Ogni qual volta le agenzie di rating (e per esse intendiamo le tre sorelle newyorkesi, dato che tutto il resto del rating non conta nulla) declassano qualcuno, quel qualcuno inizia a strillare che non sono credibili, che non bisogna starle a sentire, perchè non contano più nulla ecc. Poi, però, tutti si adeguano agli editti imperiali di Moody’s o di S&P e gli interessi sui titoli salgono immediatamente.
E’ successo anche questa volta per i titoli dei bond europei. Anzi questa volta è successo in anticipo: le borse si sono adeguate già in base ai primi annunci, cosicchè, quando c’è stato il declassamento ufficiale non è successo nulla: era già successo tutto prima.
Per la verità, gli argomenti per dire che le valutazioni delle agenzie sono molto arbitrarie, non mancano: esse non rivelano mai le loro formule di calcolo, non dicono quali dati hanno considerato, sono molto evasive sulle fonti cui hanno attinto, per di più appartengono a società finanziarie su cui poi emettono giudizi non del tutto disinteressati. Insomma, l’arbitro è organicamente dipendente di alcune società iscritte al campionato.
Con i ritiro delle truppe americane, nei giorni scorsi, si è chiusa (almeno per ora) la guerra in Irak. Per il ritiro dall’Afghanistan occorrerà attendere qualche tempo, ma, a quanto pare, non oltre il 2014. Dunque, è tempo di un bilancio a partire dagli obiettivi che gli Usa si ripromettevano di conseguire. Partiamo dall’Afghanistan. Il motivo ufficiale era la cattura di Osama Bin Ladin e del Mullha Omar oltre che la distruzione di Al Quaeda. Come è noto, Bin Ladin è stato ucciso il 2 maggio 2011, ma il Mullha Omar è ancora uccel di bosco, mentre Al Quaeda, pur seriamente e ripetutamente colpita non è del tutto sconfitta.
Terza puntata della trasmissione condotta da Danilo De Biasio su Radio Popolare. Oggi abbiamo parlato di Stati Uniti, della presidenza Obama, e delle strategie americane con l’interessante intervento del Prof. Alessandro Colombo.
Ecco il video di parte della trasmissione e l’audio completo della puntata.
Come sempre nei periodi di crisi, si è riaffacciato il tema della tassa sul patrimonio; Rifondazione Comunista, ad esempio, ha lanciato un appello (un vero catalogo di luoghi comuni da bar dello Sport) nel quale si legge:
<<Noi proponiamo una politica economica rovesciata, a partire da:
Tassa sui grandi patrimoni al di sopra del milione di euro.
Lotta all’evasione fiscale, facendo pagare per intero le tasse a chi ha usato lo scudo fiscale
…. Dimezzare gli stipendi delle caste e mettere un tetto agli stipendi dei manager>>
A parte la questione degli stipendi ai manager su cui torneremo, occupiamoci della patrimoniale proposta come simbolo di giustizia sociale che chiede di più a chi ha di più.
Ma è proprio vero che le cose stiano così?
Intendiamoci, il principio, in generale, è sacrosanto e tanto più in un’epoca come la nostra nella qualche c’è chi ha accumulato ricchezze spaventose che vanno colpite senza esitazione; il problema riguarda la fattibilità della cosa.