Aldo Giannuli
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Commenti (7)

  • Horace

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    La follia di curda di uno stato a cavallo tra quattro stati Turchia, Ira, Siria e Iran procurerà a presto un’alleanza di fatto tra questi stati che spazzeranno questa nuova balzana idea curda. Se in millenni non hanno mai avuto uno stato ci sarà un motivo. Il motivo è che politicamente come diceva Engels, questa è la storia dei popoli senza storia.

  • Paolo Selmi

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    Ciao Andrea,
    e grazie per il contributo. Da quel poco che ho letto in questo mese, a me pare che invece la Turchia non voglia (o non possa) più permettersi certi giochetti. Questa piuttosto corposa analisi, dal titolo emblematico L’amicizia irano-turca (Ирано-турецкая дружба colonelcassad.livejournal.com/3618745.html), sottolinea come invece i turchi ormai siano parte di un blocco, piuttosto compatto, in funzione anticurda, che parte dall’Iran e attraversa Iraq e Siria a sud e Russia a nord. La visita storica del comandante delle forze armate iraniano Mohammed Bagheri ad Ankara il 15 agosto scorso, direttamente faccia a faccia con Erdogan (prima visita del genere dal 1979), sancisce di fatto questa “strana” (ai nostri occhi), nuova, amicizia (dettaglio non passato inosservato neppure in quest’altro editoriale Il kurdistan iracheno alla vigilia del referendum https://www.fondsk.ru/news/2017/08/23/irakskij-kurdistan-nakanune-referenduma-44539.html).
    Ora, Erbil non è Tel Aviv: questo significa non solo che l’alleato a stelle a strisce di oggi potrebbe – ben presto – non esserlo più domani, lasciando gli ingenui curdi al loro destino, ma anche che Erbil non gode assolutamente di un sostegno forte da parte di lobby economiche. In altre parole, per il loro amichetto di oggi, i curdi sono e restano una semplice pedina. Questo, insieme al fatto di essersi inimicati TUTTO il mondo arabo e tutti i popoli loro confinanti, rappresenta un atto che non può essere confinato alla pura e semplice, quanto imperdonabile, negligenza, superficialità, ignoranza delle conseguenze che da esso ne deriveranno. E’ vero e proprio tradimento di una classe dirigente nei confronti della causa che, a parole, propugnano: è condurre il proprio popolo al suicidio.
    Un caro saluto
    Paolo

    • Paolo Selmi

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      Una breve postilla sull’autodeterminazione dei popoli: è sacrosanta, la riproposizione di stati nazione oggi sul modello ottocentesco borghese europeo è anacronistica da oltre un secolo. Stati africani naturalmente multinazionali con confini che si vorrebbero “etnici” tirati con riga e compasso, conseguenti “pulizie”, balcaniche e non, per eliminare villaggi, province, regioni, pericolosi elementi divenuti improvvisamente “grumi estranei” (e magari ivi residenti da millenni) ai suddetti confini “etnici”, guerre civili senza fine, il tutto per cosa? Per trovarsi, nel cuore degli “stati nazione”, di fronte a “integrazioni” economiche, politiche, militari imposte perlopiù dall’alto, mentre dall’altro lato si applaude al Sud-Sudan (bellissimo, neanche Bergonzoni avrebbe saputo concepire qualcosa di simile), a un “Kurdistan” che accorpa territori arabi PER LA MAGGIOR PARTE DEL PROPRIO TERRITORIO (non solo Kirkuk, ma anche la stessa Raqqa, “liberata” a colpi di bombardamenti Nato che la stanno radendo al suolo, insieme a quei due-tremila jihadisti che sono ancora dentro, tralasciando i territori a sud dell’Eufrate occupati) e tanti altri “stati-nazione” fantoccio quanti la fantasia geopolitica degli amici a stelle e strisce e dei loro lacché europei riusciranno a concepire: strano, in questo contesto, il doppio pesismo di tali diplomazie nei confronti dei popoli di Crimea e Donbass, dove invece si parla di “occupazione russa”…
      L’unica ricetta alternativa, in questo frangente, è l’integrazione a un livello più alto: se nei quattro Paesi Turchia, Siria, Iraq e Iran si riuscisse a
      – costruire progressivamente un’unione economica, politica e militare (quindi byebye alle 10 basi militari americane piantate illegalmente in quel territorio siriano denominato dai curdi “rojava”, ovest… chissà di cosa?!?), dove anche se vi fossero basi straniere di orientamento diverso, e non più opposto, dovrebbero servire soltanto a “esercitazioni militari congiunte”, come quelle che si fanno normalmente nel Caspio o nel Mar Nero; chi l’avrebbe mai detto solo poco tempo fa, a questo proposito, che ci sarebbe stato l’incontro di Ankara fra Sunniti e Sciiti, fra Turchi e Iraniani?
      – all’interno di questa “comunità”, se non “unione” o “federazione”, a questo punto multinazionale, progressivamente resa sempre più sicura dai tentativi di destabilizzazione esterni, procedere alla risoluzione delle varie controversie di nazioni senza stato, concedendo loro ampie autonomie, ovvero auto-determinazione nel senso vero della parola, in quanto amministrativamente soltanto membri di Stati che al loro Moncenisio vedranno progressivamente arrugginire le loro sbarre e gabbiotti e, parimenti ad altre realtà regionali, partecipi delle nuove entità pluristatali in costruzione. Per assurdo, una Catalogna, un Alto Adige o un comune di Chivasso “indipendenti”, in un contesto di unione europea… cosa cambiano? 5+5, 7+3+2, o 1+1+1+1+1+1+1+1+1+1 per assurdo, fan sempre 10. Ovvio che nel primo caso il coordinamento sarà maggiore che nell’ultimo, ma se la storia politica e culturale di alcuni Paesi facesse più propendere per l’ultima soluzione (15 Repubbliche socialiste facenti parti dell’URSS dove la Lituania era 1/xxxx del territorio della Russia), perché no?
      Ciao
      Paolo

  • que se vayan

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    Rojava, il kurdistan siriano il pkk, si collocano, nel quadro del confederalismo democratico, in un prospettiva politica che va oltre lo Stato Nazione. Non vogliono realizzare uno Stato kurdo in cui evidentemente sarebbero contenute enormi minoranze arabe/turche/assire… quello che propongono e’ anzi un modello pe l’intero Medio Oriente. Nell’articolo e nei commenti questa posizione scompare o e’ fraintesa.

  • fortebraccio

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    buondi prof,le ho scritto una mail in privato,vuole farmi sapere,cortesy,se mi risponde o meno? grazie suo grande lettore,e a ben rileggerla!

    • Aldo S. Giannuli

      Aldo S. Giannuli

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      non la vedo. è sicuto di aver digitato giusto l’indirizzo?

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