Aldo Giannuli
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Commenti (8)

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    DINO

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    Ci si ritrova spesso a discutere questi argomenti. A me, spesso capita che i miei amici progressisti, sono cresciuto a pane e bandiera rossa a cavallo della fine dell’URSS, urlino traspirando rabbia: lo stato-nazione è morto, e poi via di improperi contro i secessionismi vari. Senza rendersi conto di agire in funzione dei secessionismi…

    Trovo che uno dei capisaldi su cui si fonda uno Stato, sia la lingua. Da questo punto di vista, allora, assumono significati diversi, il separatismo basco, quello catalano da quello Bretone o da quello Veneto. Un caso a parte sarebbe il Kosovo, cui forse la soluzione crimeana (annessione all’Albania), avrebbe avuto più senso.
    Trovo che in italia, i secessionismi sardo e dell’Alto Adige abbiano più senso. Quello veneto, lo comprenderei se fosse rivendicativo della storia della repubblica di Venezia, ma forse ho già parlato troppo.

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    Leprechaun

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    No, è vero, le classi europee non sono come le caste indiane. Come dice un deputato europeo portoghese di cui ora mi sfugge il nome, “L’Unione europea non ha niente a che vedere con le caste indiane. Qui da noi sono solo due: i funzionari e i banchieri”.
    Fuor di celia, d’accordo pienamente con tutte le argomentazioni, torno un attimo sulla Crimea e sull’autodeterminazione. Quella che veniva correntemente chiamata “Crimea” aveva in realtà il nome di “Repubblica autonoma di Crimea”, associata in un regime di tipo federale all’Ucraina. Il problema della definizione della nazionalità, e dunque della cittadinanza, pertanto non si poneva. La secessione è stato quindi un atto di autodeterminazione di un “popolo” (cittadini) perfettamente definito, e sincronicamente, e diacronicamente. Il resto è propaganda.
    Purtroppo, propaganda bellicista: Obama deve vendere gli F35, bare volanti per i piloti, che si guidano con uno schermo touch come il telefonino (potete immaginare). E più di qualcuno sta pensando alle spese militari come stimolo “keynesiano” ma spendible bipartisan perché la destra almeno USA non ha mai fatto obiezioni alle spese militari, purché un minimo giustificate.
    Attenzione perché a mio avviso dietro questo tentativo di trasformare la Russia in una minaccia militare c’è questo disegno, neanche tanto malcelato.

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    giandavide

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    non sono molto d’accordo. descrivendo il progetto neoliberista come integrante di un modello di stato nazione “leggero”, ci si scorda di ricordare che le classi dirigenti del sudetto stato un qualche ruolo ce l’abbiano avuto, e che l’elettorato è stato ben contento di supportare queste scelte, soprattutto a causa della sua chiusura mentale. credo che sia semplicistico attribuire la scarsa partecipazione a un indeterminato complotto neoliberista che dissolva la capacità dei cittadini di decidere cosa ne sarebbe stato del loro stato nazione quando in realtà mi sembra che questi cittadini abbiano avuto solo raramente dell possibilità di fare delle scelte consapevoli, anzi mi vengono in mente solo i partigiani: ma il loro compito è stato solo quello di rimediare a delle scelte sbagliate e inconsapevoli fatte prima. e credo che bisogna anche stare attenti quando si auspica maggiore chiusura mentale da parte di una popolazione già chiusa di suo come quella italiana: nazionalismo e cosmopolitismo non sono mai andati molto bene assieme…

    io credo che il neoliberismo sia diventato internazionale in quanto ha saturato i contesti nazionali e locali, trasformandoli in dispositivi sostenibili solo in un ottica neoliberista. accettare la narrazione secondo cui la nascita di nazionalismi e localismi sia sufficiente a sottrarsi al controllo “dall’alto” del neoliberismo tende ad ignorare del tutto la possibilità che questa ideologia sia già penetrata dal basso e che renda velleitari tali desideri di emancipazione. riguardo ai cosiddetti “focolai di resistenza” ho pure degli abbondanti dubbi: non esiste un modello islamico, come non esiste un papa islamico, data la natura iperesegetica di quest’ambito religioso. e quando manca un modello proprio è difficile pensare che ci siano grosse differenze. in fondo se è vero che molte multinazionali sono più potenti di molti stati, sembra evidente che il ventaglio delle possibilità per uno stato si sia ridotto: oggi può al massimo sperare di essere potente come una multinazionale, (e la cosa non vale solo per putin). le opzioni passano tutte per il wto…

    non posso credere che una persona seria come il professo giannuli possa pensare che la colpa della strapresenza neoliberista sia unicamente attribuibile a un disegno accettato passivamente dai cittadini. la storia contemporanea è fatta di persone che costruiscono solertemente e inconsapevolmente le loro gabbie, ma che spesso le costruiscono con piacere. il neoliberismo non ha fatto altro che portare allo stato dell’arte questa tendenza, e la sua diffusione è dovuta al fatto che, come ogni religione che si rispetti, offre soddisfazioni spirituali apparentemente a buon mercato. se il neoliberismo fosse rimasto al periodo del boia sarebbe senz’altro più semplice da sconfiggere e basterebbe anche il miserrimo stato nazione. ma viviamo in una società molto più complessa, e le soluzioni semplici che vengono dal passato non possono funzionare.

    p.s. il concetto di etnia, secondo buona parte degli entografi, è un concetto estremamente “debole” e lontano da quella purezza che gli attribuiscono gli studiosi che non provengono da un ambito antropologico. trovo poco serio anche il fatto che il professore abbia citato candidamente questi esempi, parlando peraltro di base “oggettiva”. ma se fino al rigo precedente si stava sostenendo che questi confini “etnici” sono difficilmente determinabili, dove sta questa “base oggettiva”? oppure l’articolo lo hanno scritto due persone diverse? sarebbe più corretto parlare dello strano rifiorire del concetto di etnia dopo che il concetto biologico di razza è stato scientificamente cassato, e i razzisti, privi dell’appoggio accademico delle scienze esatte, si sono dati alle scienze umane. ecco, carissimoprofessore, non ci caschi. leggevo spesso massimo fini per motivi opposti rispetto a quelli che mi spingono a leggere questo blog. inutile descrivere il mio disappunto in caso di tristi corrispondenze

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    Giovanni Talpone

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    La Sinistra, sul concetto di nazione, ha affermato tutto e il contrario di tutto. E’ stata nazionalista e guerrigliera guardando a quello che allora era chiamato Terzo Mondo (Asia, Africa, America Latina) e internazionalista e pacifista guardando all’Europa. Ricordo che, negli anni ’70, venivo guardato malissimo (come cripto-imperialista, perchè mettevo in discussione i sacrosanti confini statuali delle nazioni oppresse) quando osservavo che i confini della “nazioni” africani erano stati fissati dai colonizzatori europei senza tenere in alcun conto la storia e la realtà delle etnie locali. Ma lasciamo stare. A me sembra che, almeno in parte, un certo risveglio dei localismi (pur ammantato da riferimenti a identità culturali più o meno credibili) sia legato al “ritiro della delega” all’autorità centrale di gestire la modernizzazione capitalistica. In altri termini, regioni che si ritengono più ricche ed efficienti vogliono disfarsi del fardello costituito dai loro connazionali più incasinati. Questa mi sembra la chiave di lettura più adeguata almeno per interpretare il separatismo catalano (che pure ha un sapore “di Sinistra”), quello nord italiano (che ha un sapore “di Destra”), la nascita della Repubblica Ceca e della Slovenia, e l’attuale crisi fra fiamminghi e francofoni in Belgio (che non so quale sapore abbiano). Per non parlare, in Iraq, in Libia, in Sudan ecc. delle aree con giacimenti petroliferi e risorse minerarie vs quelle meno fortunate. La Sinistra è riuscita, anche in questo campo, a risultare irrilevante evitando di confrontarsi seriamente con la cultura federalista: che non significa affatto creare un paravento “colto” per nascondere la realtà che ciascun territorio si fa razzianamente (nel senso del senatore Razzi) i fatti propri, ma significa 1) che le dispute e le redifinizioni territoriali fra unità federate vengono definite con negoziati istituzionali necessariamente lunghi e complicati ma evitando atti di forza e tantomeno di violenza) 2) che si affronta finalmente il tema della dimensione minima sociale, economica e territoriale per “reggere” il confronto con il capitalismo globale nemico di ogni sovranità e di ogni regola. Su quest’ultimo punto, si scoprirebbe subito che qualsiasi ritorno alla dimensione nazionale del ben tempo che fu (per non parlare dei nuovi frantumi localistici) è illusorio. A mio parere, qui in Europa l’unica soluzione realmente democratica e progressista è darci una costituzione federale vera e propria. Il che passa dalla costruzione di un grande Partito di Sinistra strutturalmente europeo (cioè non come somma di partiti nazionali) fondato su di un programma di giustizia sociale e sostenibilità ambientale coerentemente connesso con un’iniziativa costituente europea. Non si può? Bene (ma chissà perché, poi). L’unica altra possibilità è che le cose continuino ad andare come stanno andando.

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    Lumumba

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    Un articolo molto interessante per un tema sempre attuale e da approfondire. Su questo sito, alla voce “contributi per una teoria nazionalitaria”, si trovano diversi interessanti scritti che si interrogano sul concetto di nazione da un punto di vista “esterno” (lotta all’imperialismo) ma anche “interno”, cioè come base per istanze di liberazione sociale che quantomeno pongano limiti allo sfruttamento delle classi dominanti “locali”

    http://www.rivistaindipendenza.org/

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    SantiNumi

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    Trovo interessanti le osservazioni di @Talpone soprattutto in merito ai “confini” delle nazioni africane, che sono simili a quelli di quelli mediorientali: non seguono la geografia e, di converso, l’antropologia culturale.

    Perché?

    Semplice: divide et impera.
    Fece lo Stesso Stalin con i popoli caucasici.

    Queste, in geopolitica, SONO LE VERE POLITICHE RAZZIALI: mischia due popoli che non c’azzeccano da millenni e non ti preoccupare del tuo controllo di quel territorio.

    Allora ci chiediamo: Ma come mai sta roba viscida che è da trent’anni che si fa chiamar “sinistra” chiama “razzismo” la LEGITTIMA REAZIONE SOCIALE AL MOVIMENTO DEREGOLARIZZATO DEI FATTORI PRODUTTIVI?
    Per la gioia di Kelergi e nipotini hayekiani?

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    leopoldo

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    come dire le società si evolvono e le persone che le compongono si definiscono secondo esigenze e necessità. Direi che i ceki e gli slovachi hanno dato un esempio sufficientemente costruttivo(non si sono messi a far la guerra).

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