Aldo Giannuli
Aldo Giannuli

Aldo Giannuli

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Commenti (19)

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    menici60d15

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    Strage impunita? Tranquilli, ci faranno un bel filmone che in un piacevole dopocena appagherà l’anelito democratico dei più; pure meglio di una sentenza. Non state a guardare il capello.

    Per quelli che invece pensano che quando succedono queste cose la campana suona per tutti, e sono disposti a considerare altre versioni oltre a quelle che hanno libero corso, una testimonianza sul servilismo di forze di polizia, magistratura, sinistra e gente comune rispetto ai poteri che allora vollero la bomba e che oggi continuano ad essere serviti in altri crimini:

    Giustizia per Piazza Loggia

    http://menici60d15.wordpress.com/2012/04/17/giustizia-per-piazza-loggia-lequazione-impossibile/

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    Claudio

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    Caro Giannuli, non vorrei sbagliarmi, ma per l’Italicus, le istruttorie non sono state 2?

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    • aldogiannuli

      aldogiannuli

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      forse ha ragione, verifico. La memoria comincia a farmi cilecca

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    Marco Ibba

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    La collusione corporativa ha prodotto in questi ultimi anni una serie di ricostruzioni giudiziarie al limite della barzelletta, come nei casi Giuliani e Sandri, nei quali ambedue i giovani carabinieri avrebbero sparato verso l’alto con il proiettile “deviato” in entrambi i casi (sic) in direzione della vittima.

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    Nicola

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    Forse le responsabilità ai livelli più alti della strategia della tensione in Europa sono indicibili perchè il sistema geopolitico di riferimento non è cambiato. L’Italia è ancora una base strategica attraverso la quale condizionare e manipolare le politiche europee, oggi più di ieri. Non a caso usciamo da vent’anni di Berlusconi, abbiamo 100 basi Nato e oggi come premier un membro della Commissione Trilaterale.

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    Massimo Copetti

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    Sono “perfettamente d’accordo a metà” con Aldo: al di là dei limiti, dell’impreparazione, del carrierismo, delle difficoltà oggettive c’è – evidentissimo – un aspetto politico in queste vicende. Ed è un aspetto politico estremamente attuale: condannare Rauti avrebbe voluto dire condannare Alemanno, Fini, Larussa proprio perchè non potevano non sapere. Avrebbe riportato alla memoria la presenza di De Eccher nel senato italiano, di Paglia ai vertici della Rai, di Brutti in quello che dovrebbe essere un partito d’opposizione.
    Condannare Delfino avrebbe significato: “da Spiazzi a Delfino, noi del ministero della difesa abbiamo sempre avuto riconoscenza per chi non ha fatto emergere la verità sulle bombe che abbiamo fatto mettere. E’ per questo che abbiamo sempre elargito promozioni a questi personaggi per i loro meriti giudiziari.”
    Ma ti immagini se poi qualcuno avesse detto: “e allora perchè d’Ambrosio non ha mai chiesto l’unificazione dei due processi di Milano con quello di Brescia, quando imputati e reato contestato erano gli stessi?”
    Magari ci si sarebbe accorti che assieme a Casson, altro encomiabile servitore dello Stato, il nostro ha ruoli non secondari nel principale partito del centrosinistra.
    L’effetto domino sarebbe potenzialmente devastante, perchè smuovere certe puzze non conviene a nessuno, neanche a sinistra. Meglio così, va’….
    Al di là dell’onestà e della professionalità dei singoli individui (che voglio credere siano numerosi in tutte le istituzioni), la magistratura, esattamente come la polizia e i militari, è sempre stata fedelmente asservita al potere politico. Il problema non è questo (la separazione dei poteri esiste solo nelle fantasie dei liberali), il problema è che il potere politico che la dirige è impresentabile.

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    anna

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    se devo essere sincera e questo ecco non vuole essere una critica, io per quello che dici tu Roberto Copetti, non sono del tutto daccordo una cosa e’ la colpa delle ideee, un altra e’ la colpa delle azioni.,.Il disgraziato delfino ha depistasto, certo non solo lui, anche altri e lui magari ha eseguito ordini, ma da un passo comincia anche il viaggio piu’ lungo, quindi… secondo me andavano condannati,.
    ciao

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    anna

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    e anche per quel che riguarda Rauti… che le sue idee sono nefaste e marcie, che non lo sa? che tanti ai piani alti le condividano e’ vergognoso, ma lui HA LE COLPE, e non solo morali…
    io non sono ne una letterata, ne sono una persona di chissa’ che cultura etc, ma se facciamo di tutta l’erba un fascio, chi ha fatto davvero le stragi, anche solo fianche ggiato non paghera’ mai! e questo io lo vivo come una profonda ingiustizia… nella piazza della loggia a bs, il grigiore, non lo lavera’ via niente, nemmeno il peggiore dei temporali,
    anna

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    Massimo Copetti

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    Cara Anna, mi dispiace che le mie parole siano state fraintese. Il mio tono voleva essere sarcastico e se rileggerai attentamente il mio post troverai fin troppa indignazione.
    Io volevo dire che condannando Rauti e Defino si sarebbero inevitabilmente colpiti anche i vertici e sarebbe emerso tutto il marcio, ma proprio tutto.
    Come avrebbero potuto spiegare che elementi condannati per strage facevano pubblicazioni finanziate dal ministero della difesa (Rauti) o venivano promossi fino ad arrivare generali (Delfino, capitano all’epoca dei fatti)? La storia di “mele marce”, “deviazioni” e favolette varie sarebbero venute a crollare, lo scandalo avrebbe investito le istituzioni nella loro interezza e soprattutto la classe politica: se arriviamo a Rauti, arrivamo anche a Servello-LaRussa e Almirante-Fini. E una volta colpito l’MSI sarebbe potuto crollare tutto.
    La vera questione morale d’Italia è il fatto che personaggi come Rauti e Zorzi avessero rapporti strettissimi con i vertici degli apparati militari e polizieschi nati dalla Resistenza. E tacciare Aloja e D’amato per ufficiali infedeli è piuttosto difficile perchè non parliamo di brigadieri di provincia.
    Se si ammettesse la responasbilità nelle stragi di elementi così ben inseriti ai vertici, come potrebbero restare in piedi le storie che ci raccontano da 40 anni?
    Le uniche condanne riguardano solo Peteano e Bologna (oltre al caso di Bertoli). Nel primo caso il responsabile ha dovuto combattere per aver riconosciuta la propria responsabilità, che hanno cercato in tutti i modi di negare. Nel caso di Blogna la condanna riguarda dei ragazzini che si potevano tranquillamente scaricare all’epoca dei fatti, perchè tramite loro non si sarebbe riusciti a ricostruire la filiera che giunge ai vertici. Condannare Rauti, Maggi, Delfino, Zorzi, Fachini, Giannettini, Ventura o chi vuoi sarebbe stato pericolosissimo. Assolvendo tutti, lo Stato assolve anche se stesso.
    Personalmente, mi avrebbe sorpreso il contrario.
    A noi non resta che esprimere tutto il nostro disgusto, non pretendere di avere giustizia da chi queste cose le ha fatto, depistate, coperte, infine raccontate all’opinione pubblica come ha voluto.
    Visto che non possiamo fare altro, possiamo solo urlare che siamo schifati e che non siamo così cretini come ci credono. Per far questo bisogna trovare una forma partecipata, coordinata, non istituzionale che esprima questo sentimento, certamente più diffuso nella società civile di quanto si faccia intendere in tv.
    Un abbraccio, Massimo (non Roberto)

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    Paolo

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    Giustizia non è imprigionare i criminali, ma valutare l’opportunità di farlo o meno per rispondere ai problemi di una certa società e soddisfare la necessità di un compromesso tra interessi di diversa natura e diseguali in peso d’incidenza sul bene comune. Ogni discorso sulla giustizia che pretenda di astrarre dal significato, da ultimo, politico di quest’ultima, e che nello specifico trascuri la subordinazione della giustizia alla politica, si può fare solo in un contesto ideale in cui la giustizia è un’entità metafisica, e la politica la sua applicazione. Ma dal momento che perlopiù si crede che le entità metafisiche non esistano finchè non acquistano una forma reale nella pratica sociale, la giustizia è da ultimo politica della giustizia. Ogni scelta politica ha il suo prezzo, anche in termini di vittime. E penso che senza quell’olocausto di vittime del terrorismo “di Stato” (o meglio a stelle e strisce) che ha evitato che i cingolati sovietici calpestassero il suolo natìo, oggi staremmo a contare un numero molto più alto di morti come fanno nelle ex ed attuali repubbliche popolari di ogni angolo del mondo. Non è cinismo… E’ che se si continua a pretendere che i giudici applichino la legge e basta, allora si è fuori dalla realtà. E per chi è fuori della realtà il dolore è maggiore perchè non è in grado di comprenderne la causa.
    Con tutto ciò non manchino comunque i miei sensi di stima a Lei prof. Giannuli, i cui libri mi hanno insegnato a guardare con più realismo la politica e la società.

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    Massimo Copetti

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    Chiedendo scusa dell’abuso che sto facendo di questo spazio, lancio un’iniziativa, rivolta a chi come me prova un’enorme indignazione di fronte ad una vergogna di questo tipo.
    Riunirsi ogni 2 agosto a Bologna (come il 12/12 a Milano) a urlare “ci fate schifo!!!” è sempre più doverso. A mio parere non è però sufficiente. Manifestiamo la nostra indignazione contemporaneamente, in posti diversi, da Reggio Calabria a Milano. Non in occasione di un anniversario, che arriva triste ogni anno, nè quando lo decide il parlamento con le sue patetiche giornate della memoria.
    Facciamolo quando e come lo vogliamo noi. E per noi intendo pura e semplice società civile, escludendo ogni istituzione e partito ma nessun individuo.
    Creiamo una rete di coordinamento con tutti: i parenti delle vittime in primis, quindi gli studenti delle scuole e delle università, docenti, studiosi, giornalisti, le ANPI, i circoli Arci e chi più ne ha più ne metta.
    Che ciascuno di questi gruppi della società civile faccia un “brainstorming”, si confronti, elabori delle idee sulle iniziative da farsi. Poi si stabilisca un calendario in cui le varie idee vengono confrontate e si istituisca infine un comitato di coordinamento, quale potranno aderire tutti, che avrà il compito di decidere luoghi, modi e tempi delle iniziative.
    Butto lì qualcosa tipo:
    – tutti gli insegnanti che aderiscono, in un dato giorno fanno vedere ai ragazzi lo stesso documentario su di una strage (mi viene in mente, su due piedi, quello di Dall’Accio sulla strage di Brescia)
    – nelle università i collettivi organizzano conferenze e dibattiti
    – Goia Tauro, Milano, Brescia, Bologna: iniziative analoghe e coordinate in ogni città in cui sono avvenuti questi episodi. In cui si coinvolgono gli studenti, i docenti, ma anche la casalinga e il pensionato, che assistono all’iniziativa pubblica (e sono convinto, sarebbero in tantissimi)….
    Unire cioè cultura, informazione, a partecipazione e manifestazione di indignazione. La giustizia non ce la date voi, ce la prendiamo noi!
    Con i mezzi odierni, la cosa è più fattibile di quanto si creda, basti pensare alla forma che stanno prendendo gli stati generali dell’Università con le mailing list.
    Può funzionare solo se:
    – è aperta a tutti, ma proprio tutti e tutti possono partecipare con le loro proposte
    – ogni individuo partecipante lo fa come cittadino, come membro della società civile, non come appartenente ad alcuna associazione. Le associazioni (collettivi studenteschi, circoli di ogni tipo, sindacati o chissà cosa) saranno laboratori di idee, ma non risulteranno in alcun modo tra i promotori. L’unico promotore sarà la “maggioranza non silenziosa”, cioè i cittadini.
    Le stragi hanno falciato la vita della popolazione civile italiana: non è una questione di destra e sinistra. Nessuno ha diritto di prelazione sui morti, con la sola eccezione dei familiari.
    E’ per questo che è auspicabile una partecipazione più allargata possibile, ma non cadiamo nella trappola di metterci in corteo con bandiere e simboli. Anzi, a mio parere sarebbero proprio da evitare i cortei, per evitare il gioco alla guerra tra casa Pound e Anarchici.
    Sono convinto che i anche giovani di destra, finchè sinceramente interessati, potranno fornire un contributo importante. Non escludiamoli a priori; non deveno avere il destro per boicottare l’iniziativa spacciandola per comunista. Se invece decidessero di aderire, lasciamo che si riuniscano tra loro come tutti, e che facciano avere le loro proposte al comitato, che le prendereà in considerazione assieme alle altre.
    Dirò di più: la questione riguarda anche chi lavora in magistratura, polizia, esercito o dove volete. Ognuno ha diritto di sapere ed informarsi e la loro partecipazione individuale dovrebbe essere particolarmente auspicata.
    Sto solo lanciando un sasso nello stagno. Ma a giudicare dalla gente che sabato sera era al cinema, indignazione e voglia di verità sono molto diffuse e meritano manifestazioni ben più congrue che un annuale corteo funebre. Chiedo ad Aldo e ai lettori: vi sembra del tutto imopssibile?

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    Caruto

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    Anch’io penso che sarebbe necessario trovare una forma di diffusione del ragionamento svolto da Giannuli, che ha messo le cose in ordine.

    E’ preoccupante questa sostanziale impunita’ anche per responsabilita’ istituzionali, oltre che per difficolta’ oggettive.

    La democrazia si difende anche facendo partecipi il maggior numero possibile di persone.

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    Solo due cose...

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    …i condananti per Bologna sono tre, Francesca Mambro, Giusva Fioravanti, Luigi Ciavardini.

    E Spaccarotella era l’assassino, il ragazzo ucciso si chiamava Gabriele Sandri.

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    rosario

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    Mi pare che con una certa rassegnazione e anche un po’di rabbia dovremo accettare il giudizio della strage di Brescia sotto la categoria “stragi di Stato, anzi di Stati”visto che a quanto pare l’Italia in quegli anni era un paese a nazionalità limitata. Questo grazie alla mediocrità della nostra classe politica, dall’Unità del Regno in avanti, via via verso il fascismo e le fragili e corrotte democrazie di questi tempi. Però mi sento di poter affermare e rivendicare il fatto che, se l’Italia oggi è un Paese tutto sommato democratico e anche (più in passato) benestante, ciò è dovuto agli italiani, che non saranno uniti, ma sono certamente laboriosi e pazienti. E qui si rovescia l’ormai insopportabile assioma che la classe politica è espressione del Paese. Casomai sarà espressione delle “famiglie”.

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    Alice

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    “(…) tutti i processi italiani, e anche in questi (…) erano dominati dal cosidetto Teorema (…), i nostri bravi giudici partivano dal presupposto che certamente (i colpevoli) venivano dalla Destre, alle quali si attribuiva – sempre per Teorema – questa idea: “Creare questa tensione nel paese in modo da impaurire gli italiani e metterli alla scelta: o la libertà o l’ordine” (….)” E’ un Teorema che ha sempre cercato una dimostrazione ma non l’ha mai trovata. > Indro Montanelli.

    Il punto è questo, altri non ce ne sono.

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    Paolo

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    Ha ragione Montanelli, non è mai stato dimostrato che le Destre ponessero la scelta tra libertà e ordine. Il progetto delle Destre era solo l’ordine, e quelli dell’aquila dalla testa bianca hanno faticato non poco per contenerne le brame ed orientarle affinchè si ponesse proprio quella scelta tra libertà e ordine.

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    Raj

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    Anna,l’argomento per cui siamo ancora qui , pif9 nsoremui e benestanti, perdonami, non e8 significativo, e Malthus non e8 superato.L’aumento delle rese agricole e l’enorme sviluppo tecnologico di cui ci siamo giovati finora non ha risolto la resa dei conti uomo-Natura prospettata dal mitico abate inglese; l’ha solo rinviata, e l’ha virtualmente ingigantita.Oltre alla demografia e all’economia esiste un terzo parametro da mettere in conto, l’ecologia ovviamente, ed e8 questa che fa la differenza. Perche9 questo incremento demografico, con il parallelo sviluppo economico e8 avvenuto a prezzo di un enorme danno ambientale. Da 25 anni l’umanite0 va costantemente in overshoot, e il nostro pianeta non e8 gie0 pif9 quello di allora.Sono solo state superate certe scadenze -certe previsioni di scadenza- sbagliate, come quella di Ehrlich a cui ti riferivi. Ma la tendenza di fondo no. Solo forzando la capacite0 di carico della Terra siamo arrivati al punto in cui siamo.Ora tu confidi nella scienza. Ammetterai che la tua formulazione di questa fiducia e8 molto generica. E non certo per tua mancanza; e8 che non potrebbe essere diversamente. Fare previsioni in fatto di scoperte o miglioramenti scientifici e8 quasi impossibile, sai questo meglio di me; e mentre aumentano i consumi globali e il numero dei consumatori, aumentano anche i deserti (60mila kmq l anno in media), i suoli disboscati (80mila kmq) e i mutamenti climatici non sono pif9 una minaccia, ma una drammatica realte0. Il cibo sare0 sempre pif9 costoso e meno disponibile in futuro, mentre la domanda sare0 comunque fortissima. Alla lunga la Terra non puf2 farcela, per una semplice e tragica questione di logica (ansiogeno anch’io, scusami:)ciao, grazie

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