Articoli taggati ‘libia’

Sull’ondata di proteste per il film su Maometto

giovedì, 27 settembre 2012

Vi propongo il testo di un’intervista che ho rilasciato qualche giorno fa sul caso delle rivolte scoppiate per il film su Maometto.

L’intervista è di Michele Marelli

Nella misteriosa vicenda che riguarda il film blasfemo sul Profeta Maometto, le cose che non tornano sono parecchie. La sensazione che si sia cercato di provocare una reazione a tutti i costi è forte…

Camilleri definirebbe l’autore di questo film ‘mastro d’opra fina’. Come prodotto artistico è una schifezza irripetibile, ma come operazione di guerra psicologica è assolutamente impeccabile, da manuale direi.

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Rivoluzione araba: qualche ipotesi sul caso libico (terza parte)

domenica, 10 luglio 2011

A più di tre mesi di distanza dall’inizio dell’intervento aereo occidentale, la situazione è tutt’altro che chiusa; sembra (ma la cosa è tutt’alttro che certa) che Gheddafi sia alle corde, ma è così? La stessa proposta del comitato di Bengasi di negoziare il suo ritiro offrendogli la possibilità di restare in Libia, fa pensare che le cose siano tutt’altro che scontate.
Che ci sia molta “nebbia di guerra” nella comunicazione lo conferma  anche un esame rapido dei titoli dei giornali che un giorno danno per imminente la sconfitta del Rais e due giorni dopo riportano le valutazioni dello stato maggiore inglese che ritiene insostenibile economicamente l’intervento oltre settembre (e dunque, il tracollo di Gheddafi è tutt’altro che scontato).

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Rivoluzione araba: qualche ipotesi sul caso libico (seconda parte).

domenica, 3 luglio 2011

Diversi degli intervenuti hanno sottolineato la difficoltà di esprimere un
giudizio sui fatti di Libia perchè abbiamo a disposizione notizie scarse e poco affidabili.
Per quanto riguarda l’affidabilità è ovvio che l’unica è sottoporre ogni informazione a vaglio critico –come, peraltro, bisognerebbe fare sempre- e ricavare dal confronto fra esse e dalla loro logicità gli indici di credibilità.
Per quanto riguarda la scarsità, questo poteva essere vero nei primi giorni, ma ormai possediamo una considerevole massa informativa su cui lavorare (alla fine dell’articolo segnalo i materiali su cui ho lavorato e che vi segnalo).
Isoliamo alcuni nodi di analisi.

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Rivoluzione araba: qualche ipotesi sul caso libico (prima parte)

martedì, 28 giugno 2011

Parlando delle rivolte arabe, l’atteggiamento degli osservatori oscilla fra quanti sottolineano i caratteri unitari del fenomeno, e quanti, al contrario parlano di una sincronia più o meno casuale fra contesti completamente diversi, che stanno generando fenomeni politici altrettanto diversi, resi simili più dall’eco mediatica che dalla dinamica reale.
I primi tendono un po’ grossolanamente ad assemblare fatti e cose molto diversi fra loro, tracciando linee troppo dritte e ipotesi interpretative troppo semplicistiche, gli altri, all’opposto, si esercitano a spaccare il capello in otto per dimostrare che è tutto diverso da caso a caso.

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Rivoluzione araba: osservazioni sul caso libico

lunedì, 27 giugno 2011

Parlando delle rivolte arabe in corso, è frequente  imbattersi in persone che sostengono una sorta di “eccezione libica”, per la quale, mentre si riconosce un carattere genuino alle rivolte di Tunisia, Egitto o Barhain –viste non di rado con simpatie- si nega questo carattere alla rivolta libica.
Questa sarebbe una cosa inventata da americani, inglesi e francesi  in coincidenza casuale con le altre o, forse, come cavallo di troia degli occidentali per inserirsi nel processo di rivolta in corso ed eterodirigerlo.  Anche in molti interventi in questo blog si è riflessa questa tendenza. Mi sembra utile premettere alla mia risposta (promessa da tempo e poi rinviata) una selezione delle osservazioni fatte.
Risponderò domani.

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La luna e il dito. Della primavera araba e della nostra inadeguatezza.

mercoledì, 30 marzo 2011

di Annamaria Rivera

1. Un sommovimento imprevedibile?

Si è ripetuto fino alla nausea che il sommovimento che percorre il mondo arabo non era prevedibile, tanto che neppure le cancellerie e i servizi d’intelligence occidentali lo avevano messo in conto. In realtà, per parlare solo della Tunisia, era sufficiente frequentare e osservare senza pregiudizi quella società per intuire che qualche focherello ardeva sotto lo spesso strato di cenere del regime. Sarebbe bastato parlare con persone comuni per cogliere l’insofferenza, spesso appena dissimulata con l’ironia e la battuta di spirito, verso gli aspetti del benalismo più torvi (la dura repressione dei dissidenti politici e di islamisti spesso presunti) o più grotteschi: dall’obbligo di esporre il ritratto del despota ovunque, perfino nelle più sperdute bottegucce nel deserto, alla neolingua che da un anno all’altro imponeva di cambiare i nomi delle vie secondo il tema propagandistico del momento. Così che, per dirne una, mentre la megalomania modernizzatrice e speculativa del clan di Ben Ali seppelliva sotto il cemento litorali, palmeti, architetture tradizionali, d’un tratto ogni boulevard si chiamava “de l’Environnement”.       

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Il commento al nostro mini-questionario

domenica, 27 marzo 2011

Per quanto il limitatissimo numero di risposte non autorizzi alcuna generalizzazione, il questionario proposto si presta ad effettuare una analisi-scomposizione del tipo di cultura politica che caratterizza l’opposizione all’azione militare in corso. Come vedremo, più che ad una riflessione sul caso libico, questo piccolo test è finalizzato ad una riflessione su noi stessi e sullo stato della sinistra italiana di fronte al caso libico.  Dunque, prendendo le cose con le molle, perchè, appunto, non abbiamo la forza organizzativa ed economica per fare un sondaggio vero e proprio, entriamo nel merito.

Il questionario era strutturato in questo modo:

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Una risposta ed una domanda a Nicola Mosti.

mercoledì, 23 marzo 2011

Di solito non rispondo mai ai commenti perchè mi sembra poco cortese, soprattutto nei confronti di chi esprima un dissenso: chi gestisce un blog è in posizione di forza rispetto a chi vi interviene e non è elegante approfittarne. Mi si darà atto che ho dato delle risposte solo molto raramente e quando mi sembrava del tutto necessario. Questo è uno di quei casi.

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Qualche domanda sul caso Libia.

martedì, 22 marzo 2011

Prima di proseguire nel dibattito che vedo molto partecipato (per la verità più su Fb che sul sito), credo sia il caso di chiarirci su un punto. Chi è contro l’interevento armato lo è perchè:

A- è sempre e comunque contro l’uso della forza?

B- ad intervenire sono paesi Nato che da sempre usano l’alibi delle guerre umanitarie per fare i propri comodi?

C- il regime di Gheddafi è un regime anti coloniale che va difeso da un intervento neo-coloniale

D- si tratta di una finta rivoluzione popolare di una piccola minoranza? (continua…)

Ma è un film di Bunuel?

venerdì, 18 marzo 2011

In Libia –paese vicinissimo ed al quale siamo  legati da vincoli storici- è in atto una sanguinosa guerra civile dal cui esito possono dipendere tanto i nostri rifornimenti energetici quanto la stabilità di un bel pezzo della nostra finanza. In Tunisia ed Egitto –altri paesi assai prossimi- ci sono state violente rivolte che hanno abbattuto i rispettivi regimi, ma nei quali la situazione è ben lontano dall’essersi stabilizzata. Da entrambi provengono consistenti flussi immigrativi nel nostro paese ed entrambi sono mercati di sbocco non secondari delle merci italiane.
In Giappone c’è stato un sisma catastrofico ed è in corso un incidente nucleare senza precedenti di identica gravità. Non è ancora possibile fare l’inventario dei danni, ma già è facile prevedere lo tsunami economico- finanziario che ne seguirà. Il Giappone è il paese con il più altro debito pubblico del mondo ed è difficile pensare che possa finanziare la ricostruzione con altro debito pubblico, è assai più probabile che richiami in patria i capitali che ha in giro del il Mondo, a cominciare dai bond americani di cui Tokyo è il massimo possessore con la Cina. Ma questo inevitabilmente innescherà un terremoto finanziario che si sa come comincia ma non dove finisce.

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