Aldo Giannuli
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Commenti (10)

  • Gaz

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    9 agosto 2017. A Lima 17 paesi latino-americani -inizialmente 13- si sono espressi contro “La Costituente illegittima” voluta da Maduro. Hanno espresso “pieno appoggio e solidarietà all’Assemblea nazionale”, dove Maduro è in minoranza.
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    Le Procure nazionali di Uruguay, Paraguay, Argentina, Cile e Perù hanno definito illegale la rimozione dalla carica di Procuratore generale del Venezuela Luisa Ortega Diaz.
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    Bernard Henri Levy, il petro-filosofo della guerra all’Eni in Libya, già favorevole al defenestramento di Gheddafi con le ali della libertà dei Raphale, oggi dal Corriere della Sera si duole delle “rodomontate pusillanimi di Donald Trump”, forse perchè sulle ali degli F35 non porta la libertà in Venezuela.
    Ma perchè il petro-filosofo non ha continuato a dormire ??
    Rassegnazione !!! I francesi sanno fare le caciotte, ma non le navi, come il caso Stx insegna. Per fortuna quella piccola porta aerei, che porta il nome di uno dei padri politici di Mussolini, è perennemente in riparazione, altrimenti se al Dipartimento di Stato ci fosse stata una Clinton, i venezuelani avrebbero avuto qualche problema in più.
    Prima di dare lezioni al mondo sui diritti umani, si occupi piuttosto di quel che è stato fatto in Libya, o di quella vergogna che è stato ed è il colonialismo francese, i cui morti si contano a milioni e milioni.
    Faccia prima i conti con la sua storia e con quella del suo paese, prima di pontificare Urbi et orbi.
    I Philosophes avevano una solidissima preparazione di diritto romano. Henri Bernard Levi, pronto a difendere i diritti (umani ) altrui, non so.
    Dopo che si legge quel che fa e quel che scrive il petro-filosofo, le ragioni di Maduro ne escono rafforzate.
    Alla Petróleos de Venezuela, compagnia petrolifera statale venezuelana, forse ringraziano Trump.

  • Claudio Castellini

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    un articolo esemplare, la migliore sintesi sulla situazione venezuelana che io abbia letto finora. grazie Amgelo Zaccaria, e grazie ad Aldo Giannuli per averlo ospitato.

    a Zaccaria chiedo: la narrazione mainstream europea è tutta anti-Maduro, tutto un coro di “dittattura”, c’è perfino chi auspica il golpe. come la vede lei? quanta parte dell’inforamzione venezuelana è filo- e quanta anti-governativa, e quali sono le principali fonti dell’informazione europea al riguardo?

    cordiali saluti, Castellini

  • Herr Lampe

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    Articolo che mi oare

    • Herr Lampe

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      Pare condivisibile ed equilibrato.

      Non mi pare la posizione del nostro ospite, che ha comunque il merito di ospitare un’opinione differente.

      Quindi professore, quando torna dalla spiaggia, apprezzerei un suonarticolo di commento a Zaccaria.

  • Angelo Zaccaria

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    All’occidente ed alla sua stampa di asservita, non interessa la democrazia e i diritti umani: interessa solo il potere e la appropriazione delle risorse naturali ed energetiche, delle quali il Venezuela é molto ricco. In questa ottica anche un governo semplicemente nazionalista e indipendente dalla Nato e dai suoi alleati, é intollerabile e va abbattuto. Il governo di Maduro, al di là di tutti i suoi limiti ed errori, é certamente un governo nazionalista e non controllato dall’occidente.
    La stampa e tv venezuelana privata é a larga maggioranza antichavista, ed i media mainstream europei attingono ad essa o direttamente alle fonti ufficiali della opposizione antichavista. Questo non significa che Maduro non abbia canali propri, fra i quali diverse reti tv statali, e la possibilità come presidente di imporre per legge la ”cadena nacional”, cioè di imporre trasmissioni a reti unificate pubbliche e private, nelle quali lui é presente o prende la parola. In questo senso la informazione tv venezuelana, é più varia e pluralista di quella italiana.

  • Roberto

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    Questa mi sembra già una posizione più chiara di tutta la vicenda venezuelana. Comunque a mio avviso i problemi vanno affrontati uno alla volta. La priorità ora è impedire che la destra fascista vada al potere. Del resto se ne discuterà dopo quando la situazione si sarà stabilizzata

  • Paolo Selmi

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    Angelo un saluto dall’Italia e scusa se ti leggo solo ora. Concordo appieno e aggiungo, sulla “boliborghesia”, che la Cina è piena di “boliborghesi” (o chiamiamoli borghesi e basta, mi sembra più che sufficiente).
    Un apparato repressivo inesistente in Venezuela, un controllo capillare della rete (un po’ meno della Corea del Nord e molto di più della Federazione Russa), una macchina burocratica che fa passare doverosamente per il partito-stato ogni istanza relazionale interni-estero, così come rimbalza in maniera quasi impermeabile ogni influenza estera che non sia prima predigerita da tale suddetto filtro e, non da ultimo, un collante nazionalistico che mette quotidianamente in bella mostra i nuovi gioiellini prodotti dal complesso militare-industriale (vecchia arma sin dai tempi dell’ “atomica cinese” cantata da Guccini), han fatto sì che questo capitalismo monopolistico di Stato in salsa rosso-confuciana non abbia mai passato crisi come quella bolivariana in Venezuela, almeno dai tempi di Piazza Tian’anmen, di cui ormai non parla nessuno sull’intero globo terrestre (i soldi non profumano ma aiutano a offuscare la memoria…) e che produsse a suo tempo vittime come se non più di quelle oggi di cui si accusano i bolivariani.
    D’altra parte, sono convinto che una Cina-spezzatino con i Junfa (军阀) a farla da padrone un po’ sul modello Ralph Peters (2006: http://www.globalresearch.ca/plans-for-redrawing-the-middle-east-the-project-for-a-new-middle-east/3882), non sarebbe stata la soluzione o, meglio, lo sarebbe stata solo per gli imperialisti che provarono in tutti i modi a favorirla fino alla vittoria di Mao e alla fondazione della RPC.
    Personalmente, Angelo, sono giunto a una conclusione: noi comunisti italiani dovremmo imparare a usare di più il nostro cervello e a usarlo, innanzi tutto, per risolvere i problemi di casa nostra, senza aspettare il partito fratello o, vista la farsa della storia che si ripete, il partito “fratellone”, che ci adotti dopo la scomparsa del Paese dei Soviet.
    Partendo da questa prospettiva, è ovvio che uno sguardo più obbiettivo al mondo ci gioverebbe: Paesi se-dicenti socialistici, devono essere oggetto di attenta analisi e denuncia qualora vi siano, e ci sono, fondati motivi che vi sia chi sta giocando sporco, sporchissimo, per instaurare la “propria” alternativa o, ancor più semplicemente, per destabilizzare con quel pizzico di “caos creativo” con cui Paesi interi sono da anni dilaniati da guerre civili.
    Da qui a dimostrare solidarietà incondizionata o, peggio ancora, a considerarli “modello”, NE DEVE CORRERE. Faccio un esempio: io non ho problemi a dire che oggi, per me, Assad rappresenta l’unica alternativa all’attuale Siria balcanizzata: non taglia teste come i “neri” dell’ISIS e, a differenza dei “verdi” ex-An Nusra (Jabhat Fateh al-Sham+Hayat Tahrir al-Sham) governa realmente i territori controllati (peraltro sempre di più in aumento, +250% negli ultimi due mesi) cercando di portare TUTTI i cittadini in egual modo (non solo i curdi, come invece capita nella vicina autoproclamata Rojava, divenuta l’ultima carta del Pentagono in quell’area) alla vita civile. L’istituzione delle “zone di diminuzione” e la proclamazione di amnistie, peraltro, ha consentito la pacificazione di intere énclave che non sono rimaste sotto il suo diretto controllo e dove però tutti hanno acconsentito a deporre le armi, se non addirittura a ingrossare le fila delle FF AA siriane. Questi sono fatti, di cui prendo atto: Assad poi è Assad e io non mi sognerò mai di dire che il suo è un “modello” da seguire; tuttavia, dopo sette anni di guerra civile, e sempre pronto a ricredermi, lo vedo come l’unico in grado di porre fine al conflitto e sconfiggere l’ISIS: e pace è ciò che auspico per il martoriato popolo siriano.
    Lo stesso penso per il Venezuela: pronto sempre a ricredermi, penso che oggi Maduro debba evitare la guerra civile e ha solo due modi: o cedere il potere, o riaffermarlo e consolidarlo. Nella prima ipotesi, “l’opposizione moderata” farebbe piombare il Venezuela verso scenari ancora più “colombiani” di quelli attuali, che è quello che non auspico per il popolo venezuelano.
    Oggi, tuttavia, viviamo in un’epoca dove dire “senza se e senza ma”, non appena vediamo sventolare il nostro colore preferito, non è molto saggio.
    Un caro saluto e grazie ancora.
    Paolo

  • Allora ditelo

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    “storture della democrazia rappresentativa” in particolare c’è ne una che consente la riscrittura completa della propria costituzione compresi i principi fondamentali senza che la maggioranza della popolazione possa opporre veto per rischiare che dei palloni gonfiati cambino troppe cose mentre millantano di farlo a nome del popolo.

    Il male minore è un argomento molto in voga e fa parte del disimpegno morale (Bandura) teoria che prima di tutto e stata applicata ai modi usati da “menti raffinatissime” per sdoganare la violenza ed in senso lato a ogni tipo di scorrettezza.

    https://psicologiaedintorniblog.wordpress.com/2006/05/07/il-disimpegno-morale-i-meccanismi-di-disimpegno-morale-proposti-da-bandura

    Che tutti i peggiori rimangano inascoltati a prescindere da chi millantino di proteggere.

    • Allora ditelo

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      corrigenda: veto per [non] rischiare

  • Augusto

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    Tre commenti per esperienza personale dalla Colombia.
    Prima di Uribe era impossibile prevedere un viaggio in auto o in bus in ore notturne da una cittá ad un’altra. Questo a causa dei continui assalti di FARC, ELN ecc.
    In effetti era spesso pericoloso anche un viaggio diurno.
    Durante e dopo il periodo Uribe le strade sono tornate sicure. O quasi.
    Santos ha fatto un “accordo di pace” con le FARC. Forse anche troppo favorevole a queste ultime. Tanto che é stato rifiutato dal referendum popolare.
    Prima del chavismo si emigrava dalla Colombia per andare a lavorare in Venezuela; oggi i colombiani fuggono o sono giá fuggiti, seguiti dai venezueleni che possono permetterselo.

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