Aldo Giannuli
Andrea Muratore

Andrea Muratore

Andrea Muratore, classe 1994, è studente magistrale di Economics and Political Science all’Università degli Studi di Milano; collabora con “Gli Occhi della Guerra” e con il sito di Aldo Giannuli.

Commenti (11)

  • Gaz

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    “Talvolta i giudizi veicolati sono così smaccatamente contrari ai nostri interessi da far pensare che ci sia malafede.”
    No, no ! Il caso Savona sta a dimostrare che si tratta di dolo.

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  • Gaz

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    .. senza andare troppo indietro, si è visto nella mancata nomina di Savona quale sia il rapporto tra interesse nazionale e interessi contrapposti esteri.
    Nulla da dire sulla Libia, con la quale B. si è guadagnato la defenestrazione?
    Non importa se si è liberali, fascisti, cattolici, comunisti, laici, liberisti, sovranisti … il punto degli alleati finti è dare scacco matto /asservire/controllare l’Italia, indipendentemente da chiunque sia al governo.
    Ho dimenticato il nome di un presidente della repubblica che fu direigente del PCI, ma anche di un’altro …
    P.s. Il Britannia galleggia ?

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    • Andrea Muratore

      Andrea Muratore

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      Penso che in questo commento lei abbia riassunto tutto alla perfezione

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  • Gaz

    |

    Perchè non si riesce a spazzare le mafie e la corruzione pubblica?

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  • Gaz

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    Vogliamo ricordarci di cosa hanno fatto Francia e Germania nei Balcani … sempre in funzione anti-italiana … giusto per non andare al tradimento dei Patti di Londra ?

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  • Gaz

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    Quiz di politica estera, si fa per dire estera.
    Chi ha pronunciato la seguente frase:
    “I mercati insegneranno agli italiani a votare in modo giusto”,
    1) Oettinger, commissario europeo, dello stesso partito della Merkel;
    2) Mattarella, presidente della Rapubblica, dello stesso partito (ideologico) della Merkel;
    3) Merkel, dello stesso partito di Oettinger e Mattarella?
    4) Savona scambiato per Savonarola ?

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  • vinicio giuseppin

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    10 articoli di questo tenore pubblicati sui maggiori quotidiani e discussi sui talk schow cambierebbero il mondo dell’informazione italiana.”Massimizzare i risultati dell’interesse nazionale” dovrebbe essere l’agenda politica di ogni italiano,soprattutto della classe dirigente.
    Però Macron ieri discuteva da solo con i diarchi libici,e sembra che per la prima volta abbiano discusso anche del petrolio considerandolo-meglio per noi-un bene della Libia e non solo della Tripolitania o della Cirenaica.Un risultato eccellente,se fosse vero, alla sola presenza della nostra ambasciatrice! Ritornando all’articolo,credo che la nostra impotenza sia non solo da attribuirsi alla dissolvenza dell’industria e degli imprenditori,un fenomeno esistente da decenni,ma nel fatto che non ci sono ragionevoli analisi su quanto capitato e,quindi,qualsiasi ulteriore argomentazione non insegna nulla ed è pura constatazione.Manca persino nelle città e nei comuni una cultura della solidarietà e del volontariato per aiutare i poveri e i disoccupati a sbarcar lunario e ad essere utilizzati utilmente per la comunità.E’ una cultura che va organizzata nelle singole comunità dalla politica,ma nella realtà vi manca un minimo accenno ,mentre siamo i primi a inviare denaro ad ogni calamità e a partecipare agli aiuti dopo alluvioni e terremoti,ecc.Aiutare i più bisognosi dei nostri cittadini,per me ,significa anche avere chiaro la edificazione di una cultura finalizzata all’interesse nazionale . Creare una cultura solidale e integrativa potrebbe essere l’obiettivo della politica nei prossimi anni e tale sforzo avrebbe ,ritengo,benefiche ricadute sia sul bene comune sia sull’interessse nazionale.In politica estera vedo per adesso il potenziamento delle relazioni in Africa settentrionale ed oltre ,nei Balcani sino in Siria e coi Paesi arabi per diversi ineressi:migrazioni,petrolio e commerci.In Europa ,un impegno per rifondare la UE secondo principi più equi degli attuali e che tengano conto della storia recente e passata dei diversi popoli,aiutandoli a liberarsi delle scorie e dei gravami non sintonizzati con la spietatezza della globalizzazione che provoca ovunque diseguaglianze.

    Reply

    • Andrea Muratore

      Andrea Muratore

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      Concordo con forza con ogni singola parola della sua analisi, che è a dir poco ottima!

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  • Libero Ferrari

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    Egregio dott. Muratore,
    nel preciso contesto in cui ci troviamo, direi in queste ore, il suo articolo ha il forte merito di spalancare le finestre dell’Italia per far entrare aria pulita capace di spazzare il via il forte odore di ristagno politico, culturale ed economico. Mi si passi la metafora.
    Direi che gli interventi da lei riportati sono quanto di meglio ci possa offrire il panorama degli analisti oggi, con particolare riferimento a tutto il team di Limes Geopolitics di Lucio Caracciolo, a proposito del quale mi permetto di segnalare l’intervento inserito in https://youtu.be/yiNeYxwj6_s e riguardante una bellissima disamina del neo-bonapartista Macron.
    Sarò pure datato ma la politica estera italiana mi sembrava conclusa con la fine rovinosa dell’impianto moroteo, iniziato con la strategia di Mattei e con Craxi quale ambiguo epigono di una stagione iridescente.
    Date queste premesse, e soprattutto gli esiti della stagione ricordata, non mi pare sia troppo complicato digerire la difficile lezione: non ci sono dati grandi spazi di manovre autonome. Condivido l’idea che lo scoglio maggiore sia solo interno al sistema Italia, come rilevano tutti gli analisti che lei cita, ma proprio per questo le iniziative altrui e i diktat internazionali hanno un peso dirimente sulla questione ancora oggi.
    Mi permetto, però, di avanzare alcune considerazioni su motivazioni nuove, a mio avviso, non focalizzate con la necessaria convinzione oggi:
    1. l’assoluto bisogno di sganciamento da dipendenze europee in tema di sostegno internazionale e di apertura a nuovi mercati;
    2. la epocale trasmigrazione dei popoli del sud che interessa l’Italia più di qualunque altro Paese europeo e che la legittima ad azioni internazionali autonome visto l’isolamento cui è destinata nella loro gestione;
    3. l’affrancamento della diplomazia vaticana di Bergoglio da larvati ma reali schieramenti di solo un decennio fa. Questo è l’unico reale partner di cui l’Italia può godere per una qualsivoglia azione internazionale.

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  • Luca

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    Ottima analisi, una folata di aria fresca in tanta retorica stantia. È sostanziale.

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  • Gior

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    Piu’ che di interesse nazionale parlerei di interesse pubblico, che implica l’armonizzazione tra interesse nazionale e quelli personali. L’interesse pubblico non puo’ che essere incentrato sul ruolo dello stato, non conosco alternative. Ad esempio, se il modo per redistribuire ricchezza e’ il lavoro e i privati, per interesse e calcolo di parte, falliscono nel rispondere all’esigenza del lavoro, DEVE essere lo stato ad intervenire. Lo stato investa in attivita’ produttive, definendo limiti e condizioni per la loro sostenibilita’.

    L’alternativa e’ la lamentela e in risposta il paternalismo: una pioggia di denaro che cade “a pioggia” indistintamente su privati e imprese, spesso senza tenere conto della condizione economica reale di chi riceve questo denaro. Fatevene una ragione guardando qui http://www.contributieuropa.com/v3/store/veditutti.asp o su Invitalia. Un esempio eclatante: in relazione al Jobs Act si continua a parlare dei posti di lavoro e poco si ricorda il fatto che lo stato ha regalato/distribuito 15-20 miliardi alle imprese. Quindi si e’ trattato di aiuti alle imprese piu’ che ai lavoratori. Quante persone avrebbe potuto assumere a tempo indeterminato lo stato investendo la stessa cifra in attivita’ produttive gestite direttamente (o in convenzione con privati)?

    L’interesse pubblico e’ un’enorme vuoto sviluppatosi nella politica italiana. Anche i populisti illudono e falliscono in cio’. La questione e’ chiara: o si mette davanti l’interesse del capitale pubblico e la sua redistribuzione nel lavoro e nei servizi oppure si continua a perseguire l’interesse del capitale privato….di pochi, dei soliti noti.

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