Aldo Giannuli
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Commenti (6)

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    Peucezio

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    Sì, però io vorrei vedere le stesse reazioni indignate (non dico da parte tua, che sicuramente non fai due pesi e due misure) ogni volta che viene negato uno spazio ai revisionisti della Shoa e vengono aggrediti da militanti di sinistra, gruppi ebraici o quant’altro.
    Non è che la ricerca storica, se fatta in un senso è espressione di libertà di indagine, se fatta in un altro è un’offesa alla memoria delle vittime.
    Ciò ovviamente non giustifica l’uso della violenza, da qualunque parte venga.

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    oreste

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    A me sembra che non si tratti affatto di revisionismo, se non con l’intenzione (da parte dei gruppi di estrema destra) di avviare una pericolosa inversione di valori. La questione delle cifre per l’ondata del ’45 nel confine orientale è molto discussa e ne danno dimostrazione Pupo e Spazzali in “Foibe”, Bruno Mondadori 2003. In cui parlano di 494 salme recuperate tra il 45 e il 48 nelle foibe e di 4-5 mila scomparsi(che generalmente quei gruppi gonfiano facilmente a 20 mila). La Kersevan inoltre incentra il suo discorso sui crimini fascisti in Jugoslavia, poco dibattuti pubblicamente, in particolare dalle Istituzioni e generalmente misconosciuti (si veda il bell’articolo di Eric Gobetti in Presente Passato di settembre-ottobre 2012). Per quanto riguarda i revisionisti della shoa, generalmente a propagandare tali iniziative sono organizzazioni di estrema destra a cui, per legge, richiamandosi direttamente al fascismo non andrebbero concessi spazi. Vidal Naquet (gli assassini della memoria, viella 2007) fa ben notare oltre le criticità delle testi revisioniste/ negazioniste del genocidio nonchè delle camere a gas (il libro è una raccolta di articoli, dato che negli anni 80 il dibattito era molto acceso con quegli stessi revionisti)rispetto invece a una revisione storica di altra fattura che ridimensiona pure le cifre, scrive Vidal Naquet : “Non c’è bisogno di dire che le testimonianze, tutte le testimonianze e i documenti devono venir analizzati criticamente con metodi sperimentati da secoli. Ciò significa, ovviamente, che nella fattispecie non c’è nulla di intoccabile”(p. 73-4) I revisionisit della shoa, come il titolo del libro nonchè di un saggio provano invece ad “assassinare la memoria” vanno cioè “alla ricerca di un mezzo per distruggere un immenso insieme di prove indistruttibili, indistruttibili proprio perchè costituiscono un insieme e non, come vorrebbero far credere, un fascio di documenti sospetti” (p.81)

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    Peucezio

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    Cioè, se ho capito bene la liceità della ricerca storica va stabilita in base a quelle che intuiamo o sospettiamo essere le intenzioni di chi la fa…

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    oreste

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    Ho avuto diverse discussioni sia su internet sia con alcuni professori, perchè io difendevo la libertà d’espressione delle tesi negazioniste, tempo fa. Tuttavia dopo un po’ che te le rigiri in mano e leggi anche altri autori, ti rendi conto che la loro non è ricerca storica ma appunto un tentativo di “assassinio della memoria” e il continuo confronto fra “giorno della memoria” e “giorno del ricordo” nonchè questa definizione di “revisionismo/negazionismo” ad alcuni storici che si sono occupati di “confine orientale” sembra infatti il tentativo spudorato di “parcondicio” di equiparazione forzata, cosicchè quando si parla di shoah la risposta pronta è “ma anche voi le foibe” e poi “la shoah in realtà non ha fatto cosi tanti morti” etc Marcando decisimante la categorizzazione politica che ne viene fatta, trascendendo quindi la ricerca storica. Come dire, a riguardo dell “Foibe” ( mi si permettano le virgolette dato che la questione è in realtà molto più ampia) uno storico di destra (che era stato nel FUAN) che parlava di “genocidio” è stato condannato in sede civile per diffamazione per un omonimo libro mentre ovviamente girava per l’Italia a suon di conferenze; mentre uno storico professore già a Padova, vincitore anche del premio acqui storia, un esperto della questione, quando ha pubblicato un libro in merito alle “foibe” è stato immediatamente attaccato dal mondo politico. Due pesi due misure.
    Non si tratta affatto di “intuizione” fra chi nega che esistettero le camere a gas negando un genocidio, e chi ridimensiona i confini di una concettualizzazione (che è già storiograficamente sbagliata ma che alcuni storici persistono nell’usarla perchè si è consolidata nell’uso pubblico), c’è un abisso incolmabile. Consiglio comunque la lettura di Vidal Naquet.
    Tralasciando poi che, ad esempio, l’Università di Verona nel Codice Etico, recita : “L’Università di Verona non partecipa né concede spazi ad eventi ed organizzazioni di
    ispirazione fascista” (Parte II, art. 10, co. 4) E non mi si venga a dire che chi sponsorizza generalmente questi eventi non sia una “organizzazione di ispirazione fascista”.

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    Mario Vitale

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    Sulla violenza non spendo parola perché non c’è niente da aggiungere.
    Sul negazionismo/revisionismo invece di parole ne spendo volentieri un paio. Ma ancora c’è qualcuno che s’interessa ad esercizi retorici per dimostrare che la “sua parte” avrà fatto si vabbé qualche morto, ma comunque meno di quel che si dice e poi, certo, non ha compiuto crimini così efferati come quelli dell'”altra parte”. Per chi si professa democratico non può esserci in questi aspetti “una propria parte”, da guardare con aria, si di rimprovero, ma benevola, come rivolta ad un figlio un po’ discolo che ne combina sempre una, ma che in fondo è un buon ragazzo. Una dittatura potrete anche definirla di destra o di sinistra, ma rimane una *dittatura*. Punto.
    Uno storico che voglia parlare di certi temi, intendo seriamente, o mi dimostra che qualcuno accusato di crimini non era in realtà colpevole, oppure faccia la cortesia di occuparsi d’altro, perché sinceramente sapere se sono 1000 o 999 non mi frega un tubo.

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