Aldo Giannuli
Aldo Giannuli

Aldo Giannuli

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Commenti (31)

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    mic

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    “A parziale indennizzo dei risparmiatori?”

    Caro Aldo, non sono molto d’accordo, mi scusi. Che colpa ne ho io se una parte dei miei risparmi – tanti o pochi, non importa, ovviamente, anzi, se sono pochi ancora peggio! – sta in un conto corrente o deposito, o in obbligazioni bancarie che sono destinato a perdere in parte a causa del fallimento dell’Istituto? Continuo a sentire gente che mi consiglia di dirottare i risparmi, per esempio, sulle Poste. E’ come comprare BTP, naturalmente. E allora uno si domanda: è più sicuro che lasciare i soldi in banca? Boh. E allora cosa dobbiamo fare, tenerli sotto il materasso? E la storia delle Banche piccole è un’altra cavolata, con la crisi che c’è nel giro delle imprese, i piccoli istituti di credito sono esposti come mai prima e a rischio fallimento anche loro. Insomma, la soluzione non è semplice, far fallire le banche mi sembra assurdo, nazionalizzarle: mah!, vi ricordate la fogna delle nomine e delle assunzioni clientelari alla BNL di statale memoria? Per carità, non che i privati non ne facciano di cotte e di crude, mamma mia!, però, ecco, una soluzione semplice non riesco a vederla, salvo, a mio modesto avviso, abbassare un po’ tutti la cresta: tutti, intendo, quelli che finora hanno vissuto come dei pascià, fregandosene di quei tanti poveracci, lavoratori a basso reddito, precari, disoccupati, che stanno pagando la (le) crisi, come sempre.

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    • aldogiannuli

      aldogiannuli

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      lei ha ragione, infatti io accenno alla opportunità che lo stato impieghi i suoi soldi per un fondo di protezione dei piccoli risparmiatori, magari garantendo il recupero sino ad una certa somma (60-70.000 euro, per esempio) piuttosto che darli a bance incolventi che, nel giro di qualche anno tornerebbero al punto di prima. E’ una canzone che non può andare avanti all’infinito.

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    giulio

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    ottimo…
    aggiungerei qualcosa sulla perseguibilità penale di soggetti (fisici o giuridici)che si scoprissero responsabili in qualche misura dei problemi creati.
    Penso a Goldman Sachs (per i “trucchi” in Grecia, ma parrebbe anche per l’Italia), banche, banche centrali e perchè no, uomini di governo… etc. Non voglio pensare che sia utopia tutto ciò. Certo il diritto internazionale è impreparato e svogliato sul tema, ma se si vuole cambiare registro bisogna prevedere sanzioni precise. Forse bisogna cominciare a prendere esempio da singoli Stati (cfr Islanda). E’ un fatto che al momento ci sono solo danneggiati e non colpevoli.

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    rick

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    Condivido la sostanza dell’articolo. Aggiungo che l’attuale crisi finanziaria ed economica non è correggibile con i mezzi sinora attivati dai governi, anzi essi stessi “salvando” l’attuale monopolio del credito bancario (Banche Centrali e commerciali) hanno finito per aggravarla (a nostre spese) e per esporsi ai “corporate-take-over” da parte dei grandi speculatori. Ovvero gli Stati salvano il sistema finanziario dal fallimento e questi ultimi finiscono per “acquisirli”. Follie. Bisogna riformare il sistema della liquidità oggi oggetto di monopolio privato da parte del cartello bancario, il quale la produce a costo zero per sé e la cede a interesse composto, creando una spirale di indebitamento inarrestabile che porta l’economia al collasso e conferisce al monopolio il potere politico sulle nazioni. La soluzione? Sostituire il monopolio privato con un monopolio pubblico che emettesse una moneta non indebitante. La liquidità è tutta creata a debito di chi la domanda – stato o consumatore o imprenditore che sia – e il debito è soggetto ad interesse composto. E l’interesse composto uccide il debitore. Una società che si priva della liquidità per pagare i debiti si demonetizza, taglia gli investimenti di lungo periodo (strade, autostrade, ferrovie, ricerca e sviluppo), spesa sociale, welfare state e vede moltiplicarsi le insolvenze. Va in depressione. Questo sistema della moneta-debito è’ una spirale incontrollabile riscontrabile nelle curve storiche dell’indebitamento e del pil. Il denaro e il credito – che chiameremo, nell’insieme, “liquidità” – sono un fattore, un “bene” assolutamente necessario e indispensabile. Non possono essere create a costo zero dal monopolio privato e addebitate alla comunità dei produttori. E’un sistema illegittimo, immorale e vergognoso che porterà la società tutta al fallimento, al tracollo, alla bancarotta economica, sociale ed etica. E’ un sistema che nasce dalla ignobile disinformazione sul ruolo della moneta nella società. La liquidità (il denaro) deve divenire ciò che sostanzialmente è: un mezzo e non un fine. Bisogna comprendere che l’esercizio del credito non produce ricchezza: il benessere, il progresso e lo sviluppo è prodotto da chi lavora, da chi produce beni e servizi. Il credito dovrebbe essere un “mezzo” per rendere più “fluenti” gli scambi, non una moneta-debito creata a costo zero per prelevare interessi a danno dei produttori. Lo Stato dovrebbe nazionalizzare le banche centrali, azzerare il debito ed emettere moneta per investimenti a lungo termine per rilanciare la produttività e per sostenere le proprie spese; le banche private dovrebbero essere smembrate (quelle più grandi), e non dovrebbe essere permesso loro di prestare più di quanto posseggono (cioè presteranno la moneta legale emessa dallo stato e non avranno più la facoltà di creare credito dal nulla). Quelle fallite le si lasci fallire, i depositanti sono tutelati dal Fondo Interbancario, ci rimetteranno solamente gli azionisti. Lo Stato dovrebbe creare un organo indipendente per la regolazione dell’offerta di moneta e monitorare la situazione monetaria ed economica nazionale, accertando di quanta liquidità abbisogni il paese per impiegare o sviluppare al meglio i propri fattori Quest’organo darà disposizioni a un dipartimento del Ministero del Tesoro di creare ed immettere nel mercato la quantità di moneta ritenuta opportuna, o di ritirare quella che risulti in eccedenza. Riforme in questo senso andrebbero nella direzione ideale, quello che ci propongono oggi (quantitative easing – allentamenti quantitativi a carico della collettività e salvataggi di banche decotte, dissestate e fallite, accendendo ancora debito su debito sulle nostre spalle) finirà con il dissesto, il disastro e il fallimento di tutto l’Occidente.

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    Nicola Mosti

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    Anziché indebitarsi ulteriormente con i bond, che poi sono un nodo scorsoio, uno Stato sovrano – a fronte di una crisi globale di liquidità – non dovrebbe forse avere la possibilità di coniare nuova moneta? In fondo, questa potrebbe essere impiegata per finanziare il rilancio dell’economia attraverso un incremento della spesa pubblica produttiva, oltre che per ridurre la tassazione. Ora io mi chiedo, se questo procedimento venisse attuato con ragionevole moderazione, è pure possibile che non implichi un aumento dei prezzi: in effetti, in una situazione come quella attuale, caratterizzata da una forte contrazione della domanda, che si realizza contemporaneamente ad un moltiplicarsi dell’offerta di beni e servizi, il rischio semmai è l’opposto, ovvero che si vada verso la deflazione la quale, ai fini di una ripresa dell’economia reale, è forse peggio di una mite inflazione.

    P.S. I miei sono più dubbi che soluzioni, per cui gradirei essere illuminato da qualche volenteroso utente più preparato in materia economica rispetto al sottoscritto.

    Saluti ed anticipatamente grazie!

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    • aldogiannuli

      aldogiannuli

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      erto che lo stato può passare ad un’altra moneta e questo è già accaduto (per esempio in GFrancia nel 1958-60) però si tratta di una misura estrema che provoca molti problemi sia internazionali che, ancor più, interni per cui non vi si ricorre che in situazioni disperate. Però non è affatto detto che di questo passo non ci si arrivi in breve.
      Mi fa iacere vederla tornare sul nlog, sono sempre in debito di scuse con lei
      cordialmente
      Ag

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    giandavide

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    a parte il passo sul risparmiatore punito perchè ha sbagliato banca, che mi sembra poco giusto socialmente, mi chiedo come mai il buon giannuli non abbia messo in padella anche un’altro buon argomento: la separazione del settore finanziario da quello del risparmio, che sarebbe uno dei primi mezzi per togliere dalle mani della speculazione i conti correnti dei cittadini, e per effettuare un dividi e bastona (gli speculatori) essenziale per un cambiamento concreto.

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    Rosario

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    Davvero non si potrebbe aggiungere altro ad un’analisi così completa. Sono pienamente d’accordo sul fatto che se lo Stato o l’Ente locale danno aiuti economici o terreni per avviare imprese,come nel caso del Portello, di Termini Imerese, dell’area Innocenti, è doveroso restituire i beni appena l’impresa ha cessato le attività. Per banche e assicurazioni basterebbe togliere tutte le agevolazioni che garantiscono l’esclusiva raccolta del credito privato o permettono a loro di essere pagate(!!) per il solo fatto di detenere i nostri soldi. Purtroppo, come sappiamo, gli strettissimi intrecci lobbistici che intrecciano politica ed economia non permettono di realizzare tali semplici(!) iniziative. Ci vorrebbe una nuova corrente di pensiero sociale ed economico, ma come sappiamo queste cose si pagano a caro prezzo con rivoluzioni e tanti tanti lutti.

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    Marista

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    I sindacati e lo sciopero generale, che ci azzeccano con un nuovo corso? I sindacati, i nostri sindacati non hanno mai alzato un dito per denunciare le follie filobancarie, eppure hanno avuto ed hanno modo di sapere , vedere, capire, si vede che gli andava bene così, infatti hanno avuto molto dalle follie di questi decenni, ed hanno sempre allestito la grande finzione della lotta di classe tramite scioperi seguita da concertazioni scontate per chi era appena appena informato o smaliziato. Sono in difficltà e allora gli offriamo sul piattino la via di uscita di aver fatto la lotta alle banche? LOOOORO? ma scherziamo ?C’è chi la lotta alle banche, l’aiuto agl usurati e vessati la ha fatta da decenni e mai ha incontrato nessun sindacato in tutte altre faccende e lucrose connessioni occupato.. e molti hanno pagato e pagano, magari qualche sindacato dietro certi fatti ci sta pure.. vergogna. Che pensino piuttosto a rendere pubblici, bilanci, attività e leggi di favore connesse che comportano enormi guadagni. Basta di prendere in giro questi poveri Italiani, siamo stanchi e siamo molitissimi, siamo stati silenti.. fatevi un po’ di conti sui silenti e non intruppati in finte manifestazioni, facciano lo sciopero generale, ma non si approprino delle penne del pavone.. non ci provino nemmeno, trovino un minimo di onestà intellettuale e di umiltà finalmente sti 4 viziatissimi e ricchissimi rappresentanti di nessuno, ma ottimi “concertatori” di affari

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    Carlo

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    Analisi da sottoscrivere parola per parola.Sento queste tesi da anni ma raramente spiegate con tanta forza, semplicità e nitore.Il commento di Rick è un giusto completamento del discorso di uguale forza. Le obiezioni degli altri commenti mettono in luce le (poche) debolezze della tesi e indicano i possibili effetti collaterali antipopolari da controllare e avviare ad una transizione morbida.
    Questo blog sta diventando un ottimo laboratorio politico di quelli che vaneggiavamo all’epoca della carta stampata e delle riunioni 😉
    Un abbraccio compagno Aldo e buona lotta

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    figuredisfondo

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    O.T. (scusate)

    una piccola domanda per Giannuli:
    sbaglio molto se vedo delle analogie tra Guido Giannettini, Mario Scaramella e Valter Lavitola? (dalla tragedia alla farsa… andata e ritorno un paio di volte)

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    • aldogiannuli

      aldogiannuli

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      per quanto si possa avereun giudizio severeamente negativo di Giannettini, Scarmella e Lavitola sono davvero un’altra cosa: come paragonare il Conte di Luna del Trovatore con Mario Merola di Onore e guapparia… Lasciamo stare

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    steffa88

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    Anch’io sarei per lasciar fallire tutte le banche, siamo entrati in un circolo vizioso dal 2008 e non riusciamo più a uscirne. Capisco non sia una soluzione facile, la sostituzione delle banche commerciali con nuovi sistemi di credito statali è tutt’altro che semplice e il fallimento di Lehman Brothers ha fatto paura, ma è ora di rendersi conto che questo sistema è fallito, chiudiamo la pratica, facciamoci qualche anno di recessione pesante e ricominciamo d’accapo.

    Stampare massicciamente moneta non è la soluzione, si crea inflazione diminuendo il potere d’acquisto dei lavoratori (se vuoi è un modo vigliacco di diminuire gli stipendi), si abbassano i tassi di interesse incentivando il debito rispetto al risparmio, non è diverso da una tassa, una tassa che oltretutto colpisce i lavoratori dipendenti

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    davide

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    Giannentini come D’Amato erano dei veri bastardi,gente che comunque sapevano costruire piani anche articolati in particolare il secondo.Gli altri da lei citati,(mi riferisco al lettore),mi paiono figli di questi tempi sciagurati.Tristezza profonda

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    andrea

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    @giannuli e @davide

    assolutamente, ma, in fondo, neanche berlusconi è andreotti

    non sono un esperto, ma colloco D’Amato (se intendiamo federico umberto) su un livello superiore rispetto a Giannentini

    p.s. per promuovere il nuovo libro portebbe essere utile fare delle registrazioni delle presentazioni e caricarle online.
    ha in programma anche presentazioni al sud? (napoli nello specifio)

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    Claudio Salogni

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    Una domanda,ma la BCE creando moneta dal nulla e prestandola agli stati; quando gli stati la ritornano alla BCE,con quale artificio si dice che la banca centrale ci guadagna solo la parte di interessi???
    qualcuno mi dia una risposta che sta in piedi e che non riesco a trovare. Scusate l’ignoranza e un grazie a chi potrà dipanare questo terribile dubbio che mi stà togliendo il sonno.

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    Hamlet

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    invocare il fallimento di tutte le banche è da irresponsabili: una crisi bancaria avrebbe conseguenze gravissime per l’Italia (come per qualunque Paese), porterebbe all’insolvenza dell’Italia, all’impossibilità dello Stato di pagare stipendi e pensioni e ad altre conseguenze gravissime (come la cacciata dell’Italia dall’euro, una classe dirigente spazzata via all’improvviso, scontri di piazza gravissimi e probabilmente il successo dei demagoghi). e’ brutto ammetterlo ma salvare le banche è il male minore

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    • aldogiannuli

      aldogiannuli

      |

      Mai chiesto il fallimento di “tutte” le banche ma solo di quelle insolventi. Nè pensavo solo (o tanto a quelle italiane) ma a tutte, a cominciare dalle francesi. D’altro canto la linea della liquidità a tutti i costi è già stata sperimentata e non mi pare che abbia risolto.
      D’altra parte, insistoi: se lo stato deve sborsare soldi per far fronte al pagamentoi di pensioni, stipendi, protezione dei risparmiatori ecc. perchè mai deve farlo dando i soldi alle banche e non direttamente? E se qualche banca insolvente è salvabilecon intervento statale, nessun problema, ma nazionalizziamola. Niente regali
      Dire certe cose è fare terrorismo gratuito per salvare i banchiedi che è giusto che finiscano falliti e possibilmente in galera a vita.
      “salvare le banche” non è affatto il male minore ma quello peggiore.

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    davide

    |

    si Federico Umberto D’Amato persona fondamentale per comprendere al di là delle veline ideologiche-uè che termini da pennivendolo del pd o pdl-i complessi e raffinati giochi di potere e mantenimento di esso.
    Certamente è superiore in fatto di strategia a Giannantini.Meriterebbe un film,ma non ci sono più i Petri in giro.

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    rick

    |

    Al Signor Salogni:
    Premesso che, allo stato attuale, gli Stati Europei hanno la facoltà di emettere le cosiddette “monete metalliche” (centesimi, monete da 1 Euro – 2 Euro) indebitandosi solamente per il costo del “conio” – questo non è loro “permesso” dal Monopolio Privato (BCE) con la cartamoneta e il denaro scritturale (denaro virtuale). — monopolio non eletto democraticamente dal popolo ma designato direttamente dai proprietari delle banche commerciali che lo posseggono —
    (denaro virtuale). Pertanto gli Stati, per coprire il loro fabbisogno:
    1) Emettono titoli pubblici che sono acquistati da “intermediari finanziari abilitati” per conto della BCE ovvero banche commerciali designate dal Ministero del Tesoro, la quale rilascia cartamoneta o denaro scritturale (a costo del conio per loro, ma per VALORE NOMINALE allo stato); pertanto lo Stato, al posto di ricorrere al tipografo come nel caso delle monetine, indebitandosi per il solo valore del conio, si indebita INTERAMENTE per il valore nominale del denaro richiesto!!! Con l’aggravante del costo degli interessi;
    2) Ultimamente con la crisi, è caduta anche la foglia di fico degli intermediari, pertanto provvede direttamente la BCE all’acquisto di titoli di stato (soprattutto italiani, spagnoli e portoghesi); la quale può trattenerli oppure rivenderli sul mercato;
    3) Conseguenza di questo meccanismo, la classi politiche sono costrette a gravare di tasse i produttori, per pagare gli interessi ai detentori dei titoli di stato. Sul lungo periodo, questo causa l’espansione incontrollata del debito e le classi politiche finiscono per divenire gli Esattori in nome e per conto della Finanza. E’ un meccanismo che non può essere limitato perché portato interiormente portato alla sua dilatazione; può essere solo “regolato” da classi politiche rigorosissime nei conti pubblici (vedi paesi nordici dell’area UE – Germania, Austria, Finlandia, Olanda). Nei paesi periferici dell’Area Euro il peso del debito pubblico è più grave a causa delle classi politiche e amministrative, inefficienti, corrotte, incompetenti, improduttive e truffatrici. Ma, ripeto, il sistema è portato spontaneamente alla sua ingestibilità (ed è proprio questo l’affare delle banche centrali, ovvero l’espansione del “debito perpetuo”).

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    • aldogiannuli

      aldogiannuli

      |

      Caro Gaiolini, grazie per la segnalazione molto interessante sui prestiti Usa, , mi protrebbe mandare un pezzo più dettagliato per i nostri lettori?
      Grazie
      Aldo Giannuli

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    Nicola Mosti

    |

    La logica di Giannuli – in fondo – è assolutamente rispettosa di quel Mercato di cui i liberisti si riempiono la bocca (e le tasche) salvo chiagnere in seno a mamma Stato quando le cose si mettono male (per le loro stock options…).
    E’ l’ora di finirla di privatizzare i profitti e di socializzare le perdite.
    Le banche insolventi e soltanto quelle meritevoli di un interesse economico-finanziario (oltre che sociale) debbono essere salvate nazionalizzandole!
    In effetti, se ci pensate bene, in un regime di libero Mercato, Lo Stato stesso è un soggetto concorrente che può partecipare al gioco nel rispetto delle regole, competendo col settore privato, il quale – si è visto – non è sempre così efficiente come i liberisti vorrebbero farci credere…

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    steffa88

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    Salogni: nessuno ridà i soldi alla BCE, la BCE si prende il reddito da signoraggio, che viene poi distribuito alle banche centrali dei vari paesi e pressoché completamente tassato dagli stessi. Altrimenti qui pare che la BCE nasconda miliardi di miliardi sulla Luna 😉

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    Pierluigi Tarantini

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    Premessa: non credo che banche ed altre istituzioni finanziarie siano soggetti bisognosi della carità cristiana dei contribuenti.
    Negli States invece la pensano così (1200 mld dati a banche & c.).
    In Europa siamo meno spudorati e chiedamo alle banche, perlomeno, di rinunziare al 40% del credito nei confronti della Grecia.
    Detto questo credo importante evidenziare quanto sia sospetto che Geithner, quasi non abbia altro cui pensare, si preoccupi tanto delle sorti dell’Euro.
    Mi insospettisce che, come conseguenza dei tagli di rating, le banche europee non abbiano più credito in dollari.
    Mi insospettisce che venga proposto un piano in virtù del quale gli States (insieme ad altri) debbano finanziare “16 banche internazionali” non meglio specificate.
    Ma gli States non erano sull’orlo del default?
    Forse vogliono stampare un altro pò….
    Oppure vogliono eliminare un concorrente al dollaro.
    Concludo evidenziando che questo tipo di giochi sono, forse, più complessi di come appaiono prima facie e, quindi, prima di trarre conclusioni, è opportuno darsi un pò di tempo per capire.

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    Nicola Mosti

    |

    Beh, in effetti che sia in corso un’autentica guerra economica tra le aree euro, dollaro e renminbi è cosa piuttosto evidente.

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    rick

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    Al Sig. Tarantini:
    la banca centrale USA non ha concesso prestiti al settore finanziario per 1.200 miliardi di dollari. Ha concesso prestiti (allacciate le cinture di sicurezza) per oltre 16.000 (Sedicimila) miliardi di dollari. Lo ha appurato il GAO (U.S. Government Accountability Office) Ufficio Contabilità del Governo. Ben 3.000 (tremila) dollari sono andati a istituzioni Europee e Asiatiche. Pertanto hanno finanziato anche istituzioni non di stretta competenza della Banca Centrale USA. Il Senatore Saunders, dopo l’audit ha affermato che siamo di fronte ha un caso di “corporate welfare” ossia di un socialismo per i ricchi.

    http://washingtonindependent.com/110441/gao-audit-report-shows-federal-reserve-issued-16-trillion-during-recession-sen-sanders-urges-reform

    Per quanto riguarda i “timori” di Geithner e altri anglo-americani nei confronti dell’Euro, io ritengo che vogliano costringere i renitenti consiglieri BCE (della Germania, Austria, Olanda e Finlandia) a cedere alle pressioni per effettuare un primo consistente “allentamento quantitativo” da parte della BCE stessa. In Germania, Austria, Olanda e Finlandia le popolazioni sono contrarie in percentuali bulgare a un’espansione incontrollata del debito (per salvare di nuovo istituzioni finanziarie che hanno messo in essere pratiche di “azzardo morale”, leverage sul debito, acquisti di obbligazioni sovrane di dubbia solvibilità ecc.). Pertanto, spingono sui consiglieri e governi per effettuare il quantitative easing; un crollo dell’Euro si rifletterebbe negativamente anche sulle loro valute (dollaro, sterlina) basta pensare solamente che la Borsa londinese “controlla” anche quelle italiana ecc. Se i “consiglieri” nordici e relativi governi dovessero cedere a queste pressioni, aspettatevi di vedere in queste nazioni molte sommosse di piazza, disordini, insurrezioni e mutamenti dei rispettivi quadri politici a dir poco epocali. Consiglieri e governi nordici sono consapevoli ei questi rischi e stanno prendendo tempo; si trovano in un convitato di pietra.

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    Nicola Mosti

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    Pare che sul pezzo di Giulietto Chiesa ci sia un errore, perché considerererebbe inopportunamente la somma dei medesimi prestiti, semplicemente reiterati nel tempo, sopravvalutando così la reale portata delle operazioni.
    Il pezzo cui fa riferimento è questo documento in pdf del U.S. Government Accountability Office (GAO):
    http://sanders.senate.gov/imo/media/doc/GAO%20Fed%20Investigation.pdf

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    Nicola Volpe

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    Ciao Aldo, condivido pienamente il tuo intervento (e le oservazioni di Rick che illustrano ancora meglio quanto da te detto). Non c’è soluzione: chi sbaglia, paga: i piccoli risparmiatore possono essere tutelati da un fondo che funga da rete di protezione. Il credito è una cosa troppo importante per lasciarlo gestire solo dal mercato.

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    MASSI.66

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    Professore lei cosa ne pensa delle riforme strutturali che ha chiesto il Dott. Maario Draghi?

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