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Le guerre di Bush: un bilancio

giovedì, 26 gennaio 2012

Con i ritiro delle truppe americane, nei giorni scorsi, si è chiusa (almeno per ora) la guerra in Irak. Per il ritiro dall’Afghanistan occorrerà attendere qualche tempo, ma, a quanto pare, non oltre il 2014. Dunque, è tempo di un bilancio a partire dagli obiettivi che gli Usa si ripromettevano di conseguire. Partiamo dall’Afghanistan. Il motivo ufficiale era la cattura di Osama Bin Ladin e del Mullha Omar oltre che la distruzione di Al Quaeda. Come è noto, Bin Ladin è stato ucciso il 2 maggio 2011, ma il Mullha Omar è ancora uccel di bosco, mentre Al Quaeda, pur seriamente e ripetutamente colpita non è del tutto sconfitta.

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Puntuale arriva il downgrade dell’Europa

domenica, 15 gennaio 2012

Qualche tempo fa, si sviluppò (anche su questo sito) un dibattito sulle ragioni della crisi che aveva investito l’Europa e sulla possibilità che essa fosse frutto di una qualche manovra coperta. Ora dobbiamo fare i conti con questa mossa di S&P che declassa nove paesi dell’Eurozona  (Austria, Italia, Spagna, Francia, Spagna, Slovenia, Slovacchia, Cipro, Malta, Portogallo) su diciassette -mentre la Grecia è già al penultimo gradino della scala- e proprio mentre il mercato finanziario europeo accennava a riprendersi. Facciamo innanzitutto una premessa: togliamo di mezzo la solita polemica cretina sui “complotti”, fra chi dice che c’è un complotto e chi dice di non credere ai complotti. E’ un piano avvilente di discorso che rifiutiamo: complotto è una categoria interpretativa da bar dello sport, tanto se chi la usa vuol spiegare qualcosa, quanto se vuol negare che la spiegazione sia quella. Il problema, impostato correttamente, si pone in questi termini: tanto nella vita individuale,  quanto in quella politica o finanziaria, ci sono azioni evidenti (cioè, delle quali si conosce subito l’autore, la natura, gli scopi ecc.) quanto azioni in tutto o in parte coperte, ciascuna delle quali assume un nome in riferimento alla sua natura. Se il signor Rossi incontra clandestinamente la signorina Bianchi e non lo dice alla moglie, non sta “facendo un complotto”, ma un “adulterio” che, di solito, non si racconta alla moglie. Se un determinato soggetto finanziario sta rastrellando sottobanco le azioni di una determinata società, non si tratta di un complotto ma di una “scalata ostile”. Nel nostro caso, dobbiamo capire di cosa stiamo parlando ed, in particolare, se siamo in presenza di una “guerra finanziaria” e, nel caso positivo, che caratteristiche ed attori  abbia.

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#Aldo_Giannuli_Leaks: gli Usa

giovedì, 5 gennaio 2012


Terza puntata della trasmissione condotta da Danilo De Biasio su Radio Popolare. Oggi abbiamo parlato di Stati Uniti, della presidenza Obama, e delle strategie americane con l’interessante intervento del Prof. Alessandro Colombo.
Ecco il video di parte della trasmissione e l’audio completo della puntata.

Ascolta l’intera puntata! (attendere qualche secondo per lo streaming)

Nella prossima puntana parleremo di Italia, Europa ed euro. Non mancate!

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#Aldo_Giannuli_Leaks: il 2012 su Radio Popolare

lunedì, 2 gennaio 2012

Cari amici,

nell’augurarvi buon anno, vi informo che il 2,3,4 e 5 gennaio, dalle 10.40 alle 11, sarò in diretta su Radio Popolare per degli speciali col Direttore Danilo De Biasio, in cui cercheremo di analizzare gli scenari che si potrebbero verificare nell’anno appena cominciato.

Sperando che queste trasmissioni siano un utile contributo alla comprensione, vi invito a comunicarmi le vostre impressioni e critiche, e a partecipare al dibattito su questi temi sul mio sito, dove potrete trovare quotidianamente, i video e gli audio della trasmissione.

Ecco la prima puntata! (Attendere qualche secondo per l’inizio dello streaming)

Per seguire la trasmissione in diretta, potete sintonizzarvi sui 107.6 di Radio Popolare oppure connettervi allo streaming su:
http://www.radiopopolare.it/poplive/diretta/

Buon anno e grazie per l’attenzione!

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2012 in arrivo: facciamo due conti

giovedì, 22 dicembre 2011

Ogni tanto vale la pena di fare due conti facili facili, come la signora Maria di Voghera, quando, a fine giornata, fa i conti della spessa e vede quanto resta in cassa per il resto del mese.
Ed allora: nell’anno prossimo, fra titoli sovrani, obbligazioni di enti pubblici minori, corporate bond (debiti d’impresa), obbligazioni bancarie, scadono titoli per 11.000.000.000.000 (undicimila miliardi) di dollari. Faccio grazia degli spiccioli. Ve l’ho scritto con tutti i 12 zeri per farvi apprezzare la cifra in tutta la sua imponenza: si tratta di poco meno di un sesto del Pil mondiale e di circa l’11% dell’intero debito mondiale. Come dire che, se ogni anno avessimo scadenze di questa entità, in nove anni dovremmo rinnovare l’intero debito mondiale, compresi i titoli ultraventennali.  E, per di più, nei due anni seguenti, le scadenze saranno solo di poco inferiori.

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Tira proprio una brutta aria…!

lunedì, 19 dicembre 2011

Cappuccino, brioche e intelligence n°33

Spigolando sui giornali delle ultime due settimane:

1- L’università militare tedesca ha approntato un piano per il caso in cui la Germania dovesse decidere un repentino passaggio dall’Euro ad altra moneta (il Marco? il Neuro?). Si sa che gli stati maggiori militari -e le loro accademie- spesso elaborano piani teorici con l’augurio di non doverli mai mettere in pratica e che, nella grandissima maggioranza dei casi (per fortuna) restano sulla carta. Dunque, anche questo potrebbe essere (e ce lo auguriamo) uno di quei piani. Però la notizia merita di essere commentata per due ottime ragioni: primo, perchè la semplice notizia dell’apprestamento di un piano del genere ha in sè un notevole  potere di dissuasione nei confronti dei riottosi alleati europei, destinato a pensare nelle trattative in corso. Ed il semplice fatto che essa sia stata fatta filtrare fa pensare esattamente questo.

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Sindacati: una modesta proposta

lunedì, 5 dicembre 2011

Alzi la mano chi sa chi sono Bernadette Segol e Fernandez Toxo.
Non  lo sapete? Sono, rispettivamente, la segretaria ed il Presidente della Confederazione Europea dei sindacati (Ces), insomma i capi del movimento dei lavoratori a livello europeo.
Chi ne ha mai sentito parlare?
Nata nel 1973 per assicurare la rappresentanza dei lavoratori nei confronti della Ue, conta una ottantina di organizzazioni affiliate, per un totale di 60 milioni di iscritti. Potenzialmente, una forza immensa con un grande potere contrattuale. Ma la montagna, sinora ha partorito qualche  raro e macilento topolino del tipo le direttive sul congedo parentale (1996 - rinnovato nel 2008), sul lavoro a tempo parziale (1997) e sul contratto a tempo determinato (1999) o gli accordi “autonomi” sul telelavoro (2002), lo stress legato al lavoro (2004), le molestie e violenze sul posto di lavoro (2007) o il  mercato del lavoro inclusivo (2010).
Considerato quello che costa il mantenimento di questo apparato (svariati milioni di euro) non è un bilancio entusiasmante.

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2012 la grande crisi

giovedì, 17 novembre 2011

Per chi fosse interessato segnalo lo spettacolo, tremendamente attuale, realizzato dalla Compagnia Teatrale della luna crescente e dal laboratorio Lapsus sul mio libro, “2012 la grande crisi”, di cui sono molto onorato.

Compagnia Teatrale della Luna Crescente & Laboratorio LA.P.S.U.S.
presentano lo spettacolo:

2012: LA GRANDE CRISI
di Aldo Giannuli (Ponte alle Grazie - 2010)
con: Corrado Gambi e Alfonso Cuccurullo
musiche di: Carmen Falconi e Giulia Costa

… “Ieri ho detto ‘domani ti pago’. E domani ti pago!”…
Ma… è possibile fare uno spettacolo su temi economici?… Ed è possibile fare uno spettacolo su temi economici a passo di… tango?… ed è possibile fare uno spettacolo su temi economici, a passo di tango, sul grande mostro della… crisi (aaaaaahhhhhh!!!)?… Ed ancora, è possibile fare uno spettacolo, su temi economici, a passo di tango, sulla crisi… anche con ironia?…

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Il nodo del debito pubblico interno

martedì, 8 novembre 2011

Per quanto alcuni paesi siano particolarmente esposti verso fondi sovrani stranieri o soggetti assimilabili (è il caso degli Usa nei confronti di Cina, Emirati Arabi, Giappone ecc.), la parte più consistente del debito è regolarmente posseduta da soggetti interni: banche, enti locali, fondi pensione, università, aziende, fondi comuni, singoli risparmiatori.
Un puro e semplice azzeramento avrebbe effetti negativi prevalenti su quelli positivi ed, in qualche caso effetti devastanti: si pensi solo al caso dei fondi pensione.
Per i paesi dell’area Euro, si pone un problema  di non poco conto che richiede qualche spiegazione. Classicamente, il debito pubblico si divide in due categorie:

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La crisi degenera. Che sta succedendo?

mercoledì, 2 novembre 2011

I mercati sono in picchiata, lo spettro di un gigantesco effetto domino si para improvvisamente davanti: default della Grecia- crisi bancaria franco-tedesca- default italiano-  fine dell’euro- fine della Ue, grande crisi mondiale.
E tutto questo è stato innescato solo dall’annuncio di Papandreu di un referendum  sul piano di aiuti ottenuto e sulle conseguenti misure da adottare.
Per capire dove stiamo andando a sbattere, partiamo da una domanda: perchè Papandreu ha fatto questa mossa?
Si potrebbe pensare che ci sia dietro una strategia del tipo: “se salta tutto, noi greci andiamo a terra, ma ci portiamo appresso tutti voi, signori dell’Eurozona, per cui vi conviene concederci gli aiuti a condizioni più ragionevoli, per evitare la catastrofe”. Ma questo non convince: è un argomento che Papandreu avrebbe potuto far valere già da due anni  e non lo ha mai fatto, che senso avrebbe farlo ora, dopo aver appena concluso con successo il negoziato per il finanziamento Ue-Bce per una rata di bond?

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