Aldo Giannuli
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Commenti (33)

  • ilBuonPeppe

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    Manca una linea politica, manca un progetto di società, manca un programma organico, manca una classe dirigente, manca un’organizzazione. Cioè manca tutto quello che serve per fare un partito politico. E la cosa più grave è che mancano per una precisa volontà.
    Questa era la mia critica alla vigilia del primo V-day (è passato qualche anno) ed è ancora così. Purtroppo.

    • Riccardo M

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      Perfetto. Come smontare in quattro righe tutto il wishful thinking di Giannuli. Il quale ritorna saltuariamente a desiderare che il 5S diventi qualcosa che non è, né potrà mai essere, perchè non è un movimento o partito nato e pensato per governare, in questo bisogna essere chiari.

  • Allora ditelo

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    Legittimo desiderare di delegare la partecipazione a persone competenti, ma mentre porgiamo l’altra guancia al paradigma dei notabili che non possono limitarsi al “low-cost” non dimentichiamo che la stagnazione odierna dovrebbe essere dissipata impedendo che un sistema oligarchico “distragga” la cittadinanza dall’acquisizione di conoscenze che possano giovare al benessere individuale (e collettivo) anche se non approfondite fino a livello accademico.

    L’astensione al 50% sembrerebbe indicare una sorta di “learned helplessness” (incapacità appresa) che è quanto di più lontano dai benefici “dell’empowement delle comunità”.

    “Low cost” è un prezzo ancora troppo alto quando si parla di diritti inalienabili: non si nasce italiani per essere turlupinati da “privilegiati” ma per il «pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.»

    Il M5S degli esordi era senz’altro partecipato da attivisti che riconoscevano queste priorità e fornivano materiale didattico nei meetup: questo aspetto non andrebbe perso.

    Il tanfo delle liste chiuse sarebbe un fenomeno ben noto a tutti dunque nel valutate la credibilità degli allarmismi sul voto di preferenza (diffusi negli ultimi decenni mentre un noto partito a vocazione maggioritaria faceva allegramente le primarie) va rilevato che le “indebite ingerenze” genericamente temute possano essere ostacolate solo diminuendo l’astensione (cosa in cui le primarie rese “necessarie” dai maggioritari non riescono)

    Mentre l’astensione alle elezioni legittimanti si aggira oramai intorno al 50% (o più nelle regionali) nelle primarie generalmente sopravanza di molto tali valori (e sottolineo che è possibile calcolarli facilmente)

    Giusto per ricordare il latte passato sotto i ponti segnalo le innovazioni del progetto (di attivisti m5s) parelon che presupponeva progettualmente una corrispondente diffusione territoriale con “cittadini incaricati alla verifica fisica degli utenti, e per la consegna dei token fisici di sicurezza”.

    Circa le questioni perimenti alle “associazioni non riconosciute” secondo un parere tecnico-giuridico “low cost” sarebbe possibile costituirle in modo che ai soci non sia negato l’accesso alla lista degli iscritti.

    • Allora ditelo

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      Ah, dimenticavo.
      Si spera che il M5S non sia compiacente verso le distorsioni dei maggioritari (e leggi non puramente proporzionali) che tuttora inquinano questo paese.

      La democrazia di massa prevede l’istituzionalizzazione dell confronto politico e riconosce il pluralismo politico come condizione naturale delle società democratiche.

      I maggioritari sono forme di censura dissimulata forieri di malcontento sociale (proprio perché ostacolano il pluralismo rappresentativo nelle istituzioni).

      È vero che la sovranità popolare sia un ideale astratto dal quale non è possibile derivare una volontà univoca (come se fosse un “programma”): è proprio per questo si è affermata la necessità di una sede istituzionale ove si pervenisse ad un consenso sovraordinato rispetto alle “parti” (idealmente il consenso più ampio possibile).

      Il referendum abrogativo (che ultimamente è incorso in interpretazioni restrittive) serviva da monito e da impegno verso un approccio quanto il più possibile lontano da una deriva autoreferenziale che si vuole celare dietro l’artificio della governabilità (non rappresentativa)

    • Giuseppe Gatto

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      Analisi impeccabile, nel mio piccolo lo vado ribadendo da tempo – sia agli amici Cinque Stelle del mio Paese sia sul Forum del Movimento (beccandomi insulti di ogni tipo…) – che senza organizzazione e senza una adeguata cultura politica il momentaneo voto di protesta che capitalizzano rischia di sciogliersi come neve al sole… Io per esempio, marxista deluso orfano di Rifondazione che sogno una Podemos italiana, appena qualcosa del genere dovesse spuntare all’orizzonte (Sinistra Italiana?), lascerei Di Battista e compagni…

      • Roberto B.

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        Ma non si avvede che tutte queste finte sinistre hanno un solo scopo e un identico programma: sopravvivere a se stesse e mantenersi al potere?
        Cosa trova di tanto vantaggioso per i ceti popolari nella politica di Podemos?
        Infine, non sia ipocrita con se stesso: qualsiasi cosa facesse il M5S, qualsiasi organizzazione si desse (snaturandosi) anche allineandosi completamente alle sue rampogne, lei non sarebbe mai un grillino, perchè è il progetto di fondo del Movimento che proprio non le va a genio.

  • mirko g. s.

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    “il M5s ha svelato la finta alternativa fra due forze sostanzialmente omogenee come il Pd e Forza Italia, entrambe espressioni di una casta impresentabile”, non è vero in quanto la disaffezione degli elettori dimostra che anche senza il M5S ci eravamo rotti e di brutto.

  • mirko g. s.

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    “Diciamolo, il M5s ha avuto sponsor efficacissimi come Silvio Berlusconi, Mario Monti, Enrico Letta e, il più grande di tutti, Matteo Renzi.” L’unico sponsor secondo me era Silvione, il grosso il M5S lo aveva già iniziato a fare ai tempi del primo V-day.

  • mirko g. s.

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    “il più grande di tutti, Matteo Renzi. Senza la loro illuminata opera di governanti, Grillo e Casaleggio, da soli, non ce la avrebbero mai fatta.” Renzi secondo me è stato molto meno efficace di quanto si pensi in quanto è stato un eccellente demagogo, la sua comunicazione secondo me ha avuto l’effetto di mitigare e di molto i danni di immagine legati alle sue scellerate riforme. Ricordiamoci che il 40% al referendum è cmq tanto e lo ha fatto tutto da solo, dovendo anche riparare agli errori di quella incapace della Boschi. Che Grillo e Casaleggio non sarebbero riusciti a fare lo stesso risultato è secondo me errato in quanto il grosso lo hanno fatto proprio in tempi non sospetti, come ho detto nel commento precedente.

  • Petrus Aloisius

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    Caro Aldo,
    ragione e sentimento si sono rimesse insieme !

    Costituirsi in alternativa di governo richiede molte altre cose: la fantasia per non calcare sempre le stesse strade fallimentari e inventarne di nuove, la conoscenza di un mondo che cambia velocemente, la capacità tecnica di prospettare alternative concrete ed articolate e non vuoti slogan, la visione organica dei problemi con una visuale a 360°, l’individuazione del nemico con cui scontrarsi e i possibili alleati da trovare, una squadra affiatata e capace, una organizzazione vasta e diffusa in grado di reggere il consenso.
    Tutte cose che, diciamocelo, il M5s oggi non ha.

    Posso suggerire di rivolgersi alla Madonna di Lourdes per rimediare a queste piccole mancanze nei mesi che mancano alle elezioni?

    • Aldo S. Giannuli

      Aldo S. Giannuli

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      ho l’impressione che abbia idee poco chiare su quel che penso, magari ne parleremo la prima volta che ci si vede se, per una volta, tieni fede alla tua promessa di venire a Milano o zone cicrconvicine.
      Tutti uguali questi grillini….

  • Cristiano

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    Pefettamente d’accordo con lei sul fatto che bisogna formare una classe dirigente espressa dal basso. Ma, visto che il Movimento 5 stelle si presenta come alternativa al capitalismo e al comunismo, non sarebbe opportuno prima progettare questo nuovo modello di societá? La societá attuale è stata creata da tecnici specializzati quali erano i chicago boys, noi ci affidiamo a Di Maio?

    • Gaz

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      Meglio le Chicago Girls.
      Si fidi.
      Ho fatto il militare tre anni a cuneo!

        • Gaz

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          Whaooo ! Era da tanto che non l’ascoltavo. 🙂

      • Cristiano

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        Al tempo del suo soggiorno, a Cuneo i libri di Naomi Klein non erano ancora in vendita. Puo rimediare acquistandoli on -line.

        • Gaz

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          @Cristiano.
          Cristiano non ci siamo. No, no, no!
          il cuneo non ha nulla a che fare con la Granda.
          possibile che debba spiegare pure le battute del Principe?
          P.s. Se dalle colline dell’Illinois avvista le Chicago Girls non scenda a spron battuto, vi arriva esausto ed esanime. Poi nu gna fa !
          Quindi, se si trova al cospetto della Naomi … si fidi di quello che ho cercato di trasmetterle.
          Capish a me !!

          • Cristiano

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            Ma Ganz! Ganz! Ganzetto mio!..nun nasconda i suoi concetti dietro l’ermetismo per avere più “carisma e sintomatico mistero”
            Ha paura di risultate banale? Su, si esprima senza scomodare Trismegisto….

  • giorgio sirchia

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    Sono confuso..
    prima malediciamo i professionisti della politica…causa principe dell’allontanamento dlla politica dai cittadini (alla Renzi o alla Hillary Clinton), gente che è stata in politica per decenni, produttrice di disastri, servi dei poteri forti e allergici alla democrazia….ora me ne si esce con la necessità di avere dei professionisti della politica, gente che conosce i meccanismi istituzionali ecc… Dunque: I politici di professione (alla Dalema), No! Allora cittadini impreparati ma onesti, No! Allora mettiamo dei Tecnici superspecializzati, No! sarebbe un altro Monti. Mi permetta una battuta di colore: Ma chi minchia ci dobbiamo mettere al Governo?
    Vi ricordo che attualmente abbiamo Alfano (dico, ALFANO!) al ministero degli esteri e la Lorenzin (la LORENZIN!) alla sanità, giusto per citarne alcuni …mi vorreste dire che un Di Battista o un Di Maio sarebbero peggio?? Ma daiiiii……Guardate Alfano, un peones diventato ministro..ha avuto l’abilità politica di occupare 3 ministeri fondamentali come Interni, Giustizia ed ora Esteri..un vero professionista della politica, nessuno lo può negare…sarebbero questi i “professionisti”? Mister Giannulli, questa volta mi ha proprio confuso le idee! Al che toriamo al punto di partenza…meglio un incompetente onesto alla Di battista che un incompetente ma “professionista della politica” come quel simpaticone di Alfano!

    • Aldo S. Giannuli

      Aldo S. Giannuli

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      mi ha suggerito di scrivere un pezzo sulla questione

    • Gaz

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      @giorgio sirchia.
      Comprendo che lei possa pensare che Virgin Rays sia una folk singer, in grado di mettere in ombra Joan Baez, ma dovrebbe pur ammettere che la sindacatura capitolina con annessi&connesi ha serie probabilità di diventare un modello politico e amministrativo partitico.
      Abbiamo avuto ingegneri alla Disgrazia e inGiustizia e magistrati di non alto grado ai Lavoretti pubbici …
      Se si va a sciare un minimo di preparazione atletica occorre, idem per giocare a calcetto … idem un’orchestra.
      Se i ministri vengono presi dal supermercato col 3×1, il capo di gabinetto la fa da padrone, persino rispetto all’inutile ministro.
      Come si prepara una clASse dirigente?Di sicuro non come (non) stanno facendo i Cinque.
      Volga gli occhi alla Francia, all’iNGHILterra, alla Curlandia, ma anche alla prima repubblica.
      Per carità di Patria le risparmio la critica sulle ultime supreme nequizie sul divieto di critica interna ai Cinque sugli amministratori locali da parte dei parlamentari …

    • Cristiano

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      Sig. Sirchia credo ci sia differenza tra allevamento e selezione. Lei ha menzionato politici allevati in batteria: Lorenzin, Alfano, D’Alema. Cittadini selezionati da altri cittadini in base alle loro competenze è altra cosa.

    • mirko g. s.

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      Io aggiungerei il caso di presidenti come Ronald Reagan, il caso più emblematico secondo me.

  • Gaz

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    ACME NEWS
    Governo.Allora Ditelo ha sciolto la riserva. Ecco la lista dei ministri
    Il presidente del Consiglio incaricato Allora Ditelo ha sciolto la riserva e ha presentato al Capo dello Stato Aldo MAria Giannuli la lista dei ministri. Il giuramento del nuovo governo si svolgerà domani al Quirinale alle 10.00. Lo ha comunicato, il segretario generale del Quirinale Gaz y Gaz.
    Ecco la lista dei ministri del nuovo governo: Esteri, Foriato. Interni, Andrea Z. Giustizia, il Buon Beppe. Difesa, Anita. Economia, Virgin Rays. Sviluppo economico, Benito. Politiche agricole, Paolo Selmi. Ambiente, Paolo. Infrastrutture e trasporti, Alessandro Curioni. Lavoro, Agnoletto Ugo. Istruzione,Roberto B.. Beni culturali e turismo,Ercole. Salute, Deciomeridio.

    • foriato

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      In conformità dei poteri oltreterreni conferitemi da Questo Sito Sovrano, si propone l’ampliamento cautelativo del Consiglio con la creazione dei seguenti ministeri: Herr Lampe, Urbanità e buone maniere; Lorenzo, Pari opportunità; Fortebraccio, Gioventù minghiapittita e semplificazione normativa; Tenerone Dolcissimo, senza portafoglio.

      • Gaz

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        Imprimatur.

  • Paolo Selmi

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    Professore buongiorno!
    Sono reduce da una lezione, tenuta l’altra sera dal prof. Escobar, proprio nel mio paesino, nell’ambito del Filosofarti di Gallarate. Parlava di populismo, tecnocrazia e neoliberismo, e ha riempito la sala consiliare come non mai (anzi, per il filosofarti dell’anno prossimo, aspettiamo una tua lezione!). Populismo come categoria inquadrata secondo criteri definiti e che può coprire l’intero arco istituzionale, oggi, della politica italiana, salvo qualche eccezione con percentuali di voto minime: dal M5S, dal V-day, dall’illusione della democrazia diretta, fino alle recenti vicende romane, a un PD dove l’ex-capo, candidato a ritornare tale, va in California a “studiare” (uè, ma allora ha letto il tuo lavoro di tre giorni fa!) e pontifica sul suo blog con argomenti che dimostrano ancor più nettamente la sua ignoranza, oltre che il suo populismo. Che dire poi del centrodestra, passato dal populismo del cavaliere a quello del barbetta con la felpa “mil-ano”.
    Abbiamo poi, nel corso del dibattito successivo, cercato di delineare alcuni “anticorpi” a questa deriva populistica, e ciò che è emerso sia dal prof. che dalla sala è riassumibile in queste parole:
    – partecipazione, e non delega, che richiama ed è a sua volta alimentata da un
    – conflitto, inteso in maniera sempre più organizzata e stimolante, a sua volta, una
    – educazione e formazione sempre maggiori.
    In questo senso, la casalinga di Lenin che “deve imparare a governare lo Stato”, non è populismo, è quanto realmente accaduto sia nella leva leninista del decennio immediatamente successivo alla Rivoluzione d’Ottobre, sia da noi con la Resistenza. Quella leva democratica, fatta di gente comune che ha studiato, in scuole di formazione oggi inesistenti (o inefficaci), i meccanismi della partecipazione democratica, il linguaggio con cui esprimere democraticamente il conflitto sociale, rifletterlo nelle istituzioni, viste come “casa loro”, per usare un’espressione oggi riferita perlopiù ai partiti tra un piatto che vola e l’altro, abitarle attivamente per realizzare, nel concreto, quei principi di democrazia rappresentativa che sono gli unici, ora come allora, in grado garantire il complesso funzionamento di tutti i meccanismi della macchina civica. Scontrarsi e addivenire a una sintesi, costruttiva, fra persone di differenti estrazioni e classi, accomunate fino ad allora da anni di lotta armata al nazifascismo: lotta di popolo, contenente già i primi embrioni di quell’esercizio democratico successivo (il riferimento è alle repubbliche partigiane e non solo). Parlo per esperienza diretta, perché anche mio nonno, con la V elementare, fece quel percorso sia nel partito che nel sindacato. E come lui centinaia di migliaia di altri in Emilia. Ma non fu un caso isolato: anche qui, accadde lo stesso, nelle grandi fabbriche e nei piccoli paesi. Occorre quindi distinguere fra tecnocrazia e necessità di formazione: non sono la stessa cosa. Chi, nei commenti precedenti lo ha invece notato, restituisce la cifra di come questo pensiero unico, che accomuna quasi tutto l’arco istituzionale nella sua deriva populistica, abbia talmente plasmato la coscienza dei cittadini da far passare l’idea che il “sapere” sia SOLO quello dei “tecnici”, al punto che, per opposizione, si preferisce mandare al governo una casalinga si, ma direttamente coi bigodini in testa e la comare al telefono a parlare dello scandalo del momento. E’ il meccanismo stesso che genera questa falsa opposizione, per cui poi si distinguono i “ragionevoli” contro i “populisti”, a essere esso stesso populistico.
    Buona giornata!
    Paolo

  • Alessandro Pisan

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    Pur essendo io iscritto al M5S non posso che confermare praticamente tutte le sue analisi, un po’ seccante a ragionar col cuore ma certamente le sue critiche sempre puntuali e mai pretestuose sono un ottimo spunto per il miglioramento.
    Nella mia ottusa e personale visione del mondo ho sempre pensato che il politico migliore fosse quello che non fa assolutamente nulla (niente nuove tasse, niente nuova burocrazia, niente nuove guerre, niente nuove olimpiadi, niente nuove mazzette, niente nuove depenalizzazioni condoni ecc….) e anche se mi rendo conto benissimo che prima o poi il fare sia necessario rispetto al non fare ho sempre pensato che “il fare” in fin dei conti non fosse difficile (basta approvare le leggi proposte di chi ti smazzetta di più come avviene normalmente nelle plutocrazie mascherate da democrazie come l’Italia).
    Ho la netta e pessimistica impressione che i bravissimi e preparatissimi attuali tecnici e politici siano completamente in vendita e, appartenendo al gruppo di quelli che non si possono permettere di corrompere per mancanza di fondi, preferirei che l’intera classe dirigente attuale sparisse.
    Il problema della quasi totale mancanza di organizzazione rimane, ma come risolverlo?
    Insomma tutti siamo d’accordo che bisogna scegliere una classe dirigente ma nessuno ha mai detto in modo preciso come fare (mi pare che pure i criteri siano assai discutibili e insufficienti non solo nel m5s ma pure negli altri partiti);
    faccio notare che nel sistema Italia non esiste il recall quindi se un politico o un intero gruppo di politici riesce con l’inganno (false promesse, falso curriculum, votazioni interne e nazionali truccate, falso tutto) a farsi eleggere e poi diviene inviso al 100% della popolazione non c’è modo di rimuoverlo e bisogna aspettare le successive elezioni in cui l’inviso controllerà tutti i media e la stessa legge elettorale.
    Insomma tutti chiedono che la selezione sia perfetta ma non esiste un metodo che garantisca la perfezione e una volta scelti (gli umani cambiano e spesso in peggio) la scelta è immutabile…
    Mi piacerebbe proprio un link a “selezionare dirigenti for dummies”

    p.s. secondo me il PD si sta solo rifacendo il trucco per accalappiare più voti (un “nuovo” partito è sempre utile per raccogliere i discordanti in fuga, permette di dare la colpa all’altro anche se materialmente è composto di legislatori che sono esattamente identici a quelli da cui si separano quindi identica offerta col vestitino nuovo).

  • Mario Vitale

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    Concordo con Lei Professore, come spesso accade. Quanto da Lei evidenziato è uno dei motivi per cui sono molto in dubbio se votare nuovamente per M5S (ovviamente l’alternativa è ritornare nell’astensione, vista l’offerta politica).
    Io credo che se il movimento volesse portare una novità importante questa non dovrebbe essere il rifiuto totale del professionista della politica, piuttosto il rinnovamento delle persone e quindi delle idee, che si potrebbe realizzare portando nelle stanze del potere persone che sì, si sappiano muovere, ma che non fossero le solite facce, gli uomini per tutte le stagioni che periodicamente si riciclano (tipo i cimoli, scaroni e compagnia cantante, tutti rigorosamente in minuscolo). Insomma, per me sarebbe importante che il movimento iniziasse già ora, invece che occuparsi di accreditare Di Maio come possibile premier, a scegliere personalità che possano occupare posizioni chiave esprimendo ciò che il movimento sta portando avanti in termini di nuove idee.

  • Marcello Romagnoli

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    Sinceramente non riesco a capire il suo interesse per un movimento che non è certamente di sinistra, ma è molto più vicino a ciò che viene definito neoliberiste e quindi molto distante dai valori appunto della sinistra. L’odio che continuamente riversa sulla politica e sullo stato porta con sé la richiesta della sua riduzione, del suo dimagrimento che lascia completamente campo al privato e alla legge del più forte, ovvero del più ricco a scapito degli interessi sociali più ampi. Siccome vorrei capire, mi piacerebbe un suo parere.

  • Gaz

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    Articolo da leggere alla luce del precedente.

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