Aldo Giannuli
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Commenti (6)

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    Paolo Selmi

    |

    Complimenti Steven per questo lavoro, ricco di informazioni, analisi e spunti di riflessione.

    Una di queste non può non riguardare il nostro Belpaese… Il PPE sembra essersi trovato in una situazione simile a quella del PD immediatamente dopo le scorse legislative, con la differenza che Rajoy non ha avuto un Renzi, come invece è capitato a Bersani (a parte il fatto, non da poco, che Rajoy non è Bersani): uno che gli ha messo i bastoni tra le ruote sin da prima delle elezioni, poi durante la delicatissima fase immediatamente post-elettorale, tra cariche dei 101 e vittorie congressuale, fino alla defenestrazione di Lettastaisereno , alla nomina a PdC e al successivo, assolutistico, delirio di onnipotenza.

    Forse, la storia spagnola ci mostra come sarebbe potuta andare quella italiana con un PD guidato diversamente. Sicuramente non ci avremmo messo un anno per trovare l’inciucio, pardon, l’alleanza di governo, ma molto, molto meno. Alla fine, si sarebbe trovato lo stesso un alfaniano, un verdiniano, uno Scilipoti qualunque in grado di rimpolpare il blocco di potere espressione di quei rapporti di classe che, comunque, erano e sono ampiamente maggioritari sia alla camera che al senato: alla fine, son cambiati – finora – tre presidenti del consiglio, ma gente con uno spiccato “senso di responsabilità” nei confronti del Paese… si è sempre trovata.

    Grazie ancora e
    un caro saluto.

    Paolo

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    Gaz

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    Una storia andreottiana.

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      foriato

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      In particolare il golpe all’interno del Psoe contro i quadri del partito, come giustamente osservato da Forti, per imporre l’astensione ordinata dall’Ue tramite il mangione Felipe González, nella speranza di riconquistare il voto dei pensionati, l’unica fascia d’età dove Rajoy ha vinto chiaramente, manca fierezza…

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    foriato

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    Mondo y lirondo. Complimenti, signor Forti! Aggiungerei, semmai, che Rajoy mai ha cessato di essere un cadavere vocazionale, sin dagli inizi alla Pontevedra franchista dove il suo papà fece da giudice e dove è stato recentemente dichiarato persona non grata.

    http://politica.elpais.com/politica/2016/02/22/actualidad/1456132606_846361.html

    E, com’è ben noto, ogni carogna professionale immersa da tempo nelle fogne dello stato (tra l’altro, Rajoy è stato ministro dell’interno), propende a galleggiare con pasciuta naturalità, ricevendo frattanto una spinta elettorale proporzionale al volume di soldi spostato nelle tasche dei consoci e di merda scagliata sulla faccia dei suoi nemici, fuori e dentro il partito, un altro caso da studiacchiare…

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    Riccardo M

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    Sarebbe stato il caso di chiarire meglio che Rajoy guida un partito di destra in termini di politica economica e sociale. Una destra diretta erede del franchismo, che in alcuni paesi sarebbe definita estrema, perchè ultra classista e ultra conservatrice. Sotto la loro guida, la Spagna è diventato il paese dove più sono aumentate le disuguaglianze sociali. Non si nota perchè sono molto furbi a non prendere posizioni populiste o antieuropee e non si schierano sulla faccenda Trump o i nuovi fascismi che stanno prendendo potere in Europa, tipo Le Pen, Orbán e compagnia cantante. All’esterno danno un’immagine moderata che è falsa come una banconota da 30 euro.
    Tutto quello che Rajoy ha ottenuto in termini di potere è conseguenza della crisi e delle divisioni della socialdemocrazia. Crisi che è europea, non solo spagnola.

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      foriato

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      Tre piccole precisazioni (secondo il mio parere):

      Non prendono posizioni populiste o antieuropee perché non possono. L’ultima volta che ci hanno provato (vertice delle Azzorre per invadere Irak, marzo 2003) finì con l’immediato ritiro delle truppe ordinato da Zapatero subito dopo la sua vittoria nelle elezioni del 14 marzo 2004, strage del 11 marzo mediante.

      Una destra diretta erede del franchismo, certo, ma lo stesso si potrebbe dire di buona parte della dirigenza del Psoe. Comunque, il Pp ha saputo integrare, piuttosto diluire, questi elementi ultra all’interno di un’organizzazione che, malgrado i loro scontri fratricidi pure mafiosi (ci sono dei giuristi favorevoli a renderlo partito illegale in applicazione di una legge fatta appositamente dal proprio Pp per mettere al bando Herri Batasuna & co.: http://ctxt.es/es/20160127/Firmas/3937/PP-Constituci%C3%B3n-C%C3%B3digo-Penal-P%C3%A9rez-Royo.htm), nonostante questo, appena arrivano le elezioni, e come tutte le buone famiglie, fanno finta di niente e votano ‘todos a una’.

      La divisione della socialdemocrazia spagnola consiste principalmente nel progressivo allontanamento dal suo elettorato, anche adesso dai propri quadri, il cui colofone è la riforma costituzionale del 23 agosto 2011, fatta da Zapatero a metà col Pp, appena 3 mesi prima delle elezioni che diedero il trionfo schiacciante a Rajoy. Fu la prima volta nella nostra storia recente in cui si lasciò la gestione di una crisi tutta in mano di un partito apertamente di destra, e suppose anche l’inizio della sceneggiata sovranista in Catalogna.

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