Aldo Giannuli
Aldo Giannuli

Aldo Giannuli

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Commenti (14)

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    oreste

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    C’è chi avrebbe molto a che dire alle sue ultime parole, soprattutto a quel “diritto” di Israele. In ogni caso Israele ha molta strada ancora prima di riuscire ad arrivare ad una politica di buon vicinato. La situazione palestinese è tutt’altro che calma e Israele prima o poi dovrà portare alla cassa tutte le sue rovinose politiche nei confronti dei palestinesi

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    • aldogiannuli

      aldogiannuli

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      Bene o male un popolo israeliano si è formato ed ora c’è (lasciamo perdere adesso il modo in cui si è formato e se dovesse realizzare il suo stato ed in che parte di Mondo, se in Madagascar, terra del fuoco o Palestina). Ed allora che ne facciamo? Lo buttiamo a mare? Rispediamo ogni cittadino nel rispettivo paese di provenienza familiare? Resto dell’idea che la presenza di Israele in quella parte di mondo possa essere un fatto positivo che favorisce fenomeni di secolarizzazione del mondo islamico, ovviamente a condizione di trovare una sistemazione decente del problema palestinese che non può essere quella dei bantustan circondati dal muro: un orrore che non si capisce come possa essere ritenuto dagli israeliani una soluzione praticabile.

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    Rafael

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    Salve. Prima di tutto, un caro saluto e il ringraziamento di un studente spagnolo amante della Italia e degli studi di sicurezza internazionale. Il suo ‘come funzionano i servizi segreti’ è uno dei miei libri permanenti nel comodino. La domanda è questa: quale sarebbe il ruolo degli Stati Uniti, che sempre hanno fatto di ‘grande fratello’ degli israeliani in quanto riguarda alle minacce della zona? Già si hanno fatto sentire, ma c´è secondo Lei la possibilità di vedere un´altra operazione militare statunitense dopo i fallimenti in Afganistan ed Irak?

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    oreste

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    Io concordo con lei e coi diversi che auspicano la creazione di due entità distinte. Ritengo però che per considerare il perchè delle mosse di Israele sia necessario ritornare al modo in cui si sia formato, altrimenti non si spiegherebbe come una classe politica sia stata in grado di affermare questo muro senza che la popolazione si opponesse in modo sostanziale ( Come ha fatto notare un autore, qualche mese fa su Le Monde Diplomatique anche le proteste a Tel Aviv non prendevano in considerazione la situazione palestinese)

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    pierluigi tarantini

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    L’idea che un nuovo califfato sia nella mente dei dirigenti iraniani mi ricorda il piano Nabuccodonosor (invasione dell’Arabia Saudita) attribuito a Saddam ai tempi della prima guerra del Golfo.
    Cosa diversa è la volontà iraniana di essere, come in realtà la Persia è da alcune migliaia di anni, potenza regionale.
    Ciò premesso, ritengo che Israele abbia il diritto di tutelarsi rispetto alle sciagurate dichiarazioni di Ahmadinehjad.
    Già qualcun altro, infatti, era stato preso per semplice farneticante nel momento in cui espose i propri intendimenti nel Mein Kampf.
    Spero, quindi, che la comunità internazionale liberi il popolo iraniano dalla cricca che l’opprime.

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    • aldogiannuli

      aldogiannuli

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      Uso il termine califfato in senso generico, anche perchè in senso proprio è un concetto della culura araba e gli iraniani non sono arabi, ma onsomma diciamo la stessa cosa se parli di piano di potenza regionale degli ayatollha

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    Andrea T

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    Ottimo articolo, come al solito. Ma ritengo che abbia trascurato una variabile fondamentale: e se gli Stati Uniti intervenissero nel conflitto al fianco di Israele? Dopotutto, mi pare di aver capito che gli stessi israeliani sostengono che l’Iran “starebbe per” dotarsi della atomica ma non ne avrebbe ancora la disponibilità. Perciò, secondo me, potrebbe ipotizzarsi anche un’invasione del territori iraniano conseguente ad un ultimatum dell’amministrazione americana, sul modello Iraq del 2003.

    Penso che la classe politica americana – nonnostante il deficit di bilancio galoppante e il debito stratosferico – potrebbe cedere alle pressioni del complesso militare industriale (che poi, ammettiamolo, è la spina dorsale dell’economia americana), che sarebbe ben felice di lottizzare la torta: dalle commesse militari a gli affari per la ricostruzione, passando – last but not least – per lo sfruttamento delle immani risorse petrolifere iraniane. A maggior ragione se i repubblicani vincessero le prossime elezioni presidenziali.

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    Andrea T

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    D’altronde, a me sembra proprio che oggi il problema centrale della politica estera americana in Medio Oriente – per la stabilizzazione in Iraq e quella in Afghanistan, per i rapporti con il mondo arabo-sunnita (vedi rischio conflitto settario che parte in Siria e si estende a macchia d’olio), per i rapporti con lo storico alleato Israele, per ridimensionare la politica estera neoottomana della Turchia – oggi sia proprio l’Iran.

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    Massimo Copetti

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    Condivisibile l’analisi di Aldo, ma sono propenso a non sottovalutare il presupposto ideologico che caratterizza il sionismo, che tre le varie cose si pone l’obiettivo della restaurazione di un regno ben più ampio dello stato attuale.
    Qualora non si capisse questo, la negazione del rientro per i profughi palestinesi, le occupazioni, le colonie, il fosforo bianco, il muro, ecc. sarebbero delle semplici coincidenze. I democratici diritti sui quali si fonda lo stato d’Israele sono razza eletta e territorio per mandato divino: in Germania qualche anno fa si diceva “blut und boden”…
    Per quanto formalmente illegale, Israele ormai è un dato di fatto e il suo diritto all’esistenza non può essere messo in discussione. Diritti però vuol dire anche doveri.
    Possibile che si bombarda l’Iraq o la Libia (a proposito: a quando un articolo sulla nuova Libia democratica?) per il mancato rispetto di una risoluzione dell’ONU, quando Israele (a cominciare dalla questione nucleare) da decenni ne viola, se non sbaglio, una sessantina? Sono Usa, Russia, Cina ed Europa ad avere la responsabilità di disinnescare questo problema. Impongano, anche con sanzioni economiche e no fly zone, il rispetto della legge internazionale. Obblighino Israele ad aprire le porte agli ispettori, lasciar rientrare i profughi palestinesi, consegnare i criminali di guerra ai tribunali internazionali, restituire le terre illegittimamente occupate, abbandonare le politiche di apartheid contro gli arabi. Solo allora avremmo un Medio Oriente pacificato e liberato dai vari Ahmadinejad, che proprio a questa situazione devono la propria fortuna politica, ed espressioni come “diritto all’esistenza”, “sicurezza”, “diritti umani” torneranno ad avere un senso.

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    Diego

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    Secondo il mio parere:
    1) la presenza dei palestinesi sul suolo israeliano costituisce uno scudo umano di fatto

    2)nel caso di un attacco il fall-out toccherebbe molti stati confinanti, anche pesantemente, questo porterebbe la lega araba ad accettare e promuovere una guerra (per la gioia dei saud)

    3) mi preoccuperei di più del materiale fissile prodotto e passato a chissà chi..magari a hezbollah in caso di interferenze in siria..

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    mirko bonifazi

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    La storia è ciclica dopo ogni grande crisi si nasconde una guerra.Anche in un libro che ho letto di recente (l’opzione H) di Seymour M. Hersh del 1991 che parla dell’arsenale nucleare di Israele di Dimona, cita queste parole IL MESSAGGIO DE L’OPZIONE H E’ INQUIETANTE E INEQUIVOCABILE LA PROSSIMA GUERRA DEL MEDIO ORIENTE POTREBBE ESSERE ATOMICA, forse aveva ragione.

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    salvo

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    L’uso dell’arma nucleare potè avere un valore tattico-strategico quando vi fu asimmetria nella possibilità d’uso (USA su Giappone).
    Oggi, tra nazioni confrontabili sul piano bellico nucleare, è fuori da ogni metodo, perché compromette a priori la capitalizzazione di ogni risultato.
    Paragonando le nazioni a singoli uomini, va detto che si può litigare veramente solo tra sani di mente: tra folli ci si confronta, ma con obbiettivi privi di valore condivisibile e tramandabile.
    Pertanto i capi di stato operano o in funzione di delirii, non escluso quello confessionale, (ed è possibile, perché sono uomini), oppure secondo ragione, (ed allora la bomba nucleare resta confinata al ruolo di totem).
    Il tema andrebbe invece a lungo frugato con quell’efficace specillo che è la domanda: “a chi giova?”.
    In particolare persone ai vertici e sub vertici nazionali protagonisti nel determinismo di conflitti di tali proporzioni che azionariato hanno nell’industria bellica e del petrolio?

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    Caos

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    Fare una guerra ora vorrebbe dire aggravare ulteriormente le finanze precarie dell’occidente durante la crisi incredibile del 2012 dove ogni paese per sé e si salvi chi può. L’unica possibilità di far traballare il regime iraniano, del sudan,… è la discesa dei prezzi delle materie prime.

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    fausto

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    “Resto dell’idea che la presenza di Israele in quella parte di mondo possa essere un fatto positivo…”.
    Forse, la popolazione palestinese massacrata dai nazi-sionisti da decenni, non sarà della stessa opinione del Giannuli.

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