Aldo Giannuli
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Commenti (14)

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    marcot

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    Buongiorno Prof. Giannuli,

    gli scenari 1 e 2 sono ormai inevitabili.

    Lo scenario 3 a mio avviso prevede una dicotomia. A) Una cosa è se vince militarmente il Donbass: i separatisti non hanno la voglia né la forza né l’obiettivo di conquistare Kiev; al massimo possono aspirare a conquistare Kharkiv (in cui si sono già verificati episodi di guerriglia) e Odessa. Non penso che puntino nemmeno a Dnipropetrovsk, che pure è a maggioranza russofona, perché militarmente imprendibile. Questa è la conseguenza della politica putiniana, che ha optato, dopo Euromaidan, di dividere la parte più orientale dell’Ucraina dal resto del paese, creando una specie di stato-cuscinetto con Kiev. Una scelta che ha fatto arrabbiare i nazionalisti russi, i quali considerano Kiev parte della Rus’, nonché sua culla natale. Pertanto, in caso della vittoria del Donbass, probabilmente la NATO non sentirebbe il bisogno di intervenire, evitandoci lo scenario 4.
    B) Qualora invece l’esercito di Kiev riuscisse a riconquistare Donetsk e Lugansk, in questo caso le probabilità di un intervento russo diretto crescerebbero, portandoci allo scenario 4.

    E’ possibile che lo scenario 4 regga invariato: è ciò che accadde negli anni ’50 con la guerra di Corea. Ma – come diceva Lei – la probabilità che si passi allo scenario successivo sarebbe a quel punto piuttosto alta.

    Gli scenari 5, 6, 7, 8 evolverebbero tutti ineluttabilmente in una guerra termonucleare totale. Né USA né Russia accetterebbero di essere bersagliati da bombe atomiche tattiche facendola passare liscia all’avversario. Le consiglio di fare come Raul Castro e convertirsi al cristianesimo, perché in questa eventualità tutto ciò che Le rimarrebbe da fare è la preghiera.

    Sull’Europa: la sudditanza neocolonialista dei governi europei è tale che non c’è pressione dell’opinione pubblica in grado di evitare che obbediscano a Washington come tante scimmiette ammaestrate.
    Saluti
    Marco

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    Junius

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    Mi permetto di suggerire che la crisi del ’73/’74 è stata una crisi “indotta” dagli amici di TeneroneDolcissimo, strumentalizzando lo shock petrolifero (è da lì che i comunisti traditori cominciarono a moralisteggiare di “austerità”): non era una “vera” crisi capitalistica, visto che si arrivava da decenni di benessere diffuso a causa delle politiche socialiste e keynesiane. Non era una crisi “dal lato della domanda”, era una crisi “dal lato dell’offerta” (non c’era petrolio), come nelle crisi medievali (si pensi alle “carestie”).

    La crisi attuale, come le altre citate nel post, sono le tipiche crisi del capitalismo liberale in cui i geni dell’economia liberista promuovono paradigmi che creano la stagnazione dei salari rispetto alla produttività, portando a quel disastro sociale che Marx chiamava “crisi da sovrapproduzione” per cui, un mezzo efficace per risolvere la crisi di domanda, piuttosto che redistribuire benessere e potere politico ai lavoratori/schiavi, era maglio agire “dal lato dell’offerta” distruggendo i mezzi di produzione tramite un conflitto bellico.

    A livello geopolitico sono assolutamente allineato con Mauro, che mi può correggere: gli angloamericani faranno di tutto per dimunuire di un bel po’ la popolazione terrestre cercando di finire di deframmentare tutte le entità statuali e nazionali che più o meno si autodeterminano e che sono più o meno sovrane. Il problema maggiore, infatti, sono i BRICS.

    L’obiettivo, a differenza del passato, è gestire anche il collasso ecologico e demografico, perseguendo una deindutrializzazione controllata vincolando le economie dal lato dell’offerta, non più solamente come da consuetudine anglosassone, ovvero tramite il controllo privato del credito, ma imponendo monopoli su tutte le risorse: monopoli che saranno al contempo giuridici (brevetti) ma anche “tecnici”, ovvero che avranno caratteristiche di “irreversibilità” per motivi “ingegneristici”. L’esempio tipo è il monopolio del “pane” tramite gli OGM.

    La vision angloamericana, di carattere “dionisiaco”, è di arrivare ad un ordine apparentemente caotico ma, al contempo, stabile nei rapporti di classe. Ovvero un feudalesimo 2.0 in cui ci sia un chiara gerarchia per il vassallaggio, in cui tutto viene privatizzato e le entità statali e territoriali saranno macroregioni che verranno gestite come corporation controllate da altre holding globalizzate.

    Quest’ordine “nietzschiano” attraverserà sconquassi periodici, e garantirà alla nuova aristocrazia privilegi dinastici e di libertà edonistica su tutta l’ecumene globale; gli schiavi saranno vincolati alla legge “malthusiana”.

    A contrapporsi a questa vision, vi è qualla “apollinea” russa, che, per tradizione propone la negazione dell’individualismo liberal-aristocratico, proponendo un modello statuale in cui l’individualismo dei “padroni” viene negato, favorendo un nuovo modello di totalitarismo, avulso dall’instabile ipocrisia occidentale, e motivato ad essere un “sociostatalismo” mobile a livello di “pseudo-classe”, ma, totalmente ingessato, e con vocazione all’eternità come da tradizione “cosmista”.

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    • Aldo Giannuli

      Aldo Giannuli

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      24 righe sono troppe

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        Junius

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        Mi scusi Professore, ho sbagliato blog.

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      benito

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      Innanzi tutto ringrazio il professore Giannuli per questa analisi lucida e razionale.
      A me sembra che lo scenario 3 sia gia’ in atto, gli USA non solo stanno rifornendo di armi letali il governo ucraino ma hanno deciso di partecipare non piu’ sotto copertura. Per questo ritengo che un conflitto importante sia molto probabile. Sta all’Europa salvarsi dichiarandosi neutrale. Non facciamoci illusioni sui governanti europei sono tutti piu’ o meno corrotti (non solo gli italiani) e in quanto tali ricattabili, e poi pensano solo alla loro carriera. Dobbiamo essere noi cittadini a chiedere subito l’uscita dalla nato. Personalmente sono disponibile a qualsiasi iniziativa in merito

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    cinico senese

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    La guerra USA per procura fatta in Ucraina è direttamente contro la Russia, in via indiretta contro la Cina e i BRICS, ma anche contro la Germania. Agli USA serve la guerra per mantenere il predominio sul mondo e il dollaro come riserva di valuta mondiale. Ma il ciclo storico si è spostato verso l’Asia.Non ci resterà che gridare: NO alla Guerra.
    Per approfondire:

    Cosa vuole Putin
    http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=14979

    Gli USA contro la Germania?
    http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=15042

    I progetti dell’Impero.
    http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=15012

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    Luigi

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    Si é dimenticato la fase N° 9 – Soccorso dell’ italia in aiuto ai vincitori del conflitto.

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    andrea z.

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    Sul sito dell’osservatorio internazionale Ossin viene riportata la notizia che nell’Agosto del 2013 un attacco missilistico della NATO contro la Siria è stato neutralizzato dal sistema russo antimissilistico dispiegato dalla flotta russa partita dalla Crimea.
    Lo smacco subito sarebbe stato uno dei motivi che avrebbero spinto gli USA a sostenere il colpo di Stato in Ucraina e a cercare di impadronirsi della Crimea.
    Crede che sia una ricostruzione realistica?

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      Mauro

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      Caro Andrea Z., Ella dice “lo smacco subito”. Tuttavia tenga conto che anche gli americani, se sono folli nella loro strategia di fondo (la megalomania è infatti una malattia mentale, per quanto di origine diabolica), tuttavia possono essere molto pragmatici nella tattica. Non fanno un costosissimo colpo di stato in Ucraina solo per uno smacco subito in Siria: lo smacco lo hanno incassato di malgrado e con altri sistemi hanno cercato di perseguire comunque i propri obbiettivi strategici in Medio Oriente (cioè la regolazione in dollari delle transazioni internazionali di idrocarburi).
      Tra gli obiettivi tattici c’è sicuramente il cambio di governo in Siria. Infatti, qualora Washington volesse ricattare l’Europa, non le basterebbe controllare Tel Aviv, ma dovrebbe anche poter gestire la politica estera di Damasco: la chiusura degli oleodotti siriani è infatti fondamentale per rendere efficace un’eventuale chiusura indiretta di Suez tramite un nuovo conflitto israelo-egiziano (da innescarsi ovviamente a Gaza). Inoltre gli oleodotti siriani farebbero risparmiare la circumnavigazione della penisola arabica alle petroliere statunitensi al fine ultimo di saccheggiare alla svelta il petrolio dai pozzi del kurdistan iracheno (per stivarlo in Texan). Oggi la superpotenza americana lo fa con Daesh attraverso la Turchia, suo malgrado perché diffida di poter controllare una nazione così grande quando la partita a scacchi est-ovest dovesse farsi più dura (come in effetti sta succedendo con il Turkstream).
      Vero è che “uno dei motivi” del colpo di stato a Kiev sta nel tentativo di minacciare un uovo nel paniere russo com’è la base navale di Sebastopoli. D’altra parte in Crimea la prontezza dei cittadini di lingua russa (che comunque rappresentano la stragrande maggioranza) a votare il referendum di adesione alla Russia sta a significare che a Mosca il piano di consolidamento delle basi militari nella strategica penisola era già pronto da un bel pezzo e contemplava anche la necessità di neutralizzare localmente gli effetti di un colpo di stato americano a Kiev. Altrettanto possiamo affermare che gli americani ne fossero a conoscenza e lo avessero messo nel conto della loro manovra, ora però essi hanno un pretesto per far eventualmente scoppiare una guerra tra Kiev e Mosca. Mosca a sua volta glielo ha dimezzato, perché, se da un lato ha tolto a Kiev l’accesso alle fabbriche di armi del Donbass, si rifiuta di annettere anche questa regione.
      Resta da chiarire quali siano gli altri motivi che hanno spinto gli USA a intervenire in Ucraina. Direi principalmente l’appetibilità internazionale del rublo a tutto discapito di quella del dollaro. Se l’Unione Doganale fra Bielorussia, Russia e Kazakistan dell’Ottobre 2011 (prevede il sigillo del container dal confine cinese a quello polacco o viceversa) diventerà operativa anche per il traffico ferroviario eurasiatico ultra-veloce di cui ho ampiamente scritto qui in passato, Europa e Cina avrebbero interesse allo scambio reciproco via terra di prodotti agricoli e industriali finiti da conguagliarsi in moneta russa, in quanto un eventuale surplus commerciale accumulato temporaneamente da uno dei due colossi sarebbe comunque spendibile nei “Paesi di mezzo” (ex-URSS) per comprarci idrocarburi ed una infinità di altre materie prime. Con quei soldi i russi potrebbero acquistare, a Occidente o a Oriente a seconda di dove tira aria più amica, semilavorati per l’industria militare, così da mantenere un forte esercito per il loro controllo esclusivo di pozzi e miniere e quindi adeguatamente alto il tasso di cambio con le altre due monete in gioco, appunto euro e yuan. D’altra parte i Russi potrebbero anche ripianare un eventuale squilibrio commerciale cronico tra Europa e Cina agevolando i prezzi al partner più debole e rincarandoli a quello più forte, cioè a quello che è riuscito a contenere di più i salari. Ciò comporterebbe anche una notevole influenza russa nella politica interna dei due colossi qualora questi volessero mantenere il loro reciproco cambio fisso.
      Questo nuovo equilibrio, che rappresentava il sogno degli ultimi due zar, è invece l’incubo che viceversa affliggeva i banchieri anglosassoni già più di cento anni fa, al punto che fomentarono niente di meno che la rivoluzione bolscevica. Stavolta però Mosca si sente le spalle più coperte di allora, soprattutto da Oriente, e dunque rimettere al Cremlino dei pupazzi manovrati dalla longa mano di Wall Street e London City potrebbe non riuscire più così facile.
      Resta infine da vedere cosa produrrà, anche in questo nuovo equilibrio basato sul rublo, l’avvento delle “tecnologie del gasolio sintetico”, che ridimensioneranno notevolmente il fabbisogno di idrocarburi prima in Cina e poi in Europa.

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    AM

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    Il punto 8 mi sembra cosi’ poco… strategico.
    Il Giappone che attacca la Cina… non e’ un puro suicidio?
    Chiedo lumi per il punto 8!

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      Mauro

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      Caro AM il Giappone attaccò la Cina già nel 1894-95 e vinse, ma il bottino dovette dividerlo con l’Occidente. Ci riprovò ancora più massicciamente nel 1937, senza tuttavia il consenso del proprio parlamento, ed il bottino (l’annichilimento dell’industria cinese) fu incassato innanzitutto dal mandante, la superpotenza americana, che dopo aver ridimensionato (con napam e atomiche) il suo stesso randello, gli concesse nel dopoguerra una supremazia industriale continentale, senza però mai perdere il controllo sui suoi traffici.
      Nelle due guerre del 1894 e del 1937 il rapporto tra la popolazione della Cina e quella Giapponese era di 5-6 a 1, oggi è divenuto di 11 a 1 e la Cina è un colosso politicamente alquanto più coeso e accorto di allora. Nè d’altro canto il Giappone è disposto a fare di nuovo da randello. Dunque sono mutate le condizioni di partenza. Peccato però che l’anglosassone è pervicace sulle sue vetuste megalomanie e proverà nuovamente a infinocchiare abbastanza giapponesi da poter sperare in un nuovo conflitto.

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        AM

        |

        Grazie mille per la risposta. Quindi possiamo parlare di un… “tentativo di induzione al suicidio”.
        Ovviamente il Giappone non ha gli attributi per imbarcarsi in una tale guerra a due, a meno che il nostro caro mondo non prendera’ una brutta-brutta strada da qui a pochi anni e le cattive compagnie non diventino ancora piu’ cattive…

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    alexfaro

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    Egregio Giannuli,purtroppo i punti 3 e 4 sono già superati dagli eventi,infatti già da alcune settimane sono presenti in Ucraina militari USA/UK,Canadesi e forse anche Polacchi con i Baltici(Estonia,Lettonia,Lituania)tra i quali ben 300 parà Statunitensi provenienti da Aviano(173^ Airborne brigade)x gli altri credo che arrivino direttamente dai loro paesi.
    C’é poi da dire che Washington ha stanziato parecchie centinaia di milioni di $ x rifornire l’esercito(E la guardia nazionale neonazista)Ucraino anche udite udite armamenti letali ma difensivi!
    E’ pur vero che anche i separatisti ricevono consistenti quantitativi di rifornimenti dalla Russia,carburante,viveri,munizioni,pezzi di ricambio ed equipaggiamenti vari,attraverso il cd”voentorg”,ma di militari Russi,intendendo reparti organici non ce ne é nemmeno l’ombra,a parte ovviamente i 4/5000 volontari che combattono nelle file delle milizie della repubblica di Novorussia.
    Infatti il web é pieno di siti o blog che documentano come i militari del Donbass si siano procurati la stragrande maggioranza dei mezzi corazzati,blindati,pezzi di artiglieria e veicoli,la cosa é semplice o li hanno ricevuti dai disertori Ucraini o li hanno catturati in combattimento,alla faccia di chi dice che siano i russi a darglieli,infatti se volete approfondire la questione andate su questo sito:
    http://lostarmour.info
    ovviamente con tanti altri che ora non mi ricordo.
    un saluto
    Alexfaro

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    andrea z.

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    Anche in Macedonia sta accadendo qualcosa che ricorda gli avvenimenti ucraini.
    La minoranza albanese è in rivolta e nella capitale 20.000 persone sono scese in piazza per protestare.
    In Macedonia dovrebbe passare il gasdotto Balkan Stream, che dovrebbe sostituire il progetto South Stream, bocciato dalla Bulgaria.
    Entrambi i gasdotti sono fortemente avversati dall’amministrazione americana, che evidentemente vuole tagliare ogni legame tra Russia e Europa.
    Il gasdotto Balkan Stream ha ricevuto, tra l’altro, l’assenso di Tsipras per il passaggio sul territorio greco.
    La politica americana sembra diventare ogni giorno più spregiudicata; fino a quando noi europei saremo costretti a seguirla, contro i nostri interessi?

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