Aldo Giannuli
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Commenti (3)

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    Caruto

    |

    Lo avevo specificato: il mio intervento era a seguito della presentazione di Giannuli ed il libro, e’ vero, non lo avevo letto.

    Volevo solo correggere una (mia?) impressione sulla tesi del libro: che l’attacco a Sciascia fosse stato legato ad un clima di ostilita’ proveniente dalla sinistra (genericamente parlando).

    Piu’ volte mi e’ accaduto di intervenire (non su questo blog) su ricostruzioni del clima culturale dell’Italia post 1945 e pre-1992: l’opinione cioe’ che l’egemonia culturale di sinistra (soprattutto PCI) avese determinato orientamenti e mode, come se il fatto che avessimo vissuto in un paese Nato a sovranita’ limitata fosse stato un dettaglio insieme alle limitazioni alla nostra autonomia economica.

    Dopo il processo alla mafia della meta’ degli anni ’80, che aveva colpito i corleonesi, l’antimafia giudiziaria avrebbe potuto capire un po’ di piu’ avvicinandosi al cuore del potere, quello che utilizzava i manovali dell’assassinio: uno Sciascia garantista era quello che ci voleva.

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    fortebraccio

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    egr.perrone,dove,e quando sciascia ha scritto della vera natura della mafia,a differenza di altri,che lo hanno fatto, e ci hanno rimesso la pelle?

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    Tepozzino

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    Ringrazio per la risposta. Ho letto con molto piacere il suo libro. Se posso permettermi un piccolo appunto, Lei a pagina 49, commentando un articolo di Pansa, e la frase “Sciascia impegnato a demolire, articolo dopo articolo, l’immagine di se stesso” si chiede cosa significhi articolo per articolo se la polemica è originata da un solo intervento dello scrittore.
    Beh, sarà che ero fresco della rilettura di Nero su Nero, ma quell’articolo dopo articolo, a me è sembrato alludere alla feroce polemica che precedette l’uscita de l’Affaire Moro, alle preventive e successive stroncature che Eugenio Scalfari e la Repubblica dedicarono a quel piccolo immenso libro. Sciascia era nel mirino di Scalfari (e degli allora suoi scherani) già dal 1978, anche perchè era l’unico intellettuale che si opponeva lucidamente allo gnommero del compromesso storico, momento genetico della mutazione dei dirigenti del PCI nel ceto dirigente più congeniale alla controrivoluzione liberista.
    P.S. La lettera inedita che ha pubblicato e che riporta un lapidario giudizio sui lettori della Repubblica e la deduzione profetica sulle non magnfiche sorti dell’Italia vale da sola il prezzo di copertina.

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