Aldo Giannuli
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Commenti (20)

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    Paolo Selmi

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    Caro Angelo,
    grazie di questo aggiornamento ricco di spunti. La questione venezuelana trova le sue radici nell’annoso problema del cosiddetto “sottosviluppo”, come si diceva nel secolo scorso, aggravato da ciò che, sempre tanto tempo fa, era stato definito “neocolonialismo”. Il cosiddetto “socialismo bolivariano” era una risposta, forse l’unica praticabile dopo il crollo dell’URSS restando in ambito marxistico. Di socialismi ce ne sono tanti, così ci hanno insegnato hanno provato anche a propinarci che c’erano tanti marxismi, finché il brand era di moda: poi, crollata l’URSS, il brand è scaduto, ci han detto che neppure Gramsci era così comunista, giusto per continuare a studiarlo dappertutto fuorché in Italia, e così via. Personalmente, dovrò leggere attentamente il tuo libro, perché sono una capra in materia, con quell’infarinatura storicamente data da qualche manifesto, qualche liberazione, qualche le monde diplomatique, e immagini a gogo di telesur che prendo tutt’ora dal satellite.
    Tuttavia, resto tutt’ora ammirato dalla soluzione bolivariana: alla fine, una volta raggiunto il potere, cosa non sarebbe costato in meno alla nuova classe dirigente un bel percorso alla cinese!
    1. si nazionalizza e si parte con “alcune” zone economiche speciali
    2. capitalismo selvaggio nelle stesse e valvola di sfogo per padroni locali irriducibili
    3. capitali esteri che approdano a fiotti, grazie ai salari da fame, alla carta bianca e alla stabilità che solo uno stato di polizia può avere
    4. bastone e carota nel resto del Paese ed estensione progressiva delle z.e.s.
    5. veicolazione progressiva del “mercato” in tutte le fasi della vita economica e sociale
    6. sdoganamento dei padroni dentro al partito come “forze economiche progressive”…
    7. partecipazione degli stessi (11 fra i maggiori!) alla stesura, l’anno scorso, dell’ultimo “piano quinquennale” (sic!)
    Facile, no? Invece, la rivoluzione bolivariana è stata, e rappresenta, qualcosa di diverso: non il comunismo da caserma di Mao, e neppure il capitalismo monopolistico di stato attuale. Per questo ho e avrò sempre il massimo di stima e ammirazione per i compagni venezuelani.
    Un’unica notazione, visto che hai evocato il centenario: a mio parere, in URSS, c’è stato tanto bambino e poca acqua sporca; se ne sono accorti, ben presto, anche loro, al punto da definire oggi il processo iniziato con la cosiddetta “ristrutturazione” (perestroika) la peggiore catastrofe economica mondiale del secolo scorso (Katasonov, Raspad SSSR kak ekonomiceskaja katastrofa, 2016 http://www.fondsk.ru/news/2016/11/26/raspad-sssr-kak-ekonomicheskaja-katastrofa-43110.html). Riguardo alla kuharka di Lenin (каждая кухарка должна научиться управлять государством), l’URSS fu lo Stato con il grado di mobilità sociale maggiore al mondo, se non altro perché dovette ripartire da zero per ben due volte nella sua breve storia, e cavarsela da solo: contadini e operai conobbero un’avanzamento sociale impensabile, sia ricoprendo ruoli politici, sociali, culturali, economici e militari inaccessibili fino ad allora, sia partecipando direttamente alla definizione delle linee generali e specifiche dei processi decisionali a essi correlati: tutto questo, dalla fine della NEP in poi, aumentando i salari dei più capaci e meritevoli (da ciascuno secondo le sue capacità, a ciascuno secondo il suo lavoro), ma impedendo fermamente la formazione di una classe di capitalisti (Giulietto Chiesa, in Roulette Russa, dimostra e riporta ampiamente come gli oligarchi siano nati come classe DOPO il crollo dell’URSS e lo smantellamento di tutti dispositivi disposti a blocco di tali meccanismi distorsivi).
    Completamente d’accordo sulla condizione cadaverica della sinistra attuale, zombie, più che spettro che si aggira per l’europa.
    Grazie ancora
    Paolo

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      foriato

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      Per fare riferimento all’epoca successiva ai processi di indipendenza dell’America latina avvenuti nel s.XIX, anziché ‘neocolonialismo’, forse sarebbe più giusto parlare di ‘postcolonialismo’, se non fosse che i territori d’oltremare non furono mai stati considerati come colonie, ma un’estensione della Spagna… Io preferisco invece ‘neocacicchismo’, da cacicco, bellissima parola proprio di origine caribica per appellare un’epoca così bizzarra che è stato necessario inventare un genere narrativo apposito, il romanzo del dittatore, per tentare di capirla…

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        Peppiniello Pernacchione

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        Ma sentilo “neocacicchismo” da cacicco…tu oggi hai esagerato col caciucco mi sa e non l’hai digerito…te lo do io el cacique foriatitooooo ahahahhaah

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    Paolo Selmi

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    Hai perfettamente ragione, Foriato. Un conto sono state le lotte per l’indipendenza in Africa (e anche lì si potrebbe differenziare fra colonie britanniche e francesi, per esempio), un altro conto quanto avvenuto un secolo prima in America Latina. Diciamo che con quel termine troppo generico intendevo i meccanismi di dipendenza economica di quei Paesi da multinazionali, culminanti in genere con monocolture (caffè, canna da zucchero, cacao, ecc.) o sfruttamento di risorse naturali (petrolio, diamanti, metalli rari). In questo senso, il rame cileno o i diamanti sudafricani rappresentano, purtroppo, sconcertanti analogie. Resta il fatto che poi si rischi la solita notte dove tutte le vacche sono nere. Perciò, grazie mille per il tuo appunto. Recepito! 🙂
    Ciao
    Paolo

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      foriato

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      Pucoci, Paolo. Grazie a Lei per la generosità e l’entusiamo che trasmettono i suoi commenti, sempre splendidamente documentati.
      Ciao zen!

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        Paolo Selmi

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        Xiexie, anzi, arigato Foriato-san! 🙂 Vorrei tanto essere un po’ più zen, ma questo maledetto mondo mi piace troppo per vederlo col distacco che si conviene a un buon tiratore coll’arco, di quelli giapponesi che beccano il centro a occhi chiusi… diciamo che esserne consapevoli è già un primo passo, mettiamola così! 🙂
        Un caro saluto e… un bell’ aummm collettivo!
        Paolo

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    ANGELO ZACCARIA

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    Mi limito a tre punti. Il modello cinese. Quello venezuelano resta un ibrido sul piano politico generale, ma su quello economico è proprio al modello cinese che si ispira sempre di più per risolvere almeno in parte la storica dipendenza dalla rendita petrolifera. Si vedano i progetti di zone a sviluppo economico speciale e le aperture agli investimenti esteri, anche se preferibilmente non USA. Sull’ URSS. Temo che il bambino abbia iniziato a soffrire per l’acqua sporca sin dai primi anni, e se ne accorse per primo lo stesso Lenin nei suoi ultimi anni di vita, pur in presenza di situazioni e “deviazioni” che allora eran ben poca cosa rispetto ai successivi sviluppi staliniani. Molte e molto dibattute le spiegazioni di ciò legate al contesto storico, ma non sarà un caso se il denominatore comune di molti tentativi fatti dagli anni’60 in poi in Europa di riproporre il tema dell’alternativa al capitalismo, fu proprio quello che “non si doveva fare come in URSS”. Sul neocacicchismo, battute a parte ….mi pare un concetto che rischia di esser fuorviante. Il Cacique nel contesto latinoamericano era anzitutto un capo indigeno, e non mi pare che le comunità indigene abbian goduto di tutta questa influenza nei successivi sviluppi nel continente dal momento della formale conquista dell’indipendenza dalle potenze coloniali in poi.

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      Paolo Selmi

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      Caro Angelo,
      i venezuelani si ispirano ai cinesi che dicevano di ispirarsi (sic!) alla NEP. Ognuno si ispira a qualcosa… ma a cambiare sono forme e contenuti. Posso aprire ai capitali stranieri sotto forma di microcredito solidale (e qui faccio anche un po di reclame ad amici del mio paese http://microsol-onlus.org/), o sotto forma di investimenti miliardari per creare zone industriali funzionali pienamente alla riproduzione controllata di rapporti neanche capitalistici, proprio imperialistici. Lenin, si pose questo problema quando si chiese, introducendo necessariamente la NEP dopo due anni di comunismo di guerra, quel “kto pobedit”, chi vincerà, fra socialismo e capitalismo. Pose così due modi di produzione a confronto, e in competizione, fra loro. I cinesi hanno fatto altro.
      Un caro saluto.
      Paolo
      PS In quegli anni c’era anche chi, come Boffito, proponeva modelli di sperimentazione di meccanismi di mercato non intrusivi, non lesivi della proprietà sociale dei mezzi di produzione e della pianificabilità dell’economia, ovvero non buttava via il bambino con l’acqua sporca.

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      foriato

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      Come Lei sa, le parole non hanno solo origine ed etimologia, ma anche usanza, accezioni e talvolta derivazioni. ‘Cacique’, oltre ad essere un rhum venezuelano passabile e dignitoso, ha più significati di quanto segnala, alcuni dei quali, malgrado la sua origine eminentemente locale, raggiungono valori quasi universali. Allego, ad esempio, definizione proposta da doña María Moliner nel suo benedetto Diccionario de Uso de la Lengua Española: Persona che esercita un’autorità abusiva in una colletività; particolarmente, quel che si impadronisce della politica e della amministrazione, avvalendosi del suo denaro o della sua influenza. In vista della quale si potrebbe affermare, senza tema di errore, che i lobbisti di Bruxelles sono tutti discendenti yanomamo. Riguardo al termine ‘neocaciquismo’, cazzatine a parte, ho cercato su google e come diceva Sandro Giacobbe, “mi scusi tanto, non l’ho inventata io”.
      Cordialmente.

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        Peppiniello Pernacchione

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        Foriatito parli del rum venezuelano e non solo non scrivi ron,imperdonabile per uno che discetta di etimi spagnoleggianti,derivazioni e neocazzatismi vari,ma sarebbe stato passabile scritto senza la h come si usa in italiano(quale sei tu) o nella lingua della terra dove fu distillato per la prima volta ,a londra,no lui ce lo scrive alla francese alla haitiana ahahahaha lui che fa tanto il purista….ora sappiamo che forse ti piace di piu’ l’agricole ? Ma ci facci il piacereeeee foriacique ahahahah

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            Peppiniello Pernacchione

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            Non sai neanche leggere e capire in italiano la treccani ahahahahah non bisogna arrampicarsi sugli specchi soprattutto quando si è intontiti dall’agricole sai?! l’etimo è ignoto ma l’origine è inglese,la h è stata aggiunta storicamente dai francesi…e poi rum deriva da rumbullion una parola dello slang dialettale del Devonshire che è onomatopeico del gorgogliare di una decozione,bullion era un alcolico riscaldato per i francesi ai quali gli inglesi hanno aggiunto rum da rumble…poi i francesi scoperto il grog dai marinai inglese hanno aggiunto la h perche’ sono come te gli piace reinterpretare a cazzum le cose ahahahahah….fai il bravo foriacique e impara.

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            Peppiniello Pernacchione

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            Ahahahahahahah ma chi è n’amica tua conosciuta in qualche chiringuito di freakettoni? Senti a me datti agli analcolici che è meglio fai piu’ bella figura ahahahaha : https://www.youtube.com/watch?v=4_WdOol0Tns

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      Riccardo M

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      Per caciquismo storicamente si intende il metodo usato dagli spagnoli per governare le province colonizzate, cioè dare un certo potere al capo locale che governava con metodi clientelari per conto dei viceré. Una sorta di kapò, o di tiranno in sedicesimi.

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        foriato

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        Per quanto ne so, mi correga se sbaglio, sebbene i ‘caciques’ partecipavano all’amministrazione del ‘cabildo’ (comune) all’epoca dell’impero, ‘caciquismo’ è invece termine relativamente recente che fa riferimento al clientelismo rurale nella Spagna del s.XIX. Comunque, il paragone tra ‘caciques’ e kapò sembra poco azzeccato.

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    Riccardo M

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    Ma neanche un accenno di critica alla nefasta conduzione di Maduro (talmente incapace da invocare il fantasma di Chavez a mò di protezione) e l’avvelenata eredità del chavismo? Tutti i problemi del Venezuela vanno imputati a fattori esterni? D’accordo, sappiamo bene ciò che rappresenta l’opposizione, ma agitarla come spauracchio non risolve i problemi di quel paese, in cui la classe popolare è stretta nella morsa tra quell’opposizione serva del neoliberismo e un regime inetto ed autoritario.

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    ANGELO ZACCARIA

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    Gentile Riccardo…Credo che le sue osservazioni sulla mancanza di minimo accenno critico a Maduro non sian rivolte a me. Da parte mia di accenni critici ce ne son anche troppi e basta dare un occhio a tutto quanto da me pubblicato su questo sito, a partire da questo ultimo pezzo e andando a ritroso. Sul Neocacicchismo: come detto da Foriato, i significati son molti e legati anche ad usi e linguaggio corrente che cambia da paese a paese. A prova di ciò un link venezuelano, http://www.aporrea.org/ddhh/n292689.html, qui il termine “cacique” viene riferito ad un leader indigeno brutalmente assassinato, Sabino Romero…Il dibattito quindi è giusto che resti aperto, ma i miei dubbi fan parte del dibattito.

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