Aldo Giannuli
Lamberto Aliberti

Lamberto Aliberti

Lamberto Aliberti, già Ceo della Maspa Italia, società leader nella system dynamics, è da sempre impegnato anche nel campo della formazione. Da alcuni anni coordina il gruppo Dext,Designing Models for Economics and Politics.

Commenti (6)

  • Paolo Selmi

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    Buon anno Prof. Aliberti!

    e grazie per l’apprezzamento. A onor del vero, ho insegnato cinese nelle scuole per qualche anno, ma era materia extra-curricolare, ero extra-curricolare anch’io… roba da sesta ora dall’una alle due (ma si può calendarizzare una lezione di cinese alla sesta ora? in pausa pranzo per me e dopo cinque ore di lezione per quei poveri studenti? già questo farebbe capire molte cose sulla “buona scuola”…): non merito quindi di essere chiamato professore! Al massimo studente, visto che il dottorato di ricerca non ha esaurito tutte le mie domande e, appena posso, ne approfitto per mettermi a studiare.

    Torno a bomba sul pezzo pregevole che ho appena letto, con qualche suggerimento o appunto:
    1. Non facciamo entrare l’economia tra le materie scientifiche! Concordo appieno: il metodo, l’approccio DEVE essere scientifico, ma la materia di per sé e troppo, troppo complessa per ridursi allo studio di un homo economicus così come teorizzato da classici imbevuti di meccanicismo positivistico fino all’osso.
    2. “metterò loro a disposizione capitoli metodologici, cercando sempre di essere chiaro”: grazie mille, le mie conoscenze matematiche risalgono a rimasugli di studi di funzioni del V anno delle superiori. Non, ci mancherebbe, un bigino di analisi 1 o di statistica, ma giusto quello che serve per decodificare e comprendere il concetto espresso tramite tale linguaggio: il che, peraltro, è avvenuto finora in modo esemplare, e non era affatto facile! I miei complimenti, quindi.
    3. Analizzando l’ultimo mezzo secolo, assistiamo a due processi di portata mondiale, temporalmente coincidenti, che hanno sconvolto l’intero corso degli eventi sul globo:
    – il crollo dell’URSS (traduco velocemente questo brano per dare l’idea: Il PIL dell’URSS nel 1990 in valuta ufficiale (0.59 rubli = 1 USD) era pari a 1.7 trilioni di dollari. Costituiva oltre 1/3 del PIL USA e dava all’URSS il secondo posto nel mondo. Se consideriamo il PIL dell’URSS a parità di potere d’acquisto del rublo sovietico, allora esso aumenta ulteriormente. Secondo dati della BM, il PIL dell’URSS alla vigilia della sua caduta superava i 2.3 trilioni di dollari contro i 5 degli USA. 2.7 trilioni secondo dati CIA. Siamo già al 55% di quanto totalizzato dagli USA. Secondo dati ONU, la percentuale del PIL sovietico su quello mondiale era pari al 14.2% ВВП СССР в 1990 году по официальному курсу (из расчёта 0,59 рубля за 1 доллар США) был равен 1,7 трлн. долл. Это составляло более 1/3 от ВВП США и давало Советскому Союзу уверенное второе место в мире. Если оценивать ВВП СССР по паритету покупательной способности (ППС) советского рубля, то позиции Советского Союза выглядят ещё более впечатляюще. Согласно данным Всемирного банка, ВВП Советского Союза накануне распада превышал 2,3 трлн. долл. А по данным ЦРУ, этот показатель был равен примерно 2,7 трлн. долларов против 5,0 трлн. долл. у США; получается 55% от уровня США. По данным ООН, доля СССР в мировом ВВП, рассчитанная по ППС, была равна 14,2 %. Cfr: http://www.fondsk.ru/news/2016/11/26/raspad-sssr-kak-ekonomicheskaja-katastrofa-43110.html. A questo si aggiunga che la situazione dell’economia sovietica nel 1990 era già in declino rispetto a quella del 1986, all’inizio della cosiddetta “ristrutturazione” o perestrojka; insomma, non un evento da poco.)
    – la vittoria della linea delle “riforme” nel corso economico cinese, ovvero l’introduzione progressiva del capitalismo monopolistico di stato sul substrato maoistico di un “comunismo da caserma”, vigente dopo il cosiddetto “grande balzo in avanti” e strappo con l’URSS fino alla sua morte, messo già in discussione negli anni Ottanta, ma soppiantato definitivametne solo dopo i fatti di Tian’an men.

    Questi due fatti, assolutamente non prevedibili, hanno sconvolto l’economia di interi continenti, hanno consentito flussi di capitale e investimenti fino ad allora impensabili, hanno enfatizzato fenomeni di capitalismo predatorio tipici, in tali frangenti, che hanno fatto macerie, da un lato, di un intero tessuto produttivo, determinando una delle maggiori catastrofi del secolo scorso e, dall’altro, creato dal nulla megalopoli di milioni di abitanti e siti produttivi di scala mondiale, determinando peraltro – a catena – eventi non meno catastrofici, non solo a livello di ecosistema locale, ma anche dei siti da cui è partita la delocalizzazione e l’esternalizzazione dei siti produttivi. Ora, sarebbe interessante valutare l’impatto di questi processi sia sui Paesi interessati, sia sul corso economico degli eventi mondiali nel loro complesso.

    4. A livello di indicatori statistici, ha senso parlare di PIL pro capite e non, per esempio, di ISEW (Index of Sustainable Economic Welfare), o altri aggregati che considerino indicatori come il coefficiente di Gini e altri simili, utili a restituire valori più vicini alla reale condizione della maggior parte della popolazione interessata?

    Grazie per tutta l’attenzione e per questi materiali davvero preziosi e difficilmente reperibili sulla rete. I migliori auguri di un buon 2017!

    Paolo

  • lamberto aliberti

    lamberto aliberti

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    Sono io a ringraziarla sentitamente e chiederle qualche tempo di riflessione sui molti spunti. Per ora la Cina. Vedo che ha competenze notevoli in materia. ho un allievo che è innamorato di quella cultura e sta preparando uno studio. Ha tempo di unirsi a noi? La informerò attraverso il nostro sito, appena agibile.
    PS molti anni fa ero in Bocconi per una giornata su Porter. I ragazzi ci chiamavano tutti professore. C’era il suo tradutttore con noi. Un malevolo disse: “non è professore”.
    . Intervenne Fiocca, bocconiano fino al midollo: “insegna? Allora è professore”. Non posso dissentire. Per me, Lei lo è.

    • Paolo Selmi

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      La ringrazio prof. Aliberti. Mi piacerebbe molto, ogni anno riesco sempre a fare qualcosa dopo le otto ore lavorative e… certo che mi piacerebbe! Il problema è che, lavorando in genere dalle 22 fino a esaurimento scorte, i miei tempi sono abbastanza lunghi… purtroppo! Per quanto riguarda il Suo studente, lo metta pure in contatto con me. Tutti i recapiti li trova sulla pagina gentilmente offerta da academia.edu: https://iuo.academia.edu/PaoloSelmi
      Se mi chiederà di argomenti che mastico già, magari da anni (o decenni), gli risponderò al volo. Altrimenti, gli chiederò tempo per fare qualche ricerca e poi gli risponderò: parlare di Cina è come parlare di Europa e se uno, per esempio, mi chiedesse oggi di parlare dei Variaghi e dei loro rapporti con l’antica Rus’, o del messianismo in età ellenistica, penso che simulerei un malore improvviso…
      Grazie ancora, un caro saluto e alla prossima!
      Paolo

      • lamberto aliberti

        lamberto aliberti

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        Sono io a ringraziarla. Il ragazzo si farà sicuramente vivo, ma non prestissimo, perché Natale gli ha portato una possibilità di lavoro, merce rarissima in questi tempi, soprattutto per i laureati in storia.

  • Roberto B.

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    Salve dott. Aliberti, e grazie per il suo intervento, al solito chiaro e preciso.
    Vengo ad annoiarla (e me ne scuso), con una questione per me irrisolta delle statistiche in campo economico (e forse non solo in quello), che assomiglia un po’ a quella famosa del “pollo di Trilussa”, dovuta immagino ad ignoranza mia e, certamente, ad una banalizzazione di concetti complessi. Tuttavia, quello che proprio non riesco a mandare giù in certi grafici, è una certa debolezza intrinseca che avverto nel veder paragonare tra loro realtà così diverse, senza (apparentemente) tener presenti le condizioni di partenza.
    Cerco di spiegarmi con un esempio: supponiamo di osservare lo sviluppo della rete metropolitana della città di Bingobongo, messa a confronto con quella di New York. L’estensione territoriale di Bingobongo e quella di New York sono compatibili, il periodo di osservazione è il decennio 0 – 10.
    Nell’anno zero, la rete metro di New York assomma, poniamo, 300km; a Bingobongo iniziano i lavori per il raddoppio della rete, prevista in un decennio di arrivare a 20km di lunghezza complessiva.
    Ci spostiamo ora nell’anno 10: la città di New York, a costi altissimi per la difficoltà di intervenire in un tessuto urbano tanto complesso, è riuscita ad incrementare di 10 km la sua rete metro: nel decennio in considerazione, inoltre, ha manutenuto efficienti i restanti 300 km, a costi altrettanto stratosferici.
    Alla fine del decennio, il sindaco di Bingobongo ha orgogliosamente inaugurato il raddoppio della rete metropolitana cittadina.
    Se andiamo ora a rappresentare percentualmente i progressi fatti in quel decennio, New York risulterebbe aver incrementato di un misero 3,3% la sua rete: ben diversa la situazione di Bingobongo, che passando dai 10 km dell’anno zero ai 20 km dell’anno 10, ha raddoppiato la sua rete. Però, questi Bongobonghiani, che progressi mirabolanti!
    Chiedo scusa per la lunghezza, dott. Aliberti, ma questo esempio mi è servito per spiegare perché proprio non riesco a mandare giù i progressi mirabolanti della Cina, considerando il loro PIL cresciuto ininterrottamente con valori a due cifre assolutamente impossibili per chiunque altro, quando sappiamo benissimo le condizioni di uniforme arretratezza in cui era quel Paese fino alla metà degli anni ’90. Certo che passare da 10 a 100, in casi simili, è molto più fattibile che passare, poniamo, da 1000 a 2000 in altri casi, come ben testimoniano anche i progressi in campo sportivo, dove in quasi tutte le discipline i nuovi records si ottengono con tempi migliorati ormai nemmeno più sul filo dei decimi, bensì dei centesimi di secondo.
    Insomma, concludendo, mi manca sempre un qualche parametro che tenga conto delle condizioni di partenza, una “pesatura” dei dati numerici che li metta stesso livello, prima di metterli a confronto statisticamente.
    Chissà che Lei, dott. Aliberti, possa chiarire almeno in parte le mie poche e confuse, come vede, idee sull’argomento.
    La saluto caramente.

    • lamberto aliberti

      lamberto aliberti

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      Respingo la sua modestia, perché Lei pone un problema interessantissimo e lo pone con estrema lucidità: c’ è un limite alla crescita di un paese? Quali i fattori che la permettono? La ringrazio dello stimolo e conto di affrontare il tema. Intanto però potrà vedere, tra 2 articoli, che nel medio-lungo periodo la matematica una soglia per la Cina la fa intravedere. Il mio gentile ospite mi assicura che uscirà mercoledì 18. Ci sentiamo allora?

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