Aldo Giannuli
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Commenti (24)

  • Antonio

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    Chi vota 5 stelle non votera’ piu’ un’altro partito.

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    • Aldo S. Giannuli

      Aldo S. Giannuli

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      sembra una frase dei baci perugina

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    • mirko g. s.

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      Te ne porto (purtroppo) quanti ne vuoi…

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    • Svero0

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      Tifo calcistico.

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    • Paolo

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      io alle elezioni nazionali avevo votato M5s…alle europee Lega Nord (una candidata per il sud.) ..al referendum per il NO…in queste elezioni ho votato Fratelli d’Italia …alle prossime voterò chi è più radicalmente e chiaramente contro l’ UE e l’euro…(cioè probabilmente Fratelli d’Italia o Lega Nord..pur essendo del centro sud ). E quasi certo che non rivoterò M5s…e sono non felice ma strafelice delle legnate che si son presi. Spero che ne prendano altre.

      Inutile dire che se per ipotesi assurda immaginaria .. spuntasse che so… un partito di sinistra magari violentemente stalinista però anti UE euro ..e non ci fossero alternative lo voterei senza pensarci due volte.

      Che bello veder i grillini pestati di brutto: bellissimo ;-))))))…lo avevo auspicato dopo la vicenda Alde e altre vicenduole….però pareva che dai sondaggi le vicenduole non avessero inciso più di tanto….invece le hanno buscate..(anche se alle nazionali è diverso: auspico e spero che ne escano ripestati ben bene…tanto non servono a nulla….son degli scimuniti inutili (non che gli altri servano a qualcosa…)

      avevo voglia di dire delle cazzate e le ho dette …sono soddisfatto. Bye. Vado al mare….

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  • Gaz

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    Da Porto Azzurro, i fratelli 2 C. Laqualunque hanno fatto sapere di essere disposti a mettere a disposizione le loro expertice elettorali (pacchetti di voti inclusi) … decisive per la vittoria.

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  • Salvatore D'Angelo

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    Tutto è possibile per gli italioti grazie anche alla mistificazione dei media. Il calo dei votanti non è un problema, quello che si evince è che i partiti sono una istituzione superata e la democrazia parlamentare non esprime la sovranità popolare e quindi non può essere considerata una democrazia. Occorre sperimentare la democrazia diretta. Caro professore, come tutto il vetero sinistrume, rappresenta qualcosa che prima o poi verrà superato, speriamo prima per il bene degli italiani e della democrazia.

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    • Venceslao di Spilimbergo

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      Buonasera Esimio signor D’Angelo
      Mi permetta di porgerle le mie più sincere scuse per questa mia inopportuna intromissione nello scambio di opinioni che Lei e il Chiarissimo professore stavate tenendo, ma… come si suol dire, non sono stato capace di trattenermi dal partecipare anche io a questa interessante potenziale discussione. In particolare sono rimasto singolarmente colpito da alcune sue parole Esimio, per l’esattezza quelle riportate qui di seguito: “… i partiti sono una istituzione superata e la democrazia parlamentare non esprime la sovranità popolare e quindi non può essere considerata una democrazia. Occorre sperimentare la democrazia diretta…”. Pur avendo già letto in più occasioni simili pareri da parte di altri Esimi ospiti di questo sito (che approfitto di salutare) devo confessare di non essermi ancora assuefatto a questi pensieri, anzi! Rimango da essi ancora profondamente colpito e incuriosito poiché, da vecchio Conservatore quale sono (quindi Cattolico da un lato e Liberale dal altro), non sono mai stato in grado di comprendere fino in fondo cosa essi intendano; come si può considerare la nostra Democrazia “Liberale” (ovvero Parlamentare) una Democrazia “falsa”? Come potrebbe essere quest’ultima modificata, sostituita da una diversa forma di Democrazia più efficiente e funzionale? Come potrebbe materialmente esistere una democrazia cosiddetta “diretta” in una società tanto ampia e tanto complessa come quella attuale? Forse Lei Esimio potrebbe finalmente riuscire a dare ad un “vecchio residuato bellico” quale sono io un risposta a questi interrogativi.
      Ringraziandola per la sua cortese attenzione e scusandomi nuovamente per la mia inopportuna intrusione, la saluto augurandole ogni bene e una buona serata

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      • Eduardo D'Errico

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        Non so se lei si sia spinto fino al 15° commento del post precedente, che riproduce il famoso discorso del “quarto partito”, che De Gasperi utilizzo’ alla fine degli anni quaranta per motivare la sua sterzata ulteriore contro le sinistre ; egli, certo non sospettabile di antidemocraticità, afferma però che il partito del denaro e del potere economico può tranquillamente far cadere i governi che non gli piacciono, a prescindere dal fatto che siano o meno sostenuti dal voto popolare. Non è un grande elogio della democrazia rappresentativa; e, paradossalmente, pare avvicinarsi all’atteggiamento sprezzante con cui a quest’ultima guarda(va)no i marxisti ortodossi, che la consideravano poco più che una farsa sovrastrutturale, (pur se talvolta conveniva parteciparvi) di fronte alla cruda realtà dei rapporti di produzione e al dominio della struttura economica. Mi pare che oggi la realtà abbia superato ampiamente il pessimismo degasperiano.

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        • Venceslao di Spilimbergo

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          Buonasera Esimio signor D’Errico
          La ringrazio per la cortese risposta che ha voluto concedere al mio scritto di ieri. Certamente, ho letto con interesse il commento dell’Esimio signor Valerio (che approfitto rispettosamente di salutare) contenente parte di un discorso che, a detta del fu dottor E. Sereni, Degasperi avrebbe tenuto nel 1947 durante un Consiglio dei Ministri ; testo oltremodo famoso e avente ancora oggi ampia diffusione, soprattutto su internet… non fosse però che esso è un falso storico. Il fu dottor Sereni, forse per ragioni politiche (vista la sua posizione ideologica e la sua attività parlamentare), sbagliò nell’attribuire quelle parole all’allora Presidente del Consiglio: infatti lo statista Trentino, durante la seduta pomeridiana dell’Assemblea Costituente di Venerdì 19 Dicembre del 1947, smentì categoricamente di aver mai pronunciato quel discorso… rivendicò invece di aver ripetuto in più occasioni, comprese alcune sedute del Consiglio dei Ministri (in particolare quella del 30 Aprile del 1947), che il cosiddetto “quarto partito” esisteva in quanto “partito dei risparmiatori”, ovvero in quanto partito del “ceto medio”… il quale, essendo per sua natura non- ideologico, era alla pragmatica ricerca di una forza politica a cui affidarsi per poter assicurare propri beni (ruolo che Degasperi riteneva dovesse venire svolto dalla DC , in particolare dopo la rottura con il Fronte Popolare avvenuto proprio in quei mesi). Vera è però l’osservazione che, implicitamente, lo statista fece riguardo il potere della cosiddetta “classe media” di determinare l’ascesa e/o la caduta dei governi se non addirittura dei regimi democratici (da qui la necessità di una alleanza tra essa e la Democrazia Cristiana): la Democrazia, come più volte hanno ripetuto insigni studiosi (anche di “provenienza” Marxista, come il professor Canfora) non è un sistema politico in cui tutto il potere appartiene al Popolo; la Democrazia è piuttosto un complicato e precario equilibrio, basato sui rapporti di forza, tra le elite da un lato e le classi popolari dall’altro. Se l’equilibrio riesce a sussistere (anche se conflittualmente) allora solitamente si riscontra la formazione di una fascia di persone non appartenente alle due classi originarie e costituente una terza classe che, non agiata come la prima, si colloca però per benessere al di sopra della seconda… la classe media per l’appunto. E non potendo essa esistere al di fuori del sistema Democratico, per mere ragioni di sopravvivenza, diventa storicamente la principale difenditrice del regime sopra citato… e conseguentemente il principale bacino elettorale dei partiti Conservatori. L’esistenza pertanto di un cosiddetto ceto medio, la sua espansione, nonché la presenza di una forza politica Conservatrice “moderata” quale espressione della maggioranza del ceto appena rammentato sono elementi basilari ed essenziali per un regime Democratico… tanto più per un sistema Democratico Liberale come il nostro.
          Ringraziandola nuovamente per la sua cortese risposta, la saluto augurandole ogni bene e una buona serata

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      • Salvatore D'Angelo

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        Sig. Venceslao, le preannuncio subito che i salamelecchi non fanno per me, la democrazia diretta (e partecipata) va intesa come un percorso graduale che può essere affrontato speditamente se c’è la volontà dei governanti e dei cittadini.
        Intanto si potrebbe partire dall’introduzione degli strumenti già ampiamente utilizzati in Svizzera (che le ricordo è una nazione reale per giunta con noi confinante e non un paese fantastico uscito dalla penna di Italo Calvino).
        Poi che la sua democrazia liberale, altro non è che una cripto-dittatura l’hanno scritto grandi studiosi già in passato, uno su tutti, Rousseau: “L’unico modo per formare correttamente la volontà generale è quello della partecipazione all’attività legislativa di tutti i cittadini, come accadeva nella polis greca: l’idea che un popolo si dia rappresentanti che poi legiferano in suo nome è la negazione stessa della libertà.”
        Verifichi questa affermazione pensando a quanti referendum costituzionali sono stati elusi in Italia con raggiri parlamentari, oppure pensi a quante situazioni legislative vigenti siano palesemente contro la volontà popolare (della maggioranza), mi permetto di suggerirle una su tutte: pensa che se i cittadini fossero chiamati ad esprimersi sarebbero favorevoli all’attuale gestione dei migranti?
        Le ho solo dato degli spunti di riflessione, per ulteriori approfondimenti, dobbiamo convenire un sistema che mi permetta la remunerazione del tempo speso.

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        • Venceslao di Spilimbergo

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          Buonasera Esimio signor D’Angelo
          La ringrazio sinceramente per avermi concesso un po’ del suo tempo, rispondendo al mio scritto di due giorni fa. Prendo atto anche in questo caso del suo interessante punto di vista e personalmente posso comprendere come a Lei, al pari di molti altri, il sistema Democratico Liberale vigente possa non piacere a causa dei suoi limiti e delle sue imperfezioni… tanto più evidenti e difficilmente accettabili in tempi difficili come quelli attuali. A mio modesto parere però il problema è che, a fronte delle sue pur interessanti critiche, non appaiono altrettanto “solide” le alternative che Lei propone al regime vigente: sorvolando sull’esempio da Lei portato (le posso assicurare che il sistema di governo Svizzero, per quanto apprezzabile e funzionante in quel paese alpino, non è assolutamente replicabile in nessun altro luogo di questo mondo… fortunatamente), mi permetta di rammentarle come lo stesso Rousseau ritenesse che una Democrazia cosiddetta “diretta”, sul modello delle antiche polis Elleniche, non potesse funzionare al di fuori di ambiti molto ristretti sia dal punto di vista dello spazio sia sotto l’aspetto demografico. Certo, Lei potrebbe giustamente farmi notare come vi siano oggigiorno strumenti che permetterebbero di aggirare questi limiti naturali/ antropologici, quali Internet; ma la sua osservazione sarebbe corretta solo ed esclusivamente se questo mezzo fosse ideologicamente e politicamente neutro, ovvero al di fuori del controllo di tutto e tutti… cosa che assolutamente non è (Internet è una creazione Americana, utilizzabile per concessione interessata degli USA. Mai dimenticarlo!). Riguardo invece al caso Italiano da Lei sollevato, mi permetta solamente di esprimere il mio dissenso dalla sua opinione: se per Lei Esimio è un fatto negativo che il Popolo Italiano non abbia potuto esprimersi in diverse occasioni mediante i referendum (o abbia visto la propria volontà “edulcorata” dal Parlamento in uno secondo momento), per me invece è stata piuttosto una “benedizione” (i Popoli, per quanto non gradiscano che gli venga ricordato, sbagliano spesso…).
          Ringraziandola nuovamente per la sua squisita cortesia, la saluto augurandole ogni bene e una buona serata

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      • francesco cimino

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        le rispondo per il nome che ha scelto e per la rilevanza delle domande.
        a mio giudizio, le asserzioni di D’Angelo sono illusorie e rivelatrici. si può considerare falsa l’attuale democrazia, ma non perché rappresentativa; è falsa in quanto la possibilità di scegliere tra politiche differenti è drasticamente limitata dalla così detta “globalizzazione liberista”: se la comunità politica è territorialmente circoscritta mentre l’economia non lo è per nulla, la politica è impotente; se chi gestisce capitali può reagire alle politiche sgradite trasferendo a piacimento posti di lavoro o introiti fiscali, detterà le sue condizioni agli Stati.
        Aggiungiamo che le organizzazioni sovranazionali che dovrebbero affrontare o gestire la globalizzazione, come l’Unione europea, hanno sminuito il ruolo dei parlamenti a favore di organi esecutivi o tecnici.
        manca così la corrispondenza tra le richieste di molti cittadini e le scelte politiche.
        un’illusione ottica induce alcuni a credere che sia colpa della “rappresentanza”; il che per certi versi o in certi casi può esser vero, ma non coglie il punto decisivo.

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        • Venceslao di Spilimbergo

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          Buonasera Esimio signor Cimino
          Mi permetta come prima cosa di ringraziarla per il prezioso tempo che ha voluto concedere al mio scritto di due giorni fa; come seconda cosa, sperando che non me ne vorrà per questo, mi sia data facoltà di contraddirla; pur considerando interessanti le sue opinioni, personalmente, non le ritengo corrette: ogni “Libertà”, esistendo esclusivamente all’interno del sistema che l’ha generata, è necessariamente legata/ condizionata dal sistema cui appartiene. Questo comporta che, in un sistema Liberale (ergo Capitalistico, ovvero Americano) come quello vigente, la nostra “Libertà” sia per sua natura influenzata, limitata dai principi Liberali (e quindi Capitalistici) da cui è stata prodotta. Questo vale per le persone nella loro vita quotidiana, come altresì per le comunità nel loro insieme (e pertanto anche per i governi). Non confondiamo la parentesi storica vissuta durante la cosiddetta “Guerra Fredda”, quando gli Stati Uniti accettarono l’esistenza nei Paesi Europei di ideologie Non- Capitalistiche (o addirittura Anti- Capitalistiche) per ragioni geopolitiche, con il mondo precedente al 1945 e successivo al 1989/92… l’epoca dell’autonomia intellettuale che l’Impero aveva pragmaticamente e interessatamente dato ai propri vassalli è finita. E vivente nei sogni, alla ricerca di una “utopia”, è colui che desidera ricreare quell’esperienza.
          Ringraziandola nuovamente per la sua gentilezza, la saluto augurandole ogni bene e una buona serata

          P.S.
          La ringrazio per le parole che ho ritenuto essere un implicito complimento al mio nome ma… la posso rassicurare Esimio… eventuali meriti non spettano certamente a me, bensì ai miei genitori che vollero assegnarmi anche questo nome, fra gli altri che possiedo.
          Ringraziandola anche per questo, le porgo rispettosamente i miei ossequi

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          • francesco cimino

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            Diciamo che frequentemente parziali ritorni al passato e novità s’intrecciano in modo indissolubile – anche perché le soluzioni a disposizione delle società umane non sono infinite, quindi è facile che qualcosa lo si sia già visto in passato. Pensi lei che, riguardo alla “mobilità dei capitali” e ai contratti di lavoro, le attuali politiche tornano all’Ottocento…Lei le approva, Venceslao; io approverei politiche che per determinati aspetti tornassero all’età detta “keynesiana”, pur senza ripeterla nell’insieme.
            Certo, che avvenga o no, non può esser deciso solo da elezioni…emerge qui la questione di come considerare la “democrazia”: deve consentire di fare scelte differenti, anche in economia? Oppure non è mai stato così, e in fondo tutti vogliono promuovere o difendere l’assetto che prediligono come definitivo?….a rileggerci.
            .

          • francesco cimino

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            A integrazione della mia risposta alla sua replica, Venceslao: anche se in democrazia il modello economico non si può modificare a piacimento ed è in tal senso “definitivo”, fa differenza che a volerlo sia un’oligarchia o gran parte dei cittadini…e su chi approva o meno l’ordine attuale, su chi lo accetta con entusiasmo o con rassegnazione…credo non ci siano molti dubbi.

    • Fantax

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      “[…] Sono tanti anni che siamo abituati a veder usata questa parola in sensi assai diversi, come democrazia formale o sostanziale, politica o sociale, come metodo o come contenuto di una politica, e in tempi più recenti abbiamo imparato a conoscere anche una “democrazia protetta” e una “democrazia popolare” e finalmente, secondo la distinzione di un illustre studioso, una “democrazia governata” e una “democrazia governante”. Perciò è giusto che si mettan le carte in tavola e si dica chiaramente di quale democrazia si intende parlare.
      Ebbene, per quel che ci riguarda, noi non abbiamo bisogno per questo di scomodare né gli immortali principi né le sacre tavole e neppure dobbiamo far ricorso a sottigliezze giuridiche. La democrazia per la quale ci battiamo oggi in Italia è semplicemente la democrazia contenuta nella Costituzione italiana. È cioè la democrazia fondata sulla sovranità (art.1) e sull’eguaglianza (art.3) dei cittadini, sul suffragio universale ed eguale e non truffaldino (art.48), sulla laicità dello Stato (artt.7-8), sul rispetto dei fondamentali diritti di libertà per tutti (art.13 e seguenti), sull’Indipendenza della Magistratura (art.104), sull’imparzialità della pubblica amministrazione (art.97); è una democrazia che postula, per diventare realtà, possibilità di lavoro (art.4) e di istruzione gratuita (art.34) per tutti, che prescrive per ogni lavoratore una retribuzione “sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa” (art.36); che garantisce alla donna parità di retribuzione per parità di lavoro (art.37) e agli inabili un’adeguata assistenza (art. 38), che vuole l’attività economica sia pubblica sia privata indirizzata e coordinata a fini sociali (art.41) e la proprietà privata subordinata al rispetto della sua funzione sociale (art.42), che prevede limiti di estensione alla proprietà terriera privata (art.44) e vuole i lavoratori partecipi della gestione delle aziende (art.46). È, soprattutto, una democrazia conscia dei propri limiti, conscia di non potersi considerare come effettiva realtà finché permangono i gravi squilibri economici e sociali che angustiano il nostro Paese, e appunto perciò prescrive alla Repubblica il compito di “rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese” (art.3).
      Dice, il testo della Costituzione proprio così: “la effettiva partecipazione di tutti i lavoratori”; ed è appunto dallo sforzo di tutti i lavoratori che noi attendiamo la costruzione dello Stato democratico, di uno Stato come quello prefigurato dalla Costituzione, da cui siano spariti in primo luogo l’analfabetismo, la disoccupazione e la miseria. Senza lo sforzo dei lavoratori, di tutti i lavoratori, questa democrazia non diventerà mai realtà, perché essa ha la ventura di non piacere a lor signori, di non piacere ai monopolisti, agli agrari, ai clericali, e anche di non piacere a Saragat che in tanti anni di governo non ha mosso un dito per attuarla, e si è accomodato così bene con la politica dell’immobilismo.
      […] Quanto all’altra democrazia, quella di lor signori, la democrazia fondata sulla disoccupazione, sulla miseria, sull’analfabetismo e sul semianalfabetismo, sulle discriminazioni, sulle violazioni della Costituzione, sulle leggi fasciste, sulle elezioni truffaldine, sul clericalismo, ecc., ci dispiace per tutti i nostri zelanti consiglieri: a questa democrazia non saremo mai ricuperati.”
      Lelio Basso, “Democratici e no,” «Avanti!», 15 mag. 1957.

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  • Paolo Selmi

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    Professore buonasera!
    “Siamo di fronte ad un mega parcheggio elettorale dal quale in ogni momento possono partire flussi di rientro che non è affatto detto si dirigano verso i due o tre partiti maggiori, né che lo facciano in modo proporzionale.”
    Frase da incorniciare. L’analisi che si sviluppa è parimenti impeccabile. Ora, però, a me sorge un dubbio. A prescindere dal fatto che il “mega parcheggio elettorale” E’, di fatto, FUNZIONALE al sistema vigente come ANTICAMERA AL DISIMPEGNO TOTALE, e che pertanto non scandalizza nessuno dei maggiori attori sulla scena politica, anzi, TUTTAVIA accadono dei riflussi, dei rigurgiti, mi verrebbe da dire, con sviluppi imprevedibili. In altre parole, il popolo italiano non ci sta a farsi mettere da parte dai quattro scalzacani che dominano la scena politica attuale. E cerca, in qualche modo, di farla pagare. La listadraghi, chiamiamola così, o la listalandini dall’altra parte, muoverebbero sicuramente le acque in maniera molto pericolosa per lorsignori. Alla sinistra di alternativa allora si pone il compito di entrarci, in questo parcheggio, e rimettere in moto i meccanismi sopra descritti in maniera continuativa, andando aldilà della semplice lista-personaggio e costruendo nuovamente quanto perduto in questi ultimi quindici anni. Davvero è e sarebbe interessante, a questo punto, studiare caso per caso, Paese per Paese, le dinamiche di massa, inquadrarle socialmente e storicamente, analizzarne i vari percorsi. Gramsci questo aveva MOLTO più che abbozzato, nei suoi quaderni, fornendo spunti ancor oggi attuali, a partire dalla quistione meridionale per approdare all’americanismo e fordismo, alle concezioni di egemonia culturale e rivoluzione passiva, di intellettuale organico e di chierico. In un altro Paese, Vladimir Ilic Lenin aveva capito molto di più il popolo russo di quanti lo seguirono: i quattro anni successivi al Grande Ottobre, segnano un lungo percorso dialettico di adattamento del marxismo alla realtà concreta dei contadini e degli operai russi. Oggi, per fortuna, i quattro maggiori partiti leggono altro. Alcuni pensano che basti propinare due minestre simili per accendere gli animi dei fans e mandare in soffitta (o a mangiarsi il fegato) tutti gli altri; altri, invece, sono convinti di avere la scienza infusa e che basti tenere acceso il faro della rivoluzione, dando fuoco alle polveri di polemiche quotidiane su tutto e su tutti, perché il gregge disperso si riunisca sotto la loro bandiera. Perdere alle amministrative, in questo senso, restituisce la cifra di una concezione elitaria della politica dove la piccola città non interessa, dove non occorre farsi le ossa sul territorio, confrontandosi con le fabbriche che chiudono, con i centri commerciali che aprono, con operai e impiegati sempre più precari, con famiglie che non arrivano più a fine mese senza il contributo, ancora una volta, di genitori e nonni. Si aprono, quindi, dei piccoli spazi di manovra anche per chi non la pensa come chi oggi occupa la scena politica. Vedremo come andrà a finire, molto probabilmente non si farà nulla, ma almeno è confortante sapere che i nostri avversari non sono dei monoliti invincibili, anzi, a momenti si elidono a vicenda.
    Un caro saluto.
    Paolo

    Reply

  • Herr Lampe

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    Noto di sfuggita che al referendum l’astensione fu molto bassa.

    Della serie, se si ha un valido motivo per andare a votare lo si fa.

    Reply

  • 5uccinato

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    alcuni commentatori dicono che una forte astensione prolungata in un sistema elettorale apre una sponda per gruppi di dubbia associazione senza necessità di infiltrazione mafiosa. Personaggi come Del Utri possono pensionarsi e quelli come Mangano candidarsi, anche se la magistratura per un po’ porrebbe delle difficoltà. Non che la storia recente sia essente di casi passati in giudicato e parlamentari incarcerati. La società si connoterebbe di aspetti oscuri se non torbidi.

    Reply

  • PIETRO

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    discorso molto teori che, secondo me, non può essere applicato in pieno ai 5*. almeno per quanto riguarda le elezioni politiche. potrà sembrare strano, ma il voto ai 5* è l’unico dettato da ragioni ideologiche, e questo conta molto alle elezioni politiche.

    Reply

  • ilBuonPeppe

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    Chi sta nella melma fino al naso? Noi, non certo lorsignori.
    Il sistema sta dimostrando di funzionare benissimo: meno gente vota, più è facile controllarne gli esiti. Quindi continueranno sulla strada che allontana le persone dalla politica e blocca sul nascere qualsiasi ipotesi di alternativa reale, perché gli conviene e perché è quello che sanno fare meglio.
    Fino al momento in cui accadrà l’inevitabile. Auguri a tutti. Ne avremo bisogno.

    Reply

  • Giovanni Talpone

    |

    Tutto vero, ma prima o poi bisognerà anche discutere della follia degli enti locali: ci sono Comuni che hanno meno abitanti di un condominio di Milano, strade conciate come in Siria che non si capisce più chi deve ripararle (e se ha i soldi per farlo), strade con limiti di velocità folli che cambiano ogni 100 metri, e autovelox fra i rovi o tarati per spillare soldi, strade deserte illuminate con migliaia di watt tutta la notte “perché la gente ha paura”, lavori in corso che non finiscono mai, siti Internet con informazioni aggiornate a cinque anni fa, trasporti locali con frequenze così basse da essere inutilizzabili…. i Partiti si vergognano di parlare di queste banalità, se non strumentalmente per qualche loro interesse immediato. Perché i cittadini dovrebbero votarli? E’ così strano che nascano tante liste civiche?

    Reply

  • Roberto B.

    |

    “i quattro principali partiti (Lega, Fi, Pd, M5s) assommano a circa l’85% del corpo elettorale”.
    Forse ho frainteso, ma credo che sarebbe più corretto dire che quella percentuale sia da riferirsi ai votanti e non all’intero corpo elettorale. Altrimenti è come dire che il 45% di astenuti si distribuisce a quei quattro soggetti secondo le rispettive percentuali di consensi ottenuti. Il che, evidentemente, non sarebbe corretto.

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