Aldo Giannuli
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Commenti (14)

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    Roberto

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    Ho smesso di leggere quando sono arrivato a “molti ricercano, ma pochi trovano”. Mi par di capire che le scoperte dovrebbero essere scoperte per editto ed equamente distribuite fra le classi sociali, magari per fascia di reddito e possibilmente equamente distribuite fra le etnie ed i genders che mai si possa dire che bianchi o asiatici scoprono piu’ di neri o arabi.
    Io spero solo che se e quando si fara’ una riforma dell’Universita’ ti terranno ben lontano. Tu il modello Americano (con tutti i suoi difetti) lo conosci solo attraverso chi te l’ha raccontato.

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      Gaz

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      Dalla Sua, se ci fossimo incrociati all’ombra della Minerva, dedurrei che Lei ha frequenti contatti con la Freie Universität Bozen.

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        Gaz

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        … se non ci fossimo incrociati all’ombra della …

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    ilBuonPeppe

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    Con l’eccezione (parziale) del primo punto, direi che la descrizione dello stato attuale dell’università è perfetto. Complimenti per l’analisi.

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    leopoldo

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    mancano i riferimenti legislativi alla proposta, dopo di ché vi conviene studiare le proposte da fare.

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    • Aldo Giannuli

      Aldo Giannuli

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      e perchè dobbiamo aspettare la proposta di Renzi e giocare di rimessa e non provare a costruire una proposta alternativa?

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    Paolo Selmi

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    Professore per un’università così metterei da parte i miei progetti di nuova vita in Čukotka! Scherzi e renne a parte, d’accordo al 1000%.
    Paolo Selmi

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    Roberto B.

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    Come altro punto ci vedrei bene anche qualcosa del tipo:
    – una università che non sia un “parcheggio”, dove studenti che non studiano possano rimanere tali a tempo indefinito.
    Salvo situazioni eccezionali e adeguatamente documentate, un ciclo di studi andrebbe completato nei tempi previsti con possibilità di sforare un anno, al più.
    Ci sono persone che si laureano ad esempio in ingegneria in dieci e più anni; cosa possono ricordare dell’esame di analisi matematica 1 sostenuto nel primo anno?

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    Gaz

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    Mattew, senti a me, pigliati una pastiglia. Tu vuoi fare l’americano, ma sei nato in Italy, come avrebbe detto Renato Carosone.
    Ma chi è il suggeritore delle renzate?

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    Nico Perrone

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    Perfettamente d’accordo su come non dovrebbe essere: ma tutti sappiamo che invece è proprio così!
    Cerchiamo allora di puntare – per legge – prima di tutto su un esteso programma di borse di studio, che consenta di frequentare (non semplicemente di iscriversi) anche a chi non ha mezzi propri, pur avendo dei meriti. Imponiamo che le selezioni per le borse di studio si facciano attraverso esami scritti ed esami orali frontali, non con quiz e altre dilaganti stupidaggini. A queste condizioni, la frequenza dei borsisti dev’essere obbligatoria. Gli studenti lavoratori dovranno ottenere invece altri benefici, ma non ridicoli sconti sulle cose da apprendere.
    Imponiamo con leggi chiare (provviste di serie sanzioni) degli obblighi precisi per i docenti (e non si dica che questi obblighi ci sono già, perché sono ridicoli). Imponiamo – seriamente – obblghi di produzione scientifica (in base a parametri internazionalmente riconosciuti) per i docenti, anche dopo il superamento dei relativi “concorsi”, con la condizione della decadenza nel caso di mancato superamento.
    E diciamo subito, con fermezza, che quando una università ha occupato per anni più spazio nella cronaca nera dei quotidiani (quella di Bari ha conseguito in questo campo il record nazionale) che negli annali della scienza, dev’essere chiusa con provvedimento d’autorità. Si pensi che all’Università di Bari, a parte i docenti inquisiti e quelli già condannati, adesso c’è perfino un caso di docente sospeso dall’insegnamento per provevdimento cautelare della magistratura. Insisto: un’università che versi in tali condizioni, va chiusa, perché moralmente non ha nulla da insegnare.

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    Giovanni Pauletti

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    Vorremmo una università dove l’accesso sia libero per tutti e non limitato da test d’ammissione. Il diritto allo studio deve essere garantito a tutti. La selezione si fa strada facendo e non dimostrando attraverso un test di conoscere prima le materie che studierai dopo.

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    Marcello Romagnoli

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    D’accordo su quasi tutti i punti.

    Sul punto 18 questo poco vale ad esempio (sulla base della mia esperienza) per le materie di base come matematica, fisica, chimica nei corsi dove occorre darne i fondamenti, che sono sempre gli stessi. Diciamo allora non tanto e non sempre gli stessi argomenti, ma si cambino anche i modi di insegnamento, le strategie che devono seguire anche i giovani che cambiano. Nei miei corsi uso tantissimo il PC e le sue possibilità. Se avessi un corso di matematica o di fisica o di chimica pure. Vedo però molti miei colleghi usare ancora il gessetto o non usare le piattaforme che vengono messe a disposizione dall’ateneo. Ovviamente non tutti i corsi necessitano delle tecnologie informatiche. Per i punti 20 e 21 la mia esperienza mi dice che è già così, alcune volte i rapporti di forza si scambiano.

    Il punto 24 non l’ho compreso. Se vuole dire che tutti dicono di fare ricerca ma pochi pubblicano va bene, anche se molti pubblicano e siamo ottavi al mondo come numero di pubblicazioni, se no chiedersi cortesemente una maggiore spiegazione del punto.

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    • Aldo Giannuli

      Aldo Giannuli

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      punto 18: giusto ma il senso della battura è che i docenti (tutti: umanisti matematici ecc dovrebbero aggiornarsi costantemente)
      punrto 24: il senso (riferito suprattutto alle favoltà umanistiche) è che tutti dicono di fare ricerca ma non fanno assolutamente nulla perchè non oubblicano da ere geologiche
      ovviamente poi ci sono quelli che pubblicano ed in ogni caso dovremmo vedere la qualità delle pubblicazioni (essere ottavi, ma dubito che lo siamo, per un paese come l’Italia, con tredizioni universitarie plurisecolari ed un ceto accademico abbastanza numeroso, non è un piazzamento di cui andar fieri)

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    menici60d15

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    E’ interessante la lista dei 24 generi di università che il prof. Giannuli non vuole. Ne avrei un altro: un’università che sta zitta quando il servizio internet del metaOPAC Azalai Italiano chiude (dal 15 luglio scorso).

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