Articoli taggati ‘euro’

Euro: ma cosa ha in mente la Merkel?

giovedì, 17 novembre 2011

Come si sa, la Merkel ha ordinato ai suoi consulenti di studiare i termini di una revisione dei trattati istitutivi della Ue che consenta ad un singolo paese che lo voglia, di uscire dall’Eurozona, tornando alla moneta nazionale, senza per questo dover uscire dalla Ue. Tutti hanno interpretato il passo come un avvio del processo di “riduzione dell’Eurozona”, cioè l’uscita “volontaria” –forse definitiva, forse temporanea- dei paesi più deboli e la nascita dell’Europa a due velocità. Il punto di approdo sarebbe uno sdoppiamento per cui ci sarebbe un club di 9 paesi “fondatori” dell’Euro che continuerebbero ad avere la moneta unica e gli altri 18 paesi della Ue con moneta propria (CdS 11.11.11 p. 18).
Ma, a quanto pare, i primi studi hanno segnalato che l’operazione potrebbe avere costi da capogiro: circa il 50% del Pil della Ue, con un milione di disoccupati in più nella sola Germania. Per di più, visto che la Francia sta subendo un attacco della speculazione internazionale, ha un deficit di bilancio oltre il 5% per tutti i tre anni prossimi (il doppio dell’Italia e cinque volte della Germania) e il Belgio ha un debito pubblico record,  il club potrebbe risultare ancora più ristretto. Dunque: neanche a parlarne.

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Crisi: qualche breve precisazione. A ognuno il suo

martedì, 15 novembre 2011

Rispondo con un brevissimo appunto (scusatemi ma sono affogato dai tempi di consegna del prossimo libro e faccio fatica a star dietro al sito) a diversi interventi (Tommaso Coen, Pierluigi, Zeno, Stefano ecc.) a proposito delle radici di questa tempesta sui titoli italiani, su cui non vorrei che si creassero equivoci.

1- la pistola fumante non c’è: e non può esserci per definizione. Cosa volete? Comunicati stampa, lettere di intenti, verbali di consigli si amministrazione? Avete mai visto uno speculatore che dichiara : “adesso faccio una speculazione per rovinare l’Europa”? E neppure ci danno accesso alle carte dei vari hedge fund. E’ naturale che questo genere di operazioni avvengano nel massimo riserbo –prima e dopo l’operazione- e spesso per confluenza spontanea, senza neanche bisogno di intese esplicite e tanto meno scritte.

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Il nodo del debito pubblico interno

martedì, 8 novembre 2011

Per quanto alcuni paesi siano particolarmente esposti verso fondi sovrani stranieri o soggetti assimilabili (è il caso degli Usa nei confronti di Cina, Emirati Arabi, Giappone ecc.), la parte più consistente del debito è regolarmente posseduta da soggetti interni: banche, enti locali, fondi pensione, università, aziende, fondi comuni, singoli risparmiatori.
Un puro e semplice azzeramento avrebbe effetti negativi prevalenti su quelli positivi ed, in qualche caso effetti devastanti: si pensi solo al caso dei fondi pensione.
Per i paesi dell’area Euro, si pone un problema  di non poco conto che richiede qualche spiegazione. Classicamente, il debito pubblico si divide in due categorie:

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Il debito dei Pigs: che si fa?

venerdì, 24 giugno 2011

La Grecia è sul punto di fallire, il Portogallo e l’Irlanda sembrano avviati sulla stessa strada ed anche la Spagna rischia.
Iniziamo dalla Grecia: è ormai chiaro come il sole che la Grecia è in stato di insolvenza non emendabile. Ormai l’ipotesi fallimento è un po’ più che una semplice probabilità: stanno per scadere le obbligazioni decennali emessi nel 2002 -al momento dell’ingresso nell’euro- e la Grecia non ha nessuna possibilità di onorare i suoi impegni. Si sta cercando di far fronte alla situazione vendendo il porto del Pireo ai Cinesi, la lotteria nazionale ad una società americana, qualcuno propone anche di vendere qualche isola o il Partenone…

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Siamo nelle mani di Scilipoti.

lunedì, 13 dicembre 2010

Non sappiamo se Berlusconi riuscirà ad ottenere la fiducia martedì prossimo. Comunque vada, uno schieramento prevarrà sull’altro per pochissimi voti. Ma le cose cambiano a seconda che prevalga il si o il no.
Se a prevalere (magari per un 313 a 312) fosse la sfiducia l’esito quasi scontato sarebbero le elezioni a breve. In una situazione del genere, infatti, sarebbe molto difficile ipotizzare un governo tecnico o “del Presidente” o un ribaltone, perchè bisognerebbe mettere insieme una armata Brancaleone che da Fini al Pd e da Casini a Di Pietro, per di più senza neppure una maggioranza assoluta, per via di quei quattro o cinque astenuti. Unica possibilità di evitare il voto: che ci sia un tale terremoto monetario da indurre la Ue ad imporre all’Italia un rinvio delle elezioni per evitare di affondare definitivamente l’Euro (ed, anche in questo caso, sarebbe cosa più facile a dirsi che a farsi).

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Lettera aperta a Claudio Grassi: ma quale è la nostra proposta di fronte alla crisi?

lunedì, 31 maggio 2010

Sabato scorso (29 maggio) si è svolta l’assemblea regionale di “Essere Comunisti”, la componente di Rifondazione Comunista cui aderisco ed, in quella occasione ho espresso i miei dubbi sulla attuale linea di Rifondazione  e della  Federazione della Sinistra. In particolare per quel che riguarda l’analisi della crisi e le conseguenti proposte.  Credo sia  utile associare anche i lettori di questo blog al dibattito e, per questo, ho deciso di  inviare questa lettera aperta a Claudio Grassi, “numero due” del partito, che mi ha promesso di rispondere. La attendo, ed invito anche altri dirigenti del partito e della federazioni ad intervenire.

Caro Claudio,
colgo l’occasione del tuo discorso conclusivo della riunione di “Essere Comunisti” sabato scorso a Milano per ragionare meglio su un punto che hai toccato di sfuggita ma che mi sembra essenziale per la definizione della linea politica di Rifondazione.

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Perchè la manovra sull’euro non sta funzionando?

lunedì, 24 maggio 2010

Come ci si ricorderà, due settimane or sono, la Bce ed i paesi aderenti alla Ue vararono una manovra che avrebbe dovuto stroncare la manovra speculativa sull’Euro, ridandogli valore sui mercati internazionali: 700 miliardi per sostenere i titoli dei paesi in difficoltà (Grecia, Spagna, Portogallo, Irlanda e forse Italia). L’euforia dei mercati durò esattamente un giorno, lunedì 10 maggio, con un rialzo di circa 11 punti. Dal giorno seguente le borse europee ripresero l’andamento al ribasso e, con esse, anche la parità euro-dollaro riprese la parabola discendente.  Nel linguaggio tecnico, si era trattato del classico “salto del gatto morto” (“gettato da adeguata altezza, anche un gatto morto rimbalza” secondo l’espressione dell’economista di Singapore che l’ha coniata).
A distanza di due settimane, la manovra sembra aver avuto il solo effetto di rallentare ma non annullare la discesa dell’euro ed oggi, 23 maggio, il “Sole 24 ore” titola: “Il dollaro si prende la rivincita. Le difficoltà dell’euro rilanciano il ruolo di valuta globale della divisa americana”.
Ma va! E chi se lo aspettava?!
Allora, come mai la manovra non ha funzionato?

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Grecia, Portogallo, Spagna… Ma la crisi non era finita?

giovedì, 6 maggio 2010

Che la crisi fosse veramente finita è cosa cui non ha creduto nessuno e, prima di tutti, quelli che lo proclamavano. Semplicemente è successo questo: un bel giorno il signor Barack Obama da Honolulu, con un tratto di penna, ha trasferito all’Amministrazione degli Usa, i debiti della banche d’affari americane ormai al crack. E per le borse, i governi, i giornali, le banche ecc. è stato come se una bacchetta magica avesse azzerato i debiti di tutti, facendoli svanire come una nuvoletta. In realtà, Il Presidente ha semplicemente assunto su di sè un impegno di spesa e, poco dopo, ne ha assunti altri (dai rinforzi in Afghanistan alla riforma sanitaria). Prima o poi verranno al pettine, ma per ora andiamo avanti.
E, infatti, l’asta dei bond americani è andata splendidamente: la domanda è stata tripla rispetto all’emissione; inoltre gli indici della produzione industriale Usa sono risaliti e così via.

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