Aldo Giannuli
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Commenti (16)

  • Valerio

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    L’entropia. Perbacco, l’entropia!

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  • Paolo

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    Lo ho letto di un fiato con interesse crescente man mano che leggevo . Articolo /fotografia geopolitica INTERESSANTISSIMO. Veramente un bel articolo.

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    • Amedeo Maddaluno

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      Grazie infinite!

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  • napalm51

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    il caos è solo percepito, e gli scontri militari sono ammessi solo dove non può esistere espansione tecnologica. Se volessero spandere i territori di conquista si preoccuperebbero di re-imboscare i deserti come il Sahara, invece i deserti aumentano sia di esempio la California. La velocità che produce il processo tecnologico è tale, che la scelta di scaricare i costi sul lavoro trova l’inersia sociale e sindacale, come ammissione di uno status quo. Nel Minotauro di Varoufakis, il sistema descritto può solo entrare in crisi dall’incapacità di mutare del sistema. Il sistema di oligarchie attuale può scontrarsi, ma non incrinare il percorso evolutivo che introduce modelli di schiavismo nel sistema agricolo del agro pontino con manovalanza sikh come ricerche è prodotti di alta tecnologia che la massa utilizza prevalentemente per messaggini, fare foto, telefonare, giochi.

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    • Amedeo Maddaluno

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      Lei mette giustamente in conto le contraddizioni presenti in ogni sistema capitalistico – che meriterebbero e meritano criteri di studio marxisti non presenti nel mio pezzo.

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    • napalm51

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      Io non parlerei di contraddizioni, ma di soluzione diverse del sistema. Delle quali alcune vanno rimosse perché inefficienti o superate. L’automazione fa scomparire l’operaio massa e ridisegna l’industria, la città, la società. C’è da capire se i sikh schiavizzati sono più redditizi di una azienda agricola con serre, trattori, droni, agronomi che produce ciclicamente; i costi di sicurezza fisica delle strutture e sociali delle persone. Le società contemporanee progettano studi di fattibilità decennali si guardi al progetto del sole come lente gravitazionale , sembra una follia per quando si vedranno i risultati, eppure sono tutti tipi di studi che vengono finanziati, progetti a lunga scadenza che prefigurano modelli di stabilità.

      Concordo con lo spirito del pezzo, solo che non credo che esista caos sopra tutto in medio oriente e solo che non conosciamo le variabili in gioco. Né che i sistemi oligarchici che sono in trasformazione siano in declino stanno solo riaggiustando il tiro: mollare le energie fossili per le rinnovabili. Il marxismo e i loro associati politici hanno peccato di immobilità lasciando realizzare la precarizzazione del lavoro.

      La mia è solo una argomentazione a valutare in modo diverso le dinamiche attuali.

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  • Amedeo Maddaluno

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    Grazie infinite!

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  • Lorenzo

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    Articolo interessante e ben scritto, che mi ha fatto venir voglia di leggere il suo “Caos globale” (a proposito perché non è disponibile su Kindle?).

    Alle considerazioni esposte sui fattori di decadenza statunitense aggiungerei la globalizzazione, che ha visto le demoplutocrazie dissanguare la propria base manifatturiera e (in parte) tecnologica a vantaggio dei potenziali concorrenti: un fenomeno non isolato nell’ambito delle repubbliche mercantili, analogo a quanto accaduto a Pisa fra il Tre- e il Quattrocento col dislocamento delle manifatture ad alto valore aggiunto in direzione di Firenze. L’impero talassocratico statunitense ha massimizzato la propria estensione diluendosi sui territori controllati e ha così indebolito in maniera decisiva il centro, essenziale (avverso le mitologie propalate dal pensiero economicista) per mantenere la solidità dell’insieme.

    Lei menziona il fenomeno dell’invasione extracomunitaria manipolata dalle élites plutocratiche per comprimere i costi del lavoro, e la pone giustamente in rapporto cogli effetti dissolutivi ch’essa generò in epoca romana e si appresta a generare oggi. Per valutarli correttamente sarebbe tuttavia essenziale aprirsi alla dimensione razziale del fenomeno (decisiva anche per comprendere la formazione dell’etica del lavoro calvinista cui rinviano gli economicisti), un versante totalmente ignorato nei dibattiti.

    Concludo segnalandoLe un paio di spunti di riflessione: primo, il ruolo preminente giocato dall’internazionale giudaica (che controlla larga parte del sistema finanziario e mediatico imperiale) nel promuoverne il venticinquennale ciclo di guerre mediorientali (tutti i neoconservatives sono ebrei) onde sgombrare il terreno allo stato di Israele; secondo, quanto la residua tenuta statunitense sia dovuta al fatto che nessuno dei suoi contendenti, in quest’epoca di sentire economicista, ha veramente interesse a chiamargli le carte, consapevoli della sua identificazione coll’apparato infrastrutturale e mediatico globale e delle conseguenze dissolutive connaturate a un suo eventuale tracollo.

    Cordialità.

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  • Venceslao di Spilimbergo

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    Buonasera Esimio signor Maddaluno
    Mi permetta di rivolgerle le più vive congratulazioni per lo splendido articolo offertoci. Sono assolutamente d’accordo con Lei Esimio, in particolare per quanto concerne il contenuto del ultimo paragrafo: gli Stati Uniti sono e rimarranno ancora a lungo l’unico Impero globale… questo a prescindere dal gradimento degli altri popoli di questo pianeta e/o dal gradimento degli stessi cittadini Americani, sempre più provati da quella che, molto correttamente, l’ottimo Dario Fabbri aveva definito “fatica Imperiale” (di cui il Presidente Trump è la manifestazione ultima più evidente). Washington è destinata a rimanere la Superpotenza, senza reali e/o potenziali avversari al momento (la Cina è un gigante con i piedi di argilla, la Russia è condannata per sua stessa ammissione a oltre “100 anni di solitudine”, la cosiddetta Europa è una chimera realizzata su intervento d’Oltreoceano e oramai sempre più vicina a implodere)… eccetto forse il Giappone e la incognita storica del Messico… sino a quando le condizioni geopolitiche che hanno permesso a questo Paese di ergersi al di sopra degli altri non sussisteranno più. Solo a quel punto, venuto meno il contesto nel quale poter sopravvivere (e divenuto quindi insostenibile, non tanto economicamente quanto piuttosto socialmente, il costo della “Gloria Imperii”), gli USA entreranno nei libri di Storia assieme ad altri illustri predecessori. Nel frattempo non possiamo fare altro che assistere, de facto e talvolta pure de iure, impotenti allo svolgersi della cosiddetta “Pax Americana”… singolare pace che nel caso del Vicino Oriente, a seguito del ritiro volontario Nordamericano, si palesa come uno studiato e più volte scientificamente fomentato “caos controllato costante” (termine usato dal centro studi dello Stato Maggiore Russo). O nel caso qualcuno preferisse l’aulico Latino, si palesa come l’applicazione del sempre eterno principio del “divide et impera”!
    Congratulandomi nuovamente con Ella per questa preziosa analisi, la saluto augurandole ogni bene e una buona serata

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  • giuseppin vinicio

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    Articolo condivisibile,anche se è semplicistico concluderlo con un appello alla paura del caos se non si preserva così lo status quo,anche in lento declino.
    Penso anch’io che gli USA abbiano ancora una supremazia per ancora un lungo periodo poichè nessuno degli attuali contendenti vuol farsi avanti per tutelare l’attuale civiltà industriale e commerciale.Ad esempio,la cina non intende prudentemente sovraesporsi ; La Russia ,circoscritta nell’Euroasia,si sta rafforzando paradossalmente nella stessa area geografica e poltica.Non esistono oggi politiche imperiali:l’ultimo tantativo ideologico è stata la guerra preventiva di Busch per esportare la democrazia.Un tentativo velleitario perchè si è addossato tante critiche e non ha ,come sperato,incrementato in quei Paesi mediorientali il commercio e le aperture istituzionali conseguenti:stranamente era l’abbozzo di coniugare la visione culturale dell’economicismo accademico con quella dell” istituzionalismo.
    Perciò secondo me ci vuole ora un’attenzione più determinata alla riforma e alle regole di intervento delle Organizzazioni mondiali politiche ed economiche affinchè siano capaci di fare una rete nuova sia di interessi sia di costumi istituzionali ,per uscire dallo stalllo in cui ci troviamo.Meglio ho parlato di queste mie ipotesi in un saggio “Antropologia di un declino”-edizioni Europa(Roma).
    L’articolo è comunque una sintesi efficace ed opportuna della storia del pensiero politico-economico che ha guidato le potenze imperiali del mondo in questi ultimi due secoli.Per me ci vuole però un ulteriore salto di qualità ,come ho suggerito,altrimenti saremmo invischiati in una sterile lotta tra il conservatorismo,il sedicente elitismo e i vecchi e nuovi poveri globali,in un quadro di progressivo deterioramento di ogni istituzione democratica ed economica.

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  • M

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    Aggiungo, ai complimenti altrui, i miei più sentiti.
    Trovo interessante anche ciò che ha apportato (forse un po’ troppo concisamente) Napalm51. Per quanto ne so personalmente, la tecnologia giocherà un ruolo notevole nella decadenza dell’Ovest, perché l’innovazione che si sta sviluppando ad Est avrà uno spettro di applicazione più ampio di quella statunitense, ormai troppo concentrata al raggiungimento di megaprofitti su grandi numeri di individui, spesso solo temporaneamente plagiati, piuttosto che al soddisfacimento di bisogni concreti e duraturi. Inoltre l’accenno che Napalm51 fa sulla bonifica dei deserti non è affatto fuori luogo, perché Cina, CSI, India, Pakistan, Iran e Turchia avranno fra non più di 10 anni a disposizione per questa finalità un comparto di meccanica agraria ancora più efficiente degli attuali, ricavandone un volano di espansione demografica ed economica oggi inimmaginabile.
    Mi associo anche a Lorenzo, precisando che uno studio antropologico andrebbe fatto per poter meglio analizzare gli ultimi imperi, sebbene io sia stato sempre più propenso alle analisi economiche. Nel Medio Evo la Gran Bretagna dopo essere stata rinsanguata dall’ultima immigrazione (quella normanna seguiva ben altre cinque) ha iniziato la sua espansione invadendo la Francia e ben presto monopolizzando i traffici del Mare del Nord. Nonostante le parentesi marittime spagnola, olandese, anseatica, francese e russa, i britannici non hanno mai tollerato i concorrenti e alla prima occasione, con gli strumenti più subdoli, li hanno annichiliti (in questi termini non si è mai combattuto tra Genova e Venezia). Ciò a mio avviso è dipeso dai connotati genetici della popolazione britannica discendente, da troppo poche generazioni (vedi la terza legge di Mendel), da migranti avventurieri: generalmente chi emigra non ama la terra, non ama collaborare, e tendenzialmente compete fino alle estreme conseguenze, ho sparisci tu o vado via io. Negli Stati Uniti questa selezione è risultata doppia, in quanto popolati da migrazioni britanniche e più recentemente latino americane. Gli ebrei residenti negli USA (come quelli in Israele non di origine russa) sono addirittura immigrati discendenti da migrazioni plurime. In questi uomini il disprezzo per le aree rurali, l’asservimento dell’altro da sé o, in mancanza, la sua eliminazione sono categorie mentali frequenti. Se non è ancora chiaro il concetto, può essere utile riferirci agli zingari, che di continue migrazioni dall’Asia verso Ovest hanno caratterizzato la loro storia: non amano la terra ed integrarsi con le popolazioni che li tollerano, ma preferiscono vivere di espedienti ai loro danni, nonostante gli attriti e i disagi che ciò comporta.
    Farei quindi un pronostico sui meccanismi di decadenza degli Stati Uniti. Quando la necessità di prendere dollari, sia per procurarsi idrocarburi, sia in generale per convertire i saldi attivi commerciali presso il FMI (che guarda caso sono resi cronici dalla globalizzazione imposta dalla potenza talassocratica), verrà notevolmente ridotta grazie all’innovazione tecnologica asiatica e alla Vie della Seta terrestri, allora uno shock colpirà l’economia statunitense. Quello shock non sarà assorbito dalla popolazione ed inizieranno conflitti interni, a causa proprio delle sue peculiarità genetiche. Le popolazioni urbane tenderanno ad emigrare all’estero, pur avendo molta terra ancora da coltivare. Nelle campagne invece rimarranno coloro che, grazie alla terza legge di Mendel, avranno perduto certe caratteristiche e così le città torneranno ad esse popolate da meno abitanti, ma più collaborativi. In questo modo i geni della competizione si ridistribuiranno in altri Paesi e gli USA non saranno più invadenti. L’Onnipotente quando ha creato la genetica, ha pensato a tutto. Nel frattempo, si salvi chi può …

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  • Silvia

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    A proposito dell’Impero in declino c’è chi sostiene esattamente il contrario. E’ George Friedman che vede Polonia, Giappone, Turchia come Stati emergenti e Russia, Cina, Germania in declino.
    Putroppo in Italia i suoi libri non sono tradotti, ma se avete la pazienza di ascoltarlo in inglese diciamo che i suoi interventi sono certamente punti di vista originali e in un certo senso alternativi.
    Ha scritto anche libri Sul declino dell Europa vista come continente violento e diviso.
    Ecco un suo intervento sulla guerra a Budapest…https://www.youtube.com/watch?v=kwnPgscg0vU

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  • Quasiscrive

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    Bell’articolo, bravo. Bello sarebbe anche stato un riferimento a Il Nomos della Terra.

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  • songanddanceman

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    Articolo/pezzo impeccabile , spiegato anche benissimo .
    Oltre tutto ho imparato/appreso un vocabolo/parola nuova : – potenza Talassocratica –
    Io conoscevo : “Plutocrazia ” .
    Ma non la ” Talassocrazia ” .
    In verità , leggendo su Wikipedia non è che ci ho capito molto .
    A “naso” mi sembra che gli USA ( in senso lato del termine “politica-economica-estera-interna ” ) sono più una Plutocrazia che una Talassocrazia …. ma tantè .

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  • Gaz

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    Nienge paura! IL prossimo presidente Usa sara’ Willy Coyote, un vero cartone animato! Altro. Che ciuffo biondo! Beep beep ha i gjorni contati.

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