Aldo Giannuli
Aldo Giannuli

Aldo Giannuli

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Commenti (72)

  • mirko g. s.

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    Proposta condivisibile solo a patto di abbassare la punibilità dei reati più gravi a 14 anni, abbassare l’età per la totale esclusione dell’imputabilità penale per i reati più gravi ad almeno 12 anni.

  • Aliquis

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    Sono d’accordo.
    A patto che l’età per il servizio miliatre resti quella di ora.

    • Allora ditelo

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      Il requisito della maggiore età è un criterio convenzionale ma non può che necessariamente essere fissato sulla base di aspettative di capacità di sviluppo psicologico dal quale derivano capacità di agire legale e responsabilità giuridica.

      https://it.wikipedia.org/wiki/Capacit%C3%A0_di_agire

      Tali caratteristiche dovrebbero essere ANCHE fondamento di un voto legittimo a meno che non si intenda sostenere che i votanti possano ANCHE essere parzialmente incapaci.

      E non spetta certo a “non specialisti” annunciare a quali fasce di età possano mai corrispondere un livello statisticamente significativo di tali caratteristiche sulla base di umori personali.

      Se c’è una cosa evidente è che finora nel dibattito non risulta siano stati presentati studi scientifici basati su metodi oggettivabili (e vagliabili) capaci di accreditare una modifica dell’età del voto.

      Le persone -si sa- sembrano credere se ne possa fare a meno ma poi si finisce come quel comico che proponeva di lavare gli indumenti senza detersivi usando semplicemente una sfera di plastica nel cestello della lavatrice.

  • Giovanni Talpone

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    Non mi sono fatto un’opinione precisa. Forse è una buona idea. Mi chiedo però quale impatto possa avere l’abbassamento della maggiore età su aspetti come l’amministrazione della giustizia (escono dalla competenza del tribunale dei minori?) e sulla formazione delle famiglie (sono in grado due sedicenni che si sposano di allevare bambini?) ecc. Forse il percorso di revisione costituzionale, per quanto lungo, sarebbe più saggio.

    • mirko g. s.

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      Mi pare però che il pezzo affronti unicamente il discorso del diritto di voto. Non necessariamente diritto di voto e maggiore età devono essere sincroni… infatti si vota per il Senato in età più avanzata… esiste l’istituto della emancipazione per i 16enni e mi pare che sia possibile a certe condizioni la patente di tipo B sempre per i 16enni, ma non vorrei dire una castroneria.

      • Aldo S. Giannuli

        Aldo S. Giannuli

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        per la Cosituzione devono essere sincroni con l’eccezione del Senato dove infatti è fissata l’età

        • mirko g. s.

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          Vero, ma dal momento che si deve modificare la Costituzione nulla vieta diversificare le capacità nel nuovo testo.

  • Rufus

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    Sono tutt’altro che un simpatizzante di Grillo, Renzi e Salvini – che dalla lettura dell’articolo del FQ da Lei linkato risulterebbero favorevoli, staremo a vedere – ma la proposta di abbassare la soglia del voto ai sedicenni mi pare sensata. Come pure portare ai sedici anni il raggiungimento della maggiore età.
    Approfitto della sua disponibilità per porLe una domanda: sulla base di quale motivazione è stato posto ai 25 anni il diritto di eleggere i Senatori? Anche qui ci sarebbe da intervenire, credo.
    Grazie per l’attenzione e cordiali saluti.

  • Valerio

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    Tra un po’ arriverà un giro di vite sul diritto di voto (magari su base censitaria), altro che allargamento della base elettorale.

  • Geppetto

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    Gli attuali sedicenni sarebbero piu’ maturi di quelli delle generazioni passate? Ma ci facci il piacere , su quali basi scientifiche si fa questa affermazione? “Vecchi semi rimbambiti”? Anche se ha addolcito questa affermazione mettendosi autoironicamente nella categoria, dovrebbe portare piu’ rispetto verso chi ha faticato una vita.Legare il rimbambitismo a una questione di età per giustificare l’ingresso di carne fresca nel tritacarne elettorale(altro che sensibilizzare i giovani è questo il vero motivo) è quanto di più platealmente e inutilmente retorico si possa concepire. Ancora prima di varare queste riforme che pensassero a migliorare la scuola che strumenti cognitivi adeguati per comprendere le complessità politiche moderne non ne da e non ne ha, è come mettere una ferrari in mano a uno che non ha la patente.Ma ci facciate il piacere…

    • mirko g. s.

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      Commento eccessivo. Non vorrei passare per lecchino ma credo a tutti piacerebbe rimbambirsi come il prof. che immagino intendesse dire che vi sono molte persone col diritto di voto totalmente inadeguate per motivi di età a votare, credo ognuno di noi conosca molti soggetti di questo tipo… per quanto riguarda i limiti del sistema scolastico il discorso è di troppo vasta portata da poter essere esaurito in poche righe.

      • Geppetto

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        Rileggi meglio il commento e comprendilo bene,sono convinto che c’è la puoi fare.Non mischiare le carte facendo ragionamenti paralogici del tipo : “esistono rimbambiti maggiorenni allora possono votare pure i sedicenni” senza tener conto che qui si sta parlando di capacità e sviluppo critico da un punto di vista pedagogico,di nuove complessità politiche emergenti che anche gli adulti fanno fatica a comprendere e non stiamo parlando di rimbambitismo che è una parolina all’effetto che unita ad una certa autoironia di tipo retorico serve solo a far passare un messaggio invece di un altro e contemporaneamente si ha l’effetto di distogliere la questione dal punto principale: a chi giova inserire nel tritacarne elettorale nuove e sicuramente piu’ plasmabili risorse?
        Quando affermi che il limite del sistema scolastico è di troppo vasta portata per essere affrontato in poche righe non si capisce se,avendone a disposizione molte di righe,ne avesse comunque la signoria vostra le competenze.Lei si intende di sistemi scolastici?

        • mirko g. s.

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          Competenze? Be’ per iniziare si scrive “ce la puoi fare”… Cordialmente!

          • Geppetto

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            Te ne esci sempre sgattaiolando e aggirando il centro dell’argomento senza mai rispondere direttamente,evidentemente in questo si hai competenze.Oltre al “c’è” ci potevi segnalare pure il “facci” del commento precedente, ma pur sempre oltre la figura di aggiratore e di professorino non potevi andare.Appurata la tua saputelleria grammaticale…un commento fatto di sostanza sull’argomento lo vuoi fare? Ti ricordo che parliamo di un argomento serio,il voto agli under 18, e non siamo su di una passerella.Ti ripeto la domanda: a chi giova inserire nel tritacarne elettorale nuove e sicuramente piu’ plasmabili risorse?

        • mirko g. s.

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          Rispondo qui perchè non è possibile continuare la catena a scendere. Il commento l’ho letto bene ed è evidente che il significato dell’autore del pezzo è stato in parte frainteso, quindi andrebbe riletto per bene da chi lo ha frainteso e ha scritto un commento al quale io ho risposto sottolineando che era eccessivo; ribadisco che di rimbambiti che votano ce ne sono a centinaia, quindi i sedicenni non rappresenterebbero per ciò solo un pericolo ed è eccessivo offendersi perchè è stata detta un’ovvietà, il fatto che abbiano tirato la cinghia per una vita e vadano rispettati è giusto ma, a tacer che nessuno li ha voluti offendere, non è attinente al discorso che stiamo facendo, visto che dobbiamo essere perfettamente aderenti senza sgattaiolare.
          Quanto alla macina elettorale ho risposto più in basso, quindi è facile andare a leggere per bene cosa intendevo.
          Quanto ai sistemi scolastici che facciano acqua da tutte le parti è evidente dal modo in cui si scrive ed è discorso di vasta portata perchè le persone mature che scrivono “c’è la puoi fare” potrebbero benissimo prendersi un vocabolario e mantenere il loro italiano costante nel tempo oppure colmare le lacune della propria ignoranza linguistica provocate da una scuola che ha fallito il proprio compito; quindi non è solo un problema del sistema scolastico ma anche di tipo sociale e non è possibile mettersi ad analizzare in 2 righe dove finisce lo Stato e dove dovrebbe iniziare la società.
          “mi facci il piacere” non l’ho menzionata perchè era una citazione… voglio sperare.
          P.S.: quando è affermazione “sì” va accentato, “si scrive sì coll’accento”… cordialmente!

          • Geppetto

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            Abbiamo capito sei un commentatore che non vale la pena leggere,vedi c’era una mia amica nata in ambienti di sinistra e vendoliana convinta che diceva sempre “almeno lui sa parlare,è colto”…vedi saper parlare o scrivere non significa necessariamente fare cultura ma significa essere acculturato e tu lo sei di sicuro…understand?Credo però che hai grossi problemi di comprensione del testo perchè non ho scritto da nessuna parte che i sedicenni al voto rappresenterebbero un pericolo ma proprio il contrario e cioè che loro sarebbero esposti al pericolo di essere tritati dalla macchina elettorale….scegli tu: sgattaiolone o giratore di frittelle? No forse il tuo ipergrammaticismo ti appesantisce le funzioni addette alla comprensione dei testi non è vero?Un ultimo consiglio: sii piu’ sintetico la prossima volta che quando allunghi i commenti,forse per affaticamento,ci perdi molto in appeal.
            Saluti e sono convinto che da ora in poi mi farai divertire piu’ di foriato ahahahhahahaah

  • Allora ditelo

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    Caro Giannuli i presunti paladini della partecipazione al voto (quella che tra adulti non aumenta per il genere di comportamenti fieramente esibiti) non sembra stiano perorando l’abbassamento della maggiore età ai fini della responsabilità giuridica e della capacità legale consentendo ai minorenni di partecipare a concorsi pubblici come volontari nell’esercito, la candidabilità come sindaci, parlamentari o presidenti del consiglio ma ancora meglio a sostitute Grillo come capo del M5S.

  • Piero S.

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    Non mi trovo molto d’accordo con questa proposta, che potrebbe essere molto più pericolosa di quanto a prima vista sembrerebbe.

    Prima di tutto, lavorando quotidianamente con i giovani di quella fascia di età (ho circa duecento studenti di una scuola superiore certificata da Enti terzi come la migliore nel suo indirizzo in un’area piuttosto ampia), noto che mediamente non sono affatto più maturi di coloro che li hanno preceduti, semmai sono più precocemente invecchiati, essendo cresciuti in un contesto in cui la furbizia è una necessità e l’onestà un valore che ipocritamente si fa finta di sostenere, ma appartenente ad un passato morto per sempre.

    Vedono la realtà dagli angusti schermi dei loro telefoni, oggetti di prima necessità insieme a merende e sigarette (di vari tipi). Sono ben informati sulle ultime mode in fatto di telefoni, automobili o vestiti, ma non sanno niente di che cosa sia la società e la politica, se non che qualcuno ci si mette solo per farsi facilmente gli affari propri.
    Non ce n’è quasi più nessuno di sinistra, nemmeno di quella finta come il PD o Sinistra Italiana, e quei pochi che forse lo sono stanno ben attenti a non farsi scoprire per non essere ancora di più spinti ai margini. E teniamo presente che nella scuola in cui insegno, materie come Diritto ed Economia politica sono le più importanti e nessuno che le trascuri può sperare di essere promosso.

    La loro conoscenza della Storia è quasi nulla: per loro è una semplice sequenza di fatti slegati da loro e senza senso, da imparare a memoria prima dell’interrogazione e da dimenticare subito dopo, per cui a distanza di due giorni, nei casi migliori, non si ricordano più niente. Non sanno chi furono Gramsci, Togliatti o De Gasperi, ma nemmeno Andreotti o Craxi, Moro o le Brigate Rosse.
    Schematizzando un po’ grossolanamente, ma con buona approssimazione, alcuni di loro sono arrabbiati con tutto e con tutti e, se li facessero votare, sarebbero disposti a seguire il primo che urli di più contro negri, zingari, immigrati, politici, pensionati che rubano il lavoro ai giovani, dipendenti pubblici che prendono uno stipendio sicuro senza fare niente, politici, compresi quelli per cui votano, che rubano e basta.
    Altri invece sono come cagnolini ammaestrati: fanno tutto quello che dici loro di fare, sono a favore degli immigrati che salveranno l’Italia, delle quote rosa, degli Stati Uniti d’Europa dei quali si sentono già cittadini più di quanto non lo siano dell’Italia (almeno quando non ci sono i Mondiali di calcio). Abbracciano in toto la cultura della globalizzazione mondialista e del liberismo, della cui esistenza non hanno nemmeno una reale percezione, visto che non pensano possa esserci altro che quella, anche perché non erano nemmeno nati quando c’era il Socialismo reale e nessuno ha spiegato loro che cosa fosse stato né che cosa avrebbe potuto essere.
    Mettono in conto di dover emigrare per poter vivere (o sopravvivere, ma non se la sentono di dirlo), perché non c’è alternativa: sono rassegnati a stare peggio dei propri genitori, con cui hanno un pessimo rapporto di assoluta dipendenza, di fatto, perché sanno che senza il loro “aiuto” non potrebbero studiare oggi o sopravvivere domani, ma di odio profondo, a volte malcelato, perché li reputano artefici delle condizioni attuali di cui toccherà a loro pagare i prezzo senza dubbio maggiore. La maggior parte di loro, con triste rassegnazione, rimarrà a casa propria (magari quella dei genitori) e si adatterà a sopravvivere con i soliti lavoretti sottopagati, convinti che questo triste destino sia una loro colpa, in quanto non abbastanza competitivi con i migliori che il Mercato premia attraverso la sua ineluttabile e giusta azione meritocratica. In realtà, quelli che hanno una famiglia formata da genitori con cui arrabbiarsi pur adorandoli sono solo i più fortunati: parecchi, anche se nella mia scuola formano per ora una minoranza, vengono da famiglie sfasciate e sono palleggiati da un genitore all’altro come pacchi scomodi perché intralciano le nuove storie d’amore sorte ad immagine e somiglianza di certe trasmissioni della televisione spazzatura oppure, più semplicemente, sono abbandonati a sé stessi perché non c’è tempo per loro e al massimo ricevono qualche somma forfettaria atta a cancellare i sensi di colpa.

    Nei Licei, per quello che ho potuto vedere effettuando gli Esami di Stato, la seconda categoria è nettamente più rappresentata della prima, ma da quelle due, con rarissime e ininfluenti eccezioni, non si sfugge.

    In entrambi i casi, visto che sono abituati alla complessità argomentativa di ciò che si può esprimere sparando giudizi inappellabili quanto sommari nello spazio massimo di due righe sgrammaticate sullo schermo di un telefono, sono quasi sempre incapaci di formulare un ragionamento rigoroso e corretto, cosa che emerge benissimo nelle discipline scientifiche, da loro giustamente considerate inaffrontabili, ma nelle quali poi riescono a raggiungere una stentata sufficienza una volta che l’insegnante le abbia ridotte a semplice giochino meccanico da imparare a memoria.

    Chiaramente, a chi sta dietro Grillo conviene il voto a sedici anni, visto che con queste categorie di giovani sanno bene che faranno il pieno, insieme ad un’opposizione rumorosa, ma decisamente minoritaria e inoffensiva, utile a poter dire che la democrazia c’è e con essa la libertà di scegliere, ma poi il responso delle urne va rispettato e la maggioranza che ne esce deve poter governare prendendosi tutto e senza fare accordi con nessuno, visti come deleterio consociativismo causa di quasi tutti i mali della Prima Repubblica.

    Per costoro, ogni distinzione tra democrazia e dittatura della maggioranza è del tutto inesistente, ben consci che la realtà è esattamente l’opposto, ma la moltitudine non lo deve sapere e non lo saprà.

    Poi c’è l’aspetto ben notato anche dal Professore: per portare a votare i sedicenni bisogna cambiare la Costituzione: quale occasione migliore di questa ci può essere per introdurre surrettiziamente tanti altri piccoli cambiamenti dagli effetti micidiali, specialmente dopo la sonora bocciatura del 4 Dicembre 2016?

    Grillo si conferma in Italia come il volto della parte forse più pericolosa del sistema neoliberista: quella che, dopo il crollo della Prima Repubblica, l’attuazione del Piano di Rinascita Nazionale attraverso i due schieramenti di Centrosinistra e Centrodestra e la successiva fase di Grande Coalizione che parte da Monti e dura tuttora, conduce alla totale delegittimazione della politica, per la quale un vertice composto da gente che nemmeno si sa bene chi sia, in base a decisioni certificate da una piattaforma informatica privata, decide chi possa rappresentare la cosa pubblica prendendolo da gente che ha come condizioni irrinunciabili quella di non essersi mai occupata di politica prima d’ora, di non farlo per più di due mandati (parlamento o consiglio comunale valgono allo steso modo e giustamente, secondo quell’ottica) e per non più di uno stipendio da fame, ma sempre ben più alto di quello percepito da chi si arrabatta di settimana in settimana con lavoretti precari e sempre sottopagati (se non addirittura gratuiti). Nemmeno il PD era arrivato a questo.

    • Gaz

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      @Pietro S.
      Pochi giorni prima del 4 dicembre sono stato invitato ad illustrare i contenuti del referendum alle quarte e alle quinte di un istituto classificato tra i peggiori dagli stessi alunni, i quali nulla sapevano di economia, che pur avrebbero dovuto conoscere, e di diritto al più ritenuto un’astrusità o una cosa da carabinieri, ergo da rifuggire.
      L’interesse per l’argomento, svolto nella maniera più neutrale possibile e in modo poco tecnico è stato alto e partecipativo per almeno una buona metà dei presenti degli alunni. Altri alunni hanno ascoltato. In pochi erano manifestamente disinteressati. Invece l’interesse tra i docenti è stato nullo.

    • Allora ditelo

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      Se la scuola consistesse nell’auto-didattica una simile “spassionata” rappresentazione non apparirebbe come un’auto-accusa.

      Il pensiero critico (e la logica) non discende sulle persone come lo spirito santo ed un tempo era materia di insegnamento tra le culture che facevano dell’ozio una attività nobile (già con Aristotele)

      Quanto sarebbe difficile -ad esempio- insegnare a riconoscere le fallacie eristiche (i cosiddetti sofismi) come gli argumenta ad hominem che sono lo standard (infimo) di comunicazione più diffuso da mass-media supplenti “educatori”?

      Una scuola che cagioni deficit formativi irrinunciabili a cui dover rimediare autonomamente non è degna di una società democratica.

      La Wikipedia capeggia con l’aforisma «La differenza tra le persone sta solo nel loro avere maggiore o minore accesso alla conoscenza» (Lev Tolstoj) perché c’è un interesse a privare le persone della conoscenza che possa favorirne l’empowerment.

      Jefferson diceva che la miglior difesa di una nazione fosse una popolazione istruita e non intendeva certo che fosse “istruita” di ciarpame giusto per salvare le apparenze.

      http://www.wisdomquotes.com/quote/thomas-jefferson-46.html

    • Aliquis

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      Piero S,, non puoi essere tu a decidere cosa vuol votare un altro. Anche se ha 16 anni.

    • Paolo Selmi

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      Condivido alla lettera. Ho avuto la fortuna, perché di fortuna si tratta, quando si vuole fare un quadro completo della situazione del nostro Paese, di passare le pause pranzo di tre anni della mia vita (2010-2013) in una scuola superiore vicino al posto dove lavoro, insegnando cinese come materia extracurricolare. Nella mia “sesta ora” la maggior parte degli studenti riflettevano l’immagine così bene descritta da Piero. Non solo. C’era l’aggravante della “facoltà” di seguire il mio corso: in teoria, una classe che raccoglieva i “volontari” fra trecento studenti avrebbe dovuto essere ultramotivata. Nessuno li obbligava. Capii subito dopo invece che, alla maggior parte di loro, interessava il “credito” che così, gratuitamente (i miei voti non finivano su nessun registro), gli sarebbe derivato facendo il minimo delle presenze a lezione. E io mi facevo un mazzo così mangiando un panino fra le mie prime quattro ore e le mie seconde quattro per insegnare a loro dall’una all’una e cinquanta. Non importa: sono riuscito lo stesso ad appassionare qualcuno all’Estremo Oriente e a introdurlo a un mondo, a una mentalità, così diversa dai nostri. Ad altri, invece, non sarà rimasto nulla eccetto il germe del dubbio, rispetto a tante loro “certezze” su quelle che il loro razzismo, dipanato e propinato dai media, considera sottoculture. Ed è stato un risultato anche questo. Lavorare coi ragazzi è stato stupendo e sono stato contento di aver dato l’opportunità a qualche volenteroso di usufruire gratuitamente di quello per cui io, con qualche anno in più di loro, ho dovuto sudare quattro anni fuori sede e fuori regione; volentieri ho fatto fuori due pause pranzo la settimana per tre anni, corretto compiti dopo le mie otto ore e preparato lezioni prima di andare a dormire. Anche se, per la maggior parte, il tutto si è ridotto a quanto descritto da Piero.
      Un caro saluto.
      Paolo

      • mirko g. s.

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        Nel contempo tuttavia quanti sono i maggiorenni che si trovano in condizioni ancora peggiori dei vostri alunni? Quanti aventi diritto al voto lo considerano e lo rispettano? Ai referendum non ci va a votare nessuno e al Sud lo vendono per una busta di spesa al supermercato…

        • Paolo Selmi

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          Lo so, per questo una sbragatura maggiore non è rimedio alla pezza che si dovrebbe mettere. Anche se qualcuno duemila anni fa diceva che su un vestito straccio è inutile mettere pezze, la soluzione nichilistica non mi è mai piaciuta. Ho aggiunto qualcosa sotto in un PS
          Ciao!
          paolo

        • Gaz

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          @Mirko
          al Sud lo [il diritto di voto] vendono per una busta di spesa al supermercato…
          Che ce ne fosse uno che offrisse una busta di spesa a me in occasione delle consulatazioni elettorali, un pacco di pasta, un paio di scarpe, una cfrociera, un’assicurazione sulla vita, un buono petrolifero … Nulla di tutto questo. Eppure sono stato molti anni al sud, ci sono ritornato e ci ritornerò ancora. Mai nulla !
          Si dovrebbe votare più spesso così danno/elargiscono più buste per la spesa, aumenta il PIL, che per i fratelli Laqualunque e uguale al pilu e tutti felici e contenti.
          Più pilu per tutti !!
          Viva le elezioni anticipate.

    • Paolo Selmi

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      PS La notte ormai non porta più consiglio ma qualche sinapsi aiuta ad attivarla
      1. se si è adulti a 16 anni, lo si è per tutto. anche per fare da carne da macello al fronte. in realtà lo sono già, in maniera del tutto inconsapevole.
      2. i ragazzi di IV e V sono, per la maggior parte, maggiorenni (tutta la V e gran parte della IV). Non è un caso che primini e secondini, di solito, non partecipino a questi incontri.
      3. chi diventa “adulto”, quando e come, non è mai stato deciso storicamente dai “giovani”, ma dalla classe al potere in quel momento. Come tutti i fenomeni socialmente e storicamente determinati, anche l’ingresso nella cosiddetta “età adulta” lo è. Nella società tribali il rito di iniziazione che sancisce comunitariamente tale ingresso coincide col primo mestruo per le donne e, analogamente, con la pubertà per gli uomini. Dopo di allora sono adulti a tutti gli effetti. Anche da noi non occorre andare tanto lontano per trovare matrimoni fra sedicenni. V elementare, due o tre anni di apprendista in fabbrica o di lavoro nei campi, e si pensava già a metter su famiglia. “Godi, fanciullo mio, stato soave”… e l’età del fanciullo e della donzelletta non era certo né diciotto, né sedici anni. “Adolescente”, alcune lingue come il russo o il cinese, ha un accezione negativa (Подросток podrostok = sotto POD +cresciuto, sviluppato ROSTOK, piuttosto che 少年 shaonian, “pochi anni”). Due paesi in cui il capitalismo borghese si è diffuso relativamente tardi. E l’adolescenza, intesa come teen-agers, come si diceva ai miei tempi, è un’invenzione borghese. Così come borghese è il bildungroman, inteso come romanzo di formazione per QUELL’età. Podrostok, ma non solo. Controprova, Collodi parla di e ai bambini, alla stessa stregua, 100 anni più tardi, degli anime giapponesi che dovevano recuperare un’intera generazione nata dalle e sulle macerie di due bombe atomiche. Oggi, i bildungroman si collocano tre metri sopra il cielo sia qui che a Tokyo. Un’adolescenza che col tempo è stata sempre più resa assuefatta a un sistema (banalizzo: woodstock 1969 vs woodstock 1993, come impietosamente ripreso da un documentario recentemente passato su rai5), disinnescata, canalizzata nella sua rabbia e nella sua ribellione più o meno generazionali, razionali, istintive, entro percorsi preconfezionati, persino funzionali a meccanismi di mercato, di consumo di massa e, quindi, di ulteriore ritorno in termini di profitto. La classe al potere ha prodotto un’adolescenza a propria immagine e somiglianza, calcolando anche eventuali rischi o devianze, riuscendo persino a recuperarli ex-post: persino sandrino mazzolatore di quart’oggiaro e il punkabbestia di bologna fanno mercato. Soprattutto, le loro devianze sono potenzialmente calcolate e circoscritte. Così come le loro rappresentazioni e, soprattutto, la loro idea di “libertà”.
      Un caro saluto.
      Paolo

    • Gaz

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      @ S. Pietro. Ho letto e riletto la sua descrizione. Se erro mi corrigerà, perchè ho sbirciato in rete.
      Sembra che lei voglia riferirisi ad un liceo economico, uno di quei licei dove non entra il latino, ma i docenti di lettere dovrebbero insegnare geografia economica, ma non storia economica.
      Orbene, esso pare aveve tutti gli inconvenienti di un liceo di seconda serie/scelta, frequentato da pochi ragazzi e per ripiego rispetto al più impegnativo tecnico commerciale.
      Insomma un tipo di scuola senza anima, ancor meno prospettiv e e sbocchi lavorativi, che al più preparara per un paio di opzioni universitarie, i cui iscritti non provengono affato in maggioranza dal liceo economico. Se fosse cancellata, nessuno se ne accorgerebbe.
      La sua puntuale descrizione è conseguenziale alle scelte in risparmio effettuate in alto loco.

      • Piero S.

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        per Gaz
        Stavo confrontando un Istituto Tecnico (commerciale) con un Liceo (scientifico). Per quanto riguarda la differenza tra Licei Economici e Istituti Tecnici, concordo abbastanza, ma non in toto. Molto dipende da come ciascun docente interpreta i programmi che insegna.

    • io

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      La ringrazio Pietro S. E’ uno dei migliori commenti politici letti sul tema su questo blog, con un’analisi che può essere condivisa (la condivido) o non condivisa, ma che ha una sostanza di fondo.

  • Pietro Speroni

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    Poi per alcuni problemi, per esempio il global warming, solo i giovani risentiranno degli effetti delle decisioni

  • Aliquis

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    Esattamente un anno fa ho avuto una discussione su un forum a cui sono iscritto, Spazio Asperger Forum, con il direttore e fondatore di quello stesso forum. Lui sosteneva che gli autistici non dovrebbero votare. Così come gli handicappati psichici in genere, o presunti tali. Giustificava la cosa dicendo “anche i bambini non votano”. Controbattei a più non posso, spiegando la distinzione tra bambini e persone adulte, nonchè il fatto che qualunque sia la condizione mentale di una persona un altro non può decidere per lui. Ciò è molto pericoloso perchè si creerebbe un precedente per ulteriori esclusioni. Portai molti esempi e alla fine la discussione si chiuse con la mia prevalenza.

    Saluto quindi questa proposta come un passo che va in senso contrario a queste pericolose derive.
    I sedicenni hanno il diritto di decidere.

    • mirko g. s.

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      Allora facciamo votare anche i bambini? I criminali? Gli immigrati irregolari? Gli stranieri senza cittadinanza? Ci deve essere un discrimine. Se per esempio un minorato mentale non è in grado di intendere e di volere o addirittura non è in grado di capire cosa significa votare, che senso ha riconoscergli il diritto?

      • Aliquis

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        E chi lo decide chi è minorato e chi no?
        Per la legge conta solo la volontà dell’elettore.
        I cosiddetti minorati mentali possono avere più senno dei sani in materia elettorale. Per la legge sono consistenti solo le minorità psichiche (uso delle mani e vista) per le quali è previsto l’accompagnamento. I minorati psichici possono entrare in cabina. Lo so perchè sono stato scrutatore.
        Faccio notare che Hitler fu votato dai sani. Il concetto di sanità mentale è relativo. Gli adulti “normali” affetti da ignoranza e razzismo non dovrebbero votare?

        • Aliquis

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          Errata corrige: volevo dire “minorità fisiche”.

        • mirko g. s.

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          La medicina, che ancorchè una scienza inesatta dei punti fermi li ha ugualmente raggiunti. Ma non ha risposto alla mia domanda: oltre ai minorati lei farebbe votare anche i bimbi, i criminali, immigrati senza cittadinanza regolari o irregolari che siano, gli stranieri?

  • Gaz

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    Non sono riuscito a trovare la fonte esatta, per cui la scrivo con tutti i benefici: pare sia da attribuire a Renzi. Cito più o meno a memoria.
    Un ragazzo di oggi ha a dispozione più informazioni con l’iphone, che non un politico di trent’anni anni fa che partecipava ad un vertice internazionale.

  • Venceslao di Spilimbergo

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    Buonasera Esimio professore
    Ho letto con interesse la sua analisi qui oggi proposta e, se da un lato prendo rispettosamente atto del suo punto di vista (assolutamente legittimo, ci mancherebbe), dal altro lato non posso non esprimere il mio dissenso alla proposta (che evidentemente Lei sostiene) di concedere il diritto di voto ai ragazzi già a partire dai 16 anni di età. Condividendo in parte le critiche sollevate al suo ragionamento dall’Esimio signor Paolo S. (a cui approfitto di porgere i miei saluti, alla pari degli altri Esimi ospiti di questo sito), personalmente ritengo che questa idea non solo sia stata presentata in un momento politicamente errato (troppe questioni aventi maggior precedenza occupano stabilmente l’agenda politica del Parlamento, nonché l’attenzione della Cittadinanza) ma altresì sia stata avanzata senza tenere in debito conto sia i pareri degli esperti in materia (i quali hanno studiato l’applicazione di tale norma nei paesi in cui è già stata varata: per esempio, dalla Repubblica Federale d’Austria ad alcuni stati del Sud America, ecc….) sia le opinioni dei diretti interessati, ovvero proprio dei giovani sedicenni e diciassettenni. Se lo si fosse fatto i Parlamentari del M5S si sarebbero ricordati (e/o sarebbero venuti a conoscenza) che non solo l’abbassamento dell’età per i votanti non ha generalmente portato alcuna sostanziale modifica dei risultati elettorali a vantaggio dei giovani ma, singolarmente, ove una qualche forma di mutamento dei risultati finali è stata riscontrata questo non ha portato con se conseguenze definibili come apprezzabili (ad esempio, basti constatare quanto abbia pesato il voto dei giovani nella crescita del partito “FPO” in Austria negli ultimi anni o del partito “FN” e del movimento “La France Insoumise” in Francia). Da segnalare altresì la già accennata opinione dei diretti interessati: dimostrando a mio parere una grande maturità, la maggior parte dei sedicenni e dei diciassettenni intervistati in passato sull’argomento in questione (che in realtà non è per nulla originale, essendo stato proposto già diverse volte nel corso degli anni) hanno sempre declinato l’offerta di poter votare alla loro età, dicendosi invece disponibili ad attendere i 18 anni per poter recarsi alle urne. Motivo di questa loro presa di posizione, apparentemente senza senso? Una grande percentuale di essi ritengono di non avere ancora le conoscenze, la capacità di analisi, le esperienze di vita necessarie per poter assolvere al meglio al loro ruolo di cittadini. Sarebbe pertanto meglio che il Movimento dell’Esimio signor Grillo lasciasse perdere una simile idea, errata nei tempi oltre che nei contenuti, e si concentrasse nel suo ruolo di forza politica di opposizione su questioni ben più importanti per gli interessi della Nazione.
    La saluto augurandole ogni bene e una buona serata

    • Aldo S. Giannuli

      Aldo S. Giannuli

      |

      grazie del contributo, c’è una cosa che non capiscO: ma se il voto dei sedicenni non ha pertato a sostanziali modifiche degli equilibri elettorali poi come mai in austria ha favorito la Fpo?

      • Venceslao di Spilimbergo

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        Buonasera Esimio professore
        La ringrazio per la cortesia dimostratami nel rispondere al mio scritto di ieri, nonché per l’interessante quesito da Lei postami. Da una analisi dei dati (presenti presso i siti istituzionali dei Ministeri e delle agenzie di statistica nazionali) ritengo che l’apparente paradosso da Lei messo in evidenza possa essere spiegato tenendo conto della diversa situazione demografica che l’area Sud Americana (ove sono concentrati la maggior parte dei paesi che hanno concesso il dritto di voto a partire dai 16 anni) e quella Europea (ovvero Austriaca) si trovano a dover attualmente vivere: mentre nei paesi dell’America Latina riscontriamo una piramide demografica ancora “naturale” (cioè con una preminenza di giovani rispetto agli anziani), in Europa invece dobbiamo fare i conti con una piramide fortemente modificata a vantaggio della parte più vecchia della popolazione. Nel caso d’Oltreoceano l’aver permesso a sedicenni e diciassettenni di votare non ha di per se modificato i risultati finali delle elezioni (infatti è stata ampliata ulteriormente la fascia elettorale maggioritaria, a dispetto di quelle minoritarie); nel caso Austriaco invece la maggior presenza di giovani ha si modificato i risultati delle votazioni… ma in una maniera non prevista e non certo positiva: un po’ a causa del Destino di essere nati in una epoca senza ideali di riferimento da seguire(la famosa questione “nichilista”), un po’ a causa dell’evolversi della società contemporanea (e delle innumerevoli trasformazioni che questo comporta), un po’ a causa del persistere (e talvolta l’aggravarsi) della crisi economica che ha esacerbato gli animi, i giovani hanno nella maggior parte dei casi favorito con i loro voto le forze politiche più radicali e antisistema, in funzione di protesta contro le scelte politiche fino ad ora adottate; in questa maniera i sedicenni e i diciassettenni hanno involontariamente aggravato la situazione anziché tentato di risolverla poiché, sostenendo le cosiddette “estreme”, hanno ulteriormente indebolito non solo (e non tanto) l’Establishment ma anche la struttura stessa della Liberaldemocrazia (la quale per sua natura, riprendendo le parole del Visconte de Tocqueville, è “… oltremodo fragile e necessariamente refrattaria ai venti troppo forti…”). Uno dei probabili rischi quindi nel offrire in Europa la possibilità di votare a partire dai 16 anni constaterebbe nel creare non nuovi elettori “razionali” bensì nuovi elettori “arrabbiati”. E la rabbia non è mai buona consigliera… soprattutto nei momenti critici.
        Ringraziandola nuovamente per la sua cortesia e sperando altresì di essere stato il più possibile esauriente nel rispondere alla sua domanda, la saluto augurandole ogni bene e una buona serata

        • Aldo S. Giannuli

          Aldo S. Giannuli

          |

          considerazioni in parte condivisibili ma che mi lasciano perplesso

    • mirko g. s.

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      Lungi dal voler indicare in un forum che non è mio come si debba scrivere visto che le stesse regole comuni sono spesso infrante proprio da me, non potrebbe scrivere in maniera meno prolissa? Magari è una tattica per farsi leggere da meno persone, tuttavia i suoi interventi sembrano interessanti, ma ne ho letto solo uno in verità, gli altri sono costretto a saltarli per la fretta, vorrei leggerne di più, se possibile.

      • Venceslao di Spilimbergo

        |

        Buonasera Esimio signor Mirko G. S.
        La ringrazio per la sua interessante risposta al mio scritto di ieri; le critiche sono sempre ben accette, soprattutto se sono anche costruttive. La ringrazio altresì per le sue gentili parole nei miei riguardi e per l’attenzione con cui ha onorato i miei commenti. Prendo atto del suo quesito ma temo, a voler essere sincero, che molto probabilmente mi sarà impossibile ottemperare alla sua richiesta… spero che non me ne vorrà Esimio, però il fatto è che io mi rendo conto fin troppo bene di scrivere in maniera alquanto elaborata (in altri tempi si sarebbe detto che mi esprimo in stile “asianeo”), ma purtroppo questo è il mio modo di esprimermi naturale; le posso assicurare che non c’è nulla di ricercato, nulla di voluto; è semplicemente lo stile di scrittura che ho fatto mio, un po’ per l’educazione ricevuta, un po’ per l’istruzione impartita.
        Ringraziandola nuovamente per le sue attenzioni e per le sue cortesie, la saluto augurandole ogni bene e una buona serata

    • Paolo Selmi

      |

      Contraccambio Venceslao.
      Cordialmente,
      Paolo

    • Roberto B.

      |

      Non sono sicuro se sia giusto o sbagliato abbassare la maggiore età a 16 anni; di sicuro ci sono lati positivi e altrettanto sicuramente ci sono rischi e svantaggi. Tra l’altro, si potrebbe anche immaginare una specie di periodo di rodaggio, qualcosa che permetta di fare certe cose, come ad esempio votare, e non altre. Un po’ come accade per i neopatentati, che hanno alcune limitazioni nei primi due anni dopo il conseguimento.
      Ciò detto però, ricordo bene i miei 16 anni, e quelli dei miei coetanei.
      All’epoca non esistevano i cellulari, il PC, Internet, i social, i videogiochi, la televisione era di Stato e con un solo canale: davvero un altro mondo.
      I nostri social erano le “bische” (fieramente riprovate dai genitori, ma avercene ancora, perchè non avevano nulla a che fare con le sale giochi di oggi!), gli spiazzi per le partitelle di pallone e il bar del quartiere.
      Quali erano i nostri interessi? Rapportati ai tempi, più o meno gli stessi di oggi: tra essi non c’era la politica che, a parte rarissime eccezioni, faceva la sua comparsa solo in occasione dei primi scioperi studenteschi come ottima scusa per “fare sega” senza dover portare la giustificazione.
      Non conosco nessuno che a quell’età leggeva i giornali, a parte, alcuni, il Corriere dello Sport; io leggevo, anche molto, ma solo narrativa, niente di politica, sociologia, ecc.
      (Un consiglio, dedicato specialmente a Piero S. ed a chi lo approva: quando si esamina il comportamento dei giovani di quell’età, bisogna fare una netta distinzione tra i comportamenti di gruppo e quelli del singolo. E’ un’età delicata, presi singolarmente i 16-17enni sono molto diversi da quando sono nel branco).
      Tutto questo preambolo per arrivare a dire che cosa avrei fatto io se avessi avuto il diritto di voto. Credo ci sarebbero state due opzioni:
      1) non avrei votato, per superficialità, disinteresse, disinformazione, perchè avevo altro per la testa, anche solo perchè in quel giorno con gli amici ci eravamo organizzati per andare al mare,
      OPPURE
      2) avrei votato per chiunque si fosse proposto come anti sistema, se fossi stato davvero arrabbiato come probabilmente lo sono i 16-17enni di oggi.
      Un voto di protesta insomma: un voto “contro” e non “per”, come in genere sarebbe meglio che fosse il voto consapevole. Ma dare modo alla protesta di venire alla luce, esprimersi democraticamente e, soprattutto, valutarne la consistenza numerica, credo sia certamente da annoverare tra gli aspetti positivi di questa proposta M5S.

      • mirko g. s.

        |

        Consideriamo anche che molti ricevono un’educazione politica in famiglia per cui molti di destra sono tali perchè i genitori erano fascisti, molti di sinistra sono tali perchè in casa sono tutti comunisti, molti sono cattolici perchè a casa i genitori sono molto religiosi…

  • Aliquis

    |

    Il fatto che i conservatori (tra cui spiccano i docenti di quei stessi sedicenni, i quali non sopportano che possano acquisire un qualche potere su di loro) siano contrari alla proposta non fa altro, per me, che confermarla. Risibile che si porti l’argomento che altrimenti alcuni partiti sarebbero avvantaggiati rispetto ad altri. In democrazia ognuno è libero di votare chi gli pare. Altrimenti è come dire: “O voti quello che decido io oppure è meglio che tu non abbia il diritto di voto”. Non mi risulta che i diretti interessati siano contrari. Come in tutti i gruppi, ci sarà chi è interessato e chi no. Ma solo loro stessi, ognuno di loro individualmente, dovrebbero avere il diritto di decidere se votare o no.

    Ho avuto la fortuna di lavorare per 20 anni di fronte a una scuola. I giovani erano i miei clienti principali. Erano affezionati a me. Li ho sempre trattati alla pari. E loro mi hanno sempre trattato con rispetto. Alcuni hanno lavorato con me. Erano i miei clienti migliori. Erano i miei interlocutori migliori. A volte si sfogavano con me. Ho notato sempre una grande maturità in loro. Mi chiamavano affettuosamente “Flash” a causa, credo, della mia timidezza. Timidezza che loro, a differenza del mondo mio coetaneo, hanno sempre rispettato.
    Adesso non lavoro più lì a causa del mondo adulto.
    Ma loro mi vogliono bene ancora.

    • mirko g. s.

      |

      Credo nessuno voglia intendere debbano votare solo gli elettori del proprio schieramento o cmq simpatizzanti della propria area politica, ci mancherebbe pure, il problema però è quando si avvantaggiano alcuni partiti per pratiche scorrette di raccolta del voto. Il problema è che si vede ancora Grillo come un personaggio uscito da una puntata di X-Files unicamente perchè senza soldi pubblici ha costituito in pochi anni una forza politica che fa rivendicazioni estremamente scomode suscitando reazioni emotive molto forti. Il rischio di una deriva autoritaria di Grillo colla fidelizzazione dei 16enni votanti fa un pò ridere, purtroppo parlare di voto on-line non è pratica compresa da tutti quanti.

      • Venceslao di Spilimbergo

        |

        Buonasera Esimio signor Mirko G. S.
        Mi scusi per questa mia intromissione nel dialogo da Lei aperto con l’Esimio signor “Aliquis”, ma no ho saputo trattenermi; sarebbe infatti mia intenzione, da un lato ringraziarla per le sue parole di precisazione nei confronti del mio commento (de facto mi ha risparmiato l’onere e il tempo di esporre nuovamente il mio punto di vista agli altri ospiti di questo sito); dal l’altro lato assicurarle che io e la maggior parte del mondo Conservatore non consideriamo in alcun modo il Signor Grillo e il M5S ne’ una incognita inspiegabile ne’ una minaccia tale da suscitare in noi “… reazioni emotive molto forti…”. Molto più banalmente riteniamo il “Movimento 5 Stelle” come una forza politica di “protesta”, ovvero riteniamo che esso sia un partito (spero non me ne vorrà se ho usato un termine simile) che, pur esprimendo una reale volontà di cambiamento della società, non riuscirà a dare risposte e/o a mettere in campo politiche materiali per risolvere i problemi che attualmente attanagliano il nostro paese… questo sia per motivi teorici, sia per motivi pratici che avevo già esposto in una precedente occasione in questo sito. Nulla di più, nulla di meno.
        Scusandomi ancora per l’inopportuno disturbo e ringraziandola per la sua gentile attenzione, la saluto augurandole ogni bene e una buona serata

        • mirko g. s.

          |

          Non mi riferivo al suo commento (che non ho letto caus eccessiva lunghezza) ma a quello di un altro e poi in generale.

    • mirko g. s.

      |

      Le vorranno ancora bene perchè le persone possono maturare ma non possono cambiare, il carattere è genetico; se queste persone erano “giuste” lo saranno rimaste malgrado non più tanto giovani come illo tempore. Inoltre lei ricorda le persone che si sono legate a lei… ricorda le persone che non si sono legate e non hanno lasciato alcuna impronta nella memoria? Io consiglierei quindi di non affrontare il dibattito sul voto ai minorenni con pregiudiziali di tipo emotivo, ognuno di noi può portare come argomenti le proprie esperienze personali che dipendono unicamente da capacità relazionali e dalla fortuna di aver incontrato gente decente oppure no. Il discorso rischia di deviare sulla propensione di determinate generazioni a socializzare con altre oppure sull’impatto che ha la crescita sulla capacità di relazionarsi agli altri.

    • Venceslao di Spilimbergo

      |

      Buonasera Esimio signor “Aliquis”
      La ringrazio per l’attenzione che ha voluto mostrare verso il mio scritto di ieri nonché per l’interessante commento con cui ha voluto gentilmente partecipare. Prendo rispettosamente atto del suo punto di vista, assolutamente legittimo… ma, come ebbi già modo di constatare in un nostro precedente dialogo, la differenza di vedute tra di noi è dovuta alla diversa appartenenza politica: Lei Esimio, in quanto Progressista, coglie soprattutto i potenziali benefici che la concessione del diritto di voto a partire dai 16 anni comporterebbe; io invece, da esponente del mondo Conservatore, colgo maggiormente i rischi che una simile proposta rischierebbe di generare. Lei rappresenta ,con la sua parte politica, il desiderio di cambiamento e il coraggio che un tale auspicio necessariamente comporta; i Conservatori invece rappresentano la prudenza e la cautela nello sperimentare novità senza prima averne ben vagliato ogni possibile effetto negativo.
      Ringraziandola nuovamente per le sue attenzioni, la saluto augurandole ogni bene e una buona serata

      • Aliquis

        |

        La ringrazio signor Venceslao. Lei è una persona ammirevole. Si, lei spiega bene il suo punto di vista, le ragioni della sua area di appartenenza. E, devo dire, anche le mie.
        Si, capisco che i conservatori “frenino”.
        E che i progressisti come me invece “accelerino”.
        Ho nostalgia del mondo conservatore di una volta.
        E, allo stesso tempo, di un mondo giusto mai esistito.

        Per Mirko, si, è vero, io tendo a ricordare le persone giuste. Ce ne sono state anche di negative, non lo nego. Tuttavia, da dove nasce il negativo in ragazzi adolescenti? A mio modo di vedere, nasce dagli adulti. I giovani sono nuovi, non hanno esperienza del mondo. Per questo motivo sono, a mio avviso, innocenti. Sono gli adulti che devono aiutarli a crescere. Questo non avviene. Oggi gli viene insegnata la competizione. Si ritrovano in un mondo che è allucinante; peggiore di com’era quando io avevo la loro età. Non sono loro che hanno creato questo mondo così.
        Se lo ritrovano così per colpa di quelli che c’erano prima di loro.
        A mio avviso i docenti che parlano male dei giovani, com’è abitudine in questo strano Stivale nel quale i diritti umani non hanno mai seriamente attecchito, non sanno fare il proprio mestiere. Non sono loro che dovrebbbero insegnare? Se i giovani non sanno come dicono loro, è some se un falegname si lamentasse dei propri lavori fatti male.

        Dewej diceva che al centro ci deve essere l’alunno, non il maestro. Anche il maestro impara dall’alunno. E diceva anche che la riverenza verso i giovani è importante.

        • mirko g. s.

          |

          Condivido. Il problema è che però stiamo allontanandoci dal problema del diritto di voto ai 16enni. Per carità una discussione sulla società e sulla crescita sono argomenti interessanti e collegati però troppo vasti per esaurirsi in poche righe.

        • Gaz

          |

          @Aliquis
          Reverentia maxima pueris debe(a)tur appartiene a Giovenale.
          Reverentia ha anche altri significati.

      • Paolo Selmi

        |

        Attenzione Venceslao a non considerare Progressisti quelli che, per dirla con Tomasi di Lampedusa, cambiano tutto per non cambiare niente. E’ il massimo di Reazione possibile. Provo a spiegarla à la Gramsci, che mi perdoni da lassù. Se in un periodo di crisi, o c’è rivoluzione o c’è reazione, dati i presupposti attuali, ovvero di assoluta latitanza della sinistra rivoluzionaria (quindi Progressista, ovvero non solo convinta che dalle macerie possa nascere un ordine nuovo, ma dotata di tesi precise e disposizioni operative immediate per il periodo di crisi suddetto, come potevano essere – nel bene e nel male – i suoi acerrimi nemici Bolscevichi nell’Aprile del 1917), smantellando tutto e creando il caos, cosa seguirà a Kerenskij? Il ritorno dello Zar. Non sarà Romanov, dirà hohahola holla hannuccia o belìn, ma sarà sempre Zar.
        Buona Domenica!
        Paolo

        • foriato

          |

          ni hao!

        • Venceslao di Spilimbergo

          |

          Buonasera Esimio signor Selmi
          La ringrazio per il consiglio, molto ben accetto e che condivido pienamente: sempre guardarsi dagli opportunisti (soprattutto in una epoca molto prolifica in materia come quella attuale). In quanto all’interessante richiamo da Lei fatto nei riguardi degli eventi successivi alla Rivoluzione di Febbraio, mi permetta di risponderle da Conservatore… e di “contrapporre” al celebre filosofo da Lei citato una frase pronunciata nel Parlamento Britannico, in data 1921, da Sir W. Churchill: <>.
          Ringraziandola nuovamente, la saluto augurandole ogni bene e una buona serata

          • Venceslao di Spilimbergo

            |

            […] in data 1921, da Sir W. Churchill: … about the facts occurred from the last decade of the XVIII Century to beginning of the XIX Century, only a lesson for this Honorable assembly: revolutions can’t be wined by the armies but only thanks the ideas (…) thanks the ideas and the most powerful instrument that we can use with it: the reality!

  • Allora ditelo

    |

    Se tutti sapessimo quanto sia caduto in basso il livello argomentativo della politica rivolto agli adulti maggiorenni e “vaccinati” le arringhe ingannevoli non sarebbero così ubiqui.

    La popolazione dei minorenni è suscettibile nelle stesse proporzioni degli adulti -ad esempio- alle pubblicità ingannevoli ed a diffondere attivamente fake news?

    Chi può fornire informazioni circostanziate che non siano frutto del proprio ingegno?

    • Allora ditelo

      |

      corrigenda:
      così ubiqui ubique

  • gianlu78

    |

    Ma con tutti i problemi che ci sono in italia , a che serve questa proposta? Serve solo a distrarre….

    • mirko g. s.

      |

      L’astensionismo specie ai referendum è un problema come anche la rigidità dell’elettorato, ma questa è anche causata dall’offerta fin troppo omogenea delle forze politiche, se fanno tutti parimenti schifo per chi voti?

  • Gaz

    |

    Allarghiamo l’orizzonte, vediamo la maggiore età nel mondo. Fonte wikipedia, che non prenderei come il Vangelo, perchè omette gli USA, ad eccezione del Missouri, nella miniclassifica:
    16 anni: Cuba Kirghizistan Scozia Turkmenistan Uzbekistan
    17 anni: Corea del Nord Missouri (USA) Tagikistan.

    • Paolo Selmi

      |

      Gaz, orizzonte così largo che mi hai fatto venire in mente questo flash.
      Guardie rosse durante la cosiddetta rivoluzione culturale e Khmer rossi negli anni Settanta: una volta entrati in un villaggio contadino, li accomunava una spiccata tendenza a reputare “attendibile” anzi, incoraggiare, la testimonianza dei bambini, ritenuti possessori di quella verità primigenia (quella che i russi distinguono con istina dalla più secolare pravda) persa dagli adulti (meglio, da “alcuni” adulti), nell’accusa e nel giudizio dei “nemici del popolo” locali. Fine del flash, ognuno ci trovi quello che vuole, ci sarebbero da scrivere non pagine, ma libri sul rapporto fra potere e masse, fra manipolazione delle stesse e costruzione del consenso, fra rivoluzione a parole e reazione di fatto; sta il fatto che, in quel dato periodo storico, erano – per quel fine – equiparati agli stessi adulti e anzi resi più importanti.
      Ciao e grazie del flash!
      Paolo

      • Gaz

        |

        🙂 Ciao Paolo.
        Il quesito indiretto che ho posto è: i sedicenni italiani possono essere ritenuti maturi quanto quelli scozzesi e statunitensi, che nell’elenco sono i paesi più vicini a noi?
        Dal 1974 ad oggi i giovani si maturano politicamente un paio di anni prima circa?
        A me sembra di si.
        L’unica cosa che mi preoccupa è di avere un pensiero in parte comune con Renzi.

  • alberto valentini

    |

    Mi permetto qualche commento:
    Ad a: nel 1974 il PCI aveva riassorbito ormai quasi completamente i fuoriusciti del 1968/69 (stagione politica alla quale i diciottenni del ’74 non avevano potuto partecipare), giovani quadri brillanti (in genere) e politicamente molto impegnati A questo credo piuttosto che si debba il risultato e lo svecchiamento.
    A b: dal diritto di voto non discende l’impegno politico e non necessariamente chi è impegnato politicamente sceglie di esercitare tale diritto: sono due cose che non si tengono affatto.
    A c: siamo sicuri che l’interesse che la peggiore politica avrebbe nello spartirsi un milione di voti potenziali coinciderebbe con l’interesse dell’istituzione scolastica e degli stessi studenti?
    A d: l’asserita maggior maturità dei sedicenni attuali contraddice la sollecitazione a “responsabilizzarsi con un po’ di anticipo”. Sono padre di due futuri elettori (15 e 17). Garantisco che sono entrambi molto intelligenti ma questo avviene nonostante e non grazie allo sviluppo della tecnologia.
    I ragazzi attuali pagheranno le tante fesserie di noi decotti elettori quando non saranno più ragazzi ormai da un pezzo.
    Per il momento, di mezzo milione di voti in più a testa per Grillo e Salvini, faccio volentieri a meno.

  • Marcello Romagnoli

    |

    Noin sono d’accordo

    a. I sedicenni non sono particolarmente maturi. Lo eravamo noi alla loro età? Posso rispondere decisamente si!
    b. Non è dando il voto che si avvicinano i giovani alla politica, ma cominciando a parlarne di più fin dalla scuola.
    c. L’allungamento della vita media non è un delitto e i vecchi non sono per forza conservatori. Inoltre essere conservatori non è per forza il male, soprattutto se guardiamo a cosa è oggi il nuovo

  • foriato

    |

    Forse il problema di fondo non è tanto il diritto di voto quanto il fatto che la politica, da tempo, e come ci ha ben chiarito il professore in qualche occasione, è diventata uno specialismo svolto da professionisti di ampia esperienza, in virtù della quale veniamo trattati come minorenni, senza discriminazione di età, e noi non abbiamo nulla da dire perché sanno molte più cose di noi…

    https://www.youtube.com/watch?v=QHy_06dPBM4

  • Allora ditelo

    |

    Educating for Democracy in a Partisan Age: Confronting the Challenges of Motivated Reasoning and Misinformation

    Much misinformation and many falsehoods related to politics circulate online. This paper investigates how youth judge the accuracy of truth claims tied to controversial public issues. In an experiment embedded within a nationally representative survey of youth ages 15-27 (N=2,101), we examined factors that influenced youth judgements regarding the accuracy of the content. Consistent with research on motivated reasoning, youth assessments depended on a) the alignment of the claim with their prior policy position and, to a lesser extent, on b) whether the post included an inaccurate statement. However, and most importantly, among those participants who reported the most media literacy learning experiences, there was a large, statistically significant difference in ratings of accuracy between those exposed to a post that employed misinformation and those who saw an evidence-based post. Implications for educators and policymakers are discussed.

    http://www.civicsurvey.org/publications/263

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