Aldo Giannuli
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Commenti (8)

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    ilBuonPeppe

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    In realtà l’università italiana, pur rimanendo complessivamente statale, ha già assorbito alcuni dei difetti dell’università privata. A cominciare dal calcolo degli studenti standard, sulla cui base vengono erogati i finanziamenti del MIUR.
    Una serie di vincoli che spingono a produrre laureati in materie scientifiche in tempi brevi, senza alcuna attenzione per la qualità. Chi studia materie umanistiche o chi impiega un po’ più tempo degli altri viene penalizzato, con una logica perfettamente privatistica.

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    • Aldo Giannuli

      Aldo Giannuli

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      il guaio è che ai difetti delle università private somma quelli dell’università di stato e senza i vantaggi nè dell’una nè dell’altra

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    • Aldo Giannuli

      Aldo Giannuli

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      me ne farò una ragione

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    Mario Vitale

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    Professore si parla sempre, a riguardo delle università, del sistema anglosassone, ma come funziona in Francia e Germania?
    Spendo due righe per un caso personale abbastanza gustoso. Sono da decenni appassionato di wargame (quello con i soldatini di piombo che mi dipingo a mano, non le stupidaggini su PC, o i rambi che si sparano colpi di plastica nei boschi con imitazioni di armi da guerra) e qualche anno fa mi sono accostato ad un nuovo regolamento inglese sul periodo antico, il mio preferito, di cui avevo sentito un gran bene. Dopo averlo provato alcune volte con un amico, mi accorgo che il sistema di risoluzione degli scontri è statisticamente sballato. Gli autori avevano anche un blog molto frequentato per cui scrivo un commento per segnalare questo problema. Apriti cielo. Fra gli autori uno, che si intuisce abbastanza giovane probabilmente sulla trentina, dichiara di essere un professore di teoria dei giochi e che la mia osservazione non ha alcun fondamento. Io, molto più modestamente, baso le mie scarse conoscenze di statistica su un esame fatto durante il biennio di ingegneria, dove però ho davvero imparato a calcolare le probabilità di eventi composti. Alla fine indovini un po’ chi aveva ragione? La mia esperienza relativa ai professori anglosassoni è molto limitata, lo ammetto, ma mi sembra che ‘se la tirino’ un bel po’

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    Paolo Federico

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    A mio parere il punto fondamentale non è tanto stabilire se sia meglio per l’università il secondino pubblico o quello privato, quanto piuttosto come liberare la conoscenza dai condizionamenti del materialismo e degli opportunismi.
    La contrapposizione di sistema pubblico e sistema privato non ha alcun senso se essa non è pensata e organizzata al fine di liberare la conoscenza in favore dell’ideale della verità, non è quindi accettabile il monopolio dell’uno o dell’altro.
    A tale fine non sarebbe secondario , secondo me, un comune sentire il problema della conoscenza come ideale di libertà e di verità. Basta parlare di conoscenza avendo in mente totem come il pil!
    Se avessimo una opinione pubblica orientata in questo senso, norme e organizzazione della istituzione sarebbero conseguenti.

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    Roberto B.

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    Mi pare che qualsiasi discussione in cui ci sia da scegliere tra due possibilità diverse (ed opposte), non possa prescindere dal definire anzitutto gli scopi che ci si propone di raggiungere.
    Quindi, prima di decidere se è meglio una università in mano allo Stato, oppure ai privati, bisognerebbe decidere quali sono gli obiettivi che si vuole ottenere e soltanto dopo quale delle due soluzioni sia la più indicata a garantirli.
    C’è poi un’altro problema; la distinzione tra lauree ad indirizzo umanistico e lauree ad indirizzo tecnico/scientifico.
    Non mi pare che un corso di laurea in Lettere e Filosofia, possa essere messo a confronto con uno in Ingegneria, o Chimica.

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    Vincenzo Cucinotta

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    In conclusione, caro Aldo, mi piacerebbe che tu mi dessi una risposta su due aspetti che avevo sollevato:
    1. In che senso un’università che fosse proprietà di una cooperativa sarebbe pubblica, mentre a me pare del tutto privata, perchè non di tutti, ma di alcuni. La questione correlata è illustrare meglio ciò che almeno io non ho proprio compreso, cosa possa essere una università pubblica ma non statale (regionale, comunale, sono le uniche alternative che capisco).
    2. Ne mio intervento sostenevo che un sistema centralizzato funziona meglio se rispetta alcuni criteri di libertà didattica e scientifica, ed opera seguendo alcuni criteri sufficientemente rigidi. Argomentavo anche, e senza finora avere ricevuto controargomentazioni, che il sistema universitario si avvia decisamente verso il degrado quando a partire da berlinguer insegue un modello anglosassone che prevede una cieca competitività, che naturalmente esclude sin dall’inizio ogni possibile libertà nell’attività didattica e scientifica, essendo dipendente totalemnte da requisiti di efficienza produttiva, incompatibile con la filosofia stessa dell’istituzione universitaria. L’esperienza storica invece mostra che proprio quando si toglie a questo tipo di attività ogni vincolo estwerno, si sono ottenuti i risultati che vediamo. la condizione moderna è figlia di queste libertà, ed adesso mangerebbe sè stessa, il proprio stesso spirito imponendo questa competizione senza senso alcuno.

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