Aldo Giannuli
Aldo Giannuli

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Commenti (16)

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    ilBuonPeppe

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    “i carabinieri potrebbero avere interesse a nascondere di aver ucciso a freddo un bandito o una terrorista; la polizia non sarebbe gratificata se si sapesse che sapeva in anticipo di una strage e di aver cinicamente deciso di non ostacolarla per sfruttarne dli effetti politici ecc.”
    Ma questi esempi (e altri che se ne potrebbero fare) sono riconducibili a reati. Il segreto di stato non penso debba servire a coprire reati ma interessi legittimi la cui pubblicità potrebbe essere nociva.
    Se qualunque apparato dello Stato può agire fuori dalla legge, e nascondersi poi dietro il segreto di stato, oltre a demolire l’essenza dello Stato si rendono superflui i servizi segreti.

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    • Aldo S. Giannuli

      Aldo S. Giannuli

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      il segreto di stato serve proprio a coprire reati

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        ilBuonPeppe

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        Se ogni organo dello stato può commettere reati, i servizi segreti a che servono?

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        • Aldo S. Giannuli

          Aldo S. Giannuli

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          non ogni organo, ma qwuelli tutrlsyi dsl drgrti di stato, aèppunto, che possono opporre il segreto alla magistratura

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            ilBuonPeppe

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            Quindi quando viene opposto il segreto di stato possiamo dare per scontato che dietro ci sia un reato commesso da un organo dello stato?
            Molto rassicurante…

          • Aldo S. Giannuli

            Aldo S. Giannuli

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            non è così automatico ma ci sono buone probabilità che sia cosi

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    Roberto B.

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    Materia ostica assai.
    Il problema è che non si vede soluzione.
    Anche se il segreto di stato fosse citato nella Costituzione, potrebbe solo essere una dichiarazione di principio; certo non si potrebbe entrare nel dettaglio dei casi ammessi, di chi, di come, ecc. E quel cono d’ombra resterebbe buio.
    A parte queste considerazioni, ho sempre saputo che se un segreto è a conoscenza di due persone, ce n’è già uno di troppo.

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    Giovanni Talpone

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    A mio parere, nell’era dell’informazione numerica la tripartizione del potere è superata. Serve un quarto potere, che risponda autonomamente ai cittadini e che conservi (con le massime precauzioni e con regole di inserimento e consultazione stabilite per legge) tutti i documenti prodotti dagli altri tre poteri e da tutte le forze di sicurezza, servizi segreti inclusi. Nessun’altra funzione essenziale dello Stato deve avere diritto a produrre o conservare documenti propri. La regola base deve essere che chi ha diritto di creare un documento non deve avere diritto di alterarlo o distruggerlo ma solo di creare un documento più aggiornato o una dichiarazione che il documento precedente cessa di validità. Questa organizzazione, che nel mondo cartaceo sarebbe impensabile, con un sistema informatico ben disegnato sarebbe non facile ma possibile e molto utile. Se per ipotesi il limite massimo di conservazione di un segreto fosse 70 anni, nel 2087 Aldo Giannuli potrebbe finalmente sapere cosa è successo davvero nel 2016.

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    • Aldo S. Giannuli

      Aldo S. Giannuli

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      UNICO PROBLEMA: è UN PO’ DIFFICILE CHE NEL 2087 ALDO GIANNULI CI SIA ANCORA

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    Paolo Selmi

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    Professore buongiorno!
    Mi pare che, nell’era digitale, anche un altro pericoloso elemento si vada ad aggiungere al “cono d’ombra”: un elemento, forse, ancor più pericoloso; potremmo definirlo la “cortina fumogena”, ma si accettano suggerimenti… Primo caso che mi viene in mente, ma non unico: le torri gemelle. Dunque, vennero giù in modo sospetto, molto sospetto, troppo sospetto. Uscì il film di Moore, insieme a studi di architetti, ingegneri, scienziati di ogni genere che propendettero sempre di più sull’ipotesi di una demolizione controllata, piuttosto che di un improbabile surriscaldamento dovuto all’incendio. Segreto di Stato… segreto di pulcinella? Si e no… cosa fece il potere? Creò una cortina fumogena protettiva, intorno al cono d’ombra: una cortina fatta di attacchi più o meno personali, più o meno nel merito, quasi sempre tesi a identificare come cospiratori o traditori i cercatori di verità che ebbero il coraggio di sollevare quel lenzuolo sconcio, malamente rattoppato, rappresentato dalla “versione ufficiale”. Tanto bastò per attivare il meccanismo degli “opposti estremismi” (la verità sta nel mezzo, questi saranno pure fuori di testa o in malafede ma questi altri anche lo sono, ecc.) al che oggi la versione ufficiale è accettata più o meno alla stregua di un atto di fede, o di convenienza, la controinformazione sono delle cassandre rompipalle meritevoli di andare dal loro padrone putin (con punte di russofobia degne di altri tempi) e, quando fra qualche decennio usciranno fuori anche le residenze e le parcelle dei demolitori, insieme alla loro “tragica fine” in qualche incidente stradale o crisi di mezza età andata, sempre “casualmente” e “tragicamente”, oltre le righe, nessuno si scandalizzerà: la cortina fumogena è decisamente psicotropa, assuefacente, accomodante, e avrà fatto bene il suo sporco lavoro. Del resto, non è stato proprio ieri il nostro eroe a definire “allucinante” una sentenza più che sacrosanta? Ormai siamo nel campo delle allucinazioni, anche perché nessuno del suo entourage gli ha fatto poi notare che malafede e ignoranza caprina non sono una scusante e che di “allucinante”, in quella sede, c’era soltanto la sua affermazione. Buona domenica!
    Paolo

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    Roberto B.

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    O.T. parziale:
    Tra la Clinton e Trump non saprei proprio chi scegliere: so poco di quello che hanno fatto davvero, a parte il gossip quotidiano che ci ammanniscono i media. Rilevo solo che Trump mi pare che più “trasparente”, si espone molto, anche dicendo cose scomode e unpolitically correct. Meno ipocrita, insomma.
    Naturalmente non sono d’accordo con molte delle sue affermazioni, anche se sono convinto che sia poco convinto lui stesso su qualcuna di esse. Assume posizioni platealmente antitetiche, per rappresentare il più possibile una alternativa all’establishment.
    Dico di più: sospetto che su qualche sua “scandalosa” posizione, la Clinton e chi la sostiene siano ancor più estremisti di lui.
    In questi ultimi tempi poi comincia perfino a essermi simpatico; in parte per quello che ho detto, ma sopratutto per tutte queste donne che improvvisamente se ne escono a denunciare suoi ipotetici comportamenti sessualmente aggressivi e non voluti, denuncianti che aumentano di giorno in giorno, con l’avvicinarsi delle elezioni.
    Noto che anche negli USA si sta producendo una situazione simile a quella scatenata dalla nostra cosiddetta sinistra contro Berlusconi: certo il nostro amico ci ha messo del suo, con le sue frequentazioni di magnaccia, puttane e puttanieri, per non parlare dei mafiosi, cosa che non pare stia avvenendo con Trump, accusato addirittura da una ultra 70enne di averla palpata in ascensore una trentina di anni fa,
    Resta il fatto che anche negli USA stanno conducendo una sporca guerra giudiziaria, sostenuta da tanta intellighenzia , giornali e TV, VIP e Vipparoli, utili idioti come qualche capo di governo di nostra (sic!) conoscenza.
    E tanto per restare nell’argomento dell’articolo, credo che i servizi americani stiano collaborando attivamente, a dimostrazione che anche nella democratica Ammerica servono, si, ma chi sta al potere e non la democrazia; chissà, forse tra qualche anno, senza attendere il 2087, anche il nostro caro prof. potrà leggere qualche carta chiarificatrice del loro ruolo in questa vicenda.
    Comunque, tutto questo per me è segno certo della poca convinzione della Clinton negli argomenti contro Trump e, ancor di più, della pochezza di quelli a favore della Clinton, il cui unico merito sembra quello di essere la moglie di un ex-presidente e, sopratutto, di non avere alternative valide.
    Sinceramente se dovessi votare, mi troverei in grandissimo imbarazzo; ma alla fine, credo che opterei per Trump.
    Meglio un nemico dichiarato, ma noto, che un falso amico ipocrita, pronto a qualsiasi bassezza.

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    Herr Lampe

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    Quando parla di una o più costituzioni democratiche che non prevedono il prinipio della sovranità popolare pensa agli Stati Uniti? O a quali altri stati?

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    Roberto B.

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    Interessante, ma da prendere con le molle.
    Questo tizio ha studiato un sistema di misurazione del profilo psicanalitico di un individuo, limitandosi a quelle caratteristiche mentali che secondo lui sono più rimarchevoli per l’uomo (o la donna) di potere.
    Il sistema si basa su un questionario (gli americani sono feticisti di test e questionari), senza neppure contattare i diretti interessati, ma chiedendo opinioni a chi li ha conosciuti in occasioni pubbliche (anchormen che li hanno avuto in trasmissioni televisive!), escludendo quindi completamente la dimensione del privato.
    Un sistema molto discutibile, almeno sotto il profilo metodologico della psicanalisi e della psichiatria.

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      Roberto B.

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      Chiedo scusa, era una risposta a Allora ditelo

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      Allora ditelo

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      Il titolo chiaramente provocatorio dell’articolo chiede “Voteresti uno psicopatico?”
      http://www.nature.com/scientificamericanmind/journal/v27/n5/full/scientificamericanmind0916-50.html

      Nel criticare il metodo lei ha implicitamente dubitato del valore epistemico del consenso popolare circa l’assenza di psicopatia dei candidati.

      Naturalmente l’articolo presenta molte più sfumature ma la sua preoccupazione sui “limiti” di una metodologia che faccia uso ma di osservazioni di pubblico dominio (però indirette) è riconosciuta dallo stesso ricercatore.

      «Are any of the candidates who have thrown their hat into the race really psychopaths? The label is far from one-size-fits-all. Although for most people it brings to mind serial killers such as Ted Bundy and Jeffrey Dahmer, experts use the term specifically to refer to individuals with a distinct subset of personality characteristics, among them ruthlessness, fearlessness, self-confidence, superficial charm, charisma, dishonesty, and core deficits in empathy and conscience. And while no one likes a heartless liar, the fact is that none of these traits in and of themselves presents a serious challenge to mental health. Instead what distinguishes the cold-blooded murderer from a psychopathic president is a question of context and degree. As with any personality dimension, resting levels of psychopathic characteristics vary. Using measures such as the PPI-R, researchers can conduct fine-grained analyses of these different components to uncover potentially toxic or helpful combinations—mixes that assist or derail the people who possess them.»

      La validità di criteri diagnostici è valutata sulla base di evidenze sperimentali e pertanto richiede il rispetto di criteri metodologici codificati (es http://www.giuntios.it/catalogo/test/ppi-r ) e dunque richiede un addestramento specifico.

      Ogni approccio diagnostico è poi valutato sulla base di parametri statistici che non sono binari ma probabilistici (es sensibilità, specificità, valore predittivo positivo, valore predittivo negativo) che vengono utilizzati anche per determinare i “limiti” degli approcci e stabilire un gerarchia tra di essi (dl più affidabile “finora conosciuto”, al meno affidabile, al totalmente inaffidabile)

      Lo scopo dichiarato dell’articolo era di rendere noto che alcune caratteristiche espresse nella psicopatia siano benviste (anche dallo stesso autore che pubblica saggi a _sostegno_ di tale preferenza) da una popolazione -lei può intuire- che non solo non conduce “interviste dirette” ma non ha la minima idea dei criteri diagnostici e delle metodologie della disciplina.

      L’immagine dell’articolo non è certo la stessa data in relazione a casi che richiedono interviste ravvicinate “ex-post” https://leb.fbi.gov/2012/november/the-corporate-psychopath

      Qualora si tratti di “triade oscura” il macchiavellismo non è comunque un tratto principesco nonostante l’eventualità di autostima “privata” degli estimatori.

      Dunque come rispondere alla domanda “Voteresti uno psicopatico?”
      Forse con un «Non lo so con certezza.»?
      https://en.wikipedia.org/wiki/Argument_from_ignorance

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