Aldo Giannuli
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Commenti (7)

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    Igor Giussani

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    Non si può più fare analisi del voto senza rendere conto dell’astensione, altrimenti si distorce la realtà creando delle tigri di carta. In termini assoluti (tenendo cioè conto di tutti gli aventi diritto al voto), il PD ha raccolto il 22,5% dei consensi e il Front National circa il 10%. Questo vuol dire che in Italia e in Francia non esistono masse epocali che fanno riferimento a Renzi o alla Le Pen, ma se i media presentano una realtà distorta c’è il rischio di profezie che si autoavverano.

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    Pierluigi Tarantini

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    @Aldo
    con la tenacia da pit bull che ti riconosco non fai in tempo a perdere un referendum sull’euro (parole tue) che subito inizi a cercare qualche altra ragione per vedere la crisi del Progetto europeo.
    Non mi stupisce quindi che tu voglia sottolineare la tendenza alla frammentazione della rappresentanza anche se l’Italia non mi sembra un osservatorio privilegiato per questo problema.
    Quanto al calo dell’affluenza al voto inizio a pensare che non sia un male: perlomeno si eviterà a tanti noeuro repentini cambi di umore, dall’esaltazione alla depressione, che in una società nevrotica come quella attuale non fanno certo bene.
    Importante, invece, mi pare la raggiunta consapevolezza relativa al fatto che … l’area “euroscettica” ha molte sfumature interne …. per cui non rappresenta alcuna alternativa in positivo, ma esprime solo la contestazione dell’esistente.
    Insomma: vogliamo tutto, lo vogliamo subito, non sappiamo cosa vogliamo ma lo chiediamo strillando.
    Se gli avversari del Progetto europeo fossero veramente questi intonerei le note del è bello vincere facile.

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    Richard

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    Ottima analisi, professore. Migliore di quelle che vado leggendo sui siti internazionali. Una domanda: le sembra possibile che il “partito europeista” – come ventilato già domenica sera – si affidi alla Lagarde come Presidente della Commissione Europea? La direttrice del FMI? Sarà pure vero che il potere non potrà avere mai paura degli stupidi, ma il discorso vale anche al contrario….

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    Pierluigi Tarantini

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    Ps.
    Se il Parlamento europeo non decide niente, non vedo quale problema possa rappresentare una grosse coalition.
    Ce ne faremo una ragione soprattutto noi italiani sopravvissuti al consociativismo più deteriore.

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    giandavide

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    mi sembra una lettura abbastanza superficiale, per vari motivi. innanzitutto perchè non viene individuato il partito a cui queste elezioni sono andate meglio, che è il partito popolare. i popolari infatti, nonostante anni di governo durante la peggiore crisi della storia europea dal dopoguerra ad oggi – crisi peraltro gestita malissimo – hanno dimostrato di essersi logorati relativamente poco, dato che superano tranquillamente gli avversari. i voti degli euroscettici attualmente sono un dato poco significativo, oltre ad essere politicamente inifluente per i motivi sottolineati da aldo (differenze interne, mancanza di una linea comune).
    la mia analisi è che la linea neoliberista pro austerità non subirà sostanziali battute d’arresto per il voto europeo, sia per il forte consenso ottenuto dal ppe, sia perchè i noeuro non hanno una posizione unitaria e contraria alle politiche di austerità. e a questo va aggiunta la crisi della socialdemocrazia. francamente ho trovato insopportabile tutto questo appellarsi a shultz come se fosse il novello geuscristo: sia perchè fa parte di un partito che per il nazionale non ha trovato di meglio che piazzare l’ex misistro dell’economia della grosse koalition, cosa che riscontra voglia di vincere scarsa e soprattutto idee zero. ma il punto è che hanno perso miseramente anche a questo giro, come hanno sempre fatto, e come era prevedibile che accadesse (data anche la presenza del terzo polo). questo avvitamento moderato è una cosa che si vede spesso, ed è una cosa da cui di solito non si esce facilmente.
    considerando tutto, vedo il risultato di queste europee come indice della prosecuzione su questa strada, a meno di altri colpi di scena, mentre la crisi del progetto europeo c’era già tutta anche 4 anni fa, nonostante oggi si tenda a starnazzare di più e, tendenzialmente, a fare ancora più confusione

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    giandavide

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    e non mi si venga a ricordare qual’è la percentuale dei voti persi dai popolari: in proporzione a come hanno governato, gli è andata comunque di lusso.

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    Pierluigi Tarantini

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    Ps.
    Il primo insegnamento che traggo da queste elezioni è che la realtà di oggi rende frenetici anche i tempi della politica.
    Non ci si può rifugiare nell’attesa della maturazione dei promettenti del M5S.
    Il M5S ha perso un’occasione irripetibile per condizionare in senso positivo la storia politica di questo paese dopo le ultime politiche.
    Renzi invece è stato magistrale nella conduzione del suo blitz.
    Il secondo insegnamento che traggo mi ricorda la Royal Navy: quando si hanno di fronte due bastimenti nemici se ne punta uno fino a prenderlo o affondarlo.
    Solo a questo punto si affronta l’altro, magari dopo averlo blandito con un Enricostaisereno.
    In quest’ottica sarebbe il caso di accellerare la dissoluzione di B. rendendo più difficile il riciclo dei suoi.
    Anzicchè limitarsi a volerlo vivisezionare si propone una bella legge su frequenze TV in uno alla disponibilità a votare una legge elettorale appena decente.

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