Aldo Giannuli
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Commenti (10)

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    leopoldo

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    “qualora riuscisse a diventare un simbolo intorno al quale si riuniscano le masse islamiche”

    purtroppo il mito creato ormai ha preso forma; tranne che per le armi, è qualcosa totalmente aliena alla cultura occidentale anglofona: istituzioni politiche, giuridiche, religiose. Sono curioso se hanno intenzione di commerciare il petrolio e l’oppio? se accetteranno ambasciate, giornalisti?
    è brutta gente, che i tea party pensava controllare, e Sono sfuggite le redini.

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    Aglieglie Bratsorf

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    Non c’è nessun “vuoto di strategia”. La strategia è sempre la stessa dopo la formulazione della dottrina Monroe (1823) ci sono state la “Truman”, la “Eisenhower” e la “Bush” la tutela degli interessi americani con ogni mezzo è stata portata semplicemente dall’America latina all’Europa, al Medio Oriente, e nientemeno che a tutto l’universo (mondo e spazio: non dimentichiamo che Bush dichiaro unilateralmente lo spazio “zona di interesse degli Stati Uniti d’America”). Gli Usa conoscono e hanno una strategia sola: il dominio strategico ed economico di un’area tramite il “complesso militare industriale”: che questo avvenga tramite i Marines o tramite Gladio (e tutti gli squadroni della morte che la patria del Ku Klux Klan ha installato in quasi tutto il mondo). Non c’è alcun vuoto di strategia: è che il teatro di applicazione di essa, periodicamente allargato, è diventato troppo grande.

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    Vincenzo Cucinotta

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    Questo tuo articolo mi pare molto in sintonia con quanto proprio stamane ho scritto sul mio blog, anche se la mia attenzione è anche rivolta verso gli stati europei (l’europa ad oggi non esiste ancora, evito da un po’ di tempo anche di usare questo soggetto) che appaiono sempre più inermi senza alcuna capacità di separare i propri destini da quelli che io vedo disastrosi degli USA

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    Pierluigi Tarantini

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    Caro Aldo,
    mi sembra che gli States abbiano appena portato a termine, con successo, la più grande operazione di potere finanziario della storia “scaricando” la loro recessione sul mondo stampando moneta senza freni.
    Tanto, se pur rende il dollaro non più degno di essere valuta di riferimento, non lo rende logoro atteso che un’alternativa credibile a Wall Street non c’è ancora.
    Forse è vero che, come dici tu, l’egemonia militare americana si è un pò appannata, ma siamo sicuri che le cannoniere contino come una volta?
    A me, quindi, sembra che gli States abbiano affrontato e, in buona misura, superato, una gravissima crisi economica grazie al potere assoluto che hanno sulla finanza mondiale.
    Se ciò significa avere vuoti di strategia …

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    Caruto

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    Sono d’accordo con Tarantini.

    Il ragionamento economico sostituisce quello militare. Aspetto di capire le implicazioni del trattato di libero scambio USA-UE.

    Ed e’ vero che gli USA hanno scaricato sul resto del mondo la loro crisi.

    Piu’ che la forza militare sara’ il caso di seguire i conflitti economici.

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    Simone

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    Mi associo ai commenti di Caruto e Tarantini.
    Oggi il conflitto va sondato con la lente di ingrandimento dell’economia/finanza, la quale è assolutamente prioritaria rispetto all’opzione militare. L’articolo fa solo un debole riferimento a questo elemento, individuando nei costi militari un fattore cruciale, ma non soppesa la strategia americana nei termini corretti per il tempo che viviamo.

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    davidem

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    Io credo che l’apparente vuoto strategico di cui parla il post sia uno di quei riflussi che caratterizza come in un tragico e decennale Giorno della Marmotta l’alternanza tra amministrazioni repubblicane e democratiche. Le prime, in genere, si lanciano in battaglie campali (reali o metaforiche), le seconde vincono promettendo di ripiegare e riparare i danni (Carter, Clinton, Obama), poi proseguono in tono minore sulla stessa linea o rallentano la corsa fino alla tappa successiva. Con tutte le differenze del caso (bombe “democratiche” sulla Jugoslavia o invasione di terra contro le armi chimiche di Saddam) si evidenziano due linee guida comuni degli ultimi 60 anni: esagerazione del pericolo (per aumentare le spese militari) e furto di denaro pubblico in favore di banche e/o corporations. Questa è la strategia di lungo periodo, eseguita con passo diverso.
    Qualche esempio concreto.

    1. il cosiddetto Team B negli anni ’70 faceva delle stime dei missili sovietici che non stavano né in cielo, né in terra (è il caso di dirlo). A farne parte i giovani Rumsfeld e Cheney, apparati di intelligence sponsorizzati da compagnie private. Le stesse menzogne le abbiamo viste sulle armi di saddam e sulla minaccia del terrorismo in genere.
    I democratici gridano meno, preferiscono il “regime change” finanziando ribelli qualunque (Mujaheddin contro i Russi o contro Gheddafi, Kossovari contro Milosevic) oppure la Guerra dei Droni piuttosto che mandare soldati. SI preoccupano della Ritirata mantenendo però le posizioni conquistate: i governi amici in afghanistan, le basi militari per sorvegliare futuri investimenti e gasdotti o accerchiare concorrenti e così via.

    2. Si dice nell’articolo che gli USA non saprebbero bene come ritirarsi dai pantani nei quali si cacciano. Credo invece che sia parte fondamentale della strategia. Come ricorda Naomi Klein in Shockeconomy con la semiprivatizzazione della guerra sono le compagnie private che gestiscono la logistica delle truppe (per tacere di costruttori di armi e mercenari): più l’esercito rimane in trasferta più si guadagna. Ecco dove sono andati i due o tre trilioni di dollari costati agli usa nelle ultime due guerre. E poi ci sono i contratti per ricostruire ciò che si è distrutto. Per fare anche qui un confronto tra repubblicani e democratici, tra i primi abbiamo gente come la famiglia Cheney la cui moglie sedeva nel consiglio di Lockheed Martin e il marito in Hallyburton (entrambe regine dei contratti per la difesa); i secondi invece mantengono lo status quo facendo rientrare pian piano le truppe o denunciando i casi eccessivi di malaffare (costi gonfiati e così via) e accontentandosi di quel che offrono i lobbisti.

    3. Il Progetto per un Nuovo Secolo Americano (Pnac) una strategia precisa l’ha esposta nel 1998 e 2000 e perfino realizzata in parte dato che i suoi uomini occupavano i posti chiave nell’amministrazione Bush. Il controllo dell’Asia centrale, l’Iraq, l’aumento dei fondi alla difesa. Manca (per quel che ne sappiamo) la militarizzazione dello spazio…

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    Claudio Salogni

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    Ingoiare valanghe di denaro ” gentilmente offerte da popoli lobotomizzati dalla propaganda per la “felicità” dell’apparato militare industriale. Questo è sempre stato l’unico obiettivo pienamente raggiunto dalle varie amministrazioni. Ciò che denunciava alla fine del suo mandato il presidente Eisenhower nel 1961 era già chiaro allora e tragicamente lampante oggi. Per chi destabilizza e procura guerre con ogni mezzo, comunque vada è sempre un gran successo. Il vietnam si dice che fu una catastrofe. Vero per i poveri cristi. Non di sicuro per i tanti Cheney, bush, Looked Martin. Il resto è solo lo sterile contorno di un piano diabolico che ogni giorno falcidia la vita di troppi innocenti e non per ultimo verità. Consiglio vivamente la visione di un ottimo doc della BBC. http://www.youtube.com/watch?v=9R9un0Nka1k&index=1&list=PLD83D53C4788754BE

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    Vincenzo Cucinotta

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    Alcuni commentatori spostano l’attenzione sui temi economici.
    A me pare una scelta ragionevole, purchè chiariamo preliminarmente che l’economia è così importante in omaggio al monopensiero dominante, che determina la coincidenza di potere e denaro.
    Detto questo, dovremmo però un minimo analizzare la situazione economica.
    Ebbene, a me pare che tutti i fattori di instabilità finanziaria che stanno alla base della crisi bancaria del 2008 siano ancora lì senza un minimo straccio di soluzione.
    Recentemente ho postato su questo argomento, coinvolgendo anch’io gli aspetti economici, ma giungendo a risultati opposti, gli USA si dibattono in realtà in una crisi che hanno fatto diventare mondiale, ma non per questo risolvendola. Le banche stanno lì con i forzieri pieni di cartaccia il cui valore fittizio devono inventarsi ogni giorno come prolungare, ma sapendo che il mezzo necessario, quello di incremntarne ulteriormente il volume, non potrà che dare luogo presto a un big bang finanziario in cui saremo purtroppo tutti coinvolti proprio per le scelte miopi dei governi di tutto l’occidente.
    Se insomma aggiungiamo al quadro gli aspetti economici, abbiamo degli USA un quadro ancora peggiore perchè proprio da questo punto di vista è evidente la loro impotenza ad uscirne, se non probabilmente con un nuovo conflitto mondiale.

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    Giulio

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    Molto giusto. Del vuoto strategico che avrebbe caratterizzato l’amministrazione dell’abbronzato parlarono in tempi non sospetti sia Luttwak che Karl Rove, noti per le posizioni neocon – filosofia politica che, per quanto ho potuto vedere, è più consistente nel suo approccio critico al liberalismo universalista – cioè nella sua pars destruens -, che in quella construens.

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