Aldo Giannuli
Lamberto Aliberti

Lamberto Aliberti

Lamberto Aliberti, già Ceo della Maspa Italia, società leader nella system dynamics, è da sempre impegnato anche nel campo della formazione. Da alcuni anni coordina il gruppo Dext,Designing Models for Economics and Politics.

Commenti (5)

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    Paolo Selmi

    |

    Professor Aliberti buongiorno!
    Grazie, anzi tutto, per questo immenso lavoro. Sull’utilità delle proiezioni a lungo termine in un sistema globalmente capitalistico ti parlo da marxista: non sono possibili, perché il capitalismo non è pianificabile, ma solo, ed entro certi limiti che – come sottolinei – sono fuori moda, programmabile; è tuttavia ESTREMAMENTE UTILE, ed è segno dell’avidità padronale (che va di pari passo alla sua miopia) il non farlo: abbinata micidiale che non farà andare troppo lontano i nostri capitani coraggiosi.
    E’ stato altresì molto utile il tuo lavoro, per almeno questi motivi:
    – il primo che mi salta all’occhio, è di una portata sconvolgente. Praticamente smentisci Xi Jinping… attento che non ti righino la macchina! 🙂 Scherzi a parte, lui va a Davos, ci parla di logica win-win, e poi alla fine si trova un Aliverti che, dati alla mano, ci dice che – al netto di guerre, Maidan, cataclismi, implosioni interne di stati, ecc. – i meccanismi attualmente in atto nel globo IMPOVERISCONO il resto del mondo, non lo arricchiscono! Ma siamo diventati matti?
    – seconda osservazione, che meriterebbe ben altro approfondimento rispetto a questa breve nota: crescita pil vs pil procapite da paese terzo mondo. Ulteriore conferma che, quella che si atteggia a prima potenza mondiale, non riesce a fare giustizia sociale nemmeno nel suo paese, pur continuandosi a chiamare il suo partito “comunista”.
    – terza osservazione: problema demografico vs crescita pil. Qui ti chiedo di prestare attenzione, come da interventi su questo blog dello stesso Aldo e di altri ospiti (che non riesco ora a recuperare, mannaggia al tempo che manca…). Il primo potrebbe influire MOLTO negativamente sul secondo, al punto che, come noti, stanti così le cose il Paese di mezzo non si sta minimamente attrezzando a vedere crescere enormemente la sua quota di vecchi, e relative spese “a perdere” di assistenza. Preferisce fare ponti nel deserto, rendono di più ai suoi amici del cemento.
    Grazie ancora di tutto Prof. Aliverti, e a risentirci presto!
    Paolo

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    • lamberto aliberti

      lamberto aliberti

      |

      Caro Prof. Selmi,
      conto di riprendere tutte le sue osservazioni al più presto. Sono troppo acute, per restare come commento. Intanto le chiedo un approfondimento la prossima puntata, già affidata a questo sito. Ritorno sulla storia e cerco di evidenziare i modelli di sviluppo del PIL dei vari paesi. In effetti, quelli capitalisti non sembrano programmabili, mentre la Cina… Insomma c’è bisogno di Le3i. Spero che Aldo riesca a pubblicare presto.

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    Paolo Selmi

    |

    Un PS post biciclettata casa-lavoro… nota ulteriore:
    – attenzione a due fattori “resto del mondo”
    1. L’Africa sahariana conterà, nel breve termine, 250 MILIONI DI PERSONE. “Giovani e forti”, ma non trecento, come avrebbe detto la Spigolatrice di Sapri: un po’ di più. Sappiamo dalla tua proiezione che il PIL dei loro Paesi sarà insufficiente a garantirne la sussistenza, al netto anche qui di cataclismi e guerre, (queste ultime che pure non mancano e non mancheranno). Una “bomba demografica”, come la definisce l’ultimo rapporto ONU, che invece racconta la favola del potenziale umano, così come dei potenziali e profittevoli investimenti per il capitale nostrano, d’oltreoceano e d’oltremuraglia. Favola, perché se il PIL scende, significa che i flussi di capitale usciranno dal territorio africano, più che entrarvi. E, insieme ai flussi di capitale, assai probabili saranno dinamiche importanti di flussi migratori. Che potranno essere rafforzative o distruttive, ma che sicuramente non passeranno inosservate.
    Di nuovo grazie
    Paolo

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    Giovanni Talpone

    |

    Molto interessante. Ma, a titolo di provocazione, propongo alcune ipotesi di fattori che potrebbero non essere sufficientemente inclusi nel modello di lungo periodo:
    – i cambiamenti climatici, che potrebbero colpire maggiormente la Cina, l’India e l’Africa molto più di quanto non abbiano fatto finora (e quindi non possono essere contenuti nei dati storici)
    – l’esaurirsi della lunga espansione dell’elettronica (anche per il raggiungimento dei limiti fisici dei dispositivi: i dati incorporano la fine della legge di Moore)?
    – l’impatto non prevedibile di nuovi trattamenti sanitari: supporto al boom demografico (e quindi preparazione di catastrofi peggiori un po’ più in là nel tempo) o sanità a due velocità, in cui i poveri sono curati solo per impedire il contagio dei ricchi (es. Ebola, Zika) e i ricchi possono diventare arzilli centenari nei loro Paesi murati contro gli esclusi?

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  • lamberto aliberti

    lamberto aliberti

    |

    L’idea iniziale era la serie di proiezioni ceteris paribus, quali sono apparse. Poi l’inseriemento di nuovi scenari con verifica dell’impatto sull’economia, attraverso un modello più sofisticato dell’attuale. Forse sulle tendenze mi dovrò intrattenere un po’ di più, vedi la risposta al Prof. Selmi, ma non dubiti, che arrivo anche a verificare le alternative che mi propone o vorrà proporre.
    grazie per l’attenzione.

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