Aldo Giannuli
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Aldo Giannuli

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Commenti (17)

  • Gaz

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    Dopo aver letto delle piroette dei nani, delle ballerine e delle segreterie (parz. cit. R. Formica) sul palcoscenico della politica italiana, mi viene da leggere, per consolarmi, quello che succede tra Tories e Laburisti.

  • Venceslao di Spilimbergo

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    Buonasera professore
    mi scusi per il disturbo inopportuno ma l’argomento in questione, da Lei peraltro trattato (come sempre) in maniera molto interessante, mi tocca personalmente come oramai Lei ricorderà.
    Sorvolando su quanto da Lei scritto, riguardo gli ipotetici scenari che le forze politiche “progressiste” e “pentastellate” potrebbero tentare di mettere in campo per contrastare una eventuale futura coalizione di centro -destra, sarebbe mio desiderio concentrarmi sulla situazione interna al mondo “conservatore” italiano (e che Iddio mi perdoni per averlo definito tale!). A mio personale parere l’avvenire della destra nostrana non dipende più tanto dalla figura, ormai logora e vetusta (non solo anagraficamente parlando), del signor Berlusconi… per quanto egli non voglia ammettere e tanto meno possa accettare di essere sulla via del tramonto… bensì da quello che il Fato stabilirà nei confronti di un’ altra persona e della strategia da questi seguita: mi riferisco al signor Salvini e alla riuscita, oppure sconfitta, del suo progetto di trasformare la Lega Nord, da partito locale sul modello della CSU Bavarese, in una forza politica nazionale ispirata al Front National Francese. Sono fermamente convinto che se dovesse riuscire il suo disegno ogni eventuale accordo di lui con Forza Italia automaticamente salterebbe, visto che entrambi finirebbero per andare a prendere i voti presso lo stesso elettorato… questo naturalmente aprirebbe le porte ai signori Letta e Lotti per dar vita ad un dialogo fra l’ex Cavaliere e l’ex Sindaco di Firenze, che potrebbe portare, non certo per amore o convinzione, ad un nuovo “patto del Nazareno”. Per il Signor Berlusconi infatti si tratterebbe a quel punto solo di sopravvivere politicamente, a qualunque costo, come ben insegnava il Divo Giulio. Soprasiederò (per carità di Patria) sul favore che una eventuale alleanza, in particolare se effettuata post voto, fra i resti del fu PD e i resti della fu FI rappresenterebbe per il M5S. Se però il signor Salvini dovesse fallire, in tale caso diversi scenari si manifesterebbero… con un forte indebolimento della Lega al suo interno (il signor Bossi è continuamente in attesa di abbattere “l’usurpatore” che a suo dire siederebbe illegittimamente al suo posto) e una riaffermazione della centralità dell’ex Cavaliere nell’ambito del centro-destra. Inutile dire che in tal caso qualunque idea di “Nazareno” salterebbe all’istante poiché non più conveniente. A questo punto qualcuno giustamente chiederà cosa possa determinare il successo, oppure la disfatta, del progetto dell’attuale segretario della Lega Nord. È mio parere che il trionfo o il crollo del signor Salvini non sarà dato tanto dai risultati delle future elezioni amministrative locali, bensì dal risultato delle elezioni politiche d’Oltralpe. Il destino del “Fronte Nazionale Italiano” dipenderà da cosa riuscirà a fare in Francia il partito “cugino” e se il modello da esso rappresentato apparirà come un modello vincente o perdente. È mia opinione infatti che una vittoria della signora Le Pen a Parigi (o anche una sua sconfitta di misura) potrebbe rendere maggiormente attraente la proposta del signor Salvini e quindi favorirlo politicamente.
    Porgendole le mie più sincere scuse per aver abusato della sua generosità, la saluto augurandole ogni bene e una buona serata.

    • Aldo S. Giannuli

      Aldo S. Giannuli

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      nessun bisogno di chiedere scusa, intervento impeccabile ed anche corretto nelle previsioni: la partiva si gioca a Parigi

      • Venceslao di Spilimbergo

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        Molto gentile, la ringrazio.

  • Paolo Selmi

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    “Vai Bartali che sei solo!” E Don Camillo ingranava la quinta e si produceva in uno scatto d’antologia. Avrò visto quel film migliaia di volte, oggi nessuno scrive più sui muri ma mi accade lo stesso quando passo davanti a un lampeggiatore, di quelli che indicano la velocità. Di solito non si accende nemmeno quando passo, perché tarato per accendersi dopo i trenta all’ora. Tuttavia, accade anche che passo e segna 60 61 62 e io penso: vai che sto andando come una scheggia, e pedalo ancora di più. Due secondi dopo una macchina mi passa (e la mia parte razionale non aveva dubbi, del resto, sul fatto che non fossi io a segnare quella velocità). Ecco, leggendo questo tuo lavoro e i commenti, ho l’impressione che noi italiani non ci siamo ancora resi conto che certi “numeri” (il debolissimo 1% del PIL) e certe “tendenze” (quelle che domineranno la campagna elettorale, per esempio), che a noi appaiono (o ci fanno sembrare) autoctoni, in realtà si riferiscono a processi “esterni”, che riguardano altri paesi che hanno altri numeri, di cui i nostri sono solo un pallido riflesso. Prima ne avremo coscienza, prima riusciremo a produrre qualcosa veramente di autoctono.
    Un caro saluto.
    Paolo

  • Roberto B.

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    L’impressione che si ricava da tutto questo chiacchiericcio (a scanso di equivoci, non mi riferisco al tuo articolo, caro prof), è duplice:
    1) tutte queste alchimie sono un fatto interno tra i partiti o meglio, tra i vertici dei partiti, i cittadini ne sono esclusi e non ne percepiscono minimamente il significato e gli obiettivi. Come conseguenza, non voteranno più secondo le aspettative di chi metterà insieme alleanze, coalizioni, gruppi e gruppuscoli posticci, senza idee e senza programmi, al solo scopo di acchiappare voti di qua e di là; hai voglia a fare previsioni e proiezioni, quando le posizioni sono indistinguibili e i compromessi sono la regola e non l’eccezione.
    Ma, SOPRATTUTTO:
    2) proprio quello che è stato pensato in funzione della cosiddetta “governabilità” (altro escamotage per fregare gli elettori), mi riferisco al premio del 40% (o di quant’altro, la sostanza non cambia), si è rivelato il peggior nemico della governabilità stessa, incentivando gli inciuci e facendo sparire qualsiasi motivazione ideale e/o programmatica dal panorama dei partiti.
    Almeno nella Prima Repubblica c’era una netta marcatura del territorio, ciascun partito, specie gli estremi, cercava di presentarsi con una sua fisionomia, un suo profilo che lo distinguesse in qualche modo dagli altri, anche e forse soprattutto in funzione della sua storia; poi magari c’era il problema delle correnti, ma almeno all’esterno il partito si sforzava di apparire unito e compatto, specie in prossimità di elezioni.
    Mai si sarebbe potuto verificare un Nazareno; c’era un bianco, un nero e in mezzo un grigio in tutte le sue tonalità: la gente aveva modo e ragione di schierarsi e chi non sapeva dove andare, si affidava al grigio, invece di astenersi come accade ora.
    Poi, dopo le elezioni, a bocce ferme e situazione chiara, iniziavano i giochi di coalizione, i compromessi e gli accordi sottobanco; nascevano i governi di centro-destra o di centro-sinistra, a seconda dei casi, ma non s’è mai visto un governo di sinistra-destra o di destra-sinistra.
    Adesso invece bianco e nero sono spariti, resta solo un indigeribile grigio: tutte le alchimie sono possibili e questa, non bastassero tutte le cattive prove che danno di se i vari personaggi, a qualsiasi tonalità di grigio appartengano, è la vera forza del M5S.
    La sua cosiddetta antipolitica è in realtà la vera ed unica politica in campo; chi vota per il Movimento, sa per chi e per cosa sta votando. Se vi par poco!

    • Allora ditelo

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      Bisogna andarci piano con il teorema dell’inciucio perché la “democrazia di massa” presuppone un consenso sovraordinato alle parti a prescindere come siano denominate.

      La democrazia bloccata della I Repubblica era dovuta a situazione geopolitica determinata dalla guerra fredda:per es. mentre in America scoppiava il Watergate in Italia intercettavano allegramente il PCI.

      Per non parlare di Aldo Moro che pagò il tentativo di riavvicinamento tra “destra” e “sinistra”.

    • Lorenzo

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      Davvero chi vota i 5S sa per chi e cosa sta votando? Non è certamente così per la madre di tutti i problemi, l’euro e l’unione europea. Di conseguenza non è così per l’intero programma economico dei 5S, indissolubilmente legato alla prima questione. Non è così per la scuola, per la ricerca (quale sarebbe il programma 5S in merito?), per le alleanze internazionali. E cos’ha intenzione di fare il M5S per arginare l’invasione comunitaria, a parte qualche vaga parola sulla necessità di accelerare i rimpatri?

      La verità è che i 5S hanno assimilato profondamente la logica del partito pigliatutto della II repubblica e quindi si guardano bene dall’assumere posizioni nitide sui nodi fondamentali per evitare di perdere fette di elettorato. Sono grigi quanto se non più degli altri partiti, di cui almeno si sa che fanno redigere il programma da un’agenzia di pubblice relazioni senza nemmeno leggere quel che c’è scritto.

      • Roberto B.

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        Il programma del Movimento è e resta, almeno finora, quello riassunto nei 20 punti:
        https://s3-eu-west-1.amazonaws.com/materiali-bg/volantinoA4.pdf
        con integrazioni e maggiori dettagli su determinati punti nel documento:
        http://www.beppegrillo.it/iniziative/movimentocinquestelle/Programma-Movimento-5-Stelle.pdf
        A qualcuno potrà sembrare poco, non comprende certo tutte le problematiche possibili ed immaginabili di uno Stato; questo dipende quasi esclusivamente dall’ottica deformata a cui ci hanno abituato ed allevato negli ultimi 30 e più anni.
        Visto nella giusta prospettiva, e invece tantissimo. Poi naturalmente si può discutere sul merito, si può condividere alcuni punti e contrari ad altri, ma è ben diverso da quello a cui ci hanno abituati.
        Elencazioni di intenzioni buone solo per gabbare l’elettore, intenzioni a cui nessun esponente si sentiva obbligato poi a dare sostanza quando poi veniva eletto, specie se andava al governo.
        Molte parole, molto fumo. Tutti sappiamo che quanto più si chiacchiera, tanto meno si conclude. Se a questo aggiungiamo la prima motivazione dietro tante “vocazioni” politiche, cioè “fare l’onorevole” e portare acqua al proprio mulino (ed a quello dei sodali), abbiamo il quadro della politica dei partiti che crea mostri come il famoso libro-programma di Prodi.
        Che poi, se e quando dovesse davvero andare al governo, il M5S riuscirà a portare avanti quei punti, è tutt’altra questione; se non altro, almeno, si può star certi che ci proverà e non si lascerà fuorviare da convenienze di partito e non dovrà tener fede ad accordi fatti sottobanco con altre forze politiche.
        Se sbaglierà in qualcosa, e certamente di errori ne faranno, sarà per propria colpa e non per seguire i “consigli” di chi ti tiene per le palle, volgarmente parlando.
        E direi che non già sarebbe poco.

        • Lorenzo

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          Tutto giusto, ma io non ho parlato di completezza né di competenza bensì di *determinatezza* in rapporto ai punti fondamentali. Che è proprio quel che sembra mancare nel programma. Ci sono tante misure, magari in sé condivisibili, ma nessuna presa di posizione dirimente e nessun piano strategico.

  • Gaz

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    @ Allora ditelo.
    “la “democrazia di massa” presuppone un consenso sovraordinato alle parti a prescindere come siano denominate.” Si presta a più interpretazioni, sopratutto “consenso sovraordinato”.

    • Allora ditelo

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      @Gaz
      Quando si scrisse che gli eletti “avrebbero dovuto” rappresentare la Nazione non si intendeva che gli elettori dovessero pretendere in chiave politica una specie di “promozione di telefonia” ma che ogni parte politica dovesse operare per correggere la propria visione parziale al fine di pervenire ad un consenso “rappresentativo”: il Parlamento sarebbe dovuto essere il luogo istituzionalmente deputato a farlo.

      Consenso “sovraordinato alle parti” inteso come “proprietà emergente” di un procedimento deliberativo tra parti rappresentative della popolazione (istituzionalizzazione del confronto politico).

      Gonfiare i consensi artificiosamente (leggi elettorali truffa) per consentire il superamento di quorum parlamentari a garanzia della deliberazione (governabilità truffa) è quanto più lontano possa essere da tale paradigma.

      • Allora ditelo

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        la questione della denominazione delle parti (che nel “bipolarismo” sono semplificate come “destra e sinistra”) non è più rilevante della rappresentatività certificata dal consenso elettorale.

        • Gaz

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          @Allora ditelo.
          Quindi lo intendi come sintesi politica, di alta politica.

          • Allora ditelo

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            Qualcosa di più della somma delle parti ed un modo per superare il groupthink:

            Chissà che l’idea di ciascuna parte di avere una soluzione perfetta non possa venire superata da una valutazione collegiale.

            La possibilità di veto è essenziale essendo la “governabilità” dei maggioritari una espressione eufemistica per mascherare l’indebolimento di contrappesi come le pregiudiziali di costituzionalità in Parlamento.

            Nel bipolarismo ogni maggioranza è ciecamente convinta delle sue leggi incostituzionali ed è avvantaggiata nel promulgarle infischiandosene delle obiezioni perché giovano di un numero di seggi disproporzionale.

      • Roberto B.

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        @Allora ditelo
        Dici bene quando scrivi “…pervenire ad un consenso “rappresentativo”: il Parlamento sarebbe dovuto essere il luogo istituzionalmente deputato a farlo.”.
        E infatti, con la parola “inciucio” non mi riferisco certo alla normale, giusta, sacrosanta dialettica politica che dovrebbe accadere nel Parlamento per giungere a decisioni che ricomprendessero al meglio le diverse posizioni e istanze.
        Specie con l’era del Partito-Azienda, dove si fanno i conti della serva, inaugurata da Craxi e formalizzata da Berlusconi, il Parlamento è stato largamente esautorato delle sue prerogative e, specialmente negli ultimi anni in grazia del PD e dell’Uomo Forte Napolitano, la normale dialettica politica si è ridotta a “io chiudo un occhio sulle cose tue, tu chiudi un occhio sulle cose mie”.

        • Allora ditelo

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          La parte “capziosa” della questione è che, sebbene il giudizio finale spetta all’elettore, nell’elettorato non esiste “pensiero unico” dunque le valutazioni sulle scelte politiche in cooperazione potrebbero differire.

          Ma questa è proprio la parte importante in assenza di mandato imperativo giacché è necessario valutare il contributo dei singoli eletti in vista della prossima elezione (milioni di italiani ci hanno rinunciato).

          I media non aiutano molto a riguardo (a parte qualche accenno) e seguire l’iter di alcune leggi nei siti parlamentari è impresa troppo cosumatempo essendo spesso impossibile rintracciare facilmente gli emendamenti realmente propositivi posti con intento non ostruttivo.

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