Aldo Giannuli
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Commenti (8)

  • Un docente qualsiasi

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    Il Prof. Giannuli ha mai insegnato a scuola? Qualcuno dei suoi figli si è recentemente diplomato? Non esistono più i programmi, si fidi; al limite esistono le programmazioni che i docenti consegnano all’inizio, ma le Indicazioni Nazionali per la secondaria di primo e secondo grado sono tutt’altro che impositive sulla scelta di cosa far studiare: .le indicazioni nazionali per la scuola secondaria di primo grado prescrivono solo che “il curricolo sarà articolato intorno ad alcuni snodi periodizzanti della vicenda quali: il processo di ominazione, la rivoluzione neolitica, la rivoluzione industriale e i processi di mondializzazione e globalizzazione”. Vorrei sottolineare al Prof. Giannuli che la didattica della storia insegnata nei corsi abilitanti consiglia di concentrarsi su singoli nuclei della storia, consigliando di intraprendere percorsi di laboratorio storico con analisi delle fonti ecc… Cosa per nulla facile.
    Vengo a un altro punto sollevato dall’autore, la manualistica: magari il problema fosse l’eurocentrismo! I manuali, spesso firmati da storici illustri, pullulano ancora di piramidi feudali: chiunque abbia letto il libricino di Giuseppe Sergi, L’ idea di Medioevo. Fra storia e senso comune, sa che questa ipotesi storica (in realtà nei manuali è spacciata come postulato) è ormai da parecchi decenni superata nel dibattito storiografico eppure si continua a propagandarla.
    Ultima cosa: sono laureato in storia e ho un dottorato in questa disciplina, far appassionare i ragazzi alla materia è veramente complicato. Chiunque tra docenti di didattica della storia, insegnanti curricolari, docenti di sostegno, genitori, ragazzi ecc. sa quanto sia problematico rendere interessante la materia. Non cadiamo in slogan facili, le cose non si risolveranno così.

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  • Gaz

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    ACME NEWS
    Oggi nella splendida conrnice di Villa Sagrato sul Lario si è conclusa l’annuale tre giorni della Societas Internationalis Historiae. Il prestigioso panel di relatori ha dibattuto sull’inutilità della Storia. A Giulio Cesare sono stati tributati venti minuti di applausi per aver incendiato la Biblioteca di Alessandria, scrigno di tutte le Storie dell’antichità. Isofocle di Cnido ha rivendicato il trafugamento di un ingente patrimonio artistico dall’Italia verso la Gallia, a sua volta misteriosamente occultato da Eleostene.
    Tito Livio ha chiesto per la categoria la detassazione del mecenatismo. Nel suo intervento Tucidide ha avanzato la proposta di un reddito di cittadinanza per gli storici greci disoccupati. La relazione di sintesi è stata affidata a Giannuli, il quale ha concluso, dicendo che certe lezioni di storia potrebbero sostiuire le iniezioni letali di cianuro, previa prescrizione medica.
    Al consesso è giunto un caloroso messaggio dall’associazione dei Philosophes phes phes – lo so phes, pronta genellarsi nel nome della comune vacua inutilità della Storia e della Filosofia.
    Si teme che nei prossimi giorni possano giungere analoghe adesioni dagli scribi, dagli ingenegnieri, dai panettieri e dagli astronauti. Il contagio potrebbe essere bloccato bruciando i libri di storia infetti nelle pubbiche vie, secondo quanto affermato da Anassandro ai margini dei lavori, ai microfoni di TeleStoria.

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  • E. Ellespontino

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    Ecco altri (quelli della Societas) che non hanno capito un bel niente.

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  • Domenico B.

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    Gentile professor Giannulli

    ho letto con molta attenzione la sua analisi sull’insegnamento della storia e condivido la sua analisi.
    Tuttavia vorrei richiamare la sua attenzione su un particolare importante, che mi sembra le sia sfuggito: le vicende storiche di un popolo o di una civiltà sono inevitabilmente condizionate dalla rispettiva situazione geografica.
    Pensare di comprendere la storia, senza un’adeguata conoscenza dei luoghi, è fatica inutile. In una parola la storia è figlia della geografia, ed infatti, non cambiando lo stato dei luoghi, le vicende storiche hanno una certa tendenza a ripetersi.
    Purtroppo non sembra che la geografia sia una disciplina molto apprezzata nelle nostre scuole, e pertanto la storia diventa una sequenza di eventi collegati fra loro solo per l’ordine cronologico.

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  • David Cardillo

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    Professor Giannini, con questo suo sacrosanto articolo provocatorio, lei tocca un tasto assai dolente. Io sono un laureato in scienze politiche con tanto di specializzazione in studi afro-asiatici, e se so chi erano Sayyid Qutb, Gamal Abd Al Nasser, il Gran Moghul, e se ho qualche nozione di fascismo e neofascismo, e perché la mia curiosità mi ha portato ad informarmi sui più disparati fenomeni storici e sociali. Mi fossi attenuto a quanto mi è stato insegnato all’universita’ (peraltro, piuttosto rinomata, ma che non cito per opportunità), per tacere della scuola, avrei anch’io una cultura a corto raggio. Ma come lei sa meglio di me, Professore, il problema dell’ignoranza degli studenti, e degli insegnanti italiani è più ampio, e ha radici profonde che affondano nell’anti intellettualismo che, dagli anni sessanta, è andato diffondendosi in questo disgraziato paese, di pari passo con l’esaltazione del volgo. Vi è, però, da dire che una tale realtà non è peculiarmente italiana, ma è presente un po’ in tutto l’emisfero occidentale, e avendo avuto modo di viaggiare posso testimoniare che in paesi come Francia, Gran Bretagna, Stati Uniti non è che il grado di acculturamento degli studenti, nonostante il prestigio degli enti universitari locali, sia di molto superiore al nostro. Sa, invece, Professore, cosa mi ha stupito? Che gli studenti dei paesi asiatici e africani, anche quelli più malfamati, sono molto più istruiti dei nostri, e hanno una padronanza di due o tre lingue straniere che noi ci sogniamo. Ecco, Professore, se lei mi consente di chiudere alla Julius Evola (altro personaggio di cui all’università si sono ben guardati dal parlarmi), questo è il Kali Yuga cui ci hanno portato le tenebre della modernizzazione che pervadono la civiltà occidentale dal 1789.

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  • Giuseppe

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    Salve, si può in toto concordare, ma andrebbe aggiunto che questo è l’effetto dell’insegnamento universitario, abbastanza carente nei corsi triennali e del degrado oramai giunto ad un punto di ritorno vicino allo zero assoluto dei modo di selezionare i docenti e del terrificante carico burocratico inutile e demenziale che l’ultima riforma la mitica “buona scuola” a caricato sul lavoro dei docenti. Le associazioni di storici dovrebbero intanto protestare violentemente, ma lo dovevano far prima, contro il mitico saggio di storia che buona parte dei docenti laureati non avrebbe mai potuto scrivere, con le modeste conoscenze storiche che possiedono. (sorvoliamo per carità di patria sul saggio breve, altra demenziale novità del grande periodo di riforme scolastiche.) A questo punto l’unica proposta seria per la scuola e l’insegnamento della storia selezionare, un catalogo di film ben fatti, e ve ne sono a iosa, con i quali illustrare i nodi storici più importanti.
    Inoltre, l’ho vissuta sulla mia pelle, nella scuola [parliamo sempre dell’indirizzo delle superiori] sono pochissimi i docenti che pur preparati nella disciplina letteraria riescano a far emergere i contenuti storici presenti nelle grandi opere letterarie.
    Chiudo con una provocazione per la sua intelligenza! Ma come mai in questo paese da 30 anni e passa una riforma, dico una riforma, nel settore scolastico non abbia mai migliorato il livello del servizio fornito. Anzi peggiorato. Non è possibile che i nostri gruppi dirigenti, quelli veri non i pagliacci governativi, perseguano un progetto di sviluppo di ignoranza crassa. Mi stia bene.
    Giuseppe Castronovo

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  • Massimo Roncoroni

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    Concordo criticamente su quasi tutto, al fine di tutelare e promuovere una conoscenza storica degna del nome…Disposto a lavorarci in dialogo costruttivo con lei, fatto di 2 momenti: diagnosi analitica e sintetica e adeguata terapia riabilitativa.
    Con stima
    Massimo Roncoroni

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  • Gaz

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    Lapidiamo la storia anche in Francia.
    .. dopo la fine della Grande guerra, “l’Europa era divisa da paure, ripieghi nazionalisti, conseguenze della crisi economica” (Emme, presidente della Francia).
    Emme forse pensa che la Vittoria mutilata sia una Nike del Louvre, una delle tante opere d’arte razziate.

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