le cui posizioni sono a metà strada tra il miglioramento dell’attuale (ma senza entrare in dettagli) e la svendita tout court ai privati. Ovvero, qualcuno le ha, queste capacità, ma viene sistematicamente ignorato e messo in condizione di non nuocere.

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    Marco

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    Assodato che proprietà pubblica e proprietà statale non sono la stessa cosa, resta il fatto che nel nostro ordinamento giuridico la proprietà è o statale o privata (associazioni, aziende fondazioni etc etc etc… sempre di proprietà privata si tratta). Non è il caso discutere di che università vogliamo e poi di quale sia l’assetto proprietario, il modello di governance, la fonte di finanziamento etc. etc. migliore per realizzarla?

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