Aldo Giannuli
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Commenti (16)

  • Giovanni Manara

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    Ieri sera ho visto sul canale iris il film il – partigiano johnny – dal romanzo di Beppe Fenoglio, un film fatto male come lo sono di solito i film sulla resistenza, ma quello che mi ha colpito è stata la presentazione il “preambolo” del film da parte di Paolo Pansa che cerca sempre di ridimensionare la resistenza sia in termini numerici e di reali motivazioni. Ecco, solo lui può parlare di resistenza o guerra partigiana tutto il resto secondo lui è retorica resistenziale. Per me Pansa può dire quello che vuole ma lasciare a lui l’ultima parola mi sembra troppo. Dove sono gli storici e gli intellettuali? vorrei che da parte loro vi fosse più intraprendenza e coraggio di controbattere, i mezzi e le conoscenze a loro non mancano,a noi il compito di andare in manifestazione a loro il compito di farsi sentire.

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    • Aldo Giannuli

      Aldo Giannuli

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      Il fatto che si dia la parola a Pansa, non importa se prima o ultima, è uno dei segnali certi del naufragio culturale nel quale siamo

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    • victorserge

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      pansa non è uno stupido, quindi delle due l’una: o è in malafede e i suoi giudizi storici sono un’ opportunistica operazione commerciale; oppure, per motivi i più disparati, si è messo nella testa che i morti sono tutti uguali.
      se fosse vera la seconda opzione però, egli si colloca in quell’ambito ove la scienza storica viene fatta strame da una concezione tutta fideistica della storia e della natura dei fatti storici; cioè: io sono per il bene, i fascisti erano il male ma anche i partigiani hanno fatto il male, ergo i partigiani non hanno fatto il bene.
      ma in questo caso, anche hegel gli avrebbe dato un calcio nel sedere…….

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  • leopoldo

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    aldo, secondo me è meglio poco spazio che insulsa retorica, cmp a Milano il comune si è dato da fare. Poi quest’anno Mattarella ha promesso di essere sul palco. Un evento passato è passato, ed è vero che ha dato molte possibilità alle diverse classi sociali, ma chi si è arroccato al potere percepisce diritti e lotte sorte con quella matrice come elementi di disturbo al proprio vivere[ perché ridiscutere il rapporto retributivo tra dirigenti e salariati ] invece di privilegiare un pensiero dinamico creativo utile che formi persone con idee e iniziativa. invece di ossequiosi subalterni. )-:

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  • Tepozzino

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    Mi scusi Professore, ma come può la colonietta Italia a commemorare il settantesimo della Liberazione senza indispettire la Crande Cermania?

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  • victorserge

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    allora aldo,
    vado per punti.

    la retorica della resistenza mi ha stufato: lo scorso hanno alla commemorazione di mora e gibin in provincia di novara ho sentito un sindaco lodare napolitano in maniera eccessiva: mi è venuto il vomito.

    l’anpi è in mano a personaggi che credono alle favole, pur anche io abbia degli amici al suo interno, persone sinceramente antifasciste ma non ancora convinte forse, che i principi dell’antifascismo sono usati come retorica di potere da parte dei nuovi padroni dell’italia, di cui loro comunque ne sono gli elettori, magari col mal di pancia, ma elettori.

    mi sono accorto della totale e dico totale assenza di informazione che nel tempo si è fatta sulle cause dell’ascesa del fascismo, mi chiedo: perché?
    quando lessi “la battaglia di novara” dello storico bermani fui talmente esterrefatto che io, abbastanza attento alle questioni, conobbi questa importantissima fase di presa del potere fascista così tardi.

    ho letto recentemente il libro di lussu “marcia su roma e dintorni”, grande libriccino, ottimo breviario per capire perché il fascismo in italia è riuscito a prendere il potere.

    concludo.

    la resistenza non è più un momento unificante dell’unità nazionale, se mai lo fosse già stato, perché si ignorano le ragioni dell’ascesa del fascismo, si ignora come il fascismo prese il potere, il perché prese il potere, chi furono i responsabili e perché alla prima occasione propizia riuscirono a ribellarsi promuovendo la resistenza antifascista.

    insomma: in italia non è una questione cruciale il fatto che la presa del potere in italia del fascismo fu una tragedia.
    perché la vera tragedia fu l’annientamento delle norme statutarie, come oggi quelle della costituzione!!
    e siccome non è vista come una tragedia, la resistenza è vista come una roba da “comunisti”; tanto che ormai alla resistenza non crede più sostanzialmente nessuno.

    saluti

    victor serge

    ps.
    il potere non ha mai interesse a far sapere la verità.

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  • Tenerone Dolcissimo

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    Qualcuno sa spiegarmi come mai sono proprio i più feroci antifascisti ad impedire che vengano cancellate le più schifose realizzazioni del fascismo, a partire dalla radiotelevisione di stato e relativo monopolio sulle radiotrasmissioni.
    Forse questa mia considerazione potrebbe essere un valido punto di partenza per comprendere il perché di quella freddezza, cui fa riferimento il professore.
    Saluti

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  • Dafni Ruscetta

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    Professor Giannuli, condivido l’analisi della sinistra incapace di rendere attuali i valori della Resistenza, avendola utilizzata semmai più come narrazione per un proprio ‘marketing politico’ a cui aggrapparsi ormai priva di narrazioni più moderne. Però non condivido la sua affermazione – che spero di aver ben interpretato – secondo cui “questa riduzione dell’antifascismo all’eterna partita a guardia e ladri con i fascisti che non contano più nulla e ormai sono solo un diversivo”. I ‘fascismi’ non sono forse più organizzati in movimento politico (quindi in grado di contare a livello sitituzionale) come lo erano nella prima parte del secolo scorso, è vero, anche perché per legge non potrebbero esserlo. Ma è sufficiente che non lo siano per credere e convincersi che una tale minaccia, specie in un momento simile di miseria culturale e morale, sia oramai estinta? Non lo credo affatto. Le dirò di più, sono invece convinto che certi tipi di ‘fascismi’ (ma in realtà li si potrebbe definire in mille altri modi) purtroppo siano vivi nell’immaginario di molti nostri connazionali e, anzi, si starebbero organizzando per poter influire nelle future scelte importanti del nostro paese. Saluti.

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  • PAUL

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    confermo che a Milano sabato 25 aprile vi saranno diverse iniziative per commemorare il 70^ anniversario della Liberazione. Merito della giunta Pisapia?

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  • Gherardo Maffei

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    Alle rituali commemorazioni che avvengono il 25 aprile,da parte dei rari superstiti dell’ANPI associazione di vecchi nostalgici della guerra civile, che di recente per non sparire con il trascorrere del tempo, accoglie anche il pupo erudito a dovere, al canto di bella ciao e lettura obbligatoria fin dall’asilo del diario di Anna Frank, prevede la presenza ufficiale sul palco di autorità civili,militari, religiose, sindacali, politiche e con la presenza in piazza, di scolaresche varie mobilitate per l’occasione.A tutti costoro vorrei solo ricordare che hanno vinto le armi dell’antifascismo, comprese quella atomica contro popolazione civile e inerme,non le loro idee.E’ questa l’unica e sola verità che manda in bestia tutti costoro, ma non lo vogliono e non lo possono ammettere.Poi noi italiani siamo il solo popolo al mondo che celebra il tradimento e la sconfitta con una festa nazionale.In conclusione sarà utile ricordare che di italiani morti ammazzati ne furono di più quelli periti sotto i bombardamenti terroristici angloamericani, che quelli uccisi nelle legittime rappresaglie tedesche, a seguito di atti di sabotaggio e terrorismo. Amen.

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    • benito

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      prima di tutto gli italiani li ha traditi chi li ha ingannati facendo loro credere che l’Italia era diventata sotto la guida del “demiurgo” una grande potenza imperiale, quando la realta’ era diversa assai. Poi che gli italiani siano sempre pronti a cambiare bandiera, questo ci sta’, o Francia o Spagna, basta che se magna. Ma non e’ vero che siano il solo popolo a cambiare bandiera, di esempi ce ne sono diversi, vedi repubblica di Vichy. Quello che e’ piu’ da rimproverare agli italiani e’ secondo me il fatto di essere sempre alla ricerca di un uomo della provvidenza a cui affidarsi per risolvere i problemi che da soli non sanno o non vogliono risolvere.

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      • Gherardo Maffei

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        Benito, il barone “nero” Julius Evola, che nel dopo guerra fu arrestato da Federico Umberto D’Amato , il capo degli Affari Riservati del Viminale, per la vicenda dei FAR, era solito ripetere ai giovani neofascisti, che periodicamente si recavano in visita al suo domicilio (e pendevano dalle sue labbra) che furono gli italiani a rovinare il fascismo e non viceversa, come pretende la vulgata storica odierna. Francamente sostenere che l’Italia fascista, alleata militarmente alla Germania, non fosse in grado di vincere e piegare Francia e Gran Bretagna, è una tesi ampiamente smentita dalla più recente ricerca storiografica.Fu il colpo di stato massonico monarchico antifascista del 25 luglio 1943 (l’unico e vero colpo di stato mai avvenuto in Italia) a porre fine al “bieco” ventennio del tuo omonimo.

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  • Edoardo

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    Gentile Professore,

    un sintomo tra i piu’ ambigui, a mio modestissimo parere, e’ che tra i commentatori, senz’altri consapevoli, di questo blog, nessuno abbia scritto un, magari retorico, ma sempre piu’ necessario….Ora e Sempre Resistenza!

    Cari Saluti

    edoardo

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  • Tenerone Dolcissimo

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    Un altro dubbio: come mai gli ex partigiani italiani -e soprattutto quelli comunisti- non fanno mai venire alle feste rievocative della Resistenza qualche partigiano polacco? Eppure sono quelli che si sono comportati con maggior eroismo!

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  • giandavide

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    l’establishment culturale italiano non è in grado di fare analisi serie sul 25 aprile, nè credo che voglia farle, come è stato per quegli eventi storici che dovrebbero rafforzare un’unità nazionale di cui non gliene frega niente a nessuno. la politica tende a rimuovere o a ridicolizzare il 25 aprile… credo che si tratti di un circolo vizioso

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  • Paolo Federico

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    Dirò, per così dire “a bocce ferme”, il mio pensiero sul 25 Aprile.
    L’otto settembre 1943 il re e il generale Badoglio gettarono un’onta indelebile sul popolo italiano che in questo caso mi sento di difendere.
    Partigiani e repubblichini si uccisero nel tentativo di salvare l’onore dell’Italia che il re aveva così pesantemente compromesso, disintegrando nel contempo, con il solo annuncio di armistizio, un intero esercito.
    Il confine tra un assassino e un eroe è molto labile. Credo vi siano state entrambe queste figure nei due schieramenti. Giù il cappello di fronte a chi sceglie di rischiare la pelle per un ideale. Giù il cappello di fronte ai caduti di entrambi gli schieramenti.

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