Aldo Giannuli
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Commenti (6)

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    Nicola Volpe

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    Siamo seri e lasciamo perdere queste cazzate: hai ragione, Aldo. Su questo tema, molto controverso, penso che dovremo tornarci più volte. Infatti, se è vero che la storia non può svolgere un ruolo ancillare rispetto alla politica, è anche vero che un nesso molto forte tra storiografia e politica c’è. In linea di massima, mi riconosco nel discorso di Aldo, il quale, mi è parso di capire, ha svolto un ragionamento tutt’altro che metodologico: pensare storicamente la politica, significa anche capire in quale contesto ci si sta muovendo e con quali interlocutori ci stiamo relazionando. Molto interessante, davvero. Leggerò con attenzione gli altri intervendi, che, immagino, saranno numerosi.

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    Luca de Fusco

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    Sono perfettamente d’accordo anche perchè, vivendo da decenni tra Africa Orientale e Medio Oriente, mi trovo frequentemente in attrito con interpretazioni storiche “eurocentriche”. Se riuscissimo ad allungare il diametro di almeno 5000 km, per cominciare, sarebbe encomiabile. Mi prenoto subito, quindi, per il suo prossimo libro sull’argomento.

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    Mario Vitale

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    Anche io sono in perfetta sintonia con questo articolo. Mi permetto di suggerire un aspetto in cui lo storico potrebbe aiutare la politica: cercare d’impedire la reiterazione degli errori commessi in passato. Temo, però, che la razza umana sia geneticamente programmata a perseverare tragicamente i comportamenti scorretti.

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    Rosario

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    Vorrei dire che la storia è anche il collante e la memoria storica di una nazione, fornisce l’identità della società attraverso i suoi passati eventi e lo scorrere delle generazioni e serve alla politica per comprendere i motivi di situazioni economiche attuali o di relazioni tra nazioni amichevoli o meno, certo è anche propaganda, ma in questo caso non sempre la politica si fa aiutare dalla storia, preferendo in tanti casi “dimenticare” o far dimenticare la storia (vedi antifascismo, unità d’Italia, situazione economica).

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    Tao

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    Ottimo proposito. Ampliare il raggio della visione storica ci consente di osservare gli equilibri geopolitici con uno sguardo più fondato, più geo-logico. Uscire dall’eurocentrismo non solo per abbandonarlo ma piuttosto per verificare le concezioni a cui porta. Occorre cercare di comprendere sia i nessi che i riflessi da e verso quei popoli che secondo una concezione piuttosto volgare della storiografia eurocentrica vengono fatti apparire come comprimari o, quando sono fortunati, come attori non-protagonisti. La storia non è un palcoscenico che sostanzia qualche copione della propaganda. La storia è, sopratutto, implicazione, combinazione, ridefinizone.

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    giandavide

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    eccellente articolo, perfettamente condivisibile nelle conclusioni. hai fatto bene a sottolineare che non esiste una perefetta corrispondenza tra lo schema valoriale di un’individuo (che in questo caso fa lo storico) e una stratificazione di valori che sono o pretendono di essere collettivi (che in questo caso diventano di partito). però non si elude la questione collocando il momento della adesione politica in un tempo successivo all’analisi . lo storico non è una tabula rasa che si riempie di idee politiche dopo l’analisi, non è uno che non si è mai fatto un’opinione. d’altra hai descritto bene come questa opinione debba trapelare, come traccia per il lettore attento che vuole reperire in un altro livello di lettura qualcosa su chi scrive, e non come una serie di paletti che debbano indirizzare il lettore da una parte o dall’altra. d’altra parte, come diceva voltaire, se non sbaglio, in un buon libro l’autore deve produrre solo la metà dei contenuti e deve fare fare il resto al lettore, in modo che quest’ultimo, facendo lavorare il suo cervello, possa godere di un effettivo aumento di conoscenza. e in questo caso il libro di storia, rendendo manifeste le sue categorie interpretative, fa si che il lettore possa separarle dall’analisi del fatto storico, in modo che anche il fruitore possa liberamente orientarsi. e che possa dire anche lui: “il mio giudizio politico […] dipende dal fatto che io ritengo di leggere gli avvenimenti attraverso quella categoria interpretativa”. è così che si può comunicare con tutti, non certo fingendo di bandire le interpretazioni dal testo storico

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