Aldo Giannuli
Aldo Giannuli

Aldo Giannuli

Storico, è il promotore di questo, che da blog, tenta di diventare sito. Seguitemi su Twitter o su Facebook.

Commenti (19)

  • Avatar

    salvo lombardo

    |

    finalmente qualcuno che scrive e descrive le bande mafiose,dranghitose,malavitose,con il loro vero nome,quello dei servizi.viva l italia,l italia,che pro duce!

    Reply

  • Avatar

    Marco

    |

    Le mafie che fungono da service per il lavoro sporco degli stati.
    Mi chiedo se, senza la guerra fredda, Cosa Nostra avrebbe avuto lo stesso potere che ha avuto.

    Reply

  • Avatar

    Andrea T

    |

    Ma cosa ci fa credere, alla luce di quello che sappiamo oggi, che anche la stessa “cosa nostra” (e le altre mafie) non siano state utilizzate (magari a loro parziale insaputa) come strutture di servizio.

    Al di là dei molteplici contatti tra mafia e servizi che sono stati provati, almeno fin dalla seconda guerra mondiale, una serie di questioni rilette alla luce di nuovi tasselli emersi successivamente dovrebbero spaventare ancora di più:

    negli anni 70, l’fbi smantellò un mastodontico traffico di droga (passato alla storia come “french connection”) che partiva dall’indocina – quindi potenzialmente ostile agli interessi americani, visto che in quegli anni in quella regione si combatteva la guerra del vietnam ed è possibile che parte del denaro venisse reinvestito in armi per il vietcong o comunque rivendute a quest’ultimo, sebbene sia stato provato che anche alcuni ufficiali americani trafficassero in oppio, (per conto proprio, parrebbe) – e arrivava negli stati uniti passando via marsiglia e canada.
    Ecco, dopo lo smantellamento di questo traffico, chi suggerì a cosa nostra (che prima era cliente finale dei marsigliesi in america) di riempire il vuoto, organizzando in proprio un traffico di dimensioni simili, se non maggiori, ma questa volta (guarda caso) rifornendosi di oppio o morfina (prodotto semilavorato) in afghanistan (invaso, proprio in quegli anni, dai sovietici). Possiamo veramente credere che i capi di cosa nostra avessero una visione cosi lunga e ampia da riuscire a congeniare autonomamente un traffico siffatto? O qualcuno suggerì loro l’opportunità di intraprendere questo affare?

    E, soprattutto, dove è finita quella enorme massa di denaro fruttata da questo traffico. Qualcuno, più abile, l’ha gestita per conto di “cosa nostra”? Nell’affare c’erano altri soci, oltre a “cosa nostra”?

    Reply

  • Avatar

    ANTONIO

    |

    La storia si ripete!!! La Banda della Magliana è stata usata da gruppi di potere per realizzare determinati obiettivi e poi annientata perchè i vari componenti della banda, conoscendo troppo, avrebbero potuto compromettere i loro committenti. La storia si ripete, perchè la stessa strategia è stata usata con la NCO di Raffaele Cutolo (caso Cirillo), con la “Cosa Nostra” di Totò Riina (le stragi di via d’Amelio e Capaci)ed ancora, con Salvatore Giuliano e la strage di Portella delle Ginestre. Concludendo, secondo me, le organizzazioni criminali nascono e proliferano a certi livelli grazie alle coperture istituzionali, assurgendo a ruolo di braccio armato dei vari gruppi di poteri.

    Reply

  • Avatar

    Marco

    |

    Caro Andrea
    In realta’ la storia dei rapporti tra Cosa Nostra e servizi italiani e/o stranieri e’ ampiamente documentata. A partire dallo sbarco in Sicilia degli alleati fino ai giorni nostri.

    Reply

  • Avatar

    Marco

    |

    ps
    Scusa andrea ho interpretato male la prima frase.

    Reply

  • Avatar

    giandavide

    |

    oggi banda della magliana si dice anche “romanzo criminale”, in quanto gli italiani conoscono le vicende soprattutto per la serie televisiva. devo dire che mi è piaciuta come serie, nel senso che si faceva vedere molto bene. ma per quanto riguarda i contenuti è un altro discorso: da un lato discrepanze storiche a badilate, dall’altro apologia del criminale, che se non si fa di coca è anche una brava persona secondo sollima jr. il punto è: meglio che della banda della magliana se ne parli in televisione, sebbene attraverso una rimanipolazione dei fatti discutibile, o che non se ne parli in televisione e quindi non si scenda ai bassi compromessi richesti dall’audience? mah io forse sarei per la prima ipotesi, ma se sollima fosse un pò meno paraguru sarebbe meglio

    Reply

  • Avatar

    Ciro

    |

    L’ondata repressiva degli anni ’70, avviata durante l’amministrazione Nixon attraverso la Dea e l’Fbi, più che creare un vuoto, fornì a Cosa Nostra l’opportunità di installare direttamente in Sicilia gli impianti per la raffinazione dell’eroina, settore dominato in precedenza dalla criminalità corsa e marsigliese, che aveva a libro paga i migliori chimici.
    In realtà i siciliani erano ben inseriti nel traffico internazionale di stupefacenti già dagli anni ’50, chiaramente a strettissimo contatto con i cugini americani. Anzi, nell’ottobre 1957, all’Hotel delle Palme di Palermo si tenne una riunione divenuta celebre, presenziata dai maggiori esponenti delle due organizzazioni. Occorreva trovare una soluzione al problema posto dalla nuova legge contro lo smercio e l’uso degli stupefacenti, approvata dal Congresso degli Usa nel ’56 anche per via del clamore suscitato dalle conclusioni dell’inchiesta Kefauver. Questa legge prevedeva pene severissime (compreso l’ergastolo).
    Cosa Nostra americana decise quindi di concedere l’esclusiva per il traffico di stupefacenti alla consorella siciliana, riducendo in questo modo il proprio coinvolgimento diretto. Il profitto era garantito comunque dalle royalties che i cugini avrebbero dovuto pagare per esercitare l’attività sul suolo americano. Quindi il ruolo di Cosa nostra siciliana risulta già centrale ben prima degli anni ’70, sebbene non fosse essa stessa produttrice dello stupefacente ma si limitasse ad acquistarlo presso i marsigliesi.
    Va anche detto che nel 1959, con la chiusura del porto di Tangeri, si determinò un significativo spostamento dell’asse del contrabbando, sia di sigarette che di droga, dopo il quale il ruolo dei siciliani crebbe ulteriormente.
    Venendo ai servizi, io non parlerei di un loro ruolo nel senso cui allude Andrea, perché il grande traffico di stupefacenti era già stato immaginato e predisposto nei suoi meccanismi generali da capi del calibro di Luciano,persona che da un punto di vista criminale, in effetti la vista lunga ce l’aveva.
    La mafia non entra nel traffico di droga solo dopo l’uscita di scena dei marsigliesi, ma semplicemente amplia il suo campo di attività, perché al trasporto e alla commercializzazione aggiunge la raffinazione. Anzi contribuisce anch’essa all’eliminazione (in questo caso fisica) dei corsi rimasti in circolazione dopo l’ondata repressiva.

    Reply

  • Avatar

    Lorenzo

    |

    Una sola notazione:fai attenzione con i personaggi di estrema destra, hanno la querelite acuta. Cercano in continuazione il proprio nome su google e querelano chiunque li citi, per poi chiedere migliaia di euro di danni. Nel post attribuisci certe appartenenze a certe persone… Verificale attentamente o potrà succederti quello che è successo ad altri blogger. Purtroppo.

    Reply

  • Avatar

    Andrea T

    |

    @Ciro

    Una ricostruzione molto più puntuale e dettagliata della mia.
    Ma gli interrogativi restano:

    1) Poteva cosa nostra ardire di avventurarsi a commerciare in oppio in afghanistan dalla fine degli anni 70 senza che qualcuno suggerisse questa opportunità o financo prestasse una qualche forma di protezione?

    2) I soldi che sono stati rintracciati, soprattutto in svizzera, non sono che briciole, considerando che si parla di un monopolio mondiale nel mercato dell’eroina che si è perpetuato per oltre un decennio, e con tutta probabilità riguardano (parte de) i proventi del commercio al dettaglio in italia, mentre la fetta più consistente del traffico era quella americana. Allora dove sono finiti i soldi? Sono andati solo a “cosa nostra” o, almeno in piccola parte, ad altri soggetti? Sono stati reinvestiti (magari nell’economia legale)? Da chi? Dove?

    E se invece cosa nostra fosse stata persuasa che questi soldi le appartenevano (da dividere pro quota tra le varie famiglie ed elementi che si adoperavano in concreto per la gestione operativa del traffico) ma che fossero più al sicuro se gestiti da altri soggetti più competenti (come una sorta di “portfolio management”)?

    Reply

  • Avatar

    Andrea T

    |

    ps: questo aggiungerebbe anche un’altro possibile tassello per la comprensione della violenza inaudita cui si assistette nel 92-93, e le trattative, seguite al collasso del sistema politico della prima repubblica e alla brusca uscita di scena dei vecchi referenti politici di quel sistema.

    come dire: non soltanto “dove credi di andare (senza indicarmi nuovi referenti politici) tu che mi hai fatto promesse e che, fino all’altro ieri, mi hai garantito” ma anche “dove credi di andare senza darmi rassicurazioni sui miei investimenti”

    Reply

  • Avatar

    Marco

    |

    Anticomunismo.
    Una parola sola.

    Reply

  • Avatar

    Marco

    |

    Le stragi sono atti mediatici.

    Reply

  • Avatar

    Andrea T

    |

    Peraltro, nei prima anni novanta, non mancavano interessanti opportunità d’investimento, disponendo delle informazioni giuste e dell’organizzazione appropriata per poterle cogliere. Consideriamo che l’allora governo russo, presieduto dal signor Boris Yeltzin (un personaggio corrotto in tutti i sensi: era dedito agli “esercizi spirituali”, come si scrisse una volta di Saragat), stava dando il via ad un massiccio piano di privatizzazione (saccheggio?) della proprietà pubblica. Importanti aziende furono acquisite per un chilo di castagne da soggetti di dubbio retroterra (finanziati da chi? è stato sempre poco chiaro) che qualche anno dopo le cedettero nuovamente incassando incredibili plusvalenze.
    Anche il traffico di armi provenienti dallo stock dell’armata rossa, completamente allo sbando, (traffico che, secondo molti, fu dirottato e fatto sfogare in ex jugoslavia), rappresentava certamente un affare lucrativo.

    Certo che, a ben vedere, per finanziare allora dei soggetti in Russia (o, in generale, nei paesi dell’appena disciolto blocco sovietico con una tradizione quasi inesistente, per decenni e decenni, di relazioni commerciali con l’occidente) ci voleva una rete di relazioni che poche organizzazioni sono in grado di coltivare. I soldi possono anche essere stati materialmente trasferiti tramite l’intermediazione di una o più banche d’investimento, ma chi ha individuato e suggerito i soggetti meritevoli di credito per condurre queste operazioni speculative? in base a quali criteri?

    Reply

  • Avatar

    Ciro

    |

    @Andrea

    1) Di sicuro Cosa Nostra ha interagito con servizi italiani e stranieri, per i motivi più vari. Ciò che secondo me non quadrava molto era l’idea di suggerimento. Sembrava quasi che la crescita del traffico di droga fosse da attribuire esclusivamente a una manovra dei servizi. Sicuramente ne erano a conoscenza e avranno avuto un ruolo, anche se la base documentale cui fare riferimento in questi casi è di solito abbastanza scarsa. Ma quando si parla di servizi bisogna dire che si fa riferimento a un mondo complesso e articolato. Le protezioni c’erano, ma erano diffuse a tutti i livelli, dalle questure ai palazzi alti della politica.
    L’Afghanistan formava con altri paesi la Mezzaluna d’oro. Nella seconda metà degli anni Settanta queste aree erano controllate dal grande trafficante turco Ugurlu, che per un po’ fu uno dei referenti privilegiati da Cosa Nostra per l’approvvigionamento dell’eroina. Ugurlu era in contatto con imprese e servizi bulgari (la stessa rete di relazioni che coinvolgeva Acga) anch’essi coinvolti nel grande traffico. Però oltre all’Afghanistan, in quel periodo c’erano altri canali cui fare affidamento, come il triangolo d’oro indocinese (eroina) e il Sud America per la cocaina. I contatti con i servizi ci sono sempre stati, ma sono da inserire in una cornice più ampia, altrimenti si tende a semplificare. Spesso gruppi di una stessa organizzazione hanno fatto riferimento a referenti diversi.
    2) Una parte dei proventi è stata reinvestita nelle attività che tradizionalmente fungono da valvola di sfogo, e che oltre a coinvolgere gli affiliati, toccano una larga fascia di popolazione contigua o fiancheggiatrice. Non è mai stata soltanto la mafia a guadagnarci, c’è da considerare quella che si definisce “zona grigia” o “borghesia mafiosa”, ossia quell’insieme di soggetti composto da professionisti, commercianti, imprenditori, pubblici amministratori, politici, rappresentanti delle istituzioni e massoni, persone che a vario titolo traggono beneficio dagli affari di Cosa Nostra.
    Ma, cosa più importante, un’enorme fetta degli introiti è stata reinvestita nei circuiti finanziari. L’esplosione del traffico di droga corrisponde cronologicamente alla fase in cui si impone il neoliberismo. E’ proprio in quel periodo che sempre di più si fa strada un sistema finanziario ombra, caratterizzato, tra le altre cose, da scarsissima trasparenza. Infatti bisognerà aspettare il pool di Chinnici per arrivare ad avere un’idea delle relazioni strettissime stabilite tra mafia ed economia finanziaria.
    E poi, ci sarà un motivo se Messina Denaro viene descritto come persona di casa nella City di Londra…

    Reply

  • Avatar

    Massimo Copetti

    |

    D’accordissimo con Marco: anticomunismo.
    @Lorenzo: i personaggi in questione devono solo stare zitti. Non dobbiamo auto-censurarci per timore della querela. Quando, come Aldo, si affermano verità storiche, non si deve avere alcun timore. E visto che sono in tv più spesso del papa per piagnucolare, dichiarandosi innocenti o ravveduti, solo la nostra competenza e determinazione può azzittirli. Se non lo fa gente come Aldo, non lo faranno certo Il Giornale o Telese.
    Un saluto

    Reply

  • Avatar

    salvo lombardo

    |

    secondo il mio modestissimo parere,quando si parla di riciclaggio,bisognerebbe scavare piu a fondo e vedere l enorme quantita di denaro che dopo la caduta del muro,e stato riciclato nel nostro paese,dai russi,e ne sapeva molto il giudice falcone,che ci ha rimesso la vita.

    Reply

  • Avatar

    Stregatto

    |

    Giusva legato alla P2…fantasie. Nei suoi deliri (quelli di Giusva) voleva fare anche una “mattanza” interna per “epurare” i presunti neofascisti legati ai servizi e alla massoneria. Izzo poi, come si fa a credere a Izzo, i magistrati a volte sono veramente da internare.

    Reply

  • Avatar

    andrea

    |

    anche in spagna, con i gal usarono ambienti malavitosi per compiere operazioni del tutto illegali,per giunta in territorio straniero.
    credo che sia una prassi comune nei paesi che non hanno dotato i propri servizzi di “licenza d’uccidere”.
    e qui mi viene in mente il caso francese della raimbowwarrior,dove l’operazione fu gestita interamente da apparati dello stato.insomma la dove c’è uno stato forte lo stato si prende le sue responsabilità,la dove è debole delega.

    Reply

Lascia un commento

I miei libri

  • codeca_copertina_250
  • isis_250
  • uscirecrisigrande

  • servizi_media

  • servisefgrande

  • pafragrande

  • grandecrisigrande

  • 2006_russia_mussolini_250

  • 2008_bombe_250

  • 2009_abuso_250

  • 2013_noto_servizio_250

  • 2013_sistemi_elettoralli_250

Newsletter

* = campo richiesto!