Aldo Giannuli
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Commenti (17)

  • benito

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    sono convinto che la crisi mondiale sia in realta’ per i paesi occidentali l’inizio del declino. Tra le cause preponderanti ci sono: 1) le delocalizzazioni che hanno arricchito certi paesi (Cina India etc…) e impoverito al tempo stesso i paesi delocalizzatori; 2) la smodata concentrazione della ricchezza. Per la prima ormai il danno e’ pressoche’ irreversibile. Per la seconda non si vedono al momento inversioni di tendenza, anzi….
    Ma quando anche l’economia dovesse ripartire ci troveremmo a fronteggiare un problema non da poco: la sostenibilita di un sistema perennemente in crescita, ovvero il problema piu’ grosso che l’umanita’ si sia mai trovata ad affrontare. E’ ora di smetterla quindi con l’idiozia che il mercato si regola da solo, se non si interviene nel riprogrammare l’economia da cima a fondo non se ne esce fuori, e in questa riprogrammazione la ridistribuzione della ricchezza e’ il presupposto indispensabile. Ma forse ci stiamo ponendo problemi inutili data la probabilita’ che scoppi la terza guerra mondiale e che con qualche bomba nucleare ce ne andiamo tutti al diavolo

  • leopoldo

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    bello, ma per realizzare reti di imprese di costituzione sociale, ci vuole una base sociale che voglia fare questo e deve esprimere un ceto politico che le rappresenti. Difficilmente la politica per sua bontà realizzerà qualcosa che modifichi la sua base )-:

    • leopoldo

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      si potrebbe ripensare anche il pareggio di bilancio

  • Vincenzo Cucinotta

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    Caro Giannuli, questa cosa del non si può certamente tornare indietro, seppure da te pronunciata con perfetto stile assertivo ed in maniera indiscutibile, a me non convince proprio.
    Non credo che esista qualcuno che ritenga che sia possibile riprodurre una giornata nel futuro in maniera identica. nessuno ha la pretesa di volere riprodurre tra un anno ciò che è successo ieri. In questo specifico senso, hai ragione, indietro non si torna, ma su specifici aspetti della realtà sociale, certo che si può tornare indietro, che diamine! Ad esempio, a te pare che il processo di concentrazione della ricchezza nelle mani di pochi sia un processo irreversibile? Non credo, ecco allora che abbiamo un primo esempio del fatto che tornare indietro si può. E se si può, si deve. Al massimo, potremo dire che su certe questioni si può facilmente tornare indietro, su altre magari è un po’ più difficile, ma in assoluto questo principio che indietro non si torna non ha alcun fondamento logico e nenache storico. Il medioevo, per citare l’esempio più clamoroso, fu per tanti aspetti un tornare indietro rispetto all’antichità, ad esempio quella dell’impero romano. Per intenderci, non dico certamente che si tornò allora indietro su tutto, è chiaro che si avanzò in certe direzioni, ma ad esempio si tornò indietro sul livello dell’attività economica che non mi pare un aspetto marginale. Quindi, usare categorie così generali ed inevitabilmente generiche non serve a nulla, si finisce con l’usarle per ribadire lo stato di cose presenti, affermando senza neanche entrare nel merito, l’impossibilità di svolte rivoluzionarie. La storia, da teoria di interpretazione di eventi passati, viene usata per tentare di imporre certe specifiche direzioni al futuro.
    Io ad esempio, credo fermamente che sul processo di globalizzaizone sia possibile e come tornare indietro. Non penso nè vorrei riprodurre la vita come si svolgeva alcuni decenni fa, ma ciò non toglie che certe possibilità che gli sviluppi tecnologici ci consentono possano essere inibite all’uso. Vorrei insomma che la discussione si svolgesse francamente sul merito delle proposte e senza i condizionamenti preliminari e dogmatici del “non si può perchè la storia non va così, e te lo dico io che me ne intendo, e adesso taci”.

    Un’altra considerazione.
    La differenza tra attività produttiva ed attività finanziaria è che la prima crea merce e quindi è strettamente legata a un cambiamento delle condizioni materiali di vita, mentre la finanza crea ricchezza finanziaria che come tale serve solo a chi la deve accumulare e non a chi usa la ricchezza che riesce a raccogliere per vivere. La finanza insomma è roba da ricchi son dall’inizio. Quando invece parliamo di attività produttiva, allora la destinazione della ricchezza prodotta è comunque oggetto di contrattazione e di lotta, non è sin dalla sua stessa costituzione già predestinata a specifiche tasche.

    • Aldo Giannuli

      Aldo Giannuli

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      per la verità non ho detto che redistribuire la ricchezza non si può
      quanto alla globalizzazione certamente si possono fare le cose in modo diverso ma pensi che sia possibile eliminare internet o bloccare i flussi migratori, per fare due esempi?
      la finanza srve appuntoa finanziare le attività dell’economia reale, è quendo diventa pura speculazione che non va bene

      • Vincenzo Cucinotta

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        Sì, non hai certo detto che non si possa redistribuire la ricchezza, prendevo questo esempio per smontare la tua tesi principale, che indietro non si possa tornare. Poichè è acclarato che si stia in questa ultima fase storica a concentrare la ricchezza in proprie mani, la coerenza col “indietro non si torna” costringerebbe a credere che si andrà inesorabilmente verso un’ulteriore sua concentrazione. Se su questo punto si torna indietro, chi decide quali siano gli aspetti su cui indietro non si torna?
        No, non sono contrario ad internet, anche se non sposo le posizioni ideologicamente entusiastiche di Casaleggio in proposito. In linea di principio, credo che ci possiamo tenere tutta la tecnologia di cui già disponiamo, ma credo che essa vada utilizzata correttamente. Se per guidare abbiamo bisogno di una patente, nulla vieterebbe di generalizzare il concetto di patente per molti più oggetti tecnologici.
        Ancora, non credo che la competitività possa costituire un fine in sè. Per taluni settori, va perseguita, per altri no, così l’uso dell’automazione nell’industria dovrebbe essere soggetta a controllo, dovrebbe costituire oggetto di discussione pubblica, sia per l’aspetto che riguarda le condizioni di lavoro, che per quanto riguarda il tasso di occupazione. Naturalmente, la globalizzazione dei mercati impedisce sin dall’inizio qualsiasi opzione di controllo della competitività, e quindi la globalizzazione va combattuta frontalmente, intanto col controllo dei flussi di merci e di capitali. Per quanto riguarda le persone, credo nel concetto di programmazione, le immigrazioni non possono essere accettate a piè di lista, vanno accuratamente programmate.
        Per intenderci ancora meglio, citerò ciò che scrisse un giovane blogger, che, per giustificare l’impossibilità di opporsi alla globalizzazione, richiamava uno scenario evidentemente per lui spaventoso fino all’assurdità. Diceva il tizio che se noi uscissimo davvero dal casino della finanza globale, la prima cosa che ci farebbero è che i circuiti delle carte di credito escluderebbero l’Italia.
        A parte che tutto ciò è da vedere, perchè la geopolitica comanda, ma anche i profitti non scherzano come elemento discriminante, mi chiedo cosa ci sarebbe di così terribile nel fare a meno delle carte di credito. Non dico che non facciano comodo soprattuto viaggiando all’estero, e difatti credo di essere stato uno dei primissimi ad averle usate, ma io ho viaggiato anche con i traveller’s cheques. capisco la maggiore comodità delel carte di credito, ma qualche sacrificio si potrebbe anche fare.
        Con questo esempio voglio dire che non saremmo noi a scegliere il principio della globalizzazione sì/no, è la potente finanza globale che ci concede la globalizzazione solo all’interno di regole da loro stabilite. Noi cioè non dobbiamo scegliere di rifiutare la globalizzazione, ma soltanto di non sacrificare la sovranità nazionale sull’altare della globalizzazione.

  • Paolo Federico

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    Il giorno in cui per la prima volta concretamente fattualmente e definitivamente finirà una materia prima il sistema crollerà.
    Quel giorno cadrà la maschera sullo spropositato valore che si è attribuito al denaro, sul suo valore assolutamente fittizio. Il vacuo concetto del suo potere d’acquisto si polverizzerà in un attimo. Quel giorno si smetterà di guardare ad esso come scopo e tornerà ad essere quello che è sempre stato:un mezzo.

  • andrea z.

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    Un ottimo esempio di moderno sviluppo nel settore dell’alta tenologia sono i programmi realizzati in Israele nel corso degli anni ’90 grazie alla partecipazione di capitale pubblico e privato, che hanno creato migliaia di aziende informatiche, biomediche, di green economy etc.
    Come fa capire giustamente Giannuli, non possiamo tornare o rimanere a produrre solo vestiti, scarpe e bicchieri, perchè i costi non sono sostenibili.
    Se vogliamo entrare nela nuova economia basata sulla finanza e l’alta tecnologia abbiamo bisogno di uno Stato che investa in sviluppo grandi capitali, sostenendo, soprattutto all’inizio, i rischi che i privati non riescono a correre.
    Il problema italiano è che avendo ceduto la nostra sovranità monetaria ad una istituzione che risiede all’estero non possiamo realizzare nessun tipo di politica industriale autonoma, adeguata alle nostre esigenze.
    Il nostro sviluppo economico deve essere concordato con l’Europa e non è detto, ad esempio, che la Germania veda di buon occhio un nostro eventuale successo industriale.

  • Gerardo D'Ambrosio

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    sono d’accordo con quel che dice andrea, ci vorrebbero investimenti per finanziare progetti che sviluppano nuove tecnologie, green economy, ecc…ma per farlo occorre che i neolaureati propongano nuove idee, e perché ciò avvenga occorre che le università li preparino a dovere, siano attrezzate per promuovere la ricerca, siano all’avanguardia. E perché ciò sia possibile sono necessari fondi all’università.

    • benito

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      ” …ma per farlo occorre che i neolaureati propongano nuove idee,…”

      se anche lo facessero, con la rovinosa classe dirigente che ci ritroviamo (politici + imprenditori) nessuno li ascolterebbe, perche’ le uniche cose che interessano a questi manigoldi sono progetti piu’ o meno inutili ma dall’alto costo, perche’ cosi girano tangenti piu’ laute

      • Gerardo D'Ambrosio

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        E poi, se ci aggiungiamo i quintali di incartamenti da produrre per avviare una nuova attività (a proposito di green economy) i tempi biblici per approvare ogni singolo provvedimento, una burocrazia lenta, macchinosa (a proposito di riforma della p.a.) credo che al neolaureato col pallino imprenditoriale non resti altro che affidarsi alla mafia e alle sue lucrose attività benemerite.

  • Paolo

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    ho letto di terza guerra mondiale (seguo le trasmissioni americane…se ne sta parlando sempre più spesso ). Noto anche che diversi economisti da un po di tempo in qua ne accennano .

    Paul Craig Roberts…ex viceministro per l’economia del governo Reagan…otrechè ex editorialista dell’Wall Street Journal…e da molto tempo che lo dice: “….guardate che gli Stati Uniti…hanno voglia di menar le mani …e stanno preparando la terza guerra mondiale….” (non è l’opinione di uno sprovveduto complottista… ma di uno che ha competenza )….mi ha colpito una sua frase: “…vorrei non sapere cio che so e passare la vecchiaia come tutti gli anziani…con i miei nipoti tra una vacanza e l’altra….ma non posso…perché cio che so mi impone….di farlo sapere alla gente…”….

    Gli Stati Uniti…ma tutto l’establishment anglosassone…è entrato in una fase di declino….il dollaro non sarà più la moneta dominante…verrà in parte sostituito dalla moneta cinese…lo Yuan (l’accordo tra i Brics con l’AIIB …al quale oltretutto hanno aderito anche Inghilterra , Francia, Germania e Italia…la dice lunga…E’ FINITA L’EGEMONIA DEL DOLLARO..o meglio finirà presto…)….con la fine dell’egemonia del dollaro…o una sua forte limitazione…si affloscerà anche l’economia statunitense…loro lo sanno….e hanno voglia di menar le mani…e prima o poi lo faranno.

    per chi parla inglese…il link di Paul Craig Roberts

    http://www.paulcraigroberts.org/
    Il vero “stato canaglia” oggi sono gli Stati Uniti…

    • benito

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      “…. .con la fine dell’egemonia del dollaro…o una sua forte limitazione…si affloscerà anche l’economia statunitense…loro lo sanno….e hanno voglia di menar le mani…e prima o poi lo faranno. ”
      ne sono piu che convinto anche io, e posso aggiungere che in Russia i media parlano di un possibile attacco USA-Nato. E’ chiaro che gli USA stanno conducendo un gioco forsennato, poiche’ sanno di non poter invadere la Russia, e’ troppo grande e ben armata, quindi attaccheranno subito con testate nucleari mirate a togliere ai russi qualsiasi capacita’ di reazione. Quanto un piano del genere possa funzionare non lo sappiamo, da quanto si legge pare che i russi siano mezzo passo avanti nella tecnologia militare, ma chissa’ se e’ vero. L’unica certezza e’ la follia di chi decide le sorti del mondo

  • marcot

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    Buongiorno Prof. Giannuli,

    io sono più radicale. Il “salto in avanti” deve essere fatto verso il vero e proprio capitalismo popolare (o economia partecipativa dir che si voglia), come teorizzato negli anni ’70/’80 da Pierluigi Zampetti. I lavoratori devono essere comproprietari dell’azienda per cui lavorano. Il semplice azionariato ai lavoratori non è sufficiente; le “employee ownership” storicamente sono sempre stato un modo per piazzare un po’ di azioni, e niente altro. Una vera azienda partecipativa non è nemmeno quotata in borsa: gli utili devono essere divisi esclusivamente tra chi ci lavora.
    Saluti,
    Marco

    • Aldo Giannuli

      Aldo Giannuli

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      e figurati se io sono contrario a quesdta idea! Solo che non mi pare immediatamente praticabikli, almeno per ora

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