Aldo Giannuli
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Aldo Giannuli

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Commenti (16)

  • Gaz

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    «Il ricorso alla quantità di moneta come obiettivo non è stato un successo. Oggi (2003) non sono sicuro che lo raccomanderei così vigorosamente come in passato». Milton Friedman

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  • Vincenzo Cucinotta

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    Caro Aldo, ma sei tu che, probabilmente a fine retorico, ti crei alcuni stereotipi di comodo per poi polemizzarci.
    Poichè hai dichiarato la tua intenzione di scrivere un post su questo argomento, rispondendo a un mio commento, qualcuno potrrebbe credere che qui tu ti stia riferendo a me.
    In verità, a parte che sono un tuo ospite abbastanza assiduo, a parte che hai ricevuto da me una copia del mio libro, nello stesso intervento a cui mi riferisco, dovevano risultare chiare alcune mie posizioni che dovrebbero escludere che io possa essere rappresentato nella caricatura che tu fai di coloro che non la pensano come te.

    Riassumo qui alcuni punti della mia visione politica.
    – non sono marxista e neanche marxiano, pur apprezzando singoli aspetti del pensiero di Marx. ma, a differenza di tanti altri, che magari la pensano similmente a me, penso sia importante dire chiaramente di non sentirsi discepoli di Marx, perchè considero il marxismo macerie che impediscono altre forme di opposizione radicale alla società di oggi.
    – il termine capitalismo deve molto del suo uso ai marxisti ed al materialismo storico. Invece io, seguendo in questo Polanyi, distinguo il mercantilismo che si sviluppa già nell’ultima parte del medioevo, dalla società di mercato che inizia verso la metà dell’ottocento. Nella società di mercato, ciò che cambia è il processo di mercificazione di tutto, inclusa la terra, il denaro e il lavoro umano, tutte le tre entità essendo trattate come merci, al contrario di quanto si facesse nel mercantilismo. La conseguenza è che così il potere si concentra in pochissime mani. Io sostengo appunto che c’è qualcosa di peggio della concentrazione di ricchezza in poche mani, ed è la concentrazione del potere in poche mani, l’impossibilità della democrazia.
    – quindi, non penso affatto che la proprietà dei mezzi di produzione non possa anche marginalmente essere in mani private, ma l’importante è che queste imprese si adattino ad un’economia pianificata. Solo all’intenro dei settori produttivi e dei prodotti che il piano economico prevede, è possibile per un privato investire in una propria impresa.
    – dobbiamo finirla con questa immagine caricaturakle della pianificazione come di un processo fatto da occhialuti funzionari nel chiuso dei loro uffici senza tenere conto della realtà. Esiste ovviamente il pericolo di una deriva burocratica della pianificazione, ma io penso invece che si debba trattare di una grande forma di democrazia, con discussioni e votazioni in tutti i luoghi di lavoro. Assumere lo stalinismo come modello di pianificazione è del tutto errato, la pianificazione non può consistere in un processo autoritario centralizzato, fermarsi a quel tipo come se coincidesse con la pianificazione tal quale, è prendere lucciole per lanterne.
    – Il fatto che esistano pericoli di degrado della pianificazione, non dovrebbe farci dimenticare il degrado non eventuale ma sperimentabile oggi del sistema di mercato che pretenderebbe effetti automatici collaterali positivi che come è ormai evidente a chi non è del tutto cieco, non ci sono. Il punto centrale però non è correggere gli effetti di distribuzione ineguale delle ricchezze, almeno non solo questi, ma soprattutto come sia possibile impedire ai capitalisti di decidere per noi attraverso un sistema mediatico al loro servizio ed in grado di condizionare enormememnte le menti dei cittadini.

    Mi fermo qui, se si vuole polemizzare con me, almeno lo si faccia su ciò che penso davvero, non su ciò che mi si vorrebbe attribuire in una logica di “farsi le doande da sè e poi darsi le risposte”.

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    • Aldo Giannuli

      Aldo Giannuli

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      caro Vincvenzo togliamo di mezzo gli equivoci:il pezzo non era la risposta al tuo intervento e questo anche perchè è stato penstao prima: ti confido che nel periodo in cui ho il corso di lezioni in facoltà, molti pezzi (salvo quelli di stretta attualità politiuca che sono fatti al momento) sono scritti con sesnibile anticipo e impaginati al venerdì sera, per cui ne vedfrai anche altri su questoi filone. Tavolta -ma non in questo caso- può capitare che un intervento mi suggerisca qualche considerazione, ma quando rispondo, rispondo direttamente, mentre i pezzi -salvo esplicita indicazione- sono sempre autonomi da questa discussiomi.
      Apprezzo sempre i tuoi interventi come ho apprezzato il tuo libro e mi fa piacere che continui a seguirmi. Sulla questione che poni, farei una osservazione: parli di pianificazione o di programmazione? Le due cose non sono affattoo coincidenti.

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  • Paolo Selmi

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    Professore, buongiorno!
    Se posso, apro le danze con due testi recuperati al mercatino dell’usato e che – insieme ad altri – mi porterei in capo al mondo:
    Carlo Boffito. Efficienza e rapporti sociali di produzione. Contributo alla critica della concezione tradizionale dell’economia comunista, Torino, Einaudi, 1979
    Robert Havemann, Dialettica senza dogma, Torino, Einaudi, 1966
    Quest’ultimo non è propriamente di economia, ma mi è lo stesso di aiuto, specialmente di questi tempi.
    Buona giornata a tutti

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  • Luca Sabatino

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    Bibliografia appena possibile,grazie!

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  • andrea z.

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    Uno studioso ormai dimenticato, Fernand Braudel, ha scritto pagine profetiche sullo sviluppo del capitalismo e sul ruolo del mercato.
    Nei tre volumi intitolati “Civiltà materiale, economia e capitalismo. XV-XVII secolo”, contro le teorie precedenti, Braudel ci dice che il capitalismo è monopolismo o, meglio tentativo di creare monopoli.
    Il capitalismo è totalmente refrattario alla concorrenza e al libero mercato.
    I capitalisti hanno come scopo il profitto e la crescita del profitto in modo indeterminato. Questo unico obiettivo viene perseguito attraverso l’esercizio del potere e il tentativo di controllare lo Stato.
    Il capitalista non lavora per migliorare la condizione umana, ma solo per accumulare.
    Non sopporta regole se non quelle che gli consentono di realizzare profitti.
    Non promuove la modernizzazione se questa impedisce l’accumulazione e la consente e auspica solo se vi intravvede nuovi spazi di guadagno.
    Il capitalismo agisce su scala globale come un puro istinto che si è organizzato e specializzato nei secoli.
    Nel suo sforzo di accumulazione il capitalismo crea ambiti sempre più ampi, veri e propri sistemi globali la cui funzione ancora una volta è quella di aumentare il valore.
    I fenomeni di globalizzazione non sarebbero nuove realtà di questi ultimi due secoli ma si sarebbero ripetuti nel passato e continueranno a ripetersi nella lotta continua per prevalere nella ricerca del monopolio.

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    • Aldo Giannuli

      Aldo Giannuli

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      Dimenticato Braudel? Per fortuna non mi pare

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      • andrea z.

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        Ho letto un altro libro interessante sul rapporto tra capitalismo e Stato: “Il lungo XX secolo” di Giovanni Arrighi, dove viene individuato l’inizio del declino della potenza che guida il ciclo sistemico di accumulazione del capitale nel momento in cui abbandona il commercio e la produzione a favore della finanza.
        I crolli e le bolle speculative che nascono da questo passaggio portano alla nascita di una nuova grande potenza che si prende cura di riorganizzare il sistema capitalistico su nuove e più ampie basi e all’inizio di un nuovo ciclo sistemico.
        E’ stato scritto decenni fa, ma descrive esattamente quello che sta accadendo oggi.

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  • mirko g. s.

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    Aggiunga una bibliografia anche per quelli meno esigenti.

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  • davide

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    Nel 1996 comprai un libro edito da Feltrinelli di un marxista statunitense Joe Roemer “Un futuro per il socialismo“. Li teorizza in modo compiuto un sistema economico in cui lavoratori, comunita’ locali, banche pubbliche sarebbero possessori di coupon (una specie di azioni, ma funzionanti in modo completamente differente rispetto a come funzionano oggi nel capitalismo) delle varie unita’ produttive. Per non farla lunga egli si propone alcuni obbiettivi da un tipo si societa; simile che chiama socialismo di mercato: la maggioranza delle unita’ produttive avrebbe una proprieta’ diffusa. Le aziende verrebbero gestite da direttori secondo criteri di efficienza, fare profitti e stare sul mercato. Lo Stato farebbe un tipo di pianificazione da indirizzo e non interverrebbe direttamente nella gestione diretta del sistema economico. Le banche sarebbero pubbliche o semipublliche. Ora un tale sistema economico pagherebbe i salari secondo criteri di mercato, ma i profitti sarebbe invece redistribuiti egualitariamente (essendo i proprietari delle aziende i detentori di coupon), quindi si avrebbe il vantaggio di non non avere gruppi oligarchci finanziari che premono per alti ritorni a breve, lavoratori e comunita locali principali detentori dei coupon non avrebbero interesse ne a delocalizzare ne a scaricare all’esterno per esempio i costi di produzioni inquinanti, essendo poi loro i primi a pagare. Al tempo stesso i detentori di coupon vedrebbero un costante innalzamento del reddito che non sara’ solo determinato dai loro salari, ma anche dalla redistribuzione dei profitti. Roemer escogita anche vari sistemi di controllo incrociato e di possesso incrociato di voucher tra lavoratori di differenti unita’ produttive, in maniera da evitare gli inconvenienti dei sistemi di autogestione laddove i lavoratori di una data unita’ produttiva preferirebbero massimizzare i guadagni derivanti dalla redistribuzione dei profitti a scapito degli accantonamenti per i futuri investimenti. Ricordo ai tempi ne parlai sia dentro il mio circolo di Rifondazione sia con amici di cosiddetta estrema sinistra ottnendone o indifferenza o ostilita’. Ci sono comunque parecchi studiosi soprattutto americani (come mi sembra ricercando su google) che lavora su varie ipotesi di socialismo di mercato (un altro che seguo e’ David Schweickart); interessante anche la proposta di economia di partnership di un allievo di Keynes, James Meade, credo sempre per Feltrinelli esista una traduzione italiana dal titolo “Agatotopia“. Il tema e’ interessantissimo, a mio avviso da qui si dovrebbe ripartire se la cosiddetta sinistra radicale volesse risollevarsi dalle attuali ceneri. Ma purtrppo sono pessimista.

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  • David Cardillo

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    Professor Giannuli, trovo il suo interessantissimo articolo tanto più apprezzabile in quanto conferma una mia convinzione che coltivo da tempo, ovvero che mercato e capitalismo siano concetti non soltanto diversi, ma in diversi aspetti tra di loro antitetici, cosa che Lei è tra i pochissimi ad aver spiegato. Voglia consentirmi un solo appunto, Professore: tra le mediazioni che sono state tentate tra statalismo e capitalismo ha omesso di citare la terza via elaborata da Mussolini, con la sua idea di trovare un punto di incontro e di parità tra capitale e lavoro, da qui i progetti di stato corporativo e di socializzazione delle imprese. Al di là di ogni considerazione ideologica-morale del regime fascista, mi interesserebbe conoscere un suo giudizio sul corporativismo e sulla socializzazione (quest’ultima può essere annoverato tra i modelli di autogestione jugoslava e algerina, da Lei citati), se li ritiene modelli validi e realizzabili, e se ha avuto modo di studiare le elaborazioni, a tal riguardo, di Ugo Spirito. Cordialità.

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    • L'Attivista Qualunque

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      Giuro che pagherei per una risposta del Professor Giannuli al Cardillo.

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  • victorserge

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    al di là delle polemiche, ancora sanguina la testa di lev davidovic a quanto pare, penso che un bel confronto tra socialismo e capitalismo sia un buon viatico per riorganizzare le idee.

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  • Luigi D.

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    Discorsi difficili, dopo ogni parola si apre un mondo …. Ad esesmpio Marx non ha proposto il socialismo ma era la naturale conseguenza di tutta la sua anlisi. Ma così ci perdiamo in discussioni infinite. Io sono comunista quindi a me interessano 2 cose: uguaglianza e diritti, poi come ci si arriva è poco imortante.
    Il mercato istintivamente non mi piace ma mi rendoconto che il “pubblico”, specie in Italia, significa inefficienza sprechi privilegi e corruzione (anche se va detto che ci sono strutture pubbliche efficienti probabilmente perchè al loro interno si è instaurata una tradizione di efficienza). Quindi accettiamo il mercato ( cioè regolamnetato, non nascita libera di monopoli privati) come il minore dei mali purchè accompagnato da fortissime tutele sociali in modo che nessuno rimanga mai solo.

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  • Tenerone Dolcissimo

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    L’unica forma di socialismo possibile è quella dell’Urss staliniana, basata sulla soppressione di ogni libertà civile, sulla dittatura del partito unico e sulla statizzazione dei mezzi di produzione e sulla pianificazione. Ed in questo stalinisti e neo liberisti sono pienamente d’accordo.
    RESTA DA CAPIRE COSA ABBIANO A CHE SPARTIRE LIBERALISMO E NEOLIBERISMO
    D’ALTRONDE, CONSIDERATO CHE MARIO MONTI E’ NEOLIBERISTA NON SI PUO’ NON NOTARE CHE HA FATTO UNA POLITICA TIPICAMENTE COMUNISTA.
    ++++
    una economia di mercato resta tale sia che le imprese siano di proprietà privata sia che si tratti di cooperative o di imprese autogestite, dunque può benissimo convivere con un regime socialista basato sull’autogestione;
    IL LIBERALISMO EVITA LA STATALIZZAZIONE DELLA PROPRIETA’ (RECTIUS: LA SUA PUBBLICIZZAZIONE). SE POI OPERAI VOGLIO AUTOGESTIRE LA PROPRIA AZIENDA SONO PADRONI DI FARLO E NEL VERO SENSO DELLA PAROLA, PERCHE’ DIVENTANO PADRONI DI LORO STESSI.

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  • francesco cimino

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    Trovo giustissimo respingere la presunta alternativa tra ” capitalismo ” ed economia pianificata di Stato. Soltanto, al principio del Capitale Marx condannava lo scambio in quanto tale, prospettando il suo superamento; non mi pare un autore utilizzabile per propugnare un qualche ” socialismo di mercato “, anche se gli si è fatto dire di tutto, forse perché cercava di conciliare l’inconciliabile.
    A parte, di passaggio, a testimonianza dell’umana inventiva in fatto di sistemi economici, vorrei ricordare un altro modello di mercato o di scambio, quello mafioso. Al principio del film ” Il padrino “, quest’ultimo respinge l’offerta di chi vuole pagare un suo servizio in denaro, certamente perché il dollaro del postulante equivale al dollaro del padrino…

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