Aldo Giannuli
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Commenti (6)

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    Paolo Selmi

    |

    Caro Angelo,
    grazie per i tuoi aggiornamenti e per il tuo monito. Così come l’hai descritta, mi è parsa una scena “manzoniana” tipo vasi di coccio fra vasi di ferro. Che è lo scenario peggiore dal punto di vista democratico: significa che siamo a un passo da una guerra civile vera e propria. Non siamo ancora al potere che corre sulla canna del fucile, ma poco ci manca. Senza andare tanto lontano, una configurazione “maidanistica”, un copione CIA ripetuto nei decenni da Santiago a oggi, perfezionato a Kiev e riproposto oggi nel cuore dell’America Latina. A cui, ovviamente, i chavisti si oppongono come possono, riproponendo uno schema tattico-strategico desueto, prevedibile e, come purtroppo presagiscono i fatti da te testimoniati, destinato alla sconfitta. A questo punto, ti chiedo e mi chiedo: potrebbero gli eventi prendere una piega diversa se i militanti bolivariani “critici”, che come tu scrivi non sono pochi, si schierassero apertamente PRO Maduro e CONTRA Capriles, senza se e senza ma, fino alla rimessa in sicurezza dell’ordinamento istituzionale della Repubblica Bolivariana, ovviamente chiedendo in cambio la presa in carico delle maggiori istanze da loro propugnate?
    Possibile triplice effetto:
    1. RIPRISTNO di rapporti di forza, anche dal punto di vista puramente militante e militare, favorevoli al blocco bolivariano
    2. iniezione di ENERGIE nuove all’interno di un apparato di potere evidentemente in difficoltà di gestione sia della res politica, che della res aeconomica
    3. iniezione di IDEE nuove, sicuramente migliorative se non addirittura risolutive, per soluzioni a problemi cronicamente irrisolti.

    Proprio ieri, a Mosca, nel silenzio generale dei media occidentali, si è tenuto il MCIS 2017, sesta edizione (http://colonelcassad.livejournal.com/3384772.html Moscow Conference on International Security). Oltre a India, Iran, Brasile, Cina, e altri partecipanti, non poteva non esserci il Venezuela: segno che il mondo BRIC è attento a quello che sta accadendo e accadrà nella giovane Repubblica Bolivariana. Il che, altrettanto ovviamente, sposta l’asticella del conflitto su scenari geopolitici non poco inquietanti. Scenari che, a mio parere, è ancora possibile scongiurare se il movimento bolivariano tornerà unito e con rinnovata spinta a esercitare, internamente, la propria funzione rivoluzionaria. Ho letto recentemente questo lavoro di Ramonet, sicuramente schierato, ma non penso troppo lontano dal vero: http://www.cubadebate.cu/opinion/2017/01/03/las-10-victorias-del-presidente-maduro-en-2016/#.WQMI99wlGMH
    E, se quanto descritto risponde al vero, mai, mai e poi mai butterei via il bambino con l’acqua sporca. Piuttosto in collina, o in montagna, si sarebbe detto un tempo anche da noi.
    Grazie ancora per la preziosa analisi e testimonianza e
    un caro saluto.
    Paolo Selmi

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    Valerio

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    C’è poco da fare: se il prezzo del petrolio non sale repentinamente, il reddito continuerà a calare, accrescendo il malcontento.

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    Aliquis

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    La butto giù un pò duro: ma, a parte gli errori di Maduro, ma se dopo il golpe del 2002 Chavez avesse messo fuori legge l’opposizione? Sarebbe stato legittimo, visto il loro fascismo. Dopotutto, anche la nostra Costituzione proibisce il partito fascista. Così ora questi criminali non potrebbero assaltare gli ospedali del popolo…..

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    M

    |

    Complimenti a Zaccaria, e al Professore che lo ospita, per la dovizia.
    Si potrebbe augurare ai venezuelani che il grande capitale internazionale (anglosassone, scusate la mia “fissazione”) nei prossimi anni sia così impegnato altrove, a sedare le molte ribellioni in preparazione in giro per il mondo, da non riuscire a sfondare da loro.
    Tuttavia, a ben vedere, proprio tale impegno potrebbe addirittura spingere gli USA ad intervenire violentemente nel Paese caraibico per espropriarlo dei suoi commerci, soprattutto se essi incontreranno difficoltà di approvvigionamento dal Golfo Persico: considerano i giacimenti dell’Orinoco come la prima grande riserva strategica di idrocarburi del loro cortile. D’altra parte quest’anno il Venezuela sta per pagare l’ultima piccola tranche del suo debito estero in dollari e quindi potrebbe ridurre la sua quota di esportazioni di idrocarburi verso gli USA, per destinarla al baratto con il resto del mondo in cambio di merci varie. Dunque la collisione con il bullo del cortile è quasi certa.
    Se, invece di adagiarsi sulle esportazioni petrolifere, il Venezuela avesse già diversificato le sue produzioni, oggi potrebbe tranquillamente tollerare anche una più invadente ingerenza degli USA nella gestione dei propri idrocarburi, anche se finalizzata a foraggiare le loro guerre in Asia. Né si può addossare tutta la colpa ai venezuelani, perché anche durante il periodo di Chávez, fu proprio il grande capitale statunitense, nella sua strategia onnipresente e megalomane, ad impedire loro quella diversificazione. Né d’altra parte i venezuelani sono stati aiutati in ciò da Pechino, che oggi ovviamente conta sulla strenua resistenza di Maduro in cambio di merci cinesi di ogni tipo, proprio per creare più problemi agli USA.

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    Angelo Zaccaria

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    A Paolo Selmi….quel che dici sull’apporto del chavismo critico, farebbe parte di un bel libro dei sogni, ma la realtà non va da quella parte. Il chavismo di governo, tranne i primissimi anni, si é sempre sentito minacciato e sotto assedio, peraltro non a torto, e qs ha radicato la prevedibile idea del: ”o stai di qua, o stai di là”.
    Per Aliquis…il punto che tocchi é reale…Chavez in persona in tv col crocefisso in mano subito dopo il golpe blocco’ il rischio di assalti e linciaggi contro i golpisti. Non metto in discussione ciò, ma a fronte della gravità dei fatti del 2002, forse un poco di sana repressione in più non avrebbe guastato….ma il conflitto di ora non lo avresti evitato….solo avresti mutato o posposto alcune modalità di esso.
    Infine ad M…..la insufficiente diversificazione produttiva, dovuta sabotaggi e boicottaggi esterni, ma anche a gravi limiti interni, è uno dei nodi alla base dei problemi di oggi….subito dopo ci sta la corruzione, sia civile che militare.

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      Paolo Selmi

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      E allora, caro Angelo, se le cose stanno così non resta molto da attendersi di positivo.
      Un saluto.
      Paolo

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