Nella scorsa settimana è accaduto un evento di grandissima importanza in Cina, che i mass media italiani hanno sottovalutato e frainteso. L’arresto di Wang Lijun, noto come un superpoliziotto e capo delle forze di sicurezza di Chongqing, megalopoli da 30 milioni di abitanti, oltre che braccio destro di Bo Xilai, popolarissimo segretario del Partito della città e astro nascente a livello nazionale, nella campagna contro le triadi e la corruzione lanciata da quest’ultimo. Questo avvenimento è destinato, con ogni probabilità, ad avere forti ripercussioni sul prossimo congresso del Pcc che, ricordiamolo, è il più grande avvenimento politico dell’anno insieme alla elezione del presidente Usa. Ma, prima di esaminare questo caso (ne parleremo a breve) ci sembra il caso di fare un quadro della situazione economica e sociale della Cina che è tutt’altro che tranquilla.
Con i ritiro delle truppe americane, nei giorni scorsi, si è chiusa (almeno per ora) la guerra in Irak. Per il ritiro dall’Afghanistan occorrerà attendere qualche tempo, ma, a quanto pare, non oltre il 2014. Dunque, è tempo di un bilancio a partire dagli obiettivi che gli Usa si ripromettevano di conseguire. Partiamo dall’Afghanistan. Il motivo ufficiale era la cattura di Osama Bin Ladin e del Mullha Omar oltre che la distruzione di Al Quaeda. Come è noto, Bin Ladin è stato ucciso il 2 maggio 2011, ma il Mullha Omar è ancora uccel di bosco, mentre Al Quaeda, pur seriamente e ripetutamente colpita non è del tutto sconfitta.
Come sempre molto volentieri, ospito questo interessante contributo di Lorenzo Adorni. Buona lettura!
La Crisi Politica Interna
Nel dicembre scorso, a diversi anni di distanza dalla seconda invasione americana, l’Iraq è stato scosso da una lunga serie di attentati. Baghdad, a poche ore di distanza dal quasi definitivo ritiro delle truppe americane, è stata dilaniata da una serie di quindici attentati coordinati estremamente gravi e cruenti.
L’ instabilità politica dello stato iracheno, già notevolmente accresciuta, rischia di aggravarsi di fronte alla nuova fase di cambiamento, estremamente complessa, che sembra ora prospettarsi.
Il ritiro statunitense ha dato il definitivo via libera ad una serie di attori, che in maniera assolutamente conflittuale fra loro, mirano ad ottenere il controllo politico del paese.
Seconda puntata della trasmissione condotta da Danilo De Biasio su Radio Popolare. Oggi abbiamo parlato di Cina, con l’interessante intervento di Simone Pieranni dell’agenzia ChinaFiles.
Ecco il video di parte della trasmissione e l’audio completo della puntata.
Ogni tanto vale la pena di fare due conti facili facili, come la signora Maria di Voghera, quando, a fine giornata, fa i conti della spessa e vede quanto resta in cassa per il resto del mese.
Ed allora: nell’anno prossimo, fra titoli sovrani, obbligazioni di enti pubblici minori, corporate bond (debiti d’impresa), obbligazioni bancarie, scadono titoli per 11.000.000.000.000 (undicimila miliardi) di dollari. Faccio grazia degli spiccioli. Ve l’ho scritto con tutti i 12 zeri per farvi apprezzare la cifra in tutta la sua imponenza: si tratta di poco meno di un sesto del Pil mondiale e di circa l’11% dell’intero debito mondiale. Come dire che, se ogni anno avessimo scadenze di questa entità, in nove anni dovremmo rinnovare l’intero debito mondiale, compresi i titoli ultraventennali. E, per di più, nei due anni seguenti, le scadenze saranno solo di poco inferiori.
Spigolando sui giornali delle ultime due settimane:
1- L’università militare tedesca ha approntato un piano per il caso in cui la Germania dovesse decidere un repentino passaggio dall’Euro ad altra moneta (il Marco? il Neuro?). Si sa che gli stati maggiori militari -e le loro accademie- spesso elaborano piani teorici con l’augurio di non doverli mai mettere in pratica e che, nella grandissima maggioranza dei casi (per fortuna) restano sulla carta. Dunque, anche questo potrebbe essere (e ce lo auguriamo) uno di quei piani. Però la notizia merita di essere commentata per due ottime ragioni: primo, perchè la semplice notizia dell’apprestamento di un piano del genere ha in sè un notevole potere di dissuasione nei confronti dei riottosi alleati europei, destinato a pensare nelle trattative in corso. Ed il semplice fatto che essa sia stata fatta filtrare fa pensare esattamente questo.
La mia ipotesi di una prossima uscita della Germania dall’Euro ha trovato increduli alcuni lettori di questo blog, che hanno creduto di leggervi un eccesso di immaginazione da parte mia. Per la verità, non ho immaginato niente e il graduale allontanamento della Germania dai suoi partner europei è un fatto osservato da tempo da diversi commentatori, così come l’ipotesi di sdoppiamento dell’Euro caldeggiata anche da economisti italiani come Luigi Zingales. Dunque, non ho il merito di aver “scoperto” questa tendenza. Il punto è quello di capire dove può portarci.
C’è una sorta di mantra per il quale il modo “vincente” per risolvere il nodo del debito pubblico è solo quello di puntare sulla crescita del Pil: se io ho un debito di 160 ed un Pil di 100 vuol dire che il mio debito è il 160% del Pil, ma se il mio Pil diventa di 200 vuol dire che il debito, pur restando fermo, è diventato l’80% del Pil e se arrivo a 400 si è abbassato al 40%. Man mano, il gettito fiscale dovrebbe crescere in cifra assoluta così da permettere la graduale riduzione del debito e dei relativi interessi, per cui, già dopo i primi anni (sempre che non ci sia un ulteriore disavanzo statale da finanziare con nuovo debito) il capitale inizierebbe ad essere gradualmente rimborsato e, via via, ridotto.
Nei giorni scorsi ci sono stati deri problemi coi server che ospitano questo sito. Mi scuso quindi se qualche post è andato perso.
In vista dell’imminente recessione, diversi osservatori, ancora una volta, hanno rivolto lo sguardo a Pechino nella speranza che di lì venga la salvezza. Ma questa volta le cose non stanno affatto bene e Santo Hu di miracoli non ne farà.
In primo luogo la Cina non sta così bene come molti pensano, neanche dal punto di vista del debito pubblico, perchè, se è vero che le cifre ufficiali (quindi sicuramente sottostimate) parlano di un debito al 17% del Pil con riferimento al solo Governo (1.078 miliardi di dollari), è anche vero che le amministrazioni locali hanno accumulato debiti molto più consistenti: alcuni analisti parlano di 3.000 miliardi che porterebbero il tasso di debito pubblico complessivo all’80% del Pil. Può darsi che la stima sia eccessiva, ma è ragionevole supporre che il conto sia comunque molto più salato dei 1.000 e rotti miliardi ufficiali.
Partiamo da questo assunto: Bin Laden era effettivamente un nemico degli Usa e non un “agente della Cia”, come molti sospettano. Diversamente non si spiegherebbe una guerra durata 10 anni: se Osama era un agente americano, vuol dire che anche il Mullah Omar lo era, perchè sarebbe stato impensabile che uno ignorasse chi era l’altro. D’altra parte Al Quaeda ha combattuto in sintonia con i talebani. Ma, allora, se gli americani avessero avuto dalla loro Osama e magari anche Omar, la guerra sarebbe durata molto meno, sarebbe costata meno morti e, cosa più importante per gli americani, meno dollari, perchè ci avrebbero pensato i loro agenti a portare al disastro la guerriglia afghana.
Dunque, era effettivamente un nemico, ma un “nemico funzionale”.