Aldo Giannuli
Aldo Giannuli

Aldo Giannuli

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Commenti (22)

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    Andrea T

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    Vorrei porre alla vostra attenzione una questione: in via del tutto ipotetica, sarebbe possibile per l’Italia rintanarsi in un isolamento economico, in caso di ritorno alla lira (o, addirittura, di congelamento e ristrutturazione del debito estero), dato il rischio di blocco del commercio internazionale che si avrebbe in questo caso? Quali sarebbero i costi?

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    Luigi Lusenti

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    Analisi lucida che fa ragione dei tanti slogan inutili e infantili: l’Europa delle banche e l’Europa dei popoli, l’Europa degli stati e l’Europa delle regioni. Il processo è ben più complesso e la semplificazione complica ancor più le cose.

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    JLPicard

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    E’ un ottimo articolo. Dovrebbero leggerlo in tanti, troppi che guardando ad Est e a Ovest si sono messi in testa di creare una superpotenza. L’Europa è troppo eterogenea per cercare di creare denominatori comuni sui quali costruire una unità politica.
    @Andrea T
    Penso non sia possibile isolarsi perché nessuno Stato al mondo è completamente autarchico da soddisfare le sue necessità interne con le sue esclusive risorse interne. Noi, ad esempio, siamo un ottimo paese manifatturiero ma dipendiamo dall’estero per le materie prime e l’energia. Altri hanno il problema opposto (Russia, ad esempio.).

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    rosario

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    Bellissimo commento, che non meriterebbe altri commenti. Ho compreso anch’io, adesso, che il problema della crisi economica e sociale che sta attanagliando alcuni paesi europei, e si sta allargando, nessuno la vuole risolvere e allora rilancia con prospettive di orizzonti più ampi e magnifici. Detto ciò, mi accontenterei che si realizzasse almeno la tassa sulle transazioni finanziarie, un minimo di solidarietà economica verso la Grecia, e un serio tavolo di discussione su una politica industriale e fiscale concordata. Così, tanto per sentirci più buoni a Natale.

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    giandavide

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    mah i punti posti sono quasi tutti irrisolvibili, ed è in effetti illusorio risolverli, dato che non serve ricreare una vesione allargata dello stato nazione nel 2012.
    i punti 5 e 6 sono in effetti quelli passibili di intervento, e si è visto che la faccenda è in mano alla simpatica merkel.
    secondo me è già tanto se mettono una cosa simile all’elezione diretta del presidente ue con qualche potere in più rispetto al parlamento, così mettono tutti d’accordo, dato che si fa un bel presidente che sostituisce la figura del re, come negli usa. una figura politica ulteriore, senza che si producano eventi squallidi come il consolato parigi berlino, o l’autocrazia merkeliana in cui uno stato decide per gli altri facendo però gli interessi suoi contro quelli degli altri. certo non dico “quanto è bello il re presidente”, ma devo dire che se l’alternativa è la politicizzazione del tifo calcistico nazionale, e della tensione reciproca tra gli europei, preferisco lo squallore presidenziale, dato che servirebbe per impedire che quando comandi una nazione lo faccia solo seguendo i propri interessi e non quelli di tutti.

    per il resto la cosa mi uggia parecchio: io spesso simpatizzo per gli avversari dell’italia, ma in questo caso come si può simpatizzare per la squadra di ivan drago? la linea del racconto sembra quella di rocky IV, e poi quest’anno c’è pure balotelli, vittima di così tante caccie al negro che fa simpatia

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    Algil

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    Grazie Aldo, accorto e concreto. Merce rara.
    Ora, chi è che si incarica di far rinsavire, che ne so, una a caso, la Barbara Spinelli de La Repubblica..?! Così cominciamo a fare i seri, una volta per tutte..?

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    Marco

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    Grazie per l’illuminante articolo Aldo,

    Dal mio punto di vista se l’unione politica e’ al momento ancora prematura ed impraticabile, negli ultimi due decenni si e’ assistito ad uno straordinario avvicinamento culturale e identitario tra i cittadini europei. Un’intera generazione (gli under 35) ha vissuto uno o piu’ periodi della propria vita in altri paesi dell’unione, intrecciando amicizie e affetti indelebili.

    Credo che un ‘sentire europeo’ esista e come, e che il freno principale ad una conoscenza reciproca ancora piu’ profonda risieda non tanto dalla natura estremmente eterogenea degli europei stessi, ma dall’attuale sistema mediatico.

    La maggior parte dell’informazione sui temi globali arriva dalle grosse agenzie americane e lo stesso avviene sul piano dell’intrattenimento.

    Quanto e’ alta la soglia di accesso ad un film belga, svedese, spagnolo, francese? Saremo condannati a vita ai cliche’ di Hollywood o potremo un giorno liberarcene e conoscerci finalmente un po’ meglio?

    PS Chi uccise Cinecitta’?

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    Uno dei tanti Ex

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    A parte i beceri nazionalismi, non sarebbe meglio per i futuri europei parlare (almeno) tre lingue (en, fra, es), avere un sistema legale/burocratico snello di tipo anglosassone/nord europeo (sono certo che italiani, spagnoli, francesi e greci ne sarebbero ben contenti)? Ha ancora senso difendere una lingua che non viene usata oltre i confini nazionali (ovviamente, la lingua va poi preservata come cardine culturale come avviene per le lingue morte)? Ad esempio, baratterei volentieri la fine dell’italiano con la capitale europea a Roma (scelta fortemente simbolica probabilmente più facile da prendere rispetto a strasburgo, berlino o altre che portano ferite mai dimenticate). Poi, i monarchi: servono solo per i turisti ormai, perchè privarsene? Insomma, a guadagnarci sarebbero gli europei. PS: tornando alle cose serie, prevedo una finale ita-spa con vittoria italiana!

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    makno

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    gentile prof. giannulli, credo che oramai ci siamo l’idiozia al potere sta per raggiungere il suo apice, l’assalto al palazzo d’inverno del buonsenso è iniziato sotto la guida della feldmarescialla Angela merkel e con il sostegno esplicito od implicito di gran parte delle elittes europeo occidentali e con la connivenza di una buona fetta di ignavi oppositori. questi geni del pensiero moderno credono di imporre una tecnocrazia ottusa a gran parte dell’europa, a colpi di shok economy posticcia- ovviamente non tenendo conto che queste politiche sono risultate fallimentari in tutto il sud america e in gran parte dell’asia-. ad ogni buon conto vorrei sentire una sua opinione sul famigerato MES o European Stability Mechanism, il cui contenuto mi sembrava in un primo tempo la classica leggenda metropolitana via internet, ma la cui lettura tratta da siti ufficiali UE, mi è parsa subito aberrante,e finalizzata a creare un nocciolo teutonico di popoli “eletti” ed una serie di colonie abitate da simpatici zio tom ove le allegre famiglie germanofile possono andare tranquillamente a trascorrere le vacanze, con strutture sanitarie sportive e commerciali dedicate solo ad essi, insomma una specie di sud africa ante mandela solo dal volto più gentile . un’altra questione che vorrei sottoporle riguarda la necessità, più che l’opportunità di una vera e propria internazionale del Lavoro che partendo almeno dai paesi del sud europa e da alcuni paesi dell’est e dalla stessa irlanda riescha a fare da contrappeso alla follia di queste classi dirigenti per condurle a più miti consigli. forse, il mio è solo un ‘auspicio un azione congiunta e comune di partiti movimenti e sindacati nel sud europa potrebbe spingere sia i ceti medi che quelli popolari dei paesi nord e centroeuropei ad influenzare i propri governi a cambiare rotta, infondo non è detto che si riproduca in maniera simmetrica quanto accadde ai movimenti socialisti e cattolico popolari nel 1914. in attesa di una sua le pongo cordiali saluti

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    pierluigi tarantini

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    Ho la sensazione che il prossimo futuro ci riservi l’Europa delle banche.
    Tanto comporta qualche problema di natura politica che però scompare rispetto a quello che riesce a prospettare la politica italiana.
    Berlusconi ministro delle finanze!
    Sono preoccupato ma non riesco a non ridere.

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    • aldogiannuli

      aldogiannuli

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      Quante volte ti ho detto che sulla via del peggio non c’è un limite?

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    Paolo Mare

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    Ho 31 anni, ho viaggiato abbastanza in europa, ho una findanzata polacca e amo spostarmi quando posso naturalmente, ma qualcuno mi deve spiegare per quale diavolo di motivo io devo in un futuro parlare inglese con mio fratello o con mio figlio o mio nipote!

    Per quale motivo dobbiamo dimenticarci della nostra piu’ grande ricchezza e cioe’ le nostre differenze!
    Si pensa cecamente che la soluzione sia “unificarci tutti”, volemose bene! mangiamo tutti lo stesso cibo?! beviamo tutti allo stesso modo? abbiamo tutti gli stessi ritmi di vita? citta’, fuori citta’? sud, nord (italia) ? sud, nord (europa) ?

    Porca miseria, ma come si fa a pensare ad una cosa cosi’ abberrante quale è pensarci tutti uguali e cancellando noi stessi, le nostre radici, le nostre origini, culture, storie, abitudini ? tutto questo per cosa?! per consumare prodotti standardizzati a livello globale?!!

    Dove sono gli intellettuali quando dei pazzi, perchè non è normale pensare con gioia alla nostra autodistruzione ed estinzione, ci prospettano l’idea di questa piu Europa piu europa piu europa ?!!

    Già il cittadino non e’ assolutamente rappresentato in alcun modo avendo un governo nazionale, centralizzato com’e’ a roma.. e noi vogliamo aumentare questa totale non rappresentanza dei popoli di 100 volte con persone cosi’ meravigliosamente diverse tra loro (viva dio che è così!) ?

    L’europa c’era prima, adesso e ci sara’ sempre.. non essere nell’euro, identificare una moneta con l’essere europei e’ quanto di piu’ stupido e senza senso si possa pensare.

    Ognuno si gestica la propria famiglia (italia, francia, germania, polonia, inghilterra…) a casa propria, al meglio che puo’ e sia amico del vicino, viaggi, scambi merci se vuole, impari la lingua del vicino se interessato, ma perchè forzare l’estinzione di una miriade di meravigliose diversità ?! in nome di chi ? a vantaggio di chi e cosa ?!

    “Per di più, questi pompieri-piromani gettano altra benzina sul fuoco e ribadiscono con forza che questo è l’unico modo di spegnerlo.
    Si continuano a mantenere i medesimi orientamenti, addirittura perseguendoli con maggiore forza..”

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    Marco

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    Paolo in molte regioni d’Italia la prima lingua e’ ancora il dialetto… non credo che nessuno abbia intenzione di deporre l’italiano, sono processi che durano secoli.

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    Marco

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    Io intendevo dire che sarebbe auspicabile che i media dessero piu’ spazio a punti di vista diversi, sia sotto il profilo dell’informazione, sia sotto il profilo dell’intrattenimento culturale (film, documentari, articoli su carta stampata ecc.). Invece sembriamo destinati da un lato ad un localismo esasperato, dall’altro a doverci allineare sempre e comunque al punto di vista e agli interessi statunitensi.

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    Andrea T

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    Padroneggiare altre lingue non vuol dire disconoscere o abbandonare la propria.

    Penso che nessuno potrà mai impedirci di parlare la nostra lingua e, per chi – come me – vi è affezionato, i nostri dialetti locali.
    Non c’è riuscito neanche Franco con la forza, in Spagna. Anzi, col senno di poi, direi che ha ottenuto proprio l’effetto contrario.

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    Uno dei tanti Ex

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    La difesa della lingua è una “cosa bella” solo per gli accademici e i proto-nazisti.
    In realtà, quanti italiani, spagnoli e greci sono emarginati e penalizzati, economicamente e professionalmente, per il solo fatto di non conoscere l’inglese (gli stessi anglofoni sono culturalmente handicappati dal fatto stesso di non doversi preoccupare di conoscere altre lingue). Chi conosce una sola lingua è culturalmente privato di tanta, tanta ricchezza. Poi, chi vuole può rinchiudersi in una campana di vetro e parlare il dialetto/lingua che gli pare, ma condannare interi popoli a parlare, che so, il bergamasco solo perchè un pazzo qualsiasi ha vinto le elezioni per preservare una fantomatica “cultura” è pura follia e in antitesi con qualsivoglia ideologia internazionalista/altermondista.

    Evidentemente, chi parla di inglese come lingua “colonizzatrice” devestante per le culture colonizzate non conosce il mondo anglosassone che deve gran parte della propria ricchezza proprio all’accettazione/assimilazione/integrazione di culture differenti (e, in questo, abbiamo l’esempio opposto nei francesi che non hanno saputo giovarsene altrettanto bene).

    Se ancora non si capisce che, per essere tutti fratelli in questo mondo, per prima cosa, si deve poter comunicare con una lingua comune, beh, allora il medioevo non avrà mai fine! Inoltre, come hanno già detto, le lingue non si eliminano con un tratto di penna. Semplicemente, se si vuole l’Europa occorre che ciascun europeo faccia la sua parte verso l’altro. E, io credo e spero, che i tempi siano maturi.

    Infine, dati i pessimi personaggi che affollano il ns parlamento, sogno (sarcasticamente) che l’Italia sia annessa a qualche paese più civile (della sponda nord o sud del mediterraneo fa lo stesso 🙂 ormai).

    Have a nice day!

    PS: @PaoloMare Non è la sola lingua a definire chi sei, ma il bagaglio di esperienze che vivi!

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    • aldogiannuli

      aldogiannuli

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      mi sembra un bel catalogo di luioghi comuni dsel politicamente corretto che dimentica che la lingua è potere. Ma ne riparleremo con più calma

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    Andrea T

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    @aldogiannuli Esatto: la lingua è potere. Ma anche sul piano linguistico si può ribaltare la realtà dei rapporti di forza.

    Guardiamo a quello che sta succedendo oggi: come sottolinea molto efficacemente unodeitantiex, oggi i soggetti di madre lingua inglese hanno perso il loro vantaggio competitivo – evidente fino a qualche decennio fa – a favore di quei paesi (sostanzialmente quelli dell’europa centrale e, soprattutto, quelli scandinavi, che personalmente ritengo un esempio di virtuosismo in quasi tutti i campi) dove gli abitanti oggi padroneggiano l’inglese come i madrelingua (il 75% degli abitanti sono praticamente bilingue) e, in aggiunta, molte persone padroneggiano anche un’altra lingua a scelta (li dove invece gli anglosassoni si rifiutano proprio).

    Oggi,un tedesco di istruzione medio alta parla, legge e scrive perfettamente in inglese. Uno su due ha anche un buon livello di una terza lingua (“imparata per piacere”, come diceva un mio professore). E’ inutile sottolineare come questo, in un mondo dove l’impresa di successo (sempre più anche quella piccola-media) deve cercare l'”ottimo globale” piuttosto che quello locale, abbia un riflesso economico (e quindi, in seconda battuta, politico).

    Tutto questo non soltanto non è in contrasto con l’assunto che “la lingua è potere”, ma addirittura lo conferma in pieno.

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    Uno dei tanti Ex

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    Tra l’altra, il potere della lingua è esercitato proprio su chi la parla e, per noi italiani, è usata “contro” il popolo (che parolone!). Basta vedere come il burocratese/legalese viene usato nelle leggi e atti amministrativi proprio per alimentare e difendere il potere (e, in questo, noi italiani siamo maestri, gli altri sono dei dilettanti).

    La lingua, però, è open source e tutti possono impossessarsene. Vedi, ad esempio, come lo spagnolo sia diventata la seconda lingua de facto negli USA (e l’apertura dimostrata da quest’ultimi nell’adottarla).

    Mi sembra che, in qualche modo grazie anche ad internet, stiamo vivendo una riproposizione in chiave moderna del passaggio dal latino al volgare nel senso che, mai come oggi, abbiamo la possibilità di impossessarci di questo potere e usarlo a ns vantaggio. Come? “Crackando” la/le lingua/e 😉

    D’altronde, l’Europa è a un bivio: rinascere e mantenere la leadership globale (mercantile, culturale) oppure scegliere di soccombere, nazione dopo nazione.

    Bien cordialment

    PS: l’Italia è in finale. Ora basta un altro avvisetto di garanzia e i “ns ragazzi” correranno come matti contro la Spagna! 🙂

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    Giusepe

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    Dopo nazismo, fascismo e comunismo, ci mancava la barbarie europeista a rovinare la vita di quest’altra generazione. Patetici anche tutti gli europeisti (e noto che nei commenti ce ne sono anche in questo blog) che ancora farfugliano idee e proposte di becero nazionalismo europeo. Che poi, in realtà, gli europeisti si dividono in due categorie: gli euromaniaci, elite estremiste e fanatiche alla Spinelli, ed euroallocchi, cioè la massa popolare che crede alle balle degli euromaniaci.
    Amen.

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    eleonora

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    Ottimo, articolo davvero interessante, era proprio quello che cercavo! Grazie per lo spunto!

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